giovedì 19 gennaio 2017

Guerra di narcos

L’ultimo video dall’inferno delle carceri brasiliane ricorda i massacri del Rwanda ma, se solo avesse un po’ più di stile hollywoodiano, potrebbe anche essere una fedele rappresentazione delle ultime efferatezze dell’Isis. Invece siamo a Natal, la capitale del Rio Grande do Norte, nella prigione di Alcaçuz dove sono rinchiusi oltre 1050 detenuti in una struttura che potrebbe ospitarne la metà. 

Nel video choc girato con un cellulare ed immediatamente fatto girare in rete via Whatsapp si vede una piccola folla di detenuti assatanati in pantaloncini corti – fa un caldo dannato nel Rio Grande do Norte, è estate e a 80 Km migliaia di turisti si stanno godendo l’estate nel paradiso della praia da Pipa, una delle più belle spiagge del Nordest brasiliano – che afferrano un malcapitato, lo mettono a testa in giù, gli allargano le gambe e, a colpi di ascia, gliele mozzano, come si trattasse di abbattere due alberi. Sgorga il sangue, le urla della vittima sono strazianti, bestiali i boati di giubilo dei carnefici.

È sabato 14 gennaio e, da qualche ora, è iniziata la vendetta dei leader narcos del PCC, il Primeiro Comando da Capital, contro i rivali del Sindicato Do Crime (SDC), “Sindacato del Crimine” in italiano, oggi un gruppo importante in questa parte di Brasile ma nato appena tre anni fa. Alleatosi con altri cartelli dai nomi tra l’esotico ed il macabro come l’Al-Qaeda di Alagoas, gli Amigos dell’Amazzonia e il Comando Vermelho del Ceará per controllare il locale mercato degli stupefacenti, solo lo scorso anno SDC ha trucidato centinaia di persone, fatto 108 attacchi in 38 città del Rio Grande do Norte e “suicidato” oltre 30 membri del PCC nelle carceri della regione.

Nell’ultimo fine settimana il Primeiro Comando da Capital ha organizzato la sua vendetta, trucidando nella prigione di Alcaçuz 26 detenuti, quasi tutti narcos legati al “Sindacato del Crimine”, questo almeno secondo le cifre ufficiali diramate dal governo ma su cui pende sempre il dubbio che siano sottostimate, per non allarmare troppo la popolazione e la stampa internazionale.
Quella del 14 e del 15 gennaio scorso, a Natal, è la terza carneficina del 2017, ed il numero di detenuti decapitati/squartati/bruciati vivi è già arrivato a 119 (secondo la versione ufficiale del governo) a testimonianza di come in Brasile sia in pieno corso una guerra tra i cartelli narcos che sembra seguire alla lettera la trama del conflitto messicano che da oltre un decennio insanguina il paese del tequila.
Fonte : Gliocchidellaguerra.it

La nuova Chicago ai tropici

Gli effetti della scellerata politica di sicurezza del Governo centrale brasiliano , ovvero ridurre gli indici di criminalità nelle grandi città del sud , sud-est  spostando i peggiori criminali dalle carceri relativamente sicure di queste aree alle scatole di cartone del nord , nordeste  sta mostrando tutta la sua efficacia .

Vediamo la situazione qui nel Rio Grande do Norte , dove vivo  . Dopo i massacri della serra elettrica di Alcazuz che ha lasciato i tecnici dell'ITEP a comporre teste con corpi la ribellione si allarga ad altre città dell'interior come Caicò .
Due fazioni criminali , quella del sud , sud est conosciuta con il nome di     PCC   e quella locale  " Sindacato del Rio Grande do Norte " si affrontano per il controllo del mercato : territorio .

La prima , esportata dalle politiche del governo , tenta di espandersi in questa area vergine , fino a pochi anni fa una vera oasi di tranquillità .  " Il Sindacato del Rio Grande do Norte "  protettore degli interessi criminali locali cerca di non soccombere ma il loro destino sembra segnato .

Sulle reti sociali  passano dopo pochi minuti dall'accaduto le terrificanti immagini dei massacri in carcere . Sono video ripresi dagli stessi detenuti per mezzo di cellulari  e trasmessi dal carcere dove in teoria un costosissimo sistema di blocco radio dovrebbe impedire a questi ultini di funzionare . Era stato questo il fiore all'occhiello del governatore Robinson Faria e del Segretario di Sicurezza Virgulino all'atto della prima installazione . Ma qualcosa è andato storto .

