mercoledì 8 giugno 2011

Uniti nell'apatia

Mi dispiace pubblicare questo articolo dell' Economist segnalatomi dall'amico Roberto e di cui traduco volutamente solo iil titolo , ma è bene sapere come noi italiani siamo visti da altri popoli , in questo caso gli inglesi .

Personalmente non concordo con la conclusione dell 'Economist perchè , almeno per la mia esperienza al Sud , gli italiani sono tutt' altro che apatici .

For a moment, it looked as if Spain’s protests might spread to Italy. That would have been understandable. Italy too has an electoral system that gives party bosses absolute control over the selection of candidates. It too has a struggling economy and high rates of youth unemployment (29% nationally; in the poor south, it approaches Spanish levels). Unlike Spain, moreover, Italy is a gerontocracy where the young feel politically stymied.

As #spanishrevolution hashtags proliferated on Twitter, they were joined by#italianrevolution ones. But it soon became clear that many of these were written by Spaniards keen to export their protest. Demonstrations were called for May 21st in Rome, Milan and other cities. But the few people who turned up were mostly young Spaniards living in Italy.

Are their Italian peers less dynamic? Maybe. But other reasons explain the torpor. One is that, whereas Spaniards are angry (their economy has gone from prolonged boom to spectacular bust), Italians are simply numbed by a decade of negligible growth.

Another possible explanation is subtler. In both countries young people are victims of a labour system that produces cosseted insiders, who enjoy permanent employment, and bereft outsiders who, if they work at all, qualify only for an infinite series of short-term contracts. In Spain, at least some of the demonstrators seem to have understood that this system is sustained partly by the left and the trade unions; not so in Italy, where liberal economic ideas go almost unvoiced outside business schools. Until they are heard more widely, young Italians will continue to divide between those (mostly graduates) who flee to countries like Britain and America, and those who stay on in the hope of becoming pampered insiders themselves.

A recent survey found that the job most sought after by Italians between the ages of 26 and 50 was that of public employee. In Italy, it would seem, the revolution can wait.

4 commenti:

  1. beh posso portare esempi personali in quantità, anche se restano sempre pochi per essere statisticamente rappresentativi.

    Dico solo questo: anni fa sono entrato in Accademia Navale, con la romantica (e malsana) idea di fare l'ufficiale di carriera. Pensavo di trovare ragazzi come me: sportivi appassionati di mare, vela, remo e pronti a girare il mondo sulle navi.

    naaaa: su 150 entrati solo in 5 (e due erano gemelli) avevamo fatto solo il concorso per Livorno. TUTTI gli altri 145 avevano provato tutti i concorsi pubblici possibili.
    Essendo bagnino, durante il concorso mi chiedono di dare una mano per le prove in acqua: banalissimo tuffo da trampolino, ultrabanale vasca in superficie e bastardissima vasca in apnea. Da ragazzi 19nni che entrano per stare in Marina 10 anni cosa ti aspetti ? Eccomi a soccorrere ragazzi che AVEVANO PAURA/FOBIA dell'acqua e non sapevano nuotare.

    Ho lasciato Livorno e continuato con i miei sport acquatici tranquillo...

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  2. Diciamo che vivendo qui ho notato che si lamenta troppo e si fa poco. Immaginavo l'Italia un paese di primo mondo dal punto di vista di sviluppo e mercato di lavoro.

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  3. Gli italiani sono da sempre ammaliati da due cose: la vincita al gioco che ti cambia la vita e la vincita del posto pubblico con vitalizio assicurato, tutte le attenzioni possibili e carriera automatica.
    D’altra parte i governi e la politica tutta in combutta con i sindacati sono abilissimi a lasciar credere che tutti i cittadini prima o poi possono vincere (in un modo o nell’altro).
    Da qui il torpore endemico degli italiani e la giusta osservazione che la rivoluzione in Italia può ancora attendere!

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  4. x Erica. Purtroppo l' Italia sta andando a rotoli in tutti i sensi, non so se te ne stai rendendo conto. Tutti vogliono emigrare!Anche mio nonno ai tempi del secondo dopoguerra emigro per 14 anni in America Latina. Io sono italiana ed ho sempre vissuto in Italia. nel mio contesto, contrariamente a quello che hai scritto tu io e mio marito e tanti altri italiani ci siamo lamentati poco e fatto parecchio, in quanto noi personalmente da vent'anni abbiamo un'azienda che esporta tecnologie e impianti chimici in tutto il mondo e da 5 anni operiamo in turchia, il tutto con grande impegno, professionalita,lavoro e sacrifici.Amo il Brasile quanto te che sei Brasiliana e ti seguo anche nel tuo blog. Ti do un consiglio: e bellissima questa tua vohli di conoscere un'altra parte di mondo, di vaivere altre esperienze,scoprireun'altra cultura. Prendi il bello che riesci a trovare in questo paese e custodiscilo nel tuo cuore perche anche questa e una ricchezza, come ho fatto io del tuo meraviglioso,umano e solare Brasile. Un affettuoso saluto. Italiana.

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