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La caccia alle streghe del mercato

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Spesso quando si parla di Agenzie di rating le si critica per non aver previsto alcuni clamorosi default e pertanto gli attuali giudizi negativi sulla crisi di Eurolandia sono spesso visti in maniera scettica . In questo articolo del Sole 24 Ore si cerca di ” quantizzare ” l’effetto delle Agenzie sullo spread dei titoli di Stato . Il risultato fa pensare .Possiamo accusarle di avere sbagliato alla grande nel valutare la solidità dei mutui americani e di Lehman Brothers. Possiamo additarle per il loro perenne conflitto di interessi. Possiamo sostenere che hanno un occhio di riguardo sul debito degli Stati Uniti e molto meno savoir-faire sull’Europa. Ma non possiamo accusarle di essere la principale fonte di destabilizzazione sui mercati del Vecchio continente.Dati alla mano: l’impatto dei declassamenti di rating sui titoli di Stato di Portogallo e Grecia nel 2010 e nel 2011 è stato uguale all’effetto che sugli stessi titoli di Stato hanno avuto vari comportamenti e varie dichiarazioni dei capi di Stato europei.«Il Sole 24 Ore» ha calcolato, da inizio 2010 ad oggi, l’effetto sugli spread dei titoli di Stato greci e portoghesi di ogni declassamento di rating e di ogni evento politico che ha avuto un impatto negativo sul mercato. Ebbene: mediamente Moody’s e Standard & Poors, quando bocciano uno dei due Paesi, provocano un aumento dello spread di 39 punti base nel primo giorno che diventa di 33 in una settimana. I ministri o i capi di Stato, nei giorni in cui dimostrano di non saper decidere o in cui rilasciano dichiarazioni poco gradite ai mercati, hanno più o meno lo stesso impatto: gli spread si allargano di 36 punti base il primo giorno e di 43 in una settimana.Dato che il cosiddetto spread (cioè la differenza tra i rendimenti dei titoli greci o portoghesi rispetto a quelli tedeschi) è il termometro del rischio-Stato secondo i mercati, il messaggio è semplice: se il ceto politico di tutta Europa considera le agenzie di rating gli ‘untori’ del mercato, le agenzie di rating avrebbero tutto il diritto di additare come ‘untore’ il mondo politico europeo. Con le sue indecisioni e i suoi passi avanti e indietro, crea altrettanta incertezza tra gli investitori. La speculazione, poi, fa il resto.I signori delle pagelle
Tutti concordano nel dire che Moody’s e Standard & Poor’s abbiano perso la loro credibilità dopo aver completamente sbagliato a valutare i mutui subprime americani. L’inchiesta del Congresso Usa ha messo in evidenza non solo gli errori, ma anche situazioni che potrebbero far ipotizzare il dolo. Anche su Lehman Brothers i signori delle pagelle hanno preso fischi per fiaschi: la banca era giudicata nel campo delle ‘singole A’ (valutazione che indica affidabilità) fino al giorno del suo fallimento. Eppure quando declassano uno Stato tutti prendono i loro giudizi per oro colato.Il motivo del loro forte impatto ogni volta che declassano Grecia o Portogallo è evidente: il mercato è ormai così teso – e inzuppato di speculazione -, che tende ad esasperare le notizie. Probabilmente si spiegano così le differenti reazioni a eventi simili in periodi diversi: quando il 16 marzo (in un periodo tranquillo) Moody’s ha declassato di due voti il Portogallo, lo spread del Paese è salito di soli 12 punti base (0,12%), mentre quando Moody’s ha fatto lo stesso il 5 luglio scorso (in una fase di nervi già tesi) lo spread si è allargato di 191 punti base in un giorno. Si potrebbe obiettare che in questo secondo caso il declassamento è stato più clamoroso. Vero. Ma comunque questa reazione dimostra che il mercato ha i nervi ora molto più tesi.I signori della politica
In ogni caso il mondo politico è altrettanto in grado di destabilizzare i mercati. Quando il 27 aprile 2011 il consigliere economico della cancelliera tedesca Angela Merkel dichiarò in un’intervista che la Grecia avrebbe dovuto ristrutturare il suo debito, lasciando intendere ancora una volta tutta la diffidenza tedesca al salvataggio, lo spread del paese ellenico salì in un giorno di 74 punti base. Quando, il 18 aprile, il partito nazionalista finlandese – contrario al salvataggio del Portogallo – vinse le elezioni, lo spread dei bond di Lisbona salirono di 21 punti base.E pochi giorni prima, il 15 aprile, due distinte interviste del ministro delle finanze tedesco e del suo omologo greco causarono un’impennata degli spread greci di 53 punti base. Insomma: probabilmente non ci sono gli ‘untori’ sui mercati. Tappare la bocca alle agenzie di rating, o tapparla ad alcuni esponenti del mondo politico, forse ridurrebbe le esasperazioni. Ma non risolverebbe la crisi. Per quella serve una vera e forte risposta dell’Europa. Non una caccia alle streghe.

m.longo@ilsole24ore.com

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