Nel carcere di massima sicurezza di Alcazuz entrano armi e cellulari ed escono cadaveri senza testa .

Ieri pomeriggio sono iniziati i temuti attacchi ai mezzi di trasporto collettivi ed auto di polizia e prefettura . Gli incendi non si contano . Le imprese di trasporto , temendo per la incolumità del personale e della flotta hanno ritirato tutti i mezzi lasciando 400 000  tra lavoratori pendolari , in maggioranza a salario minimo , e studenti con in tasca giusto i soldi per l'omnibus , per la strada .Bonanza per i taxi che per una notte hanno fatto la pace con quelli di  UBER .




sabato 14 gennaio 2017

Il governo Temer rimette il Gigante sui binari ? La SELIC scende al 13% !


São Paulo – O Comitê de Política Monetária do Banco Central (Copom) decidiu cortar a Selic em 0,75 ponto percentual, de 13,75% para 13%.

É o terceiro corte seguido da taxa básica de juros, mas o ritmo se acelerou: os dois anteriores foram de 0,25 ponto percentual cada. Veja quanto rendem R$ 5 mil com a Selic em 13% ao ano.

A maior parte dos analistas esperava um corte menor, de 0,50 ponto percentual, mas alguns já apostavam que o BC tomaria uma atitude mais agressiva.

Ainda assim, o Brasil segue na liderança mundial absoluta de juros reais (taxa de juros dos últimos 12 meses descontada a inflação dos últimos 12 meses).

A decisão foi por unanimidade e sem viés e o comunicado cita que a “inflação recente continuou mais favorável que o esperado”.

O IBGE divulgou na manhã desta quarta-feira os números do IPCA de dezembro: 0,30%, abaixo dos 0,36% esperados pelo mercado.

A inflação fechou o ano em 6,29%, também abaixo do previsto e suficiente para colocar a taxa abaixo do teto da meta (6,5%), não alcançado nem em 2014 nem em 2015.

Um dos destaques foi a desinflação do setor de serviços, apontada até agora pelo próprio BC como uma das razões para o ritmo lento no corte de juros.

A previsão do mercado é que a inflação siga caminhando em 2017 em direção ao centro da meta perseguida pelo BC, de 4,5%, e que o afrouxamento monetário continue.

Quando o Copom aumenta os juros, encarece o crédito e estimula a poupança, o que faz com que a demanda seja contida e faça menos pressão sobre a atividade e os preços. Cortar os juros causa o efeito contrário.

A ata será divulgada na próxima quinta-feira, 19 de janeiro, e a próxima reunião está marcada para os dias 21 e 22 de fevereiro.

A previsão do último Boletim Focus é que a Selic termine 2017 em 10,25%.

Fonte : EXAME

venerdì 6 gennaio 2017

Intervista del Sole24Ore a F.H .Cardoso

L'intervista è stata pubblicata sul Sole24Ore il 3 Gennaio 2017 . Benchè non aggiunga molto alla conoscenza della situazione in cui versa oggi il Brasile , almeno per noi residenti , può essere utile per coloro che stanno pianificando il loro futuro nel Paese Verdeoro .

Il confronto tra l'Italia di Mani Pulite ed il Brasile della Lava Jato mette in evidenza il risultato nefasto per entrambi i Paesi . Benchè la giustizia operi in maniera " impeccabile " resta un risultato comune : la svendita del Paese ai gruppi Cinesi e Americani . Questo non è un rischio ma una cosa realmente accaduta e che sta continuando ad accadere .Aggiungerei , nel caso dell'Italia , l'aggravante di aver sostituito ai politici corrotti delle marionette .

Come e quando il Brasile uscirà  dalla crisi ? Nonostante le proiezioni di crescita del 2017 ed il record della bilancia commerciale di quest'anno : 47.7 miliardi di dollari , il più elevato di sempre , le nubi sono ancora nere  . Molti i problemi ancora irrisolti ed in fase si peggioramento o al massimo di stagnazione . Penso al problema della sicurezza pubblica totalmente allo sfascio , della salute pubblica , delle infrastrutture di cui tanto si è parlato ma niente è stato fatto perchè la gente aveva bisogno di nuovi stadi e non di ospedali ! 

