venerdì 9 dicembre 2011

Durban : il Brasile sotto accusa

Aveva dimostrato che bloccare l'assalto alle foreste è possibile: aveva ridotto di tre quarti l'erosione che impoverisce il più grande mantello verde della Terra. E, ora, a un passo dal traguardo, arriva il contrordine: si cambia direzione, si ricomincia con le motoseghe e i roghi. Il Brasile è finito così al centro delle polemiche degli ambientalisti alla conferenza di Durban sul clima.

"Con l'approvazione da parte del Senato, sta per diventare operativa la riforma del Codice forestale che limita fortemente la protezione della natura", spiega Carlos Rittl, responsabile Wwf per la campagna clima in Brasile. "Mentre prima chi aveva un appezzamento di terra doveva proteggerne l'80 per cento, ora le parti si invertono. Ne può proteggere solo il 50 o in certi casi il 20 per cento".

Inoltre, denuncia il Wwf Brasile che ha chiesto al presidente di porre il veto sulla legge, la nuova norma premia i furbetti attraverso una tecnica conosciuta anche in Italia (noi la chiamiamo condono): per le devastazioni fatte prima del luglio 2008 c'è l'amnistia. Con la possibilità che si continui a bruciare sperando di retrodatare il reato.

Da parte sua il governo brasiliano nega le accuse sostenendo che la riforma incentiva il recupero delle aree gestite illegalmente e che in questo modo si compenserà il maggior impatto prodotto. Secondo Brasilia si riuscirà a mantenere il trend che ha portato la deforestazione in tutto il Paese da un picco di 28.000 chilometri quadrati annui ai 6.200 chilometri quadrati del 2010. 

"Abbiamo bisogno di aumentare non di diminuire la protezione delle foreste", ribatte Laura George, a nome dell'Amerindian People Association. "Nel mio Paese, in Guayana, ci sono 75.000 nativi che vivono nella foresta o vicino alla foresta seguendo uno stile di vita che per secoli ha reso possibile agli esseri umani di inserirsi in questo ecosistema senza creare problemi".

"Noi", continua Laura George, "usiamo le piante come riserva alimentare e come fonte di farmaci. Utilizziamo alcune aree a rotazione, lasciando alle piante il tempo di riprendersi dopo il taglio, e la foresta non soffre. Ma negli ultimi tempi è aumentata la pressione delle aziende minerarie e del legname che devastano aree sempre più grandi: la situazione sta diventando difficile".

Dove non arrivano le motoseghe arriva il cambiamento climatico prodotto dall'uso di petrolio e di carbone. Come ricorda Francesco Martone, dell'associazione Forest Peoples Programme, le popolazioni indigene sono le più esposte alla crescente pressione creata dall'aumento dei gas serra: "I segni della mutazione climatica sono diventati chiari. Da una parte aumentano le vittime di alluvioni disastrose che flagellano ad esempio, con particolare violenza, le coste dell'Africa orientale. Dall'altra pratiche di coltivazione antichissime basate sulla regolarità dell'alternarsi di periodi secchi e monsonici sono messe in crisi dalla mutevolezza imprevedibile del nuovo clima. Sta saltando la sicurezza alimentare di intere zone".


6 commenti:

  1. Ho letto più critiche che complimenti per questo codice forestale. Non ho capito bene se sono fondate o no, la cosa sembra molto complicata e non ci sono dati certi sulle aree a cui potrebbe applicarsi. La mia impressione è che non sia molto buono per il semplice fatto di essere complesso. Se le leggi di prima erano migliori, allora non hanno fatto molto per salvare le foreste. In Brasile si dice che se una legge è troppo bassa, si passa sopra e se è troppo alta, si passa di sotto. Quello che ci vuole è coscienza del problema. Una cosa buona di tutto questo è che tiene il discorso ambiente forestale nella bocca di tutti.
    Sarà che la Dilma, con una certa furbizia, non mette il veto all'ultimo momento per guadagnare la simpatia di certi ambienti ecologisti?

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  2. In effetti è molto difficile formarsi un'idea esatta della reale entità del problema perchè sull'Amazzonia si intrecciano e sovrappongono interessi enormi, brasiliani e stranieri, in virtù anche dei ricchissimi giacimenti di rame, ferro, alluminio, oro, manganese, stagno, nichel, uranio, petrolio e gas naturale.
    Gli interessi dei latifondisti, dell'industria del legname e del bestiame e dei biocarburanti sono enormi e sembrano alla base delle centinaia di attivisti ambientali minacciati o uccisi per essersi posti contro la deforestazione e gli interessi delle lobby. Dal 2000 al 2010 sono almeno 165 i leader contadini e ambientalisti che in Brasile – per la maggior parte nella regione del Parà – hanno ricevuto minacce di morte a seguito della loro attività contro la deforestazione. Una lista a cui ne va aggiunta un’altra, ben più macabra: quella che parla di 1.581 omicidi negli ultimi 25 anni per questioni legate allo sfruttamento delle foreste e del territorio brasiliani, di cui 393 tra il 2000 e il 2010 (Fonte Comissão Pastoral da Terra della Chiesa cattolica brasiliana). Senza contare poi le centinaia di progetti infrastrutturali come la diga idroelettrica di Belo Monte.
    Sembra che siano gli interessi a spingere sul Congresso Brasiliano affinché modifichi il Codice Forestale che regola la deforestazione nel Paese come proposto dal deputato Aldo Rebelo. La riforma andrebbe ad allentare il Codice Forestale, riducendo le aree protette e aprendo la strada a sempre maggiori deforestazioni legalizzate e ha spinto dieci ex ministri dell’ambiente brasiliani a scrivere al Congresso Nazionale e al presidente Dilma Rousseff per chiedere di bloccare le modifiche proposte.
    Le aree forestali dell’Amazzonia, del Congo e del Borneo Mekong da sole ospitano due terzi della biodiversità terrestre e forniscono al tempo stesso sostentamento ad oltre un miliardo di persone.

