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Inizia la battaglia per il salvataggio della Spagna

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Il Fondo Monetario Internazionale sta iniziando a discutere dei piani di contingenza per un eventuale prestito di emergenza alla Spagna, qualora Madrid non riesca a reperire i finanziamenti sufficienti per il salvataggio di Bankia. Lo riporta il sito internet del Wall Street Journal.
Dopo Grecia (tecnicamente fallita), Irlanda e Portogallo (sotto la protezione forzosa del piano di salvataggio europeo che suona come una sorta di amministrazione controllata) il focus è adesso sulla Spagna. I segnali che Madrid rischi un contagio ci sono tutti. Ieri il mercato dei cds (credit default swap, polizze assicurative che coprono dal fallimento del debito di un titoli sottostante) sul debito spagnolo a 10 anni hanno toccato il massimo a 558. Oggi i rendimenti dei Bonos a 10 anni hanno toccato quota 6,69%, riavvicinandosi a quel 7% psicologico considerato da molti il punto di non ritorno (oltre il quale è difficile tornare indietro e scampare dagli aiuti forzosi della Troika Ue-Bce-Fmi). In questo contesto lo spread Spagna-Germania è salito al record di 533 punti mentre il differenziale Italia-Germania è balzato a quota 480.


Intanto, in Spagna è già iniziata la fuga dei capitali. Secondo i dati della Banca centrale spagnola, diffusi oggi, nei primi tre mesi dell’anno sono stati ritirati dalle banche iberiche e portati all’estero 97 miliardi di euro. La somma è pari a circa un decimo del Pil spagnolo.


Fonte : Il sole24ore 

1 commento

  1. La vicenda spagnola è foriera di utili lezioni anche per noi, oltre che per tutta l’Europa:

    La Spagna oggi è di fatto sull’orlo del baratro a causa di una parte del suo sistema finanziario: le “cajas” pubbliche e alcune banche private. Le cajas sono come le nostre casse di risparmio. Controllano oltre la metà del sistema bancario spagnolo e le due più grandi (La Caixa e Caja Madrid ora Bankia) sono rispettivamente la terza e la quarta banca del paese (dopo Santander e Bbva). Le cajas sono quasi tutte fallite (fatta eccezione forse per La Caixa) e lo sono perché sono state il motore finanziario della bolla speculativa 2005-2007 legata al ladrillo (il mattone). Le cajas sono da sempre esplicitamente in mano ai partiti. Il loro buco si stima fra gli 80 ed i 120 miliardi di euro ma, visto che Bankia (appena nazionalizzata) è passata da un buco stimato di 10 ad uno rivelato di 40, meglio non mettere la mano sul fuoco. Dal 2007 in poi questi buchi sono stati nascosti dai consigli delle varie cajas (composti quasi essenzialmente di politici, sindacalisti e qualche prete), dal Psoe, dal Pp, dal Banco de España ed anche da buona parte dei media spagnoli. Chi provava a mettere in evidenza che i conti non tornavano veniva zittito e, intanto, le cajas continuavano a rifinanziare progetti residenziali falliti, aumentando così la loro esposizione. Da circa un anno la liquidità si è fatta scarsa ed il giochetto del rilancio non ha più funzionato.
    Oggi non solo le cajas sono quasi tutte fallite e praticamente non operative (ossia, non fanno credito a nessuno) ma la loro malattia – che avrebbe potuto essere isolata in maniera meno costosa 4 anni fa – ha ora contagiato l’intero sistema bancario. Quest’ultimo, che soffre di una progressiva emorragia di depositi, sta sottoponendo il paese ad una restrizione brutale del credito. È per questo che la Spagna è entrata in una recessione forse più profonda di quella in corso pure in Italia la quale ha le stesse radici anche se la condizione delle banche italiane è per ora meno grave. Sono le banche e soprattutto le cajas che stanno uccidendo la Spagna ed è per questo che bisognerebbe intervenire al più presto, i loro consigli d’amministrazione cacciati ed i loro capitali ricostruiti con nuovi fondi. L’economia spagnola si sta avvitando su se stessa con sintomi greci e non è stata l’austerità a massacrare la Grecia ma il collasso del suo sistema bancario.
    Ed è qui che casca l’asino: lo stato spagnolo non è oggi in grado di indebitarsi sul mercato per i 100-120 miliardi di euro addizionali di cui avrebbe bisogno per nazionalizzare. Se provasse a farlo rischierebbe la sindrome irlandese, avvitandosi. Ha quindi bisogno di aiuti esterni che possono venire solo dallo Efsf/Esm o dalla Bce. Richiedere l’aiuto dell’Efsf/Esm comprometterebbe l’indipendenza nazionale e, quindi, le cajas devono sopravvivere grazie a finanziamenti straordinari della Bce la quale, invece, ha risposto giustamente picche. Qui non si tratta di fare il lender of last resort di alcune banche in crisi di liquidità ma di ricapitalizzare banche fallite il che non è compito di una banca centrale. Su questo stallo si è inserita oggi l’iniziativa UE che ha suggerito di utilizzare l’Efsf/Esm per ricapitalizzare le banche. L’Europa non può avere una banca centrale comune senza avere un regolatore bancario comune capace di intervenire sulle singole banche nazionali ed assumerne il controllo quando la stabilità del sistema lo richiede.
    Assumere il controllo, però, deve voler dire davvero assumere il controllo e non è detto che ai politici spagnoli piaccia l’idea di perdere per sempre i loro giocattolini chiamati cajas che finirebbero per essere gestiti da tecnocrati provenienti dall’Europa. Perché da quanto mi risulta la crisi spagnola è molto figlia della voracità e del cinismo dei politici. E non è la sola.

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