sabato 10 novembre 2012

El Pais va a rotoli e i serbi della FIAT diventano choosy

Due sono le notizie che mi colpiscono oggi sulla stampa italiana . Entrambe legate alla crisi che continua a martoriare l'Europa . La prima riguarda il famoso quotidiano spagnolo El Pais che per continuare a mettere assieme i 14 milioni di euro di stipendio del suo presidente ha pensato bene di ridurre le spese licenziando " via e-mail " 129 firme del giornalismo storico del quotidiano .

In queste ore sono state inviate le comunicazioni di licenziamento via posta elettronica a 129 giornalisti, fra cui molte firme storiche, del giornale spagnolo El Pais che, con circa 500mila copie vendute al giorno, è il quotidiano non sportivo più diffuso della Spagna (2,1 milioni di lettori secondo l’Estudio General de Medios). I redattori che hanno perso il lavoro scrivono su Twitter (hashtag #NoAlEreDelPais, da "Ere", il piano di licenziamento collettivo) commenti carichi di amarezza: "Ecco come il gruppo Prisa sta trattando la generazione che ha guidato il quotidiano negli anni del socialismo, del boom economico e delle conquiste sociali: li licenzia per email e dimenticando tutti i valori di cui è portabandiera". "Ramón Lobo, Enric González, Miguel Ángel Villena e io stesso tra i veterani licenziati diEl País. Io lavoravo lì da 30 anni" scrive Javier Valenzuela, una delle firme più prestigiose e amate del giornale. E ancora, Jorge Marirrodriga, twitta: "La redazione di El País ha appena osservato un minuto di silenzio e continua a lavorare. Gli uffici della direzione sono spenti e vuoti". Un pensiero su Twitter lo ha dedicato anche il centrocampista della Fiorentina, lo spagnolo Borja Valero. Il calciatore 27enne, arrivato a Firenze dal Villarreal in estate e marito di una cronista sportiva connazionale, ha scritto come il licenziamento dei cronisti di El Pais sia avvenuto con gli stessi metodi fortemente criticati dallo stesso giornale 

.Il primo novembre i giornalisti avevano attuato una protesta silenziosa di cinque minuti tenendo sollevato il giornale: contro il piano di tagli annunciato dalla proprietà che prevede la riduzione di un terzo il numero dipendenti. Il gruppo editoriale Prisa, che edita la testata, ha perso 53 milioni di euro solo nel secondo trimestre del 2012. Per fare fronte al crollo delle vendite ma soprattutto della pubblicità ha previsto 128 licenziamenti e 21 prepensionamenti, portando in totale a 149 uscite a fronte di uno staff di 466 dipendenti. Per chi resta è annunciato un taglio del 15% alla busta paga. I dipendenti del quotidiano progressista spagnolo hanno avviato una serie di scioperi a partire dal 25 ottobre. Clamoroso quello del 6 novembre, giorno delle elezioni americane.
I redattori del Pais attribuiscono la responsabilità della crisi del giornale alla gestione dissennata del presidente del gruppo editoriale, José Luis Cebrián. Scrivono ancora su Twitter: "El Pais sta morendo per colpa dei brogli del suo presidente, che ha blindato il suo stipendio da 14 milioni all'anno". "Tutti gli stipendi dei giornalisti licenziati messi insieme non fanno quello milionario del presidente".


La seconda notizia riguarda i Serbi della Fiat che proprio non ce la fanno più a lavorare ai  ritmi imposti dal supermanager Marchionne , in media 12 ore al giorno .Insomma incominciano anche loro a fare gli  "choosy " schizzinosi , nonostante  mamma Fiat si sia svenata  concedendo  ai Serbi ben 13% di aumento sullo stipendio portandolo nientedimeno che a  320 euro ... ovvero  R$ 800 !! Del resto anche  Marchionne , come il direttore del Pais deve giustificare il suo stipendio ed il suo  bonus milionari .

Meno male che il governano brasiliano , con le sue  regole ferree sulle importazioni di prodotti stranieri costringe le imprese, quelle  del settore auto in particolare a produrre in Brasile , altrimenti Marchionne avrebbe fatto produrre tutto in Serbia !

Fa un passo avanti la vertenza fra i sindacati serbi e la Fiat per i 2500 operai dello stabilimento di Kragujevac, dove si produce la nuova 500L. Nella notte, a quanto riferito dal leader sindacale Zoran Mihajlovic, è stato raggiunto l'accordo per un aumento salariale del 13%. L'intesa, ha precisato Mihajlovic, ha validità a partire da ottobre e prevede anche il pagamento di una 13/a mensilità e di un bonus una tantum in due rate per un ammontare complessivo di di circa 36 mila dinari (intorno a 320 euro).

La vertenza però rischia di infiammarsi sullo scoglio principale, quello sui turni di lavoro. Al momento dell'avvio della produzione, era stato concordato che la fase "sperimentale" sarebbe stata sottoposta a verifica sei mesi dopo: quella fase prevedeva l'introduzione di due turni lavorativi di 10 ore al giorno per quattro giorni settimanali, anziché le 8 ore quotidiane su 5 giorni.

Tale sistema di produzione, a un mese dalla scadenza dei sei mesi, è considerato "insostenibile" dai lavoratori perché le 10 ore quotidiane sono molto spesso diventate 12 a causa degli straordinari richiesti dal processo produttivo, mentre per le stesse ragioni - legate a esigenze di mercato - gli operai sono stati chiamati in fabbrica anche per il quinto giorno, seppure con orari ridotti. Quanto basta per far dire ai sindacati che una simile organizzazione del lavoro non è più accettabile e che bisogna tornare alle 8 ore su 5 giorni.


1 commento:

  1. Il fatto poi che Marchionne abbia la residenza fiscale in Svizzera la dice lunga sullo spessore e sulla credibilità di questo personaggio, deleterio per l'Italia e per la Fiat. Non è un caso che in Italia non si comprino quasi più Fiat.

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