sabato 31 marzo 2012

La ricetta di Roubini : svalutare l'euro del 30%



A chi riteneva  l'intervento di Dilma in conclusione del vertice dei BRICS troppo duro ma ecco la proposta di Roubini al Workshop Ambrosetti di Cernobbio  

L'Europa, ha detto in sintesi, deve trovare il modo per far ripartire la crescita, nel giro di un anno al massimo. Altrimenti tutti i sacrifici che i governi stanno imponendo ai cittadini si riveleranno inutili. Per questo occorre che la Bce riduca ulteriormente i costo del denaro, a livelli americani, e utilizzi tutti gli strumenti per aumentare la liquidità. Tra le situazioni più a rischio quella spagnola, per la quale ha evocato il "rischio Grecia".


Capite quindi quanto sia complesso prevedere in futuro il valore del rapporto di cambio euro/real . Da un lato Dilma tenta con un complesso di manovre di svalutare il Real , dall'altro la necessità riconosciuta per l' Europa di svalutare , fortemente ed in tempi rapidi, l'euro .
Dove penderà il piatto della bilancia ballerina ? Per il momento sembra che le dichiarazioni di Dilma abbiano sortito un certo effetto ed effettivamente il Real è sceso , ma attenzione nel prossimo futuro alla "profezia " di Roubini . 

Nel frattempo nel tartassato Sud dell'Italia ...

si "scopre"  che oltre a pagare per servizi inesistenti " i cittadini del Sud continuano a pagare più tasse di quelli del Nord e del Centro " ( in proporzione al PIL ) . Lo sostiene  lo SVIMEZ ... ma non si era detto sempre il contrario ?! 





Le entrate tributarie schizzano in venti anni, dal 1991 al 2010, del 150 per cento al Sud e dell’81 per cento al Centro-Nord: è la fotografia dello stato dei Comuni meridionali che emerge dal primo Rapporto annuale Svimez sulla finanza dei Comuni, sulla base di dati del ministero dell’Economia e del ministero dell’Interno. In termini pro capite – spiega lo studio – negli ultimi venti anni le entrate tributarie sono raddoppiate nei comuni del Centro-Nord, passando da 222 euro nel 1991 a 402 euro nel 2010, mentre al Sud sono triplicate: i 119 euro del 1991 sono lievitati fino a 298 euro nel
2010. I cittadini del Sud, prosegue il rapporto, continuano a pagare più tasse di quelli del Nord e del Centro: nel 2010 ogni cittadino del Sud ha versato 298 euro procapite, contro i 385 del Centro e i 410 del Nord. In termini di peso sul Pil le cifre cambiano: il peso delle entrate tributarie sul Pil al Sud è dell’1,74%, al Centro dell’1,34%, al Nord dell’1,36%. Il
Sud quindi si trova a pagare +0,38% di Pil di tasse rispetto al Nord.



Fonte :Il denaro.it

Nel frattempo in Cina ...


Após rumores de golpe de Estado, China fecha 16 sites e detém seis

Governo também censurou ferramentas de microblogs.
País tem a maior comunidade de internautas do mundo: 513 milhões.


O governo da China deu neste sábado (31) um novo golpe à liberdade de expressão na internet ao fechar 16 sites, censurar duas das mais populares redes sociais do país e deter seis pessoas em Pequim, depois que na semana passada circularam na rede rumores sobre um golpe de Estado.

As páginas fechadas nesta operação, considerada uma das maiores intervenções das autoridades chinesa contra a internet, são, entre outras, populares foros como "meizhou.net", "xn528.com" e "cndy.com.cn", informou a agência oficial "Xinhua".
A medida também afetou as alternativas dos internautas chineses para o Twitter: os serviços de microblog mais populares do país, o "Sina Weibo" e o "QQ", terão bloqueada até o dia 3 de abril a opção de deixar comentários.
Além dos seis detidos por "fabricar ou disseminar rumores online", esta operação, anunciada durante a madrugada e da qual participou a Segurança Pública de Pequim, inclui as "reprimendas" de outras pessoas que participaram da difusão dos rumores, assinalou o Escritório Estatal de Informação na Internet, responsável por controlar os conteúdos na rede chinesa.
Na semana passada circularam pelas redes sociais chinesas informações sobre supostos disparos na Praça da Paz Celestial e veículos militares entrando em Pequim, até o ponto em que vários meios de comunicação estrangeiros investigaram a possibilidade de um golpe de Estado.
Estes rumores "causaram uma influência muito ruim na opinião pública", afirmou neste sábado o Escritório Estatal de Informação na Internet.
Apesar dos fortes controles de conteúdo, a China tem a maior comunidade de internautas do mundo - 513 milhões -, e muitos cidadãos confiam mais nas redes sociais e nos foros online para informar-se, já que neles aparecem dados não publicados pelos veículos oficiais.
Fonte : O globo 

