Percebi que havia lançado um olhar para o futuro do mundo (Brasil , Pais do Futuro - S.Zweig)
lunedì 30 maggio 2011
Fratelli d'Italia , l'Italia s'è desta !
Grecia : fuga dei capitali

venerdì 27 maggio 2011
2 Giugno : Festa della Repubblica

Il 2 Giugno si celebra la Festa Nazionale Italiana . A Natal l'associazione ACIBRA , L'Istituto Madrelingua , il ristorante da Gianni a Pontanegra ed il Beach Resort vi aspettano per le manifestazioni .
Il giorno 2 Giugno, subito dopo la caduta del regime fascista, gli italiani furono chiamati alle urne per scegliere tra il sistema monarchico e la democrazia. La partecipazione democratica vinse e a partire da questo anno gli italiani hanno cominciato a commemorare la Festa della Repubblica in questa data.
Evento già affermato nel calendario culturale della città, questa nostra festa fa parte delle commemorazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia a Natal, e che si articoleranno come segue:
Giovedì 2 – ore 15:00: insieme al Console d’Italia Francesco Piccione saremo alla Università UnP – Laureate per un intervento aperto agli alunni; alle ore 19:00 il Console riceverà le autorità locali presso il D Beach Resort e alle 20:00 incontrerà la comunità italiana e i simpatizzanti presso il ristorante Gianni’s per un cocktail “vino&pasta”.
Venerdì 3 giugno – ore 20:00 – 12ª edizione del nostro evento Tutti a tavola! – Festa di immagini, musica e sapori tipicamente italiani! Nel corso dell’evento filmati sull’Italia accompangneranno la festa; ci sarà musica dal vivo con il cantante italiano Sandro e la gastronomia avrà il suo grande spazio con un buffet di 15 pietanze di cucina italiana!
Storicamente l’operosità degli italiani all’estero ha caratterizzato la nostra presenza nei paesi di accoglienza. Anche Natal, in questi ultimi anni, ha accolto con la sua ospitalità sempre più italiani che l’hanno scelta per viverci e qui lavorare. In questo senso il Centro di Cultura Italiana MadrelinguA e l’Associazione Culturale Italo-Brasiliana di Rio Grande do Norte pesentano questo evento come un’ulteriore opportunità per le due comunità affinché si incontrino e rafforzino i legami che le uniscono.
sabato 21 maggio 2011
Fratelli d'Italia

Sono in procinto di rientrare per un mese in Italia da dove potrò scrivere finalmente qualcosa di buono sul Bel Paese per la consolazione dei vari Max , Maxximo ( Accaniti critici del Brasile che purtroppo per loro ci vivono ) e via dicendo .
venerdì 20 maggio 2011
Grecia : un passo dal default !
Fitch declassa rating Grecia
"B+" con implicazioni negative
L'agenzia abbassa di tre gradini dal precedente BB+ e aggiunge: sotto osservazione per nuove possibili bocciature. Preoccupa l'attuazione di radicali riforme fiscali. Senza nuovi aiuti dalla Ue e dal Fmi, potrebbe arrivare un ulteriore taglio a CCC. La Lagarde: "Il Paese è a rischio default". Chiusura negativa per le Borse europee
Il rappresentante del Fondo monetario internazionale, Paul Thomas, all'entrata del ministero dell'interno greco, ad Atene
Senza un nuovo programma d'aiuti alla Grecia interamente finanziato dall'Unione europea e dal Fondo monetario internazionale, Fitch potrebbe nuovamente tagliare il rating greco portandolo alla categoria 'CCC', "che indica alta probabilità di default", scrive ancora in una nota l'agenzia, aggiungendo che la "ristrutturazione soft" adombrata dall'Unione europea, cioè una dilazione delle rate sul debito, sarebbe considerata un evento di default.
