venerdì 20 luglio 2012

Ponta Negra a Sydney

Dedico questo  articolo a coloro che pensano che l'erosione della passeggiata di Ponta Negra sia un fenomeno locale , facilmente risolubile riconducibile alla incuria ( peraltro innegabile ) della Prefettura . 
Purtroppo non è così . Qui siamo in Australia nello Stato di Sydney ed il problema si ripete in tutta la sua drammaticità .

Si chiama Old Bar, vecchia sbarra, e il suo nome è tutto un programma. Perché in questo ex paradiso del Nuovo Galles del Sud, lo stato australiano di Sydney, l'Oceano Pacifico, giorno dopo giorno, raises the bar (in lingua anglosassone, supera l'asticella, anche in senso figurato, quello dell'andare oltre), erodedo spazi dell'ex litorale da sogno, fino a minacciare l'abitato. 


Negli ultimi 8 anni, la prima asticella, quella dell'arenile, si è ritirato, in lunghezza, di 131 piedi, 40 metri, nonostante gli sforzi dei circa 4 mila abitanti di questa località che si trova vicino a Taree, circa 320 chilometri a Nord-Nord Est di Sydney. Dighe, barriere, arenile protetto con feltri e tendaggi: tutto inutile, contro il progressivo avanzamento delle acque. 
 
Elaine Pearce ha lasciato Sydney 12 anni fa. La promessa ricevuta era duplice: avrebbe trovato un paradiso da un lato, avrebbe portato a termine un solido investimento, acquistandovi casa. Oggi tre dei suoi vicini sono già stati sfrattati dall'ascesa dell'oceano, e le case, che a quel tempo si potevano pagare cifre vicine ai 2 milioni di euro, oggi vengono svendute a 300 mila. "Volevo una casa affacciata sull'acqua, e quello ho ottenuto", commenta lei con humour alla France Presse. 

Colpa ovviamente del global warming, che provoca scioglimento dei ghiacci ai poli e conseguente innalzamento delle acque in ogni parte del pianeta, naturalmente. Fenomeno relativamente graduale e prevedibile, su cui si innesta la crescente frequenza, nelle aree al confine tra zona temperata e tropici (Old Bar è a 32 gradi sud, latitudine paragonabile a località come Djerba, Tunisia), della migrazione delle tempeste tropicali verso aree tradizionalmente più miti. "Ci aspettiamo la moltiplicazione e l'intensificazione dei fenomeni - spiega Mattew England, oceanografo dell'Università del New South Wales - E in quelle situazioni, che l'acqua riesce a insinuarsi nella costa con violenza ancora maggiore. Se in condizioni di calma, l'oceano guadagna un metro, in una situazione di tempesta può guadagnarne anche 4". 



"Nella stagione piovosa, alle porte - conferma Allan Willan, residente di vecchia data a Old Bar - il mare potrebbe erodere altri 5 metri di litorale. Se continua così fra sette anni l'avrò davanti alla porta..."
Le banche neanche più provano a vendere i terreni di questo ex angolo di eden, che è soltanto il più a rischio tra i 14 comuni in situazioni simili. Ma l'intero stato è in preallarme. Un problema che interessa 5,8 milioni di persone, che potrebbero perdere, secondo stime del Governo australiano, un totale di 275 mila case da qui al 2.100, con danno complessivo, includendo strade, ferrovie, complessi industriali che rischiano di andare perduti, di 180 miliardi di euro. 

Le inondazioni che mel 2010-2011 hanno flagellato il confinante Queensland non sono che l'esplosione eclatante di un fenomeno che l'Australia sta guardando con crescente preoccupazione. Si progetta di innalzare case, strade, di costruire sbarramenti sulla falsariga di quelli che proteggono Amsterdam. Con la differenza, che nel caso olandese, l'area da proteggere è ben inferiore. Ci vorranno molte energie e denaro. Old Bar, da parte sua, sta cercando di ottenere da Canberra un finanziamento di 8 milioni di euro per costruire uno sbarramento artificiale sul mare. Per tornare a sperare

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