Sono accusati di aver "fabbricato e diffuso voci online" con una "cattiva influenza sul pubblico". E' finita così la vicenda del falso golpe la cui notizia era stata diffusa su siti cinesi di microblogging la settimana scorsa: sei gli arrestati e sedici siti chiusi per aver detto che "veicoli militari sono entrari a Pechino".

Le autorità hanno colpito soprattutto Weibo e Tencent.qq, due cloni di Twitter molto diffusi in Cina. La polizia ha inoltre fatto sapere di aver 'ammonito ed educato' coloro che hanno dimostrato intenzione di diffondere quelle notizie. I due siti saranno bloccati fino al 3 aprile.

La polizia di Pechino, in un comunicato ha chiesto agli internauti cinesi di "obbedire alle leggi ed essere vigilanti sulle voci incontrollate su internet, che disturbano l'ordine pubblico e minano la stabilità sociale e meritano così punizioni".

I due giganti del web hanno riferito che le misure restrittive resteranno in vigore fino al 3 aprile. "Le voci e informazioni illegali e nocive propagate attraverso microblog hanno ripercussioni sociali negative, e i commenti contengono un'ampia quantità di informazioni nocive" si legge sul sito della Tencent, peso massimo dei social network e videogame in Cina.

 "Dal 31 marzo alle 8 del 3 aprile la funzione 'commenti' di Weibo sarà temporaneamente sospesa" ha indicato dal canto suo la Sina, che gestisce il principale sito di instant blogging cinese Sina Weibo.

Fonte : La Repubblica 

Selling Italy by the pound

Parafrasando il titolo di un famoso album dei Genesis " Sellin England by the pound " , vendendo l'Inghilterra a peso possiamo dire lo stesso dell' " appello " del nostro governo verso la Cina . Monti  " vucumprà " è arrivato : sotto con le offerte 


Mario Monti atterra a Pechino e in Italia si moltiplicano gli elenchi di ciò che il nostro Paese offre in saldo alla Cina. E' bastata una presunta battuta di Hu Jintao a Seul, "dirò di investire in Italia", perché esplodesse un'offerta infinita di imprese, infrastrutture e prodotti finanziari nostrani pronti a gettarsi nelle braccia del Dragone. A Pechino però nessuno conferma che l'invito del presidente cinese, in ogni caso una vaga formula di cortesia, sia mai stato effettivamente pronunciato. In attesa di chiarire il mistero, quando nelle prossime ore Monti incontrerà il premier Wen Jiabao e il suo vice Li Keqiang, affinché le relazioni economiche Italia-Cina si approfondiscano realmente, può essere utile uscire da annosi equivoci.

 Alcune domande, visto che qualcuno è arrivato al punto di ammonire che adesso "tocca all'Italia meritarsi i cinesi" sono d'obbligo. Ammesso che Pechino voglia accendere il semaforo verde sull'Italia, questo significa che fino ad oggi Hu Jintao e il vertici del partito comunista cinese hanno vietato di investire nel Bel Paese? Per quale ragione? In Europa c'è realmente qualcuno convinto che nella Cina di oggi il segretario del partito fondato da Mao abbia il potere di indirizzare con una parola il flusso dei capitali, pubblici e privati, destinati all'estero?


