martedì 27 luglio 2010

Anno 2000 : Petrobras a Rio come BP nel Golfo


L'espresso è andato a vedere come sta oggi la baia di Guanabara, in Brasile, dove dieci anni fa ci fu una perdita di petrolio molto inferiore a quella nel Golfo del Messico. Ecco il risultato


Per quanto tempo avrà effetti devastanti sulla natura la perdita di petrolio della Bp al largo del Golfo del messico? Per averne un'idea basta fare un salto nella Baia di Guanabara, l'enorme bacino idrico che si estende per 380 chilometri quadrati nel territorio di Rio de Janeiro, ed è sede delle maggiori raffinerie di petrolio del Brasile.

Qui il 18 gennaio 2000 fuoriuscirono da un oleodotto sottomarino della Petrobras, la compagnia petrolifera di bandiera, 1,3 milioni di litri di petrolio (quanto ne usciva ogni 8 ore circa dalla falla della BP nel Golfo del Messico), dando luogo a quella che Breno Herrera, biologo a capo dell'area di protezione ambientale che si affaccia sulla Baia, classifica come «uno degli incidenti più gravi e devastanti della storia ambientale brasiliana».

Le sue conseguenze sono ancora evidenti e impressionanti nel Manguezal, le foreste di mangrovie che nascono a margine della Baia di Guanabara (proprio come nel Golfo del Messico) e che rappresentavano il cuore dell'ecosistema costiero di queste aree.

Ancora oggi ampie aree del Manguezal della Baia non danno nessunissimo segno di ripresa e l'impatto sulle comunità di pescatori continua a essere enorme. Chi prima pescava ogni giorno un quintale fra pesci e granchi deve ora accontentarsi di 5-10 chili. Molte delle specie ittiche di maggior valore commerciale si sono semplicemente estinte. Per giunta il pescato della Baia è stato marchiato come "contaminato" con terribili conseguenze sul prezzo. Si spiega così il dimezzamento degli addetti alla pesca.

L'indennizzo dei pescatori in attività prima dell'incidente rimane un fronte aperto. Da un lato Petrobras, nona impresa al mondo per valore di mercato, sostiene che il danno da indennizzare è quello relativo alla sospensione dell'attività per 32 giorni, portando a sostegno di questa tesi studi scientifici commissionati a svariate università e centri di ricerca. Dall'altro lato l'associazione nata dopo il disastro a sostegno dei diritti dei pescatiori sostiene che i danni arrecati sono stati enormi e che i dati di Petrobras sono fasulli. Alexandre Andreson, presidente dell'associazione, fa notare con sarcasmo come in uno degli studi prodotti da Petrobras si sostenga che a dieci giorni dall'incidente la concentrazione di idrocarduri nelle acque della Baia rientrasse già nella norma. Eppure, in quegli stessi giorni, si continuava a strappare alla morte centinaia di gabbiani e uccelli vari coperti di petrolio.

Intanto la vita dei pescatori locali – quelli che sono rimasti – si è trasformata: molti di loro infatti sono stati assunti proprio da Petrobras nei «progetti volti al miglioramento ambientale della Baia»: in altre parole, usano le loro reti per raccogliere bottiglie e sacchetti di plastica, anzichè pesci.


Nessun commento:

Posta un commento

Lasciate qui un vostro commento