giovedì 6 gennaio 2011

La corsa delle materie prime
innescata da Cina, India e Brasile

Così Europa e Stati Uniti "importano" inflazione e allontanano la ripresa dell'economia. I rincari di petrolio, cotone, gomma e zucchero si scaricheranno su tutti i benidi MAURIZIO RICCI

E' L'ONDA di ritorno della globalizzazione. Nel momento in cui le economie dell'Occidente segnano il passo, mentre Cina, India, Brasile viaggiano a ritmo accelerato. Sono così i paesi emergenti a dettare il ritmo dell'economia mondiale e a determinare i prezzi internazionali. Con il risultato di una spinta generalizzata ai rincari, del tutto fuori fase, rispetto al cattivo stato di salute delle economie dei paesi ricchi, che rischiano, così, di dover sopportare il doppio peso di uno sviluppo asfittico e di un'inflazione che si accumula. Il ventaglio delle materie prime - dal cotone, allo zucchero, alla gomma - si muove verso l'alto da mesi, ma, ora che a impennarsi è il petrolio - la regina delle materie prime perché è quella che impatta più direttamente l'economia - l'allarme squilla. Il greggio è vicino ai 90 dollari al barile agli Usa, ma sfiora i 95 in Europa, oltre 15 dollari in più di un anno fa. È pericolosamente vicina quota 100, che in molti individuano come la soglia psicologica, oltre la quale si innesterebbe il circolo vizioso della speculazione finanziaria, oggi, grazie alla abbondante liquidità messa a disposizione dalle banche centrali, particolarmente ricca di munizioni. Come nel 2008, quando spinse il barile a quota 140.

La Iea, l'Agenzia per l'energia dell'Ocse, l'organizzazione dei paesi ricchi, avverte che questa nuova corsa del petrolio sta già avendo effetti pesanti sulle economie più sviluppate. La bolletta petrolifera che i 34 paesi dell'Ocse pagano ai paesi esportatori è cresciuta nel 2010 di 200 miliardi di dollari, arrivando a sfiorare gli 800 miliardi: per importare greggio, nel 2010, i paesi ricchi hanno speso un terzo in più del 2009. Di fatto, hanno sacrificato agli sceicchi, secondo la Iea, mezzo punto di prodotto interno lordo, in un momento in cui il Pil fatica a crescere. Se la corsa continua, si riapre il baratro della recessione. "Le bollette di importazione petrolifera stanno diventando una minaccia alla ripresa economica" avverte il capo economista della Iea, Fatih Birol. È il messaggio recapitato all'Opec, l'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, che, nelle scorse settimane, ha respinto gli appelli ad un aumento della produzione.

Se l'incognita petrolio getta un'ombra lunga sull'economia dei prossimi anni, tuttavia, nell'immediato la corsa del greggio è solo la più grossa nuvola all'orizzonte. Quasi tutte le materie prime sono in ascesa. A cominciare dal cibo. Una nuova crisi alimentare, come quella del 2007-2008, non è nelle previsioni, perché i magazzini sono relativamente pieni. Ma gli effetti sui prezzi sono già evidenti. L'indice dei prezzi alimentari della Fao è salito in un solo mese, fra novembre e dicembre, del 4,2 per cento. Di fatto, è ad una quota anche più alta del 2008, spinto dai rincari di frumento, zucchero e carne. E non è solo questione di cibo. Anche il cotone, ad esempio, è a prezzi record.

Quello che sta succedendo sui mercati mondiali disegna, dunque, un 2011 duro e difficile per i consumatori, soprattutto dell'Occidente. In una fase di disoccupazione alta e redditi stagnanti, arriverà una raffica di rincari. Costerà di più la benzina alla pompa, ma anche il gas nella caldaia di riscaldamento (il suo prezzo, in Europa, è indicizzato al petrolio). La spesa quotidiana diventerà più difficile. I grandi distributori stanno già avvertendo i negozianti: quasi tutto - dall'hamburger alle merendine ai jeans - costerà di più. E questo complicherà non solo i bilanci familiari, ma anche quelli statali.

Una raffica di rincari significa, infatti, una ripresa dell'inflazione. A dicembre, nell'area euro, i prezzi sono saliti del 2,2 per cento, rispetto ad un anno prima. Molto più delle attese, ma, soprattutto, oltre quella soglia del 2 per cento che la Banca centrale europea vorrebbe mantenere. Di fatto, in una situazione diversa, la Bce avrebbe già alzato i tassi di interesse, per contenere i prezzi. Non lo ha ancora fatto per non strangolare la ripresa (assai debole fuori dalla Germania), ma, probabilmente ancora di più, perché un aumento dei tassi di interesse renderebbe ancora più difficile e costoso finanziare il debito pubblico dei paesi deboli dell'eurozona, dalla Grecia alla Spagna, dal Belgio all'Italia. Tuttavia, se l'inflazione non si fermerà, i tedeschi chiederanno con forza alla Bce un aumento dei tassi. Nel 2011, insomma, non rischiamo solo di perdere la camicia nuova: l'Europa è sull'orlo di un'altra crisi finanziaria e politica.

Fonte . La Repubblica

3 commenti:

  1. Una domanda: hanno attribuito la bandiera blu (la seconda) ad una spiaggia vicino a sao paulo (praia do tombo). Il problema che ravviso è la vicinanza ad un sito dei più inquinati del mondo (Cubatao da serra). Ci sono siti o organi di controllo (aria, acqua, cibi etc) per monitorare effettivamente salubrità di siti anche molto belli come tutto il litoral norte di sao paulo (ubatuba, Ilhabela, Angra dos reis etc)? tra l'altro ad Angra c'è una centrale (usina) nucleare ed a pochissima distanza siti turistici anche molto belli (porticcioli, spiagge, pousade). In Brasile tutto fluisce ma i controlli ci sono o tutti se ne infischiano? E' vero che sono ancora in produzione manufatti di eternit con amianto? grazie

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  2. Dovresti chiederlo all'ente che ha attribuito la bandiera blu ( Ma che cosa è ? )

    Comunque , non conoscendo il posto ho fatto una piccola indagine su Internet ed ho trovato questo link brasiliano con i commenti e non mi sembra che concordino con te , anzi le foto sono bellissime ti consiglio di guardarle

    http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=351744

    Cubatão ainda está no imaginário popular como cidade coberta por uma densa nuvem de fumaça.

    Cubatão tem 120.000 habitantes e uma importancia extraordinaria para a Baixada Santista e nem praia tem, por isso, não é cidade turistica.

    E nas fotos não dá pra ver nada de poluição atingindo a cidade, o que so faz reforçar que os projetos ambientais deram um excelente resultado e a cidade deixou de ter o horrivel titulo de lugar mais poluido do planeta.

    Come vedi dai commenti il titolo di luogo più inquinato del mondo è stato rimosso da un progetto ambientale di successo .

    Comunque tutto ciò che c'entra con l'articolo di Repubblica ?

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  3. ti chiedo scusa per la collocazione del mio commento. Lo so che non centra niente con l'argomento e spero di non aver disturbato la tua pubblicazione ma non sono esperto di blog e non so come funziona e dove eventulamente lasciare un post!! comunque grazie, vado subito a vedere il link!

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