Home Vivere in Brasile La nuova emigrazione italiana : numeri e costi

La nuova emigrazione italiana : numeri e costi

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L’amico Roberto professionista torinese ma amante della città di Natal dove viene non appena libero dai suoi impegni mi ha segnalato questo interessante articolo tratto dal Sole24Ore .

Quanti giovani professionisti italiani emigrano ogni anno? A quanto ammonta il costo di questo esodo per il sistema-Paese, che ha investito nella loro formazione?Una domanda per la quale non esistono purtroppo risposte ufficiali.

“L’Italia è ancora un Paese di emigranti”, come ha messo nero su bianco la Fondazione Migrantes, nel suo ultimo rapporto 2010. Tuttavia, l’emigrazione dei nostri giovani professionisti, più volte stereotipata nel cliché della “fuga dei cervelli”, resta un buco nero, per le statistiche ufficiali.

La trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24 ha provato a fare i conti, nell’ultimo anno, su numeri e costi e costi di questa emigrazione. Arrivando a conclusioni sorprendenti.La prima riguarda proprio i numeri: è abbastanza realistico stimare in circa 60mila i giovani “under 40” che lasciano l’Italia ogni anno. Sulla base di almeno due dati: il primo proviene dall’Anagrafe Italiani Residenti Estero (Aire), secondo cui ben 316.572 giovani non ancora quarantenni hanno lasciato il Paese tra il 2000 e il gennaio del 2010. Il flusso ufficiale è dunque pari a poco più di 30mila l’anno.

Secondo vari sondaggi indipendenti, però, solo un espatriato su due si iscrive normalmente all’Aire (nonostante l’iscrizione sia obbligatoria). Il dato andrebbe dunque moltiplicato per due, per avere stime più ufficiose: in questo modo combacerebbe con la recente ricerca di Confimpreseitalia, che ha stimato proprio in 60mila i giovani emigranti, ogni anno. Quel che è più preoccupante, per Confimprese italia il 70% di loro sono laureati. Si tratta di capitale umano qualificato che lascia il Paese.

Molto interessante si rivela pure il dato dell’Istat sui trasferimenti di residenza nel 2009: ben 80.597 italiani si sono cancellati dall’anagrafe per espatrio, un balzo di quasi 20mila unità in più, rispetto al 2008. Più in generale, si tratta di un forte incremento, dopo anni in cui quella stessa quota galleggiava tra le 50mila e le 60mila unità annue in uscita. I dati Istat si riferiscono a tutti gli emigranti, giovani e non: è però plausibile supporre che l’età di chi emigra oggi sia – nella media – giovane. E che il dato complessivo – che comprende anche chi espatria, ma mantiene comunque la residenza in Italia – sia ovviamente superiore.

Da qui prende le mosse il calcolo sui costi, che si gioca su due livelli: quello minimo e quello massimo. Alla base c’è una stima prudenziale (calcolata su dati Ocse), relativa al costo di formazione totale di ciascun nostro laureato, dalle scuole elementari fino all’università: lo abbiamo indicato in 130mila dollari.Secondo i dati Istat, sull’espatrio dei laureati nel 2008 (6552 unità), il costo per il sistema-Italia in termini di capitale umano trasferito ammonterebbe a 851milioni e 760mila dollari.

Come premesso, i cambi di residenza riflettono solo in parte il totale dei trasferimenti. Basandoci invece sulla ricerca indipendente di Confimpreseitalia, possiamo stimare una quota annua di oltre 45mila laureati che emigrano, con un costo astronomico per l’Italia: quasi sei miliardi di dollari.

Pochi di loro fanno normalmente ritorno, producendo ulteriore ricchezza all’estero.La domanda successiva è: perché espatriano? Qui le motivazioni sono abbastanza ricorrenti, e si concentrano tutte sui vantaggi che molti Paesi europei e gli Usa – in particolare – offrono loro: salari in media più alti, posizioni di responsabilità nonostante la giovane età, selezioni trasparenti e meritocratiche (senza bisogno di “spintarelle”), prospettive di carriera chiare e definite, welfare state più attento ai giovani, soprattutto se disoccupati (grazie al salario minimo). Senza contare la minor presenza di un sistema gerontocratico.

La situazione italiana appare un po’ come uno specchio rovesciato: stupisce, in particolare, come molti di questi giovani espatriati, quando provano a rientrare con un curriculum internazionale di tutto rispetto, trovino le porte sprangate. Per questo il nostro Paese presenta forti flussi in uscita, ma scarsi flussi in entrata, per quanto riguarda giovani talenti di nazionalità italiana o straniera. In sintesi: l’immigrazione verso l’Italia è generalmente poco qualificata, l’emigrazione dall’Italia è invece altamente qualificata.

L’indagine di “Giovani Talenti” ha portato alla luce anche altri numeri: il ricercatore Lorenzo Beltrame, autore di un paper sul “brain drain”, stima in 410mila i laureati italiani all’estero. Per un “cervello” che entra, tre escono. Per il Cnr, ben 25mila professionisti italiani occupano posizioni di alto livello negli Stati Uniti (3500 di loro in ambito accademico). Per la ricercatrice Simona Monteleone, autrice di un altropaper sulla “fuga dei cervelli”, il 70% dei giovani ricercatori da lei intervistati non pensa proprio di rientrare. Percentuale che scende, ma non di molto, se allarghiamo l’intenzione di ritorno alla popolazione complessiva dei laureati: secondo Almalaurea, oltre la metà di quelli espatriati non ci pensa proprio, a un futuro in Italia.
Sergio Nava è il Conduttore di “Giovani Talenti” – Radio 24

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