L'annuncio di Fitch fa scivolare le borse europee che concludono la seduta in calo. Chiusura negativa per la Borsa di Milano, che si ferma sui minimi di giornata con il Ftse Mib in calo dell'1,5 per cento a 21.236 punti e l'All Share dell'1,37 per cento a 22.004. L'Ftse100 di Londra limita i danni e cede lo 0,13 per cento a 5.948,49 punti sostenuto dalla buona performance del titolo Bp, che è riuscita a scaricare su Mitsui un miliardo dei costi del devastante disastro ambientale causato nel Golfo del Messico. Il Dax di Francoforte perde l'1,24 per cento a 7.266,82 punti, il Cac40 di Parigi arretra dello 0,92 per cento a 3.990,85 punti. Particolarmente pesante Atene, che segna un calo del 2,1 per cento a 577,61 punti. Lascia sul terreno l'1,45 per cento a 10.226,6 punti l'Ibex di Madrid che sconta l'avvicinarsi delle elezioni regionali, che vedranno molto probabilmente uscire sconfitto il Pse del premier Josè Luis Rodriguez Zapatero.
I timori per la crisi del debito greco spingono in ribasso l'euro, che chiude le contrattazioni a 1,4157 dollari, vicino ai minimi di seduta. La moneta comune arretra anche sullo yen a 115,67. Stabile a 81,67 il cambio dollaro/yen.
martedì 17 maggio 2011
Carlo di Franco : dalla LUISS al Brasile
Vi segnalo l'ultimo interessante articolo dell'amico Carlo di Franco sulla rivista di Geopolitica Limes . Carlo di Franco vive a Salvador di Bahia ed è un esperto di commercio estero e finanza internazionale . Ci siamo conosciuti ai tavolini del Bar/ Lan House di Nicola , un napoletano trapiantato al Porto da Barra di Salvador . Carlo non ha affatto l'aspetto serioso dell'esperto internazionale ma ha studiato in una delle più prestigiose università private della Capitale : la LUISS ed anche lui , come tanti amici , cerca una sua dimensione al di fuori dell'Italia .
Il «male olandese» ha contagiato il Brasile?

(Carta di Laura Canali tratta da Limes QS 1/2007 "Brasile la stella del Sud" - clicca sulla carta per la possibilità di ingrandire)
Potete scommetterci: passata la sbornia del carnevale e tornati dalle ferie estive, l’argomento del giorno nel dibattito politico-economico prenderà spunto da due notizie apparentemente contrastanti.
Entrambe hanno relazione con i paesi ricchi d’Europa e Nord America, relazione da sempre vissuta con soggezione. La prima notizia riguarda i dati del pil e le relative graduatorie internazionali.
Secondo i dati dell’Istituto brasiliano di geografia e statistica (Ibge), l'economia brasiliana ha chiuso il 2010 con una crescita del 7,5%.
In confronto ad altri 16 paesi, il ritmo di espansione del Brasile perde solo rispetto a Cina (10,3%) e India (8,6%), mentre sorpassa quello di Corea del Sud (6,1%), Giappone (3,9%), Usa (2,8%) e area Euro (1,7%).
La posizione nei ranking internazionali è la novità riportata da tutti i media brasiliani. Secondo Fmi e Banca Mondiale (dati provvisori), il pil brasiliano per parità dei poteri d'acquisto (Ppa) è il settimo al mondo, avendo scavalcato nel 2010 Francia e Regno Unito.
Per chi fosse rimasto ancorato a vecchi schemi, ricordiamo le prime dieci posizioni: Usa, Cina, Giappone, India, Germania, Russia, Brasile, Regno Unito, Francia e Italia.
La graduatoria del pil nominale (quindi non influenzato dal livello dei prezzi interni) non modifica molto le cose: la stampa economica brasiliana ha rilevato in questi giorni che, grazie ad alcune correzioni contabili, il sorpasso sull’Italia dovrebbe essere avvenuto già nel 2010, senza aspettare il 2011, come invece era previsto dal Fmi.
La posizione brasiliana, quindi, sarebbe sempre la settima, guadagnando rispetto alla precedente graduatoria su India e Russia e perdendo su Francia e Regno Unito.
La seconda notizia è nell’inchiesta Brazil’s carnival is “made in China” pubblicata il 6 marzo dal Financial Times. Conformemente ai dati degli importatori tessili, «circa l’80% dei costumi in mostra nei festival del carnevale brasiliano quest'anno è stato importato quasi esclusivamente dalla Cina».
«Dalle creazioni più tradizionali ostentate dalle scuole di samba concorrenti alle maschere indipendenti degli Elvis Presley o Osama bin Laden, la stragrande maggioranza è stata confezionata con poliestere e nylon cinese, oltre a qualche pezzo dalla Corea del Sud», mentre solo 15 anni fa erano interamente di origine locale.
