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Padre Vito torna a vivere in Brasile

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E’ il 15 Ottobre del 1980 , oltre 30 anni fa , quando sul quotidiano Folha de Sao Paulo appare la notizia che il sacedote italiano Vito Mirapilio della parrocchia  di Sant’Ana do Riberao della Diocesi di Palmares in Pernambuco , è stato espulso dal Brasile per essersi occupato di politica prendendo la le difese di alcuni contadini e lavoratori della canna da zucchero che avevano occupato alcune terre protestando contro la dittatura militare . 
Dopo 30 anni Padre Vito ritorna  : nel novembre scorso, la presidente brasiliana Dilma Rousseff gli ha concesso l´autorizzazione permanente per tornare a vivere in Brasile . Questa è la sua storia .

Dal profondo sud italiano al profondo nord brasiliano. Dopo 31 anni, Vito Miracapillo ripercorre all´inverso quel viaggio che da Ribeirão, oggi centro di 44mila abitanti a 100km da Recife, lo riportò in Italia, precisamente ad Andria, suo comune di origine.

Il 15 ottobre del 1980, il presidente della giunta militare João Figuereido, firmò il decreto che ne ordinò l´espulsione dal paese dato che lo “straniero non può esercitare attività di natura politica, né immischiarsi direttamente o indirettamente negli affari pubblici del Brasile”

Un´accusa pesante per don Vito, che dal 1975 lavorava come missionario in Pernambuco, uno degli Stati più poveri del nordest brasiliano. Il prete pugliese, all´epoca 33enne, aveva preso le difese di alcuni contadini e lavoratori della canna da zucchero che avevano occupato alcune terre protestando contro la dittatura militare: “Un sacerdote non può chiudere gli occhi davanti alle necessità e ai problemi dei suoi parrocchiani – ha spiegato durante la conferenza stampa organizzata al suo arrivo a Recife – Quelle persone meritavano condizioni di vita degne”.

La goccia che fece traboccare il vaso fu però il rifiuto di celebrare due messe, nella piazza principale del paese, in occasione del giorno dell´Indipendenza del Brasile e della nascita del comune di Ribeirão, nel settembre del 1980. “Il popolo non era indipendente – scandisce – ma ridotto alla condizione di mendicante dei propri diritti e indifeso”. Così celebrò le messe, ma al di fuori del programma politico dell´amministrazione comunale. Un affronto che il sindaco e i settori conservatori della città non tollerarono, tanto da chiedere l´intervento diretto del presidente della Repubblica, il generale Figuereido, che un mese dopo i fatti cacciò il sacedote italiano. Nemmeno la difesa da parte del Consiglio dei vescovi del Brasile gli evitò la messa al bando.

“Fu come morire” ricorda don Vito. “Piansi quando andai via, ma da allora ho perdonato tutti quelli che sono stati coinvolti nella mia espulsione – racconta con grande emozione al suo ritorno in Brasile – Dissi al capitano che mi interrogò che non avevo niente contro di lui. Il mio problema era con la dittatura, con il sistema, non con le persone. Non provo rabbia, né dolore nel cuore”.

Lo spazio adesso è riservato solo alla gioia dopo che, nel novembre scorso, la presidente brasiliana Dilma Rousseff gli ha concesso l´autorizzazione permanente per tornare a vivere nel paese. Dal 1993, quando il decreto di espulsione fu revocato, don Vito ha visitato il Brasile molte volte, ma questa volta sarà diverso: appena la diocesi di Andria concederà il trasferimento infatti, il prete pugliese tornerà a vivere per sempre a Ribeirão.

Fonte : ArticoloTre

2 Commenti

  1. Il generale Joao Baptista de Oliveira Figueredo, ufficialmente ultimo dittatore militare brasiliano, morto solo nel 1999, oltre ad essersi reso famoso per alcune curiose iniziative prese nell'esercizio del suo mandato (non democratico), quali ad esempio la legge sull'amnistia a favore dei generali sui crimini della dittatura (Anistia aos punidos pelo AI-5 e perdão aos crimes de abuso de poder, tortura e assassinato cometidos por órgãos de segurança – 1979), gli vengono attribuite alcune affermazioni abbastanza emblematiche, quali ad esempio:
    “É um vagabundo sem vergonha.” – Sobre o cantor, compositor e diplomata Vinícius de Moraes.
    “A solução pras favelas é jogar uma bomba atômica.” – Sobre a situação das favelas no Rio de Janeiro.
    “Eu cheguei e as baianas já vieram me abraçando. Ficou um cheiro insuportável, cheguei no hotel tomei 3, 5, 7 banhos e aquele cheiro de preto não saía.” – Sobre a sua visita à Salvador na ocasião visitando o Senhor do Bonfim.
    E questo fu il dittatore della cosiddetta "apertura politica", non a caso amico di Pinochet, figuriamoci gli altri.
    Marco

  2. Quando il "governo" Figueredo finì in 1985 e il povero Tancredo Neves fu eletto, abitavo a Brasilia. La così detta "abertura politica" è stata necessaria per causa della totale incapacità di governare dei militari. Non hanno avuto scelta, erano una banda di vecchi asserviti agli interessi americani e non potevano seguire l'agitazione dei brasiliani. Il funerale di Tancredo fu una grande manifestazione politica, ero lì in mezzo alla folla incazzato perché si sapeva che lui era troppo "aberto" e i militari volevano uscire in modo più soft. Credo Tancredo sia stato avvelenato con qualcosa che provocò una forte infezione intestinale. A sua età è stato fatale.

    Sono contento che almeno alcuni dei mali causati dalla dittatura sono stati riparati. Mi fa piacere quando la Presidenta Dilma ispeziona le truppe o quando i generali vengono a rendere omaggio alla sua carica di capo delle forze armate. La stessa Dilma arrestata e torturata quando era ventenne, ora può fare qualcosa in nome della giustizia, speriamo che non si stanchi.

    Tanti Saluti

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