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mercoledì 22 maggio 2013

Brasile , da Gennaio 2011 ad oggi creati oltre 4 milioni di posti di lavoro formali : disoccupazione al 5,7%

In Brasile, il tema dell’occupazione continua ad essere uno dei cavalli di battaglia della presidente Dilma Rousseff. Il paese membro del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) ha creato in aprile quasi 200.000 nuovi posti di lavoro, superando così i quattro milioni di lavori formali da quando si è insediato l’attuale governo (1° gennaio 2011), ha detto Rousseff durante il suo solito appuntamento del lunedì, ai microfoni del programma radiofonico Café com a Presidenta.












Questa settimana il ministero del Lavoro pubblicherà i dati sulla situazione occupazionale di aprile raccolti dal Registro generale degli occupati e disoccupati (Caged).

“La mia amministrazione ha creato più di quattro milioni di nuovi posti di lavoro, tutti formali. Siamo arrivati a questo traguardo storico (…) in aprile, quando sono stati creati 200.000 nuovi posti”, ha detto Rousseff.

“Il dato è straordinario e la sua importanza è ancora maggiore quando compariamo la nostra situazione a quella dei paesi sviluppati”, ha aggiunto.

Al settore dei servizi, precisa Rousseff, viene attribuita la creazione di quasi la metà degli oltre quattro milioni di posti registrati durante l’attuale governo; altri 470.000 posti di lavoro sono arrivati dall’industria 500.000 dall’edilizia.

Il mercato del lavoro brasiliano ha riportato in marzo un + 112.450 alla voce “posti di lavoro formali”. In quel mese, la disoccupazione è lievemente aumentata, passando da 5,6% in febbraio a 5,7%; tuttavia, si tratta del più basso livello storico per il mese di marzo, secondo l’agenzia nazionale di statistica Ibge.

In base alle previsioni della Banca Centrale brasiliana, quest’anno l’economiadel paese potrebbe crescere del 3%, e questo grazie agli aumenti salariali, alla generazione di posti di lavoro e ai crescenti investimenti esteri.

Nel 2012 il Brasile ha attratto 50,5 miliardi di euro in investimenti esteri, consolidando la sua posizione come destinazione preferita per i capitali stranieri in America Latina.

Nei primi tre mesi del 2013, secondo l’indice di attività economica rilasciato la scorsa settimana dalla Banca Centrale, l’economia brasiliana è cresciuta dell’1,05%, contro lo 0.63% registrato nel quarto trimestre del 2012. Dati positivi che potrebbero ulteriormente crescere con l’approssimarsi di importanti appuntamenti sportivi: il Brasile ospiterà infatti la prossima Coppa del mondo di calcio e le prossime Olimpiadi.

Fonte : Atlasweb.it

Una boma sociale pronta ad esplodere : all'Italia il primato dei Neet

MILANO - Disoccupati 'cronici' tanto da essere ormai sfiduciati. Potere d'acquisto delle famiglie e consumi in calo verticale. Giovani maggiormente colpiti dalla crisi economica, tanto da rinunciare a formarsi e a cercare lavoro. 

Le pennellate scure prevalgono nettamente nel quadro emerso dal Rapporto Annuale 2013 - La situazione del Paese firmato dall'Istat e incentrato sulla situazione economica delle famiglie e dell'Italia. Prevale il pessimismo - dunque - anche in considerazione del fatto che nei primi quattro mesi dell'anno nuovo si sono manifestati "segnali di perdurante debolezza dell'attività economica".

Disagio economico. Sono quasi 15 milioni a fine 2012 gli individui in condizione di 'deprivazione o disagio economico', circa il 25% della popolazione (40% al Sud). Nel Rapporto si sottolinea che in grave disagio sono invece 8,6 milioni di persone, cioè il 14,3%, con un' incidenza più che raddoppiata in 2 anni (6,9% nel 2010). A ciò si aggiunge il fatto che la pressione fiscale in Italia è al top in Europa al 44%. Nel 2012 "l'incidenza delle imposte correnti sul reddito disponibile delle famiglie è salita al 16,1%", al livello più alto dal 1990.