Una fornitrice intervistata tenta una spiegazione: «c'è stata, nel corso degli anni, una mancanza di nuove attrezzature e di investimenti nel settore tessile. La domanda ora è così forte che non si riesce a starle dietro». È uno dei maggiori problemi del Brasile: la «maledizione delle risorse naturali», ovvero il rischio di deindustrializzazione collegato allo sfruttamento di risorse naturali.
È il «male olandese», un fenomeno così chiamato da quando l'Economist nel 1977 utilizzò il termine «Dutch disease» per descrivere il processo di declino del settore manifatturiero nei Paesi Bassi dopo la scoperta di grandi giacimenti di gas naturale. La tesi, in estrema sintesi, è che l’esportazione di grandi quantità di risorse naturali causa un massiccio afflusso di valuta estera.
Il conseguente apprezzamento della valuta locale provoca così una riduzione della competitività esterna dei prodotti del settore industriale, stimola l’importazione di beni stranieri concorrenti e un processo di deindustrializzazione interno.
In Brasile, la preoccupazione per questo fenomeno è emersa negli ultimi anni con la crescita di esportazioni di materie prime agricole e minerali e, in realistica prospettiva, con la possibilità di esportare grandi quantità di biocarburanti (principalmente etanolo) e petrolio, a partire dallo sfruttamento operativo dei giacimenti del Pré-sal recentemente scoperti, che proietteranno il paese tra i massimi produttori mondiali.
Alcuni segnali confermano questa probabilità: il peggioramento della bilancia commerciale industriale, specialmente per i beni di media e alta intensità tecnologica, contemporaneo a una fase di forte crescita economica che si riflette soprattutto in consumo di beni importati.
Con mirabile sintesi mi spiega il Prof. José F. Vinci de Moraes, economista dell’Università Espm: «Noi non possiamo sostenere questo tasso di crescita del 7,5% annuo. Il tasso di investimento ancora non raggiunge il 20% del pil, mentre in Cina, è stato del 41% nel 2010. I consumi non smettono di crescere ma la produzione nazionale non può tenere il passo della domanda, e noi stiamo comprando sempre più prodotti importati, il che spinge al disavanzo esterno, ma aiuta anche a contenere l'inflazione».
Fino agli inizi degli anni Novanta l'economia brasiliana era immune al male olandese, neutralizzato attraverso meccanismi di protezione che compensavano l’apprezzamento del tasso di cambio, reminescenza di un modello di politica industriale “di sostituzioni delle importazioni” che vigeva dagli anni Trenta di Getulio Vargas.
Dalla presidenza Collor de Mello in poi, attraverso la liberalizzazione commerciale e finanziaria e la totale flessibilità dei cambi, il paese ha iniziato a presentare esempi notevoli di deindustrializzazione.
Fattori come l'abbandono delle politiche industriale e commerciale e l’apprezzamento del tasso di cambio (usato come strumento di lotta all’inflazione) hanno condotto il Brasile a tornare su una posizione ricardiana, che riflette la sua dotazione tradizionale di risorse.
L’apprezzamento del cambio del real rispetto al dollaro è notevole: il 56% dal valore medio mensile dall’ottobre 2002 (minimo storico) al febbraio 2011.
Anche i negoziati commerciali del Doha Round seguono questa tendenza. Il Brasile ha l’obiettivo di ottenere da Europa e Stati Uniti la riduzione delle sovvenzioni all'agricoltura. Queste ultime chiedono in contropartita la riduzione sostanziale delle tariffe doganali in settori industriali strategici per il Brasile e ciò potrà esacerbare il processo di perdita di competitività dell'industria.
Elaborando gli aggiornatissimi dati del ministero dello Sviluppo, Industria e Commercio Estero sulla bilancia commerciale di gennaio 2011, si può constatare che in un anno l’export di prodotti primari è aumentato del 64,1%, quello di semilavorati del 35,8%, mentre l’export di manufatti è cresciuto solo del 14%.
Se credete che in un'epoca di crisi e instabilità questo dato possa essere poco significativo e preferite i trend di lungo periodo, considerate che il surplus di 4 miliardi di dollari americani della bilancia commerciale dei soli prodotti manifatturieri del 1992 si è trasformato in un deficit di 9,8 miliardi nel 2007, quando corrispondevano ancora al 52,3% delle esportazioni totali, e nella spaventosa voragine di 70,9 miliardi nel 2010, scendendo al 39,4% del totale.
