sabato 18 giugno 2011

Moody mette sotto revisione il debito italiano


L'annuncio di Moody's che mette sotto revisione il debito italiano in vista di un declassamento possibile, realizza uno scenario che i mercati mondiali paventavano da tempo. Il tam tam era diventato assordante negli Stati Uniti in queste settimane. Dietro la Grecia, minuscolo pesce-pilota, affiorano ben altri e più grossi candidati al contagio della sfiducia.

Il fantasma dei Pigs aleggiava da tempo a Wall Street e a Washington, nelle stanze di comando del capitalismo globale e alla Casa Bianca. La decisione di Moody's, che fa seguito all'annuncio di segno analogo lanciato da Standard & Poor's meno di un mese fa, è la chiave per spiegare un apparente mistero.

Da molte settimane il Dow Jones è in calo, la regressione della Borsa Usa ha una lunghezza senza precedenti dal 2002, gli umori sono tornati al negativo, la preoccupazione dilaga: e tra le ragioni veniva ripetutamente chiamata in causa la crisi dei debiti sovrani nell'eurozona. Ma come poteva la minuscola Grecia da sola fare tanto danno, con un Pil inferiore a quello della città di Los Angeles? Ora l'arcano è svelato. I mercati in questo caso vedevano più lontano: spingevano lo sguardo alla seconda, terza e quarta puntata della crisi.

Un effetto-domino che avrebbe prima o poi coinvolto economie ben più grosse - ma egualmente malate - come la Spagna e soprattutto l'Italia. Il nostro paese ha un Pil quasi eguale a quello della California : siamo ad una soglia di dimensioni dove la sola ipotesi di difficoltà nel finanziamento del debito diventa una crisi di natura mondiale.

Lo sanno le banche di Wall Street e lo sa bene Barack Obama, che con insistenza aveva voluto parlare di crisi dell'eurozona anche al G8 di Deauville, sotto presidenza francese, in un periodo in cui i mercati sembravano più tranquilli. Ma era una finta tregua. Così come è stato effimero il senso di sollievo creato dall'annuncio che Angela Merkel ieri ammorbidiva l'intransigenza tedesca sugli aiuti ad Atene: è durato poche ore il beneficio sui mercati, fino al grande botto di Moody's sull'Italia.

Gli americani hanno sempre visto un'insolvenza greca come il primo tassello che cade, l'inizio di un effetto-domino. Dietro la Grecia l'intero arco dell'Europa mediterranea, più Irlanda e Portogallo, era sui loro schermi radar come l'area esposta al contagio. Ecco perché già un anno fa (maggio 2010) i conati di una crisi greca furono sufficienti a "congelare" di fatto la ripresa americana, gettando un vento di paura sui mercati che è stato pagato con diversi punti di Pil perfino negli Stati Uniti: di qui l'acuta attenzione di Obama a quest'area di fragilità, ventre molle dell'Unione europea.

E non interessa all'Amministrazione Obama polemizzare sul ruolo delle agenzie di rating. Certo, tutti ricordano quanto furono inaffidabili nel 2007, e incapaci di prevenire la crisi dei mutui subprime. Ma ciò non toglie nulla alla loro rilevanza nel dettare opinione sui mercati globali. Va ricordato che proprio qui negli Stati Uniti fu inaugurata molti decenni fa la regola per cui i grandi investitori istituzionali (fondi pensioni, assicurazioni) possono detenere nei loro portafogli solo titoli con un certo rating. Quel criterio divenne poi una regola quasi universale, adottato in Europa anche da un'istituzione centrale come la Bce, e nelle azioni emergenti da alcuni fondi sovrani.

Dunque un declassamento del rating può avere conseguenze enormi, tagliando fuori una nazione dalle fonti di finanziamento internazionali. L'analisi che sta dietro la decisione di Moody's del resto è condivisa da una grande istituzione sovranazionale di cui sono azionisti gli stessi Stati: il Fondo monetario. Proprio nel suo rapporto pubblicato ieri, il Fmi lancia l'allarme sul rischio che una crisi dell'eurozona possa compromettere la ripresa mondiale.

