martedì 13 marzo 2012

Tribunale italiano blocca i fondi del Governo brasiliano

La notizia ha dell'incredibile e pertanto ho fatto varie verifiche su internet prima di pubblicarla . La fonte italiana primaria sembra essere il Corriere della sera . Il fatto se vero è di una notevole gravità perchè nei fatti viola la Convenzione di Vienna .


Il tribunale di Arezzo ha bloccato tutti i fondi del Brasile in Italia per il mancato pagamento di un’azienda toscana, la Italplan di Terranuova Bracciolini (Arezzo). Tra le altre cose, sono stati bloccati un milione di euro depositati dallo Stato brasiliano presso la filiale di Milano del Banco do Brasil. In pratica, come scrivevano il quotidiano brasiliano O Estado de S. Paulo e ieri il Corriere della Sera, la sentenza ha decretato il blocco delle attività diplomatiche, delle spese correnti e degli stipendi dei dipendenti brasiliani in Italia, tra cui anche quelle dell’ambasciata di Roma.

La sentenza è arrivata dopo la denuncia di Italplan contro la VALEC, l’ente ferroviario brasiliano. Italplan dice che VALEC non le ha mai versato i fondi pattuiti per un progetto di ferrovia ad alta velocità tra Rio de Janeiro e San Paolo. La vicenda risale al 2005, quando l’azienda toscana era stata scelta dalla VALEC per studiare il progetto della linea teoricamente lunga 405 chilometri e percorribile da un treno in circa 2 ore (passando attraverso molte montagne). L’Italplan aveva aperto una sede a Brasilia, dove per quasi cinque anni ha lavorato al progetto finale dell’opera, i cui costi, secondo le sue stime, si aggirerebbero intorno ai 261 milioni di euro.

Poi però il Brasile ha rinunciato al progetto dell’alta velocità, almeno per il momento, e non ha pagato le spese sostenute da Italplan in quegli anni. L’azienda, secondo i suoi calcoli, avrebbe diritto ad almeno 16 milioni di euro di risarcimento. È iniziata così una lunga battaglia legale che è culminata nella sentenza dello scorso settembre del tribunale di Arezzo che ha condannato la VALEC a pagare 15,7 milioni come spese iniziali. Le autorità brasiliane hanno apparentemente fatto finta di nulla – non hanno presentato neanche ricorso alla sentenza – e così la settimana scorsa è entrato in vigore il blocco dei fondi alle rappresentanze diplomatiche del Brasile, dal momento che l’unico azionista della VALEC è lo stato brasiliano.

La notizia non ha avuto grande risalto sui quotidiani brasiliani ma il caso resta importante e controverso. Oggi il sottosegretario agli Esteri brasiliano, Ruy Nogueira, è a Roma per incontrare le autorità italiane e cercare di risolvere la questione. Il Brasile contesta la sentenza e dice di non essere stato informato nei tempi e modi giusti dall’azienda italiana. Inoltre il Brasile sostiene che il blocco viola la Convenzione di Vienna, che tutela con l’immunità diplomatica il funzionamento dei servizi di ambasciate e consolati dalle sentenze di singoli tribunali stranieri.

I rapporti tra Italia e Brasile sono complicati e tesi da tempo. L’ultimo problema è stato quello della mancata estradizione di Cesare Battisti, negata lo scorso giugno dal Supremo Tribunal Federal, la più alta istituzione giurisdizionale del Brasile. Battisti, condannato in Italia per attività terroristiche, è tornato quindi libero, dopo quattro anni e 52 giorni di detenzione, provocando le proteste del governo e delle autorità italiane.



Ecco come appare la notizia su O Estado de S. Paulo

A Justiça italiana condenou o Brasil a pagar mais € 246,7 milhões (R$ 585 milhões) à Italplan Engineering - empresa que elaborou projetos para o trem-bala Rio-São Paulo - e deu 60 dias para que o País quite o débito, sob risco de sofrer outra execução forçada. A decisão, à qual o Estado teve acesso, partiu do Tribunal de Arezzo, na Toscana, o mesmo que, ao cobrar suposta dívida de € 15 milhões, determinou o bloqueio de contas bancárias do Itamaraty em agências da Itália.