Bisogna ricordare che grazie ai prodotti primari il paese nel 2010 ha comunque ottenuto un surplus commerciale di 20,4 miliardi di dollari americani. Questa è una sorpresa negativa per quanti ricordano San Paolo come il cuore industriale del Sud America, subcontinente dove spessissimo per molti beni di media tecnologia si potevano leggere le istruzioni solo in portoghese.
Il Brasile ha attraversato un intenso processo di industrializzazione tra gli anni Cinquanta e Ottanta. Nel 1947, l'industria manifatturiera rappresentava il 20% del pil. Nel 1985, ha raggiunto un picco del 36%, quindi ha cominciato a declinare e attualmente il settore partecipa con meno del 16%.
Parte di questa caduta può essere attribuita a cambiamenti nella metodologia di calcolo del pil, mentre lo stesso processo di terziarizzazione (outsourcing) degli anni Ottanta e Novanta provoca lo “spostamento statistico” di molte attività dall’industria ai servizi.
Vero è che l'industria ha perso spazio nel mondo: in generale, quando le economie crescono e si sviluppano, l’industria perde quota nella composizione del Pil.
Ma questo vale specialmente per i paesi più sviluppati dove i servizi nei settori di istruzione, finanze, cultura, tempo libero e tecnologia richiedono una forza lavoro altamente qualificata, mentre in Brasile la struttura dei servizi è ancora basata sul commercio, spesso informale.
Il timore è che la minore partecipazione dell'industria in Brasile sia associata a una “primarizzazione di ritorno”: invece di avanzare verso un'economia basata sui servizi a valore aggiunto più elevati, il paese si starebbe concentrando nella produzione di materie prime e commodities agricole e minerali.
È presto per dare risposte definitive anche perché è un fenomeno ancora limitato nel tempo e sicuramente influenzato dalla crisi globale del 2008: le esportazioni di prodotti finiti (destinate soprattutto a Usa e al resto del continente) sono state duramente colpite, mentre la crescita accelerata dell’economia ha dato impulso alle importazioni.
Non si deve pensare che queste ultime si concentrino solo nei beni di consumo. Al contrario, gli investimenti sono considerevoli e con essi l’acquisto di macchinari e componenti per l'industria.
Uno studio della Banca nazionale di sviluppo economico e sociale (Bndes) calcola investimenti industriali per 220 miliardi di euro fino al 2013, il che significa una crescita del 60% sul triennio precedente (escludendo l'anno della crisi): è la più grande espansione dagli anni Ottanta.
Ma lo studio non confuta l’ipotesi della “primarizzazione di ritorno” dell'economia. Gli investimenti si concentrano nelle filiere legate alla produzione ed esportazione di materie prime. Quasi il 60% delle risorse previste sarà investito nell'industria petrolifera e del gas.
Il settore dell’estrazione mineraria appare al secondo posto con investimenti previsti per oltre il 10% del totale, destinati a soddisfare soprattutto l'appetito dell’industria cinese. Nulla di sorprendente: tra il 2003 e il 2008, la domanda di Pechino di minerali di ferro è cresciuta mediamente del 25% all'anno!
Non tutti sono pessimisti. Il Prof. D. Kupfer, economista dell’Università federale di Rio (Ufrj), vede un cambiamento strutturale all'interno del settore industriale.
I settori petrolchimico, minerario e agro-industriale (a ben vedere quelli dove il paese presenta ricardiani vantaggi comparativi) si rafforzano, mentre segmenti più tradizionali e meno sofisticati, quali calzature, mobili, manufatti metallici, affrontano difficoltà a competere con i concorrenti cinesi. Un tempo esportatori, oggi sono i più esposti al cambio alto e al costo delle inefficienze brasiliane.
I mutamenti nelle correnti dei traffici commerciali internazionali, accelerati ed evidenziati dalla crisi, possono provocare un processo irreversibile di deindustrializzazione se non governati e se il paese accondiscende al “gioco” dell’industria cinese, che propone un inserimento internazionale passivo, in cui il Brasile assume il ruolo di esportatore di materie prime e d’importatore di prodotti finiti.