Giovani sfiduciati.

L'Italia ha "la quota più alta d'Europa" di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano. Si tratta dei cosiddetti Neet ( Not in Education, Employment or Training arrivati a 2 milioni 250 mila nel 2012, pari al 23,9%, circa uno su quattro. Basti pensare che in un solo anno sono aumentati di quasi 100 mila unità. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra il 2011 e il 2012 è aumentato di quasi 5 punti percentuali, dal 20,5 al 25,2% (dal 31,4 al 37,3% nel Mezzogiorno); dal 2008 l'incremento è di dieci punti. Sono stati relativamente più colpiti, spiega sempre l'Istat, i giovani con titolo di studio più basso, in modo particolare quanti hanno al massimo la licenza media (+5,2 punti). Il numero di studenti è rimasto sostanzialmente stabile attorno ai 4 milioni (il 41,5% dei 15-29enni; 3 milioni 849 mila nel 2008). La distanza tra formazione e lavoro emerge dal fatto che solo il 57,6% dei giovani laureati o diplomati italiani (tra 20 e 34 anni) lavora entro tre anni dalla conclusione del proprio percorso di formazione. In Europa la media è al 77% e l'obiettivo al 2020 è l'82%.

Disoccupati di lunga durata.

Le persone 'potenzialmente impiegabili nel processo produttivo' sono quasi 6 milioni, se ai 2,74 milioni di disoccupati si sommano i 3,08 milioni di persone che si dichiarano disposte a lavorare anche se non cercano (tra loro gli scoraggiati), oppure sono alla ricerca di lavoro ma non immediatamente disponibili. Tra il 2008 e il 2012 i disoccupati sono aumentati di oltre un milione di unità, da 1,69 a 2,74 milioni, ma è cresciuta soprattutto la disoccupazione di lunga durata, ovvero le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi (+675.000 unità) che ormai rappresentano il 53% del totale (44,4% la media Ue). Nel 2012 a crescere sono stati solo gli occupati a termine (+3,1%) e i lavoratori a tempo parziale (+4,1%). Performance da brividi anche per gli occupati più 'alti': il gruppo dei dirigenti e degli imprenditori ha perso 449mila unità in quattro anni. Dopo questa serie di dati, il ministro del Lavoro Enrico Giovannini - atteso al confronto con i sindacati - ha detto: "Oggi ci confronteremo con le parti sociali sul lavoro per arrivare a fine giugno con un piano forte".

Crollo di consumi e potere d'acquisto.

 Nel Paese sono aumentate del 70% le famiglie con figli in cui nella coppia solo la donna lavora: sono passate da 224mila nel 2008 (5% del totale) a 381mila nel 2012 (8,4%), in aumento del 70%. I redditi non bastano però a sostenere i consumi. Nel 2012 il potere d'acquisto delle famiglie italiane ha registrato una caduta "di intensità eccezionale" (-4,8%). L'Istat evidenzia che al calo del reddito disponibile (-2,2%) è corrisposta una flessione del 4,3% delle quantità di beni e servizi acquistati, la caduta più forte da inizio anni '90. Cala anche la qualità o la quantità degli alimentari acquistati: la fetta dei nuclei che limano su questi aspetti è aumentata dal 53,6% al 62,3% e nel Mezzogiorno arriva a superare il 70%. L'anno scorso questa situazione ha portato le famiglie italiane ad una propensione al risparmio tra le più basse nell'Ue.

Qualità della vita promossa.

Nonostante tutto, però, alla domanda su come viene valutata la propria qualità della vita, gli italiani rispondono con la sufficienza piena: 6,8 il voto attribuito. Pur sotto stress finanziario, la maggioranza dei cittadini si dimostra tollerante nel rapporto con gli stranieri. Il 61,4% dei cittadini è infatti d'accordo con l'affermazione che "gli immigrati sono necessari per fare il lavoro che gli italiani non vogliono fare" e il 62,9% è poco o per niente d'accordo con l'idea che "gli immigrati tolgono lavoro agli italiani". Solamente il 24,6% per cento degli italiani - però- è complessivamente ottimista sul proprio futuro nei prossimi cinque anni.