E il Fmi evoca più volte lo stesso problema - "sviluppo" - che sta dietro i ragionamenti di Moody's. Ovvero: i Pigs e tra loro un paese come l'Italia, sono stremati da politiche economiche che non creano sviluppo, anzi lo soffocano. Di conseguenza, il rigore nella finanza pubblica diventa socialmente insostenibile. Mettere a posto i conti quando non c'è sviluppo, quando non c'è benessere da redistribuire, quando non c'è lavoro per i giovani, è la ricetta più sicura per un accumulo di tensioni sociali e di proteste, che a loro volta penalizzano la competitività. Nessun "complotto delle agenzie", quindi, ma un'analisi condivisa dal Fmi: la trappola infernale dell'Europa mediterranea è un'austerità fine a se stessa, senza le riforme strutturali, che quindi si avvita senza produrre conti pubblici sani. Il peso del debito rischia perfino di aumentare, per un perverso circuito vizioso, se il Pil diminuisce: proprio quel reddito nazionale infatti serve a "misurare" la sostenibilità del debito stesso.

E nessuna di queste crisi è davvero locale. Per gli americani vale a proposito della Grecia, o domani dell'Italia, il teorema della Lehman Borthers: ne lasci fallire una sola, e tutto il resto del sistema bancario ha rischiato di essere travolto dal crac

Fonte : La Repubblica

9 commenti:

  1. http://www.corriere.it/politica/11_giugno_18/vendola-congresso-sel_8f941aa2-99a3-11e0-872e-8f6615df4e68.shtml

    E finchè qui tutto crolla e si va verso il baratro parlando solo di Ruby e tutti esultano per il referendum, come fosse la svolta..., possiamo vedere cosa si sta preparando per il ns futuro... dopo anni e anni di opposizione c'è finalmente un accordo... ma per carità!!! ma chi dobbiamo votare??? se uno si guarda intorno i dubbi sorgono spontanei o no? per anni in molti penso abbiamo votato cercando forse il male minore o di volta in volta di bilanciare/controbilanciare/protestare/ e chi più ne ha più ne metta... ma ora? che si fa?? è quasi una richiesta disperata... io non so più, come penso la maggioranza degli italiani, da che parte girarmi. In bocca al lupo Italia!

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  2. E' FATTA ......

    Grecia, slitta la quinta tranche di aiuti europei
    Juncker: “Attesa approvazione dell’austerity”
    La Grecia dovrà trattenere il fiato fino a metà luglio. E’ slittata nella notte la decisione dell’Eurogruppo sull’erogazione della quinta tranche di prestiti da 12 miliardi di euro da parte di Ue ed Fmi. I ministri dell’Economia, dopo sette ore di riunione, hanno deciso all’aba che l’approvazione avverrà solo dopo che il governo greco avrà dimostrato “in modo credibile” di saper mantenere gli impegni presi, approvando le misure di risanamento presentate dal primo ministro George Papandreou, ha spiegato il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker. I ministri riuniti a Lussemburgo hanno deciso di attendete “il voto finale sul programma” concordato con Ue, Bce e Fmi. Una fonte del ministero delle Finanze greco ha comunque fatto sapere che Atene è “fiduciosa sull’approvazione da parte del Parlamento entro il 28 giugno” e “non prevede problemi”. Mentre per domani è atteso il difficile voto sulla fiducia al nuovo esecutivo di unità nazionale proposto da Papandreou.

    “Abbiamo bisogno di una chiara decisione del Parlamento greco”, ha spiegato il ministro delle finanze belga, Didier Reynders, al termine del lungo negoziato a Lussemburgo. Dove si è lanciato anche un appello a “tutte le parti politiche” affinché sostengano le misure di austerity necessarie, nonostante le proteste dei cittadini. “Devono sostenere i principali obiettivi del programma – si legge in una nota diffusa dall’Eurogruppo – e le misure politiche chiave per assicurare una sua rigorosa e veloce attuazione”. Nel comunicato finale i ministri si impegnano anche a concordare un secondo piano di salvataggio per la Grecia – dopo quello iniziale da 110 miliardi di euro varato il maggio scorso – che includerà anche il coinvolgimento di investitori privati per il rifinanziamento del debito greco a partire dal 2012. Il nuovi piano di aiuti dovrebbe oscillare tra i 90 e i 120 miliardi di euro. I ministri dell’Eurozona – si legge nella nota – “accolgono favorevolmente” un coinvolgimento dei privati nel nuovo programma, ma ancora nessuna decisione è stata presa sulle modalità del loro intervento, dopo le perplessità espresse dallo stesso presidente Juncker e i negoziati tra Germania e Francia.