Nell'autunno 2011, quando già in Italia si esultò per presunti investimenti cinesi, mai avvenuti, Pechino ebbe modo di chiarire la sua idea di " sbarco in Italia " , l'interesse esiste per il business, per fare affari, non per prestare denaro a fondo perduto, gonfiandosi di imprese decotte e titoli di stato non remunerativi. Tradotto: la Cina è disponibile, verso l'Italia come verso qualunque altra nazione, ma la logica è investire denaro per guadagnarne di più, non per salvare l'Occidente a proprie spese. Se così è, resta da capire per quale ragione il capitalismo democratico italiano, che non perde occasione per autocertificarsi liberista, debba esultare se il leader di Pechino, ricorrendo alla forza del vecchio statalismo autoritario di un partito comunista, dichiara di voler imporre investimenti nel nostro Paese. 



Perché se il Dragone spendesse in Italia, facendo incetta di porti, autostrade, compagnie aeree, ferrovie, banche, buoni del tesoro, aziende hi-tech e brevetti, lo farebbe a tre condizioni: assicurarsi il controllo dei beni acquisiti, attingere da essi tecnologia e poterli gestire secondo il sistema cinese. Per l'Italia ai saldi di fine stagione, questo equivarrebbe consegnare i gioielli di famiglia non tanto alla seconda economia del mondo, ma alla più forte economia socialista, ossia di Stato, della storia. Davvero gli imprenditori e i partiti italiani non vedono l'ora di trasformarsi in un micro-ingranaggio della differenziazione cinese, per essere amministrati come gli altri vecchi carrozzoni pubblici (a partire dalle banche) che sono la palla al piede della prima frenata della crescita di Pechino? 



Mentre Mario Monti si appresta a iniziare la visita più importante e difficile del suo tour asiatico, è opportuno ricordare che i tecnocrati della Cina non sono affatto ingenui: non regaleranno nulla, rischiando una rivolta popolare nell'anno della decennale transizione del potere, e sanno bene che se gli affari proposti da Roma fossero tanto convenienti, qualcun altro li avrebbe già fatti. Pechino ha interesse nella stabilità dell'euro e nella ripresa europea, ossia nei suoi consumi, per rilanciare il proprio export. Illudersi che a questi interessi nazionali si sia aggiunta un'inedita filantropia esterofila, e in particolare che questa possa attingere ai 550 miliardi di euro a disposizione del fondo sovrano cinese, potrebbe indurre per l'ennesima volta un gelido risveglio. 



Fino a poche settimane fa Roma e Bruxelles dichiaravano che l'euro e i bilanci statali della Ue dovevano "essere salvati dall'Europa e dagli Stati nazionali": cos'è cambiato nel frattempo? Dare all'Asia l'impressione che senza l'intervento delle sue potenze, dalla Corea del Sud, al Giappone e alla Cina, la zona euro non ce la fa, potrebbe essere assai pericoloso. Alle questioni di opportunità economica e finanziaria, si aggiunge infine un quesito politico. Il premier italiano approda a Pechino con l'intenzione di affrontare con gli interlocutori cinesi anche i problemi legati al rispetto dei diritti umani, alla libertà di espressione e alla repressione del dissenso, alla colonizzazione del Tibet e allo sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche? 

Un premo Nobel per la pace, Lia Xiaobo, langue in carcere e nell'ultimo anno trenta monaci tibetani si sono dati alle fiamme: sono temi all'altezza di una visita ufficiale, pur di taglio economico, oppure l'agenda politica dei valori maggioritari nella popolazione e nei partiti italiani, è ormai esclusa dalle relazioni tra i governi? Gli investimenti della Cina in Italia, che in un quadro di chiarezza ognuno si augura, non sono un auspicio finanziario astratto: significano l'ingresso di Pechino nella vita degli italiani, con tutto ciò che questo comporta anche in termini politici e sociali. Mario Monti, tutto questo, lo sa bene: è la ragione per cui in Cina nessuno si aspetta che si limiti a presentare la lista di un'Italia da battere all'asta per chi offre di più.




Fonte : La Repubblica 

venerdì 30 marzo 2012

Aeroporto di Natal : arrestata per trasportare due chili di cocaina

La Polizia Federale ha arrestato questa mattina , all'Aeroporto Augusto Severo di Natal , una donna di 20 anni che trasportava con se oltre due chili di cocaina . Oltre alla donna è stato arrestato anche l'uomo che la attendeva . La donna veniva da Campo Grande , la Capitale del Mato Grosso do Sul .