Qualcosa bisogna fare, ma cosa? Le proposte sono varie: «misure strutturanti» per favorire le esportazioni, come diminuire i tributi su di esse; riduzione di adempimenti burocratici; azioni volte a contrastare la (presunta) concorrenza sleale di merci cinesi, promuovendo misure compensative; politiche volte a deprezzare il real; riduzione dei carichi che gravano sul costo del lavoro.
Il Bndes ha nei giorni scorsi annunciato che investirà 1,7 miliardi di euro in tre linee di finanziamento per l’acquisto di parti, componenti e servizi tecnologici, per l'innovazione e l'acquisizione di beni di tecnologia dell'informazione fabbricati nel paese.
Nessuna di queste misure sembra decisiva, almeno fino a quando non vengano risolti i nodi dello sviluppo brasiliano. Le carenze nell’infrastruttura dei trasporti e della logistica e nella formazione della manodopera; l’assenza di una politica scientifica e dell’innovazione tecnologica e per l’acquisto di macchinari efficienti.
La burocrazia inadeguata, il peso dello Stato e la spesa pubblica irrazionale, tra le cause che alzano i tassi d’interesse e il cambio. Ci vuole tempo, impegno e coraggio per affrontare scelte difficili e a volte elettoralmente rischiose.
lunedì 16 maggio 2011
Fare la spesa a Natal
Oggi sono stato al mercatino a fare la spesa di frutta e verdura . Ho speso 16 R$ , ovvero circa 7 euro ed ho comprato due chili di acerola , una specie di ciliegia senza nocciolo da cui si ricava un succo delizioso ricchissimo di vitamina C , un chilo di cajà , un chilo di carote e beterraba ( barbabietola rossa ) , tre insalate , tre melenzane , due chili di arance , un chilo di limoni , basilico , due chili di pomodori tipo San Marzano .
sabato 14 maggio 2011
Italiansinfuga
venerdì 13 maggio 2011
Venerdì 13 : Blogger è fuori uso !

Certo non si può far finta di nulla . Oltre ad essere stato bloccato per 18 ore la piattaforma Blogger di Google ha anche " dimenticato " tutto quello che è stato scritto ieri 12 Maggio . Nè possiamo ignorare che quanto è successo è accaduto proprio oggi : venerdì 13 , un giorno speciale ... per chi ci crede .
Natal : apre il Brazil National Tourism Market
Secretário Ramzi Elali: foco voltado para a captação de turistas no Peru, Chile, Uruguai e na ArgentinaO ministro do Turismo, Pedro Novais, participou da cerimônia de abertura, tendo vindo a Natal para divulgar o programa Bem Receber Copa, que vai qualificar 306 mil profissionais do turismo até 2013, visando a Copa do Mundo do ano seguinte. O ministro anunciou a destinação de 150 milhões de dólares em financiamentos para o turismo potiguar. Metade desse valor será destinado ao Governo do Estado e a outra metade para a Prefeitura do Natal.
Somente em Natal, foram abertas mais de 2,8 mil vagas para profissionais que trabalham em seis categorias do setor. Foram contemplados os bares e restaurantes; meios de hospedagem, turismo de aventura, locadoras de veículos, transporte aéreo; operadores turísticos e agentes de viagens.
O Bem Receber Copa foi criado em 2010 com o objetivo de qualificar os profissionais do turismo para melhor atender ao turista com foco em grandes eventos esportivos como a Copa do Mundo de 2014 e os Jogos Olímpicos. As ações são executadas em parceria com entidades que fazem parte do Conselho Nacional de Turismo.
O investimento total do Ministério do Turismo nesta ação é de R$ 440 milhões. A meta é capacitar 306 mil profissionais empregados na cadeia produtiva do setor até o fim de 2013. Nessa conta, incluem-se os profissionais da linha de frente, aqueles que têm contato direto com os turistas, em diversas áreas – hospedagem, serviços de alimentação fora do lar, agentes de viagem e receptivo, locadoras de veículos e companhias aéreas, entre outras.
Outro dado importante é que a 20ª edição da BNTM deverá crescer 10% em relação ao ano passado. A informação é do secretário executivo da Fundação CTI Nordeste, Roberto Pereira. Segundo ele, cerca de 60% dos operadores que virão a Natal serão os mesmos que estiveram em Porto de Galinhas, em 2010. Dos novos buyers, 25% serão de mercados considerados tradicionais e 15% de mercados novos para o Nordeste. O objetivo, ainda segundo Pereira, é conquistar novos vendedores para os destinos envolvidos, bem como abrir novos mercados de demanda para o Nordeste. Depois do evento, o Conselho Nacional de Turismo prestou homenagem ao deputado Henrique Alves.