    Se qualcuno pensa ancora che la Grecia non ci saluti prima della fine dell' estate ...alzi la mano ...
    Andrè

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  3. Ciao Andrè

    in realtà non so cosa augurarmi per il popolo greco . Se vengono " salvati " saranno comunque schiavi per anni . E' immaginabile infatti che l'eventuale ingresso di privati nel piano di salvataggio avverrà con la concessione del diritto di sfruttamento di risorse e persone .

    Il default e l'eventuale ritorno alla moneta locale impoverirebbe si la Grecia nel breve periodo ma le darebbe anche una futura possibilità di ripresa attraverso , per esempio ,la risorsa turismo .

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  4. concordo .... purtroppo il signoraggio non permetterà questo ma prevedo una frammentaz. dei loro beni e relativa vendita a terzi privati che si arricchiranno grazie al patrimonio storico e naturalistico di quel bellissimo paese. Andrè

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  5. Il problema è che il default greco colpirebbe in primis Francia, Germania e BCE che hanno "in pancia" la fetta più grande dei titoli di stato greci che diverrebbero carta straccia (a sua volta Francia e Germania detengono quasi il 50% del capitale BCE quindi pagherebbero doppio). Sono quindi questi 2 paesi ad avere il maggior interesse ad evitare il default greco "spalmando" i crediti "bollenti" con altri tramite appunto BCE e FMI. Francia e Germania hanno quindi un interesse primario al salvataggio ma non senza avere prima le necessarie garanzie di privatizzazioni dal governo greco a favore delle proprie imprese ed amici. Considerando i tassi di interesse che è costretta a pagare oggi la Grecia sul debito siamo in presenza di vero e proprio strozzinaggio internazionale legalizzato, per questo le proteste dei greci che si trovano oggi costretti a pagare per le scelte dissennate di alcuni (non solo dei passati governanti) che, come al solito, non pagano mai.
    Detto questo, è chiaro che il rinvio a luglio dell'eventuale quanto inutile momentaneo salvataggio da parte europea non fa che aggravare ulteriormente la situazione dell'area euro e, conseguentemente, i rapporti di cambio anche con il real. Senza considerare che un'ulteriore passo falso del parlamento greco, non improbabile, farebbe tracollare immediatamente la situazione.
    A questo punto, ringraziando Andrè per i suoi interventi e pareri, mi piacerebbe leggere le opinioni e le previsioni di tutti i lettori del blog in merito al cambio.
    abraços
    Marcofalco

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  6. Marco ... sono solo pochi mesi che vi leggo giornalmente e conosco Anto ... volevo chiederti di dove sei ... e dove vivi, in Brasile ... ciao. andrè

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  7. secondo me il cambio resterà abbastanza stabile o in leggera discesa e vista la situazione europea tenderà a 2,10-2,15 verso fine anno. é solo una sensazione cmq xchè non ho conoscenze economiche pesanti.
    Francesco

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  8. Ciao Andrè,
    io sono romano e faccio la spola tra Roma e Salvador anche perchè sono in attesa del visto come investitore. La burocrazia brasiliana e, in particolare bahiana, ha tempi indefinibili ma perseverando si può arrivare. Sto avviando un'impresa di costruzioni e ristrutturazioni a Salvador e un piccolo ponto comercial.
    Il tuo interesse per il Brasile e questo blog da dove nasce?
    saluti
    Marco

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  9. X Francesco,
    Concordo con la tua previsione che mi sembra abbastanza realistica.
    Qui credo che nessuno abbia particolari conoscenze economiche, cerchiamo solo di scambiarci opinioni informate sui possibili scenari futuri in base alle notizie che si susseguono e che, spesso, non sono abbastanza divulgate, o non lo sono in maniera obiettiva.
    Marcofalco

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