Conti pubblici. 

Quanto al bilancio dello Stato, l'Istituto sottolinea che i debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni ammontavano a fine 2012 a 63,1 miliardi, in calo rispetto ai 65,7 miliardi dell'anno precedente. L'inversione di trend crescente, che si è visto tra il 2009 e il 2011, è attribuito alla spending review. Oltre la metà dei debiti (57%) è accumulato dal comparto della sanità. L'Istat riconosce gli sforzi fatti per proseguire il percorso di risanamento dei conti pubblici; l'indebitamento netto in rapporto al Pil è tornato entro la soglia del 3%, dal 3,8 del 2011. Ma anche che "non sono stati sufficienti ad arrestare la crescita del rapporto tra debito pubblico e Pil".


Fonte . La Repubblica 

martedì 21 maggio 2013

Par condicio : rapina con due molotov in pieno centro a Milano.

E per non fare torto a nessuno , dopo il  mio post sulla rapina a Mergellina , noto quartiere  bene di Napoli  , ecco che un altro colpo eclatante avviene  questa volta nella Milano bene : Via Spiga .
Il problema criminalità è oramai dilagante nella nostra penisola e non esiste differenza , la criminalità corre dove c'è denaro e ricchezza .... chi  ha orecchie per intendere intenda .
 

Rapina con due molotov in pieno centro a Milano. Un commando di malviventi - almeno sette o otto, secondo le prime testimonianze - armati di mazze hanno distrutto la vetrina della gioielleria Frank Muller, in via della Spiga, in pieno Quadrilatero della moda. Il blitz è scattato alle 11.40. Dopo essersi impossessati del bottino (soprattutto orologi e preziosi), i rapinatori si sono dati alla fuga. E nel tentativo di coprirsi, ma anche di provocare panico nella zona, hanno lanciato due bombe molotov alle loro spalle. Il colpo è avvenuto proprio nel giorno in cui il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, è in città per presiedere una riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica.

Durante il colpo sono rimaste ferite due persone. Un addetto alla security, colpito da una sprangata, ha riportato un trauma toracico ed è stato trasportato al pronto soccorso in codice giallo. Un'altra persona, ferita di striscio, è stata medicata sul posto. "Quello che è successo supera la fantasia", ha commentato un testimone che dice di aver assistito alle fasi finali della rapina. "Erano vestiti di nero e armati di spranghe che durante la fuga, all'imbocco di via Gesù, hanno lanciato le bottiglie incendiarie".


Fonte : La Repubblica 

lunedì 20 maggio 2013

Il premio nobel Krugman bacchetta i " ragazzi della Bocconi " Alesina e Ardagna : l'Austerity non risolve la crisi





Le politiche europee di austerity che hanno aggravato la crisi? In gran parte colpa dei "ragazzi della Bocconi", almeno dal punto di vista della teoria economica. Parola di Paul Krugman, economista americano e premio Nobel, che da anni sta portando avanti una battaglia contro l'idea che politiche restrittive possano portare alla fuoriuscita dalla recessione. La novità è che stavolta punta l'indice contro l'università milanese, fucina - a suo dire - di economisti rei di aver dato una errata base teorica alla Bce, ai governi e alle istituzione europee. Fa anche due nomi precisi: Alberto Alesina e Silvia Ardagna, entrambi partiti dalla Bocconi per poi passare ad Harvard.

Krugman ha appena scritto una recensione ragionata di tre libri per The New York Review of Book, in cui spiega come le politiche di austerity degli ultimi anni siano servite a poco o niente per creare crescita e occupazione. Uno dei tre volumi è quello di un accademico della Brown University, Mark Blyth, in cui si dice senza mezzi termini che a fare da cornice teorica al mantra del rigore dei conti pubblici è un paper del 2009 di due Bocconi boys, Alesina e Ardagna. I due economisti italiani infatti sostengono nello studio le virtù della cosiddetta "austerità espansiva": la riduzione della spesa pubblica porterebbe ad un aumento del Pil. Ciò sarebbe dovuto al fatto che la tenuta dei conti aumenterebbe la fiducia di mercati e investitori nel paese sotto austerity, e quindi di conseguenza provocherebbe un incremento degli investimenti e dei consumi. Una sorta di nonsenso assoluto per chi si è formato sui libri di Keynes, come Blyth e Krugman.

