giovedì 31 dicembre 2009

Lula : il 2010 sarà uno dei migliori anni nella storia del Brasile

Para Lula, 2010 ‘será um dos melhores anos da história do Brasil'

Presidente afirmou que a economia ‘vai de forma excelente’.
Lula pediu responsabilidade durante a comemoração do réveillon.


Ampliar FotoFoto: LUCIO TAVORA/AE

O presidente Luiz Inácio Lula da Silva seguiu de helicóptero da base área de Salvador para a Basa Naval de Aratu, onde vai passar o Ano Novo com a família. (Foto: LUCIO TAVORA/AE)

O presidente Luiz Inácio Lula da Silva disse nesta quinta-feira (31), na Bahia, ter certeza de que 2010 será um dos “melhores anos da história” para o país.

“Eu tenho a convicção de que nós vamos ter um dos melhores anos da história do Brasil. Eu não vou dizer o melhor porque cada um acha que o ano melhor é o que foi bom para ele, mas para o Brasil como um todo eu acho que 2010 será um ano excelente”.

Lula destacou que “muitas obras” estão sendo realizadas pelos governos municipais, estaduais e o governo federal. Ele afirmou ainda acreditar que a economia “vai de forma excelente”.

mercoledì 30 dicembre 2009

La storia di Natale

Questo articolo è tratto da Repubblica del 30 Dicembre e non merita alcun commento . E' uno spaccato dell'Italia di oggi il paese da cui , assieme a tanti altri , sono andato via . Un paese dove oltre ad aumentare il divario tra ricchi e poveri sta pure aumentando quello tra vittime ed aguzzini .


Quel ragazzo senza braccia
sul treno dell'indifferenza

di SHULIM VOGELMANN


Quel ragazzo senza braccia sul treno dell'indifferenza
CARO direttore, è domenica 27 dicembre. Eurostar Bari-Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po' tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia.

Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. È salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. Profondi respiri per calmare i battiti del cuore. Avrà massimo trent'anni.

Si parte. Poco prima della stazione di (...) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: "No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap". Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l'umiliazione ripete "Handicap, handicap".

I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato.
La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no.
Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po' più di compassione.

Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c'entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia "deposizione", il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. "Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?" chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: "C'è l'assistenza". "Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service" ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l'andata l'Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. "E lo sa perché?" ho concluso. "Perché quelle persone le braccia ce l'avevano...".

Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l'evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap.

La risposta del capotreno è pronta: "Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!". E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (...). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell'espressione del viso o nell'incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: "Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare". Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, però senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante.

Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l'impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno.

Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. "Perché mi hai offesa". "Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?" le domando sempre più incredulo. Risposta: "Mi hai detto che sono maleducata". Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno.

Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (...). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare.
L'autore è scrittore ed editore

mercoledì 23 dicembre 2009

Gli auguri di Natale


E siamo arrivati al Natale di Natal . Certo qui non crescono gli abeti ne possono essere importati , il caldo li ucciderebbe in pochi giorni , pertanto le decorazioni cittadine sono fatte di strutture metalliche ricoperte di lampadine che nella notte danno l'illusione di giganteschi alberi di Natale .

La neve non c'è ma le dune bianchissime che occhieggiano tra il verde dei bassi cespugli sembrano davvero banchi di neve .

Il panettone , quello invece c'è e con tutti i ripieni immaginabili : frutta candita , uva passa , cioccolata , goiaba . Altra tradizione alimentare comune , almeno all'Italia del sud , è il baccalà . Si tratta di un piatto di origine portoghese molto apprezzato in Brasile e con prezzi che vanno dai 15 ai 150 R$ al chilo ( da 6 a 60 euro ).

I regali ai bambini si fanno il giorno di Natale e non in quello della epifania , pertanto è tutto concentrato . Del resto dopo il Natale ed il Revellion ( Ultimo dell'anno ) iniziano subito i preparativi per il carnevale .

A differenza che nella Bahia , dove la spiritualità non necessariamente legata ad una religione specifica , permea l'ambiente , qui a Natal la ricorrenza sembra molto di più legata al consumo .