Concludo qui altrimenti poi non leggete più l'intervista ... buona lettura e buon 2017 .


Un anno vissuto pericolosamente, quello del Brasile. Una crisi economica molto dura, una “mani pulite” che pare inarrestabile, un impeachment che ha messo fuori gioco la presidenta Dilma Rousseff, sostituita da Michel Temer.

Fernando Henrique Cardoso, 85 anni, due volte presidente, ha governato tra il 1995 e il 2002; è un grande vecchio della politica brasiliana. Più grande che vecchio, dato che continua a essere conosciuto e riconosciuto come un politico di altissimo profilo nazionale e internazionale. Sociologo di formazione, parla inglese, francese, spagnolo e persino un inaspettato italiano.

Cardoso è ancora “richiamabile in servizio” qualora la stabilità istituzionale subisca altre scosse. È facile per lui, di fronte alla domanda diretta, «presidente, potrebbe toccare ancora a a Lei?» appellarsi all’età. «Ho 85 anni, troppo vecchio». Ma poi, quando gli si ricorda, a lui, grande amante della musica, l’annuncio di Compay Segundo, re del son cubano, a 91 anni, “fare un figlio”, si abbandona a una fragorosa risata e replica: «In effetti, questo non lo posso escludere, mia moglie ha 39 anni».


Ci riceve alla Fundaçao Cardoso, di San Paolo, nel suo ufficio, all’8° piano di un edificio affacciato su un piccolo parco, in centro città.

Presidente Cardoso, visto dal sud del mondo, globalizzazione sì o globalizzazione no ?
 
I sostenitori della “globalizzazione felice”, per usare un’espressione del sociologo Pascal Perrineau, sono duramente contestati da chi è rimasto escluso dai vantaggi. È indifferibile offrire loro una risposta in termini di princìpi fondamentali: libertà, dignità umana e uguaglianza democratica. Non è facile, però: oggi è cambiato l’algoritmo della politica. Il XVIII secolo, quello dell’illuminismo, era centrato sull’individuo, il XIX secolo sulla lotta di classe. Quello attuale è basato sulle persone che nascono e vivono in rete. Non ripudiano il collettivo, ma vogliono rimanerci dentro, pur mantenendo la propria autonomia, la propria libertà di scelta. Ci sono sì gli interessi, ma contano, eccome, anche i valori.

Presidente Cardoso, parliamo di Brasile. Gli indicatori macroeconomici continuano a mostrare segnali di crisi, acuta in molti casi. Come valuta i primi 6 mesi del governo Temer?

Era difficile immaginare che Temer potesse risolvere in breve tempo i nodi strutturali dell’economia brasiliana. È necessario che venga ripristinato quel clima di fiducia, tra gli imprenditori e nella società, che ora manca.

Gli ultimi due anni sono stati fortemente recessivi: il Pil del 2015 è caduto del 3,8%e quello del 2016 del. 3,3%. Quali sono i fattori di criticità più allarmanti?

Gli anni del boom brasiliano sono stati trainati da un boom di consumi, da una fiducia nel Paese, da un quadro internazionale favorevole. Tutti fattori su cui oggi non possiamo più contare. Ora i nostri conti di Finanza pubblica sono preoccupanti, i tassi di interesse sono troppo alti, il numero di disoccupati supera i 12 milioni. Il Paese ha un serio problema di competitività.

E quindi ?

Dovremmo recuperare fiducia. I prerequisiti sono due: regole chiare e stabili. Ci sono capitali, nel circuito internazionale, che negli ultimi anni non hanno guardato al Brasile con lo stesso interesse di prima. Dobbiamo ripristinare la fiducia e soprattutto una programmazione economica di alto profilo; la nostra buona competitività nel settore agricolo, minerario e petrolifero possono essere la parte complementare.

Il ciclone “mani pulite” brasiliano pare inarrestabile. È sempre più marcato lo scollamento tra società e politica: i telegiornali mostrano ogni giorno nuovi arresti eccellenti. Come si può superare questa impasse ?

È vero, c’è una crisi morale. È importante, in questa fase, ricordare che le istituzioni sono solide, i giudici sono autonomi e “la giustizia“ funziona. Oggi ci sono politici e imprenditori di prima linea rinchiusi in carcere e l’impeachment contro Dilma Rousseff è stato traumatico. 