Vittoria dei consumatori a Natal : la benzina diminuisce del 7%
![]() Para organizadores, campanha mostrou poder de mobilização da sociedade Foto: Fábio Cortez/DN/D.A Press |
Segundo pesquisa feita pela Agência Nacional do Petróleo (ANP), Natal é a capital do Nordeste que apresenta a maior margem de lucro sobre o combustível comercializado. De acordo com o representante da Ordem dos Advogados do Brasil (OAB/RN), Samuel Gabbay, o lucro médio em João Pessoa (PB) é de R$ 0,30, enquanto na capital potiguar esse valor pode chegar a R$ 0,50. Ele informou que essa diferença pode ocorrer por alguns fatores, dentre eles questões referentes à logística do produto.
Além de manter a monitoração dos preços dos combustíveis em Natal, o comitê da campanha "Combustível mais barato já" pretende reavaliar o valor do Imposto sobre Circulação sobre Mercadorias e Serviços (ICMS) cobrado junto ao governo doestado e apresentar uma proposta de lei, junto a prefeitura de Natal para que seja permitido a criação de postos de gasolina em supermercados da cidade. Outra proposta é de elaborar um projeto para que seja estipulada uma distancia mínima entre os postos de gasolina, para que seja ampliada a concorrência entre os empresários.
Il Governo cede alla lobby dei costruttori di automobili

O governo decidiu impor barreira à importação de veículos prontos, informou o Ministério do Desenvolvimento Indústria e Comércio nesta quinta-feira. A medida tem aplicação imediata. Mais cedo, uma fonte do ministério havia dito que a medida se aplicaria também a autopeças. Os componentes importados para automóveis, porém, não serão atingidos.A decisão ocorre em meio à escalada na importação de automóveis e à desvalorização do dólar ante o real, que tem afetado a competitividade de exportações das montadoras nacionais e favorecido as importações.Anteriormente, as licenças para as importações eram em sua maioria automáticas. Agora, os pedidos serão analisados em um prazo de até 60 dias, seguindo regras da Organização Mundial do Comércio (OMC).No primeiro trimestre deste ano, a importação de veículos teve aumento de 50% em relação à igual período de 2010 - o total negociado saltou de US$ 1,58 bilhão para US$ 2,36 bilhões.Em abril, a participação de veículos importados no total das vendas de novos automóveis no país foi de 22,2%, ante 17,9% um ano antes e 13,3% em 2009.A medida do governo afetará principalmente Argentina, Japão, Coreia do Sul, Estados Unidos e México, os principais exportadores de veículos ao Brasil. O governo argentino considerou a medida do governo brasileiro intempestiva e disse que ela afeta 50% do comércio bilateral.Em 2010, o Brasil foi o quarto maior mercado de vendas de automóveis do mundo e o sexto maior fabricante, segundo dados da Anfavea, entidade que reúne as montadoras instaladas no País.A importação de veículos já é submetida a uma alíquota de até 35% sobre o valor do produto, à exceção daqueles oriundos de países com os quais o Brasil tem acordos de comércio.A assessoria de imprensa da Associação Brasileira das Empresas Importadoras de Veículos Automotores (Abeiva) afirmou que a entidade "precisa de mais detalhes sobre a medida" antes de se pronunciar.
giovedì 12 maggio 2011
Vivere in Brasile : le vostre storie /7
L'amico Sergio mi segnala il suo nuovo blog :http://wwwvivereingoiania.blogspot.com .Ciao a tutti ,
Qualcuno lo conosceva ?
A Polícia Militar de Cascavel ainda não sabe as causas da morte do italiano. O corpo de Carlos Fioravante não apresentava sinais de violência.
O sr. Carlo Fioravanti serà enterrado no local onde escolheu para viver; Caponga. Proximo ao corpo de sua mao, também morta no mesmo vilarejo de pescadores. Caponga-Cascavel. Querido Carlo, que Deus te receba e te perdoe as tuas falhas e tuas escolhas".

