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Il turismo internazionale

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L’evoluzione del mercato turistico mondiale

La crisi economico-finanziaria che ha iniziato a manifestarsi a partire dall’ultimo anno minaccia adesso di ridimensionare anche il comparto del turismo, che pure sembra rimanere più solido di altri di fronte alla prospettiva di una recessione. È riconosciuta unanimemente l’assoluta rilevanza mondiale del settore turistico come fattore economico e di sviluppo. Si stima che il turismo rappresenti circa il 10% del PIL prodotto da tutti i paesi del mondo, al quale si deve aggiungere la quota attribuibile all’indotto che esso genera, un indotto che coinvolge un ampio insieme di settori produttivi. Il reddito da esportazione generato dal turismo internazionale è al 4° posto a livello mondiale, superato solo da settori “pesanti” come quello dei carburanti, della chimica e dell’automobile. La forza e l’importanza del settore sta anche nella sua forte dinamicità e nella capacità di attivazione che ha spesso manifestato. Se guardiamo ai dati raccolti dall’Unwto sul turismo internazionale dal 1950 ad oggi vediamo come, di decennio in decennio, la crescita degli arrivi turistici sia stata effettivamente costante e progressiva, sia pure con momenti di stallo nelle fasi di crisi internazionali.L’evoluzione del mercato turistico mondialeL’export complessivo generato da questi arrivi, consistente soprattutto in presenze turistiche e trasporto di passeggeri, segue un andamento simile, contribuendo in misura determinante allo sviluppo dell’economia mondiale.

Le principali destinazioni internazionali

Le prime cinque destinazioni turistiche per arrivi internazionali sono, nell’ordine: Francia, Spagna, Stati Uniti, Cina, Italia. La Francia costituisce ormai da decenni la prima destinazione turistica mondiale; nel 2007 gli arrivi internazionali sono stati oltre 81,9 milioni, con oltre 479 milioni di presenze, con una buona durata media dei soggiorni (6,1 notti). Molto consistente, per la Francia, anche il turismo interno, che nel 2007 ha generato oltre 1 miliardo di pernottamenti. Per il 2007 gli introiti derivanti dal turismo estero sono stati 63,6 miliardi di dollari, incidendo direttamente per circa il 2,5% sul PIL. La Spagna, con oltre 59 milioni di arrivi internazionali nel 2007, è al secondo posto nel ranking del turismo mondiale, grazie anche ad un processo di crescita turistica particolarmente sostenuta negli ultimi decenni. I pernottamenti degli stranieri sono stati 225,6 milioni, con una durata media dei soggiorni pari a 5,1 notti. Gli introiti del turismo inbound sono superiori a quelli ottenuti dalla Francia: 65,1 miliardi di dollari nel 2007, che hanno contribuito al 4,6% del PIL. Gli Stati Uniti sono la terza destinazione internazionale, con quasi 56 milioni di arrivi nel 2007; sono tuttavia il primo paese al mondo per quanto riguarda il turismo interno, e, soprattutto, per quanto riguarda il fatturato del turismo inbound, 144,8 miliardi di dollari, che generano l’1,5% del PIL. La Cina si trova dal 2004 al quarto posto del ranking degli arrivi internazionali, che nel 2007 sono stati 54,7 milioni (a cui si aggiungono 131,8 milioni di visitatori non pernottanti). La permanenza media è piuttosto bassa, pari a 2,6 notti per viaggio, tuttavia i ricavi del turismo estero assommano per il 2007 a 41,1 miliardi di dollari; tale somma determina l’1,3% del PIL. Il settore turistico impiega nell’insieme 74,5 lavoratori, pari al 9,6% circa degli occupati. L’Italia infine occupa attualmente il quinto posto nella graduatoria di arrivi internazionali: 43,6 milioni nel 2007. A causa di un periodo di calo negli arrivi durato dal 2003 al 2005 è stata superata nel 2004 dalla Cina; solo nel 2006 il turismo estero ha ripreso a crescere. Le presenze degli stranieri sono state 163,4 milioni, con una durata media del viaggio pari a 4 notti circa. Il fatturato del turismo inbound assomma a 46,1 miliardi di dollari, che hanno generato il 2,2% del PIL. Considerando il turismo domestico e l’indotto, il comparto rimane l’industria di maggiore peso economico per l’Italia, arrivando a interessare il 12% del PIL. È da notare che il ranking degli arrivi non coincide, come si evince dai dati su riportati, con il ranking degli introiti turistici; questi ultimi, a loro volta, possono discostarsi anche dall’andamento della spesa turistica. Sono infatti molti i fattori che condizionano e determinano i risultati turistici dei vari paesi: ad esempio il costo dei carburanti, la durata media dei viaggi, il rapporto fra turismo incoming e outgoing, i prezzi delle materie prime ed i cambi valutari. Nel complesso quindi il dato sul ranking degli arrivi internazionali è da ritenersi come il principale indicatore di una serie di fenomeni che solo nel loro insieme descrivono compiutamente la complessità dell’industria turistica internazionale.

Le prospettive per il futuro

L’Unwto ha pubblicato nel 2001 un’importante ricerca revisionale sulle tendenze a lungo termine dello sviluppo turistico mondiale, nel quale si prospettava, per il periodo dal 1995 al 2020, una triplicazione degli arrivi internazionali: da 540 milioni a circa 1,5 miliardi. Il tasso di crescita delle destinazioni tradizionali sarebbe inoltre circa la metà dello sviluppo percentuale previsto per le mete emergenti, di conseguenza la quota di mercato dell’Europa dovrebbe scendere dal 59,8% del 1995 al 45,9% del 2020. Anche la quota di mercato delle Americhe passerebb dal 19,8% al 18,1%. Alla luce dei mutati scenari economici internazionali appare opportuno rilevare che i rapporti di forza fra le destinazioni potrebbero verosimilmente seguire lo sviluppo previsto dall’Unwto, con un ruolo progressivamente crescente delle nuove aree di destinazione internazionale. Tuttavia, i tassi di crescita prospettati per il lungo termine subiranno probabilmente un ridimensionamento consistente. Basti vedere come il dato relativo al 2008, 924 milioni di arrivi internazionali, con una crescita di 16 milioni rispetto al 2007 (pari quindi al +1,7%), sia in realtà il risultato di una crescita del 5% avvenuta nel primo semestre, seguita poi da un’inversione di tendenza che ha portato ad un calo dell’1% della domanda nel secondo semestre. Lo stagnamento della domanda turistica internazionale, secondo le previsioni dell’organizzazione, durerà per tutto il 2009 a causa della crisi economica, ed il risultato previsto per l’anno è compreso fra la stabilità e un aumento del 2% rispetto al 2008; particolari condizioni di oscillamento economico potrebbero ampliare la finestra fra un +3% e un -1%. Appare comunque attendibile la stima che il calo di arrivi colpirà in misura maggiore le destinazioni turistiche tradizionali, specialmente nell’Europa Mediterranea, incluse Spagna e Italia.
Fonte : Redazione Osservatorio Nazionale del Turismp

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