giovedì 16 giugno 2011

Sao Paulo : il Brasile è cool


Tre cose vi colpiranno passeggiando un qualsiasi sabato pomeriggio per Rua Oscar Freire, la via dello shopping chic di San Paolo. Innanzitutto la concentrazione di bellissime ragazze nei loro abiti eleganti, tale da far impallidire via Montenapoleone nei giorni delle sfilate. Ma in fondo, penserete, siamo in Brasile, è quello che ci si aspetta. Poi però darete un’occhiata ai prezzi nelle vetrine E li troverete alti, altissimi, ben più che negli omologhi negozi di via Condotti.

Infine, noterete che le posizioni migliori sono occupate da marchi brasiliani, mentre le boutique dei grandi stilisti europei, da Versace a Hermes, sono nelle stradine laterali. Esattamente il contrario di quello che avviene nelle aree del lusso delle altre città del mondo. La moda come metafora. Quella dell’orgoglio di una nazione che si sente il vento in poppa, e di una città che inanella un record dopo l’altro: i 18 milioni di abitanti, le trentamila persone che guadagnano più di un milione di dollari al mese, i quattrocento elicotteri privati che volteggiano tra i suoi grattacieli, i picchi di vendite di Ferrari e Montblanc.

Se Rio è sole e samba, San Paolo odora di finanza, gioielli e supercar. E non è un caso se sul nuovo volo appena lanciato da Singapore Airlines per congiungere l’Europa a San Paolo, via Barcellona, è più difficile trovare posto in business e prima classe che in economy. Città d’affari, certo. Ma San Paolo sta impegnando tutta se stessa nel tentativo di arricchire la propria immagine, e trasformarsi anche in metropoli cool. E quindi, quale miglior veicolo della moda? Se ne sono accorti i grandi marchi internazionali, che cercano sempre più spesso tirocinanti brasiliani. Ma soprattutto se ne sono accorti gli stilisti locali, che puntano sull’orgoglio nazionale e sulle origini multietniche.
Per esempio Oskar Metsavant Osklen, che promuove un brazilian lifestyle raffinato grazie alla ricerca di materiali innovativi ed eco-compatibili: cotoni organici, pelli di pesci, lattice dell’Amazzonia. O Walter Rodrigues, che si batte per l’affermaè onnipresente.

Resterete bloccati nel traffico, che è caotico ai limiti dell’impazzimento. Verrete travolti da odori, calore, confusione. Ma, al tempo stesso, sarete testimoni del nuovo che avanza, con tutte le sue contraddizioni. E così, per esempio, al boom economico, o a quello della moda, si affianca quello della cucina. Con vertici assoluti, come il Dom di Alex Atala, da poco eletto settimo miglior ristorante del mondo. Ma anche con una scena in fermento, che vede ogni giorno nuove aperture di locali di dezione delle modelle di colore, imponendole in tutte le sue sfilate di capi futuristici. O ancora Carlos Miele, il prestigiatore della seta, le cui vistose collezioni utilizzano colori, disegni e materiali che danno una sensazione multidimensionale. Tutto, nella San Paolo di oggi, sprizza energia e voglia di far dimenticare lo stereotipo del Brasile derelitto e coloniale che molti europei hanno ancora in mente. Certo, vedrete la povertà, che sign. Anche ai fornelli vince l’orgoglio.

Un italiano potrà sorriderne, ma se chiedete a un paulista dove si mangia la migliore pizza del mondo vi risponderà fiero: «A San Paolo, ovviamente». Un’esagerazione? Sì, senza dubbio. Bisogna però ammettere che la pizza paulista-style è probabilmente la più buona che si possa trovare lontano dalla penisola. E la voglia di primeggiare non si limita alla pizza. La mortadella brasiliana? «Ottima». Il baccalà? «Il migliore». La carne? «Insuperabile ». La frutta? «Unica» (ma questo forse è vero).

Una grandeur da neofiti del benessere, certo. Ma anche un effetto del gigantismo di questa megalopoli senza confini, che influisce sul modo di rapportarsi al mondo. Basta salire in cima a uno dei mille grattacieli per rendersene conto. Di giorno, magari pranzando nel ristorante con vista a 360 gradi del Terraço Italia, o di sera, sorseggiando un drink allo Sky bar, sul roof top con piscina dello splendido Unique Hotel, dall’inconsueta forma di enorme fetta di cocomero rovesciata. Vedrete la città ai vostri piedi, ma anche estendersi a perdita d’o cchio, come dieci Manhattan una accanto all’altra. Ecco, New York. C’è qualcosa in comune con la Grande Mela: la capacità di pezzi della città di rinascere su se stessi, di trasformare nel giro di pochi anni vecchi quartieri degradati in mete cool. L’equivalente del Village o del Meat Pack District? Lo trovate a Vila Madalena, con le sue case basse, i suoi graffiti, le sontuose gallerie d’a rte, i coffe shop di tendenza, i localini che di sera la trasformano nel centro della movida. E la metamorfosi non è che all’ inizio.

Fonte : La Repubblica

7 commenti:

  1. Sao Paulo è fantastica veramente anche se c'è troppo disordine... Il problema è che con il real a questi valori la città è diventata troppo cara per noi Italiani!!!

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  2. immagina per i brasiliani ;)

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  3. Io ci abito da decenni, veniteci. Gestisco una associazione che fa intermediazione commericale e cultuirale tra i due paesi (Italia e Brasile). Sicuramente il Brasile è più in evoluzione dell' Italia. E le nostre donne sono bellissime.
    Pietro Alex Schiavi
    Associazione lombarda sudamerica - Sao Paulo.

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    1. Un caldo benvenuto al prof . Piero Alex Schiavi della Associazione lombarda sudamerica tra i lettori , spero assidui , di vivereinbrasile .

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    2. Grazie molte.
      Abbiamo spostato la sede sempre in Sao Paulo.
      Nuova sede: Praça Julio Mesquita, 69-1706
      Centro - Sao Paulo 01209-10.
      Non ci credera´: abbiamo ricevuto molti elogi, ma anche offese, di gente che considerab il Brasile solo una terra di veados. Si sa´, le critiche e le invidie sono deleterie. Mio Dio. Mai avremmo pensato che il nostro lavoro venisse visto come disonesto. Mah,..cosi´ va un certo mondo.

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    3. Ciao a tutti, io verro' a San Paolo a gennaio 2014, per fare un'esperienza nuova al di fuori dell'italia, per mettermi alla prova... secondo voi che ci siete gia' da un po' di tempo trovero' difficolta' nel trovare una mansione? la mia idea e' quella di fare un'esperienza di 6 mesi poi si vedra' non ho limiti ne di tempo ne' di tipologia di lavoro...

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