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  3. All'inizio della settimana la stampa riportava: “Desmatamento na Amazônia cai 11% e atinge menor taxa em 24 anos”

    Oggi il Brasile preserva il 61% dei suoi bioma, e produce solo sul 27,7% del territorio nazionale.

    Ma per la disperazione di Marina Silva, l'ONU ha confermato che il Brasile è il paese che più contribuisce per l'equilibrio climatico e che rispetta il Codice Forestale approvato dalla maggioranza del parlamento brasiliano. E l'Onu precisava che tutti i paesi dovrebbero essere uguali al Brasile.

    Poi, Ong, Marina (verde dollaro) Silva e pochi altri vorrebbero portare il Brasile all'età della pietra.

    Giancarlo
    http://ilmosta.blogspot.com

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  4. O mundo perdeu uma área superior a dois Estados de São Paulo em florestas na última década, apesar da queda no desmatamento, segundo um relatório divulgado pela FAO, a agência da ONU para agricultura e alimentação.
    Segundo o relatório Avaliação Global de Recursos Florestais 2010, houve uma redução na área média desmatada no mundo, de 16 milhões de hectares anuais durante a década de 1990, para 13 milhões de hectares anuais na década de 2000.
    O Brasil teve uma redução na perda de florestas na última década - de 2,9 milhões de hectares anuais nos anos 1990 para 2,6 milhões nos anos 2000 - mas permanece como o país com o maior desmatamento no mundo.
    O relatório da ONU aponta a América do Sul como o continente com a maior perda de área de florestas na última década (4 milhões de hectares anuais), seguida da África, com 3,4 milhões de hectares de florestas perdidas por ano.
    O Brasil, a Indonésia e a Austrália são apontados como os países com a maior perda líquida de florestas no mundo.
    A organização observa que o nível de desmatamento ainda é muito alto em muitos países e destaca a importância que as florestas têm no combate ao problema das mudanças climáticas, por serem grandes depósitos de carbono: floresta desmatada significa mais carbono na atmosfera.

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  5. Poiché il rapporto e del 1° febbraio, e la notizia del rapporto è apparsa sulla stampa solo dal 20/25 marzo, ossia alquanto datato in riferimento ai dati che io fornisco, ed essendo che non ricordavo più cosa diceva, sono andato a rivederlo.

    Ma come già sapevo, i numeri che tu citi copiandoli pari pari da uno dei tanti portali internet non sono citati sul rapporto nel modo come li vuoi fare apparire.

    Molti portali eco-terroristi citano fonti ufficiali, senza fornire il link, certi che i lettori non hanno voglia di verificare la fonte e si accontentino delle quattro baggianate che scrivono.

    Qui trovi il rapporto ufficiale: http://www.fao.org/docrep/013/i2000e/i2000e.pdf

    Sempre risalire alla fonte, non prendere tutto per oro colato. Sempre verificare i dati, magari sono errati, fosse anche solo in buona fede.

    Giancarlo
    http://ilmosta.blogspot.com

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  6. Cresce in maniera incontrollata il disboscamento nel Mato Grosso.
    Nel 2011 sono stati disboscati 1126 chilometri quadrati di foresta in tutto lo stato, con un aumento del 20% rispetto all’anno precedente, riferisce una ricerca divulgata qualche giorno fa dall’Instituto Nacional de Pesquisas Espacias (Inpe). L’ultima scoperta, però, proviene dall’Ibama (Instituto Brasileiro do Medio Ambiente e dos Recursos Naturais Renováveis), ed è ancora più preoccupante. Nella zona conosciuta come Três Fronteiras, al confine tra gli stati di Mato Grosso, Amazonas e Tocantins, è stata disboscata un’area corrispondente a 700 campi di calcio.
    L’operazione, condotta da agenti dell’Ibama del Rio Grande do Norte, Minas Gerais, Tocantins e, ovviamente, Mato Grosso, è stata possibile grazie all’aiuto dei satelliti che hanno individuato l’area disboscata.

    Ma le sirene della disinformazione sono sempre in agguato ....
    saluti
    Marco

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