La quasi totale assenza del piccolo commercio ed il dominio incontrastato di grandi catene di distribuzione spesso di proprietà di grosse multinazionali come il caso della catena Bompreco del colosso americano Wal-Mart , contribuiscono ad amplificare il fenomeno .

Il cosiddetto tredicesimo salario è disputato senza risparmio di creatività . Le banche , prima che lo si sia ricevuto ,sono disposte ad anticiparlo in cambio di una fetta di interessi . I consigli su come spenderlo sono numerosi .

Il governo ha prorogato la esenzione parziale di alcune tasse che gravano su automobili ed elettrodomestici ottenendo effetti sorprendenti anche in tempo di crisi economica .

Le rateazioni non si contano , i venditori combattono la loro battaglia non sui prezzi ma sull' allungamento dei tempi di pagamento . Risultato : consumatori sempre più indebitati e portafogli gonfi di carte di credito emesse dalle catene di distribuzione allo scopo di fidelizzare il cliente . Letteralmente tutte le catene di vendita sia alimentare che di abbigliamento o di elettrodomestici hanno la loro carta di credito .

Lula ha detto una volta : se quando avrò terminato il mio mandato il popolo brasiliano potrà mangiare tre volte al giorno avrò raggiunto il mio obiettivo . Da questo punto di vista sembra proprio che ci stia riuscendo .

La locuzione latina : mens sana in corpore sano è solo in parte rispettata . Se il Brasile vorrà realmente progredire e divenire un grande Paese avrà bisogno di un nuovo Lula il cui obiettivo sia quello di alimentare anche le menti .

E' questo il mio augurio di Natale al Brasile .



lunedì 14 dicembre 2009

Paolo Fiore , la voce di Napoli a Natal




Nel video una originale canzone di Paolo Fiore , napoletano trapiantato a Natal . Paolo si esibisce nei locali più rinomati della città do Sol fondendo lo spirito della canzone napoletana classica con le melodie della musica brasiliana ed il ritmo della bossa nova . Il suo CD sarà presto disponibile nelle principali capitali brasiliane . I più fortunati , che hanno l'occasione di apprezzarlo dal vivo a Natal , possono invece acquistare il CD nel corso delle sue performances .


video


venerdì 11 dicembre 2009

Il Presidente Lula è il personaggio dell'anno 2009


Nel suo numero speciale ' Los cien del ano " di domenica il settimanale spagnolo " El Pais " definisce Luis Ignacio Lula da Silva l' uomo che ha sorpreso il mondo per le sue indiscusse doti di leader del blocco Latino americano . L'articolo è firmato niente di meno che dallo stesso Presidente del governo spagnolo Luis Zapatero .

Este es un hombre cabal y tenaz, por el que siento una profunda admiración. Lo conocí en septiembre de 2004, tras la incorporación de España a la Alianza contra el Hambre que él lideraba, en una cumbre organizada por Naciones Unidas en Nueva York. No podía haber sido mejor la ocasión.

Luiz Inácio Lula da Silva es el séptimo de los ocho hijos de una pareja de labradores analfabetos, que vivieron el hambre y la miseria en la zona más pobre del Estado brasileño nororiental de Pernambuco.

Tuvo que simultanear sus estudios con el desempeño de los más variopintos trabajos y se vio obligado a dejar la escuela, con tan sólo 14 años, para trabajar en la planta de una empresa siderometalúrgica dedicada a la producción de tornillos. En 1968, en plena dictadura militar, dio un paso que marcó su vida: afiliarse al Sindicato de Metalúrgicos de São Bernardo do Campo y Diadema.

De la mano de este hombre, siguiendo el sendero abierto por su predecesor en la Presidencia, Fernando Henrique Cardoso, Brasil, en apenas 16 años, ha dejado de ser el país de un futuro que nunca llegaba para convertirse en una formidable realidad, con un brillante porvenir y una proyección global y regional cada vez más relevante. Por fin, el mundo se ha dado cuenta de que Brasil es muchísimo más que carnaval, fútbol y playas. Es uno de los países emergentes que cuenta con una democracia consolidada, y está llamado a desempeñar en las décadas siguientes un creciente liderazgo político y económico en el mundo, tal y como ya viene haciendo en América Latina con notable acierto.