La cosa peggiore - secondo Blyth e Krugman - però non è tanto il paper in sé ma il fatto che sia stato presentato in pompa magna all'Ecofin nel 2010 e che nello stesso anno sia cominciato a circolare nei centri decisionali della Bce e della Commissione europea. Tanto che l'allora presidente della banca centrale, Jean-Claude Trichet, si affretta a dichiarare: "l'idea che le misure di austerità possa portare alla stagnazione è scorretta. In queste circostanze, tutto ciò che aiuta ad aumentare la fiducia dei nuclei familiari, delle aziende e degli investitori nella sostenibilità delle finanze pubbliche è un aspetto positivo per la crescita e la creazione dell'occupazione. Credo fermamente che le politiche che ispirino la fiducia aiuteranno e non danneggeranno la ripresa economica, perché la fiducia è il fattore chiave in questo momento".

Un'impostazione applicata nei fatti negli anni successivi e che, secondo Krugman, non ha portato da nessuna parte. Sicuramente non ha fatto uscire l'Europa dalla recessione e non ha portato crescita né nuovi posti di lavoro. E parte della responsabilità sarebbe sulle spalle di Alesina e Ardagna, assieme ad altri due economisti, autori di un altro studio molto famoso. In quel momento era infatti già uscito l'altro paper simbolo dell'austerità, scritto da Rogoff e Rheinardt, che aveva indicato nel 90% del Prodotto interno lordo la soglia massima di debito pubblico che un'economia avrebbe potuto sostenere. Insomma, una manovra a tenaglia da parte di due coppie di teorici dell'austerità di cui l'Europa e l'Italia stanno pagando ancora il prezzo, secondo il premio Nobel americano.

Fonte : HuffPost

domenica 19 maggio 2013

Accade a Mergellina

Questo articolo è dedicato a tutti coloro che pensavano di stare tranquilli nel Bel Paese e non si rendono conto che questa tranquillità è solo apparente . La situazione è cambiata . Quello che segue è solo un episodio tra i tanti . Lo scippo con il motorino era già uno " sport diffuso " 10 anni fa , prima che io lasciassi l'Italia per emigrare in Brasile . Solo che allora si scippavano le borsette delle donne che uscivano a fare la spesa mentre oggi si scippano i rolex ai manager nelle auto di lusso .

Certo , se fosse successo in Brasile , gli assaltanti avrebbero prima sparato  e poi rubati rolex e catena d'oro . Se questo ci fa ritenere fortunati , tutto bene . Ma gli assaltanti diventano sempre più impavidi , soprattutto dopo una bella striscia di cocaina , e pertanto non scommetterei troppo sulla fortuna .

De Nigris si lamenta della non reazione della popolazione che assistiva alla scena . Si vede che non conosce le elementari regole della sicurezza . Qui in Brasile la polizia raccomanda vivamente di NON reagire agli assalti ma di collaborare . Difatti la maggior parte dei morti durante una assalto finalizzato al furto ( naturalmente esistono le eccezioni ) è dovuta ai tentativi di reazione da parte delle vittime .

Mi sorprende la reazione dello stesso che dichiara di " sospendere un investimento " in corso in Campania . Se fosse così nessuna multinazionale investirebbe in Brasile , il contrario di quanto realmente accade . Piuttosto comincerei a pensare ad una bella auto blindata ed una scorta personale . 
    

Un corpo a corpo violento e prolungato. Un commando di banditi armati che assalta l'auto con due super manager e signore, da spogliare di orologi e gioielli. Un colpo che poteva finire in tragedia, con qualche pallottola vagante nel cuore di Mergellina, tra centinaia di persone. 