A Polícia Federal prendeu uma dona de casa, de 20 anos de idade, portando mais de dois quilos de cocaína durante a madrugada desta sexta-feira (30). A apreensão ocorreu no aeroporto Augusto Severo, em Parnamirim, quando a mulher desembarcava vindo de Campo Grande, capital do Mato Grosso do Sul. A ação resultou também na prisão de um operador de máquinas, 24 anos, que aguardava a mulher no estacionamento do aeroporto. A identidade de ambos não foram reveladas pela PF.

As informações do caso foram confirmadas no início da manhã de hoje através do twitter oficial do setor de Comunicação Social da Polícia Federal. A ação ocorreu por volta das 2h30 de hoje e foram apreendidos 2,1 quilos de cocaína. A suspeita disse à PF que receberia cerca de R$ 3 mil reais pelo transporte da droga, mas recusou-se a informar quem a contratou.



Fonte : Tribuna do Norte 

Decisa posizione di Dilma alla conclusione del vertice dei BRICS



I Brics alzano la voce contro le economie avanzate, prime tra tutte Stati Uniti ed Eurozona. Da New Delhi, dove si è svolto il quarto vertice del club formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, è arrivata una ferma condanna alle politiche monetarie espansive adottate per contrastare la crisi finanziaria. 

«Una crisi - ha sottolineato il presidente brasiliano Dilma Rousseff - cominciata nel mondo sviluppato e che non potrà essere superata attraverso semplici misure di austerity, deprezzamento della forza lavoro, senza parlare delle politiche di allentamento monetario che hanno scatenato uno tsunami valutario, hanno avviato una guerra monetaria e hanno introdotto nuove e perverse forme di protezionismo nel mondo».

Più dura di così, la Rousseff non poteva essere e non è un caso che proprio il Brasile sia l'accusatore più accanito. Il real è la divisa che più ha risentito degli squilibri monetari dell'ultimo anno. Con i tassi d'interesse più alti tra i Paesi del G-20 (oggi al 9,75%, ma fino ad agosto erano ancora al 12,5%), il Brasile ha attratto fiumi di capitali, pagati con una volatilità del cambio che sta complicando lo sforzo della Banca centrale di raffreddare l'inflazione.

La lunga «Dichiarazione di Delhi» al termine del vertice, se pure non ha (né potrebbe avere) i toni polemici scelti dalla Rousseff, è altrettanto chiara nei contenuti: «L'eccessiva liquidità generata dalle politiche aggressive varate dalle banche centrali per stabilizzare le loro economie si è riversata sui mercati dei Paesi emergenti, causando una volatilità eccessiva dei flussi di capitale e dei prezzi delle commodities». Di qui l'esortazione ai Paesi avanzati «ad adottare politiche finanziarie ed economiche responsabili, a evitare di generare eccessi di liquidità e a intraprendere riforme strutturali in grado di creare crescita e occupazione».

di Gianluca Di Donfrancesco - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Bms8X

La lobby dei viticultori vuole imporre quote sulla importazione dei vini : la rivolta dei ristoratori



Em 16 de março, o empresário Pedro Hermeto, proprietário do badalado restaurante Aprazível, no Rio de Janeiro, visitava a vinícola Don Giovanni, em Bento Gonçalves (RS), para fazer uma encomenda de duas caixas de espumante da marca. A ideia era, tão logo recebesse o produto, inseri-lo em sua carta de bebidas. Contudo, ao ser informado de que um grupo de produtores gaúchos havia protocolado no Ministério do Desenvolvimento (MDIC) um pedido de revisão das regras de importação de vinhos no Brasil, Hermeto cancelou imediatamente o pedido.

O dono da vinícola, Ayrton Giovannini, integra o grupo de empresários do setor que solicitou ao governo a criação de uma salvaguarda para proteger o vinho nacional da concorrência estrangeira. Hermeto foi além e tirou de sua carta de vinhos – conhecida por guardar extensa lista de nomes brasileiros – todos os rótulos de vinícolas envolvidas com o pedido protecionista. “A retirada da carta é uma medida infelizmente necessária como forma de manifestar pressão e se fazer ouvir. Esse pedido de salvaguarda é indefensável”, afirma Hermeto.