Lula tiene el inmenso mérito de haber unido a la sociedad brasileña en torno a una reforma tan ambiciosa como tranquila. Está sabiendo, sobre todo, afrontar, con determinación y eficacia, los retos de la desigualdad, la pobreza y la violencia, que tanto han lastrado la historia reciente del país. Como consecuencia de ello, su liderazgo goza hoy en Brasil del respaldo y del aprecio mayoritarios, pero mucho más importante aún es la irreversible aceptación social de que todos los brasileños tienen derecho a la dignidad y la autoestima, por medio del trabajo, la educación y la salud.

Superando adversidades de todo orden, Lula ha recorrido con éxito ese largo y difícil camino que va desde el interés particular, en defensa de los derechos sindicales de los trabajadores, al interés general del país más poblado y extenso del continente suramericano. Sin dejar de ser Lula, en esa larga marcha ha conseguido, además, ilusionar a muchos millones de sus conciudadanos, en especial aquellos más humillados y ofendidos por el azote secular de la miseria, proporcionándoles los medios materiales para empezar a escapar de las secuelas de ese círculo vicioso.

Al mismo tiempo, en los siete años de su presidencia, Brasil se ha ganado la confianza de los mercados financieros internacionales, que valoran la solvencia de su gestión, la capacidad creciente de atraer inversiones directas, como las efectuadas por varias compañías españolas, y el rigor con que ha gestionado las cuentas públicas. El resultado es una economía que crece a un ritmo del 5% anual, que ha resistido los embates de la recesión mundial y está saliendo más fortalecida de la crisis.

Tras convertirse en el presidente que accedía al cargo con un mayor respaldo electoral, en su cuarto intento por lograrlo, Lula manifestó que es inaceptable un orden económico en el que pocos pueden comer cinco veces al día y muchos quedan sin saber si lograrán comer al menos una. Y apostilló: "Si al final de mi mandato los brasileños pueden desayunar, almorzar y cenar cada día, entonces habré realizado la misión de mi vida".

En ese empeño sigue este hombre honesto, íntegro, voluntarioso y admirable, convertido en una referencia inexcusable para la izquierda del continente americano al sur de Río Grande. Tiene una visión del socialismo democrático que pone el acento en la inclusión social y en la justicia medioambiental para hacer posible una sociedad más justa, decente, fraterna y solidaria.

Brasil ocupará pronto un lugar en el Consejo de Seguridad de Naciones Unidas, está a punto de convertirse en toda una potencia energética y en 2014 albergará el Campeonato Mundial de Fútbol. Cuando nos vimos en octubre en Copenhague, Lula lloraba de felicidad, como un niño grande, porque Río de Janeiro acababa de ser elegida ciudad organizadora de los Juegos Olímpicos de 2016. La euforia que le inundaba no le impidió tener el temple necesario para venir a consolarme porque Madrid no había sido elegida y fundirnos en un abrazo.

A mí no me extraña nada que este hombre asombre al mundo.

José Luis Rodríguez Zapatero es presidente del Gobierno español.


giovedì 10 dicembre 2009

Come va l'economia brasiliana





Nel diagramma l'evoluzione del PIB brasiliano nell' ultimo trimestre a confronto con quella dei paesi industrializzati. La crescita dell'1,3% sul trimestre anteriore appare comunque bassa per essere il Brasile un paese in via di sviluppo .


lunedì 7 dicembre 2009

Pao de Acucar compra Casas Bahia


Il gruppo Pao de Acucar ha annunciato venerdì 4 Dicembre l' acquisto di Casas Bahia . Viene così a crearsi un gigante della distribuzione di prodotti alimentari , mobili ed elettrodomestici con un fatturato complessivo di R$ 40 miliardi all' anno . Pão de Açúcar é la terza maggiore impresa privata del Brasile . Con la fusione il gruppo eguaglia le vendite congiunte di Walmart e Carrefour i suoi principali concorrenti . Comunque la fusione dovrà essere approvata dall' Antitrust che in Brasile è rappresentata dal CADE ( Consiglio Amministrativo di Difesa Economica ) . Nella foto l'imprenditore Michael Klein , direttore esecutivo di Casas Bahia e Abilio Diniz , presidente del consiglio di amministrzione di Pao de Acucar .