E che, per sinistra consuetudine napoletana, va invece considerata "fortunato": se solo si trasforma in rituale colluttazione, pioggia di vetri, graffi, contusioni e bottino di circa 25 mila euro portato via.
Senza contare lo sgomento e il duplice danno per la città. Uno dei due imprenditori vittima della rapina, infatti, è Armando De Nigris, napoletano, 50enne proprietario dell'omonimo marchio di aceto balsamico esportato nel mondo. E aveva in animo di investire nella sua terra d'origine. Progetto già avviato con la Regione. Ma, ormai, "momentaneamente sospeso".

Eccola, la scena da thriller. Mergellina, pochi metri dalla retorica del "lungomare liberato". Un altro colpo della feroce scuola dei predatori di Rolex. L'agguato scatta poco dopo la mezzanotte di venerdì scorso in piena movida , a un passo dai noti chalet con vista mare. Intorno, non un vigile urbano. E le altre divise sono impegnate su diffuse, ordinarie emergenze.

I banditi sono quattro, in sella a due scooter, tutti a volto scoperto. Dall'altra parte, le vittime viaggiano su una berlina che non passa inosservata, un'Audi nera A5 valore 50 mila euro e sono due imprenditori che - letteralmente - esportano il top dell'eccellenza alimentare italiana. Ovvero, De Nigris, già medico, ora dedicato con i fratelli all'espansione dell'omonimo aceto, con salde radici nella sede di fine Ottocento di Afragola, fatturato aggregato di 1,2 miliardi di euro; accanto a lui, nell'Audi, c'è Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, il primo gruppo in Europa di produzione di formaggi, 211 associati, fatturato 4 miliardi di euro. 

Entrambi avevano partecipato, appena 24 ore prima, all'assemblea tenuta a Villa Domi sui consorzi delle indicazioni geografiche, cioè il meglio dei presidi Ipg e Dop, fiore all'occhiello del Paese. Il fine settimana, a convegno chiuso, è dedicato al turismo.

Così De Nigris affida l'amico Berni e la moglie a una guida che fa scoprire loro le meraviglie dei Decumani, di San Lorenzo Maggiore e della Napoli sotterranea. A sera, dopo una cena insieme a Posillipo, costeggiano il lungomare diretti a Santa Lucia. In un lampo, però, vengono precipitati in una scena di guerra.

Lo scooter piomba sul lato del guidatore. Sfonda il vetro con il calcio di una pistola. De Nigris si ritrova sotto una pioggia di frammenti di vetri, e col criminale che urla: "Voglio 'o Rolex, caccia 'o Rolex". L'imprenditore non obbedisce, tira indietro il braccio, chiede aiuto.

L'amico scende, prova ad avvertire polizia e carabinieri. Il secondo scooter dei criminali sta a 30 metri, fissa la scena, evita sorprese. Il guidatore del primo scooter continua a puntare la pistola e a intimare: "Il Rolex!", mentre il complice tiene in equilibrio il mezzo.

Intanto la signora Maria Paola, con l'altra coniuge, sui sedili di dietro urlano e chiedono aiuto. Allora il secondo scooter va a dare man forte ai complici. Con un'altra pistola rompono anche il vetro dal lato posteriore: una mano si infila dentro. A lui strappano il Rolex, a lei una collana d'oro.

"Inutile chiedere aiuto - commenta ora a occhi bassi De Nigris - Intorno a noi s'è fatto il vuoto. Quella pistola ha seminato panico. Le auto ferme a distanza, la gente scappava. Ma non me la sento di condannare nessuno. I miei concittadini sanno bene che si può morire per sbaglio per una pallottola vagante. E io stesso sono stato impulsivo. A quest'ora stavate facendo il necrologio di De Nigris Armando". I quattro fuggono senza neanche bisogno di coprirsi il volto.

Ora c'è chi commenterà: la solita rapina che fa notizia se colpisce un eccellente. Mentre il racconto di un altro assalto, fatalmente, avrà già varcato i confini di inutili polemiche.