Assim como o Aprazível, outros restaurantes nacionais seguiram o mesmo caminho e penalizaram as vinícolas autoras do projeto. São elas: Miolo, Salton, Dal Pizzol, Casa Valduga, Aurora, Aliança, Lovara e Don Giovanni, entre outras, por meio de órgãos de classe e sindicatos. No início desta semana, a menos uma voltou atrás. A Salton emitiu um comunicado dizendo que não compactuava com a posição do Instituto Brasileiro do Vinho (Ibravin), um dos órgãos que negocia as medidas protecionistas com o MDIC.

Cotas 

A intenção dos produtores gaúchos é fazer com que o Planalto estabeleça cotas mínimas de importação por país, com exceção da Argentina e do Uruguai, que são beneficiados pelo tratado de livre comércio do Mercosul. “Ainda se fosse apenas um aumento de imposto, já seria um absurdo, mas ainda daria para manter a oferta. No entanto, quando se estabelece uma cota por país, quando ela acaba, o mercado fica sem abastecimento. Contra isso, não há remédio”, pondera o sommelier Arthur Piccolomini de Azevedo. “O maior beneficiado será, certamente, o vinho argentino”, diz.Nesta quarta-feira, a sommelière do restaurante paulistano D.O.M., Gabriela Monteleone, afirmou ao site da revista especializada Menu que havia retirado os rótulos nacionais da carta de vinhos do restaurante.

A assessoria de imprensa do D.O.M. não corrobora a informação, mas a reportagem do site de VEJA obteve a confirmação ao ligar para o próprio restaurante.O restaurante Sudbrack, da chef carioca Roberta Sudbrack, retaliou as vinícolas Dal Pizzol e Casa Valduga. Em entrevista ao site de VEJA, a chef critica o pedido de salvaguarda. Na visão dela, a medida não é prejudicial apenas para a vinicultura brasileira, mas também para toda a gastronomia. “O intuito do meu gesto foi o de chamar atenção de chefs e restaurantes sobre a importância de cada um se posicionar. Isso pode enriquecer a discussão e proporcionar resultados práticos, como foi o caso da Salton, que reviu sua posição e merece o nosso aplauso”, afirmou a chef.

Sem querer generalizar, Roberta chama a atenção para os pequenos produtores que sequer foram consultados sobre o pedido de salvaguarda. “Existem vinícolas que estão fazendo – e sempre fizeram – um trabalho muito sério e bem feito, que efetivamente contribuiu para a evolução da vinicultura nacional. Essas vinícolas, de maneira alguma, podem ser prejudicadas. Essa generalização é perigosa”, disse.

No restaurante Piselli, em São Paulo, os vinhos da vinícola Miolo também foram banidos da carta. “Mantivemos apenas o espumante Chandon, um tinto e um branco da Salton”, afirma o sommelier Sérgio dos Santos. Já o chef francês Claude Troigros, que possui dois estabelecimentos no Rio de Janeiro, afirmou, por meio de sua assessoria de imprensa, que aguarda a decisão sobre o pedido de salvaguarda para definir se retirará ou não de sua carta os vinhos nacionais das empresas envolvidas. O mesmo posicionamento foi anunciado nesta quarta-feira pelo Grupo Fasano, das casas Fasano, Gero, Parigi, entre outras: haverá boicote se as vinícolas levarem até o fim e conseguirem aprovar o pedido de salvaguarda.

No Vecchio Torino, em São Paulo, onde não há vinho brasileiro na carta, o sentimento é de consternação por parte do proprietário, o italiano Giuseppe La Rosa. “O problema não são os outros. É o vinho brasileiro. E não é porque é brasileiro, e sim porque é caro. E é caro porque o imposto é muito alto. Esse é o grande problema”, diz La Rosa.

Também na última semana, os produtores brasileiros Adolfo Lona, Angheben, Cave Geisse e Vallontano divulgaram comunicado conjunto em que repudiam o pedido de salvaguarda. No texto, eles questionam as razões que levaram as associações a pedir proteção ao governo por meio da imposição de uma reserva de mercado. “Por que não concentram seus esforços para baixar os tributos do vinho brasileiro em vez de aumentar a taxa do importado? Por que não pedem o fim das instruções normativas que limitam e dificultam as atividades de pequenas vinícolas?”, diz o comunicado.