Detto ciò , spero che ci possa essere una rigenerazione politica, dato che il sistema giuridico brasiliano sta funzionando e ha il sostegno popolare. È necessario ricostruire fiducia tra i politici e i cittadini.

Gli episodi di corruzione che hanno colpito grandi gruppi come Petrobras e Odebrecht (colosso industriale del Paese) sono certamente gravi ma riguardano un nucleo ristretto di persone. Non c’è il rischio che questo ciclone giudiziario, la Mani pulite brasiliana, paralizzi e distrugga parte dell’economia pubblica del Paese ?

Sì, il rischio c’è. Mani pulite in Italia è durata meno che in Brasile, dove la giustizia è lenta. Petrobras e Odebrecht sono risorse insostituibili per il Paese. Una soluzione a questa crisi senza fine che travolge il grande settore industriale del Paese è questa: preservare le imprese e condannare le famiglie proprietarie. Altrimenti, davvero, il rischio potrebbe essere quello di essere comperati per pochi soldi da gruppi americani o cinesi.

Presidente Cardoso, nel 2018 ci saranno nuove elezioni presidenziali. Lei mantiene un prestigio indiscusso e Lula una altissima popolarità. Qualcuno dice che dovreste chiudervi 3 giorni in un ufficio e trovare la exit strategy a questa crisi politico, economica, sociale. Perché non lo fate?

Perché Lula non vuole. Nei lunghi anni del suo governo ha ritenuto che fosse elettoralmente pagante per il Pt (partito dei lavoratori) non avere rapporti con il Psdb, il mio partito socialdemocratico.

I grandi successi della gestione di Lula, 30milioni di poveri uscita dal ghetto della miseria, rischiano di essere dissipati. Tutto il mondo ha guardato al Brasile come a un esempio da seguire.

Le politiche sociali non debbono essere smantellate e tengo a ricordare che molte di quelle iniziative le ho lanciate io, poi Lula le ha portate avanti. Ma le conquiste sociali sono un fatto politico necessario. Per questo è così importante tornare alla crescita del Paese. Dovremmo pensare a una tassa patrimoniale, ma i ricchi sono pochi e i poveri troppi. E anche la Tobin Tax è poco praticabile di questi tempi: i capitali sono molto volatili e sarebbe impossibile cercare di intercettarli.

Presidente, il sistema bancario italiano vive una situazione difficile. Tutti in Brasile, persino i suoi avversari politici, le riconoscono di aver attuato un’ottima riforma del sistema finanziario del Paese, che venne battezzata come Proer.Suggerimenti da dare all'Italia ?

La banca centrale non deve più risanare; l’obiettivo è quello di rendere efficiente il sistema creditizio, obbligare le banche a non prestare denaro al di là delle possibilità tecniche di ciascuno. Non è possibile sostenere banche incapaci di stare sul mercato.

L’attuale presidente Temer, pur sostenuto dal Congresso, non suscita alcun entusiasmo tra la gente.

È un problema di comunicazione, Temer dovrebbe parlare al Congresso, ascoltare la gente, e cercare un riconoscimento popolare. Altrimenti non sarà seguito: è il destino di chi non sente il polso dell’elettorato. Se a questo aggiungiamo la presenza di 29 partiti rappresentati in Congresso, in Brasile, è facile capire quanto la governabilità sia complicata.

Fonte : IlSole24Ore 

venerdì 30 dicembre 2016

Il salario minimo per il 2017 è fissato in R$ 937 ( +6,47% )


Foi publicado no "Diário Oficial da União" desta sexta-feira (30) o decreto que atualiza o valor do salário mínimo dos atuais R$ 880 para R$ 937 (aumento equivalente a 6,47%) a partir de 1º janeiro de 2017.

O novo salário mínimo é R$ 57 maior do que o atual, mas ficou R$ 8,8 abaixo dos R$ 945,8 que haviam sido propostos em agosto pelo governo federal.
Segundo o decreto, o valor diário do salário mínimo corresponderá a R$ 31,23 e o valor horário, a R$ 4,26.

De acordo com o governo, o reajuste do mínimo para R$ 937 deve gerar um incremento de R$ 38,6 bilhões nos salários dos brasileiros em 2017, correspondente a 0,62% do PIB.

Fonte : Globo