Como o Estado revelou na sexta-feira, 9, o tribunal toscano aceitou os argumentos da empresa, que alega ter levado calote da Valec - estatal que cuida das ferrovias - por projetos e estudos elaborados. O secretário-geral do Itamaraty, embaixador Ruy Nogueira, foi enviado a Roma para negociar com a chancelaria italiana uma solução para o caso.

Numa primeira decisão, de setembro de 2011, a Justiça italiana condenou o governo brasileiro a pagar € 15 milhões, valor que cobriria as despesas mais imediatas da Italplan. Na sentença mais recente, de 7 de fevereiro, o juiz Carlo Breggia, da Seção de Montevarchi, ordena o pagamento dos € 246,7 milhões restantes da suposta dívida.

O magistrado cita a “inércia” do governo brasileiro no caso, pois, embora notificado da primeira decisão, não apresentou recurso para revertê-la, o que acabou gerando o bloqueio das contas. A execução dificulta o pagamento de pessoal e de despesas da embaixada em Roma.

Nesta segunda-feira, 12, o Departamento Internacional da Advocacia-Geral da União (AGU) informou que o órgão ainda não foi notificado dessa segunda decisão. De acordo com a AGU, as providências processuais quanto à decisão que condena o Brasil a pagar € 15 milhões estão sendo discutidas em conjunto com o Ministério das Relações Exteriores e dos Transportes. O Brasil tem 60 dias, a partir da notificação, para apresentar recurso. Caso contrário, a cobrança se torna definitiva.

O Ministério dos Transportes alega que os estudos realizados pela Italplan são regidos pela Lei de Concessões e Permissões de Serviços Públicos (8.987/1995), que obrigaria apenas o pagamento por serviços que foram, efetivamente, aproveitados no projeto.


Fonte : Post.it , O Estado de S. Paulo 

4 commenti:

  1. i progetti vanno pagati, anche se le opere non vengono realizzate, ma questo probabilmente qui, e purtroppo a volte anche in Italia, "sfugge". Speriamo che la cosa si risolva presto e i progettisti italiani vengano giustamente pagati.
    Francesco B. - Uberlandia

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  2. Credo che siamo alla follia. Se è certamente vero che gli impegni vanno onorati, è probabilmente anche vero che il Giudice del Tribunale di Arezzo non si è reso ben conto delle gravi conseguenze della propria decisione, oppure se n'è deliberatamente fregato.
    E' assurdo che di una vertenza tra privati (anche la Valec è una società per azioni ancorchè a partecipazione pubblica) ne facciano le spese incolpevoli cittadini brasiliani e non. Molto più ragionevole sarebbe semmai stato pignorare Palazzo Pamphilj, prestigiosissima sede dell'Ambasciata brasiliana di Roma di enorme valore e di proprietà del Brasile.
    Questo è quanto si legge oggi sulla pagina iniziale del Consolato brasiliano di Roma:
    DISTRIBUIZIONE NUMERI PER I SERVIZI
    Per motivi di ordine tecnico, i numeri per i servizi consolari durante il corrente mese di marzo saranno limitati. Si richiede la cortese comprensione del pubblico presente al Consolato.
    SOSPESO IL PAGAMENTO TRAMITE ASSEGNO CIRCOLARE
    Il Consolato Generale del Brasile informa che, a causa di motivi operazionali, dal 5 marzo è temporaneamente sospeso il pagamento dei servizi consolari tramite assegno circolare così come i servizi elaborati per procedimento a distanza.
    PRENOTAZIONI VISTI ED ALTRI SERVIZI CONSOLARI:
    Il Consolato informa che, per motivi operativi, il servizio di prenotazione è temporaneamente sospeso.

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  3. Grazie per thi informazioni dettagliate voi. E 'più chiaro come questo!

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  4. Ricardo Martins8 maggio 2013 14:42

    I dettagli della faccenda non mi interessano. Mi interessa, invece, che era ora che l'Italia facesse qualcosa di bello contro gli interessi "dell'amicissimo Brasile". Almeno dai tempi della liberazione di un certo Cesare Battisti...!

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