lunedì 4 ottobre 2010

E l'ambientalista Marina sorprende Dilma


Una vittoria rimandata e una vendetta consumata. Sembrano essere questi i due risultati principali del primo turno delle elezioni brasiliane. Il successo rimandato è quello di Dilma Rousseff, la donna scelta dal presidente uscente Lula per succedergli, che nonostante tutti i buoni auspici di sondaggi ed exit poll al termine dello scrutinio si è fermata al 47%, tre punti sotto la maggioranza necessaria per essere eletta subito. La Rousseff affronterà al ballottaggio del 31 ottobre il socialdemocratico José Serra, che ha ottenuto poco più del 32%.

La vendetta consumata invece è quella di Marina Silva, l'ambientalista del Partito Verde che fino a due anni fa era ministro - ed avversaria di Dilma - dentro al governo Lula. E' lei la vera sorpresa del voto di ieri ed è in seguito al suo imprevisto exploit - ha sfiorato il 20% dei voti - che Dilma Rousseff ha dovuto rinunciare alla prevista vittoria al primo turno. Il consenso raccolto da Marina Silva è frutto di un fenomeno complesso. Uscita dal governo e dal Partito dei lavoratori di Lula appena due anni fa, la Silva ha sicuramente aggregato il voto dei delusi a sinistra dal pragmatismo del governo e, grazie alle battaglie sull'ambiente, quello di molti giovani. Ma paradossalmente il salto finale - fino a meno di due settimane fa aveva solo l'11% nei sondaggi - potrebbe averlo fatto grazie alla religione e all'appoggio delle comunità evangeliche di cui fa parte. Prima del voto, infatti, le Chiese evangeliche, molto forti in Brasile, hanno accusato la Rousseff di avere un atteggiamento ambiguo sulla legalizzazione dell'aborto (che tra l'altro fa parte da tempo dei programmi del Pt) e sui matrimoni gay. Una polemica che potrebbe aver avuto conseguenze nel voto delle fasce più povere della popolazione spostando consensi dalla inaffidabile (su questi temi) candidata di Lula verso l'evangelica Marina.

Ieri Dilma Rousseff ha vinto in 18 dei 27 Stati del paese, José Serra in otto e Marina Silva in uno, il distretto federale della capitale Brasilia. Un voto che sembra la fotocopia del primo turno di quattro anni fa quando anche Lula si fermò ad un passo dal 50 percento. Decisivi per il ballottaggio saranno i venti milioni di voti ricevuti da Marina Silva ma è molto difficile che possano trasferirsi tutti su José Serra. Più probabile che si dividano in tre parti quasi uguali: verso l'astensione, verso Dilma e verso Serra. Il Partito verde ha già annunciato che cercherà un accordo di programma con il candidato socialdemocratico ma Marina Silva non lo vuole, preferisce - ha detto - non dare indicazioni di voto verso nessuno dei due candidati al ballottaggio.

In ogni caso gli "anni di Lula", come ormai viene definito qui il primo decennio del nuovo secolo, non hanno solo trasformato il Brasile in un paese ottimista e convinto del proprio vincente destino, hanno anche cambiato la politica. La destra non esiste più nel panorama delle proposte elettorali e il futuro del dopo-Lula verrà conteso tra due candidati "ideologicamente" di centro sinistra: l'ex guerrigliera Dilma e il socialdemocratico Serra.

Il voto avrà effetti anche sul caso Battisti, l'ex terrorista in carcere a Papuda in attesa di estradizione. Dilma Rousseff ha già detto che lei lo riconsegnerà all'Italia. Ma è più probabile che decida il presidente uscente visto che comunque rimarrà in carica fino al 31 dicembre.

Fonte : La Repubblica

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