Fonte : Exame

giovedì 29 marzo 2012

La Lombardia chiede l'annessione alla Svizzera


Annettere la Lombardia alla Svizzera, trasformandola nel ventisettesimo cantone della Confederazione elvetica: è la proposta lanciata sul web attraverso il sito Petizionionline.it, che in poche ore ha raccolto quasi 4.500 firme e si propone di arrivare a quota 500mila per chiedere al governo italiano di indire un referendum (peraltro improponibile) sull’argomento. Ed è giallo sull’autore della provocazione, che non ha firmato il testo della petizione: nemmeno negli ambienti più vicini alla Lega Nord se ne conosce l’identità.

La boutade ha preso spunto dalle recenti dichiarazioni di Ueli Maurer, ministro della Difesa svizzero, il quale ha detto che per i suoi connazionali «annettere la Lombardia non sarebbe un problema, dato che rappresenta circa il 90 per cento del totale di tutti gli scambi commerciali con il nostro Paese».L’anonimo utente di Petizionionline incita quindi i lombardi a “cogliere l’occasione”, elencando una lunga serie di vantaggi che deriverebbero dall’indipendenza. 

“Passeremmo al franco svizzero, con una diminuzione dei tassi d'inflazione, pagheremmo un minor pedaggio autostradale; e soprattutto continueremmo a parlare italiano, mantenendo dunque le nostre tradizioni – si legge nel testo – La Lombardia pagherebbe meno tasse, entrerebbe a far parte di un Paese efficientissimo e all’avanguardia, neutrale, estraneo all’influenza negativa dell'Unione europea e degli Stati Uniti”Le adesioni crescono di ora in ora, anche se le reazioni suscitate nel mondo della Rete sono contraddittorie.

 I commenti postati sul sito vanno dall’indignazione di chi ricorda come “c’è chi è morto per creare un Paese unito”, e rimarca che “l’Italia non si tocca”, alle feroci critiche anti-italiane degli utenti secondo i quali “questo Paese di ladri e corrotti non si può neppure per scherzo paragonare alla democratica, pacifica e civile Confederazione elvetica, patria della libertà e della pace”. C’è però spazio anche per la speranza di chi vuole rimanere italiano perché è convinto del fatto che “prima o poi le cose cambieranno” e vuole crederci “sino alla fine”. E non manca qualcuno che fa notare l’impossibilità di un’annessione, dato che la Lombardia conta dieci milioni di abitanti, a fronte degli otto dell’intera Svizzera.

Fonte : La Repubblica 

mercoledì 28 marzo 2012

ACIBRA porta a Natal "Le Mine vaganti " di Ozpetek


Riprendono , dopo l'interruzione estiva , gli incontri della Associazione ACIBRA di Natal  dedicati al Cinema Italiano di autore . Il 30 Marzo alle 19:30 il primo di questi incontri presso l'auditorium della Libreria Potylivros del Praia Shopping di Ponta Negra prevede la proiezione di un recente film del regista italo-turco Ferzan Ozpetek : Le Mine vaganti ( 2010 )



CinemItalia - A realidade italiana na 7ª arte


Ao longo da história do cinema a contribuição italiana tem deixado marcas de grande importância: o movimento do pós-guerra doNeorealismo, de De Sica e Rossellini; o intimismo existencial de Antonioni; a dramaticidade crua de Pasolini e a sofisticada de Visconti, sem esquecer as representações oníricas de Fellini.

Dentro desses gêneros a “comédia à italiana” é aquele que escolhemos nessa temporada: com uma produção enorme, acommedia all’italiana conseguiu frequentemente ser a síntese de várias vertentes e assim representar, de forma divertida, a sociedade italiana e suas mudanças ao longo do tempo.

Finalidade desse projeto é levar ao público obras menos conhecidas de autores já afirmados, assim como apresentar autores desconhecidos ao grande público natalense.

Esse ciclo de filmes é mais uma iniciativa da Associação Cultural Ítalo-Brasileira do Rio Grande do Norte (ACIBRA/RN) e do Centro di Cultura Italiana MadrelinguA para as comemorações do Ano da Itália no Brasil (Momento Italia Brasile) em Natal.

As exibições serão toda última sexta feira do mês e a entrada é franca.


Aprire una gelateria in Brasile

Molti lettori mi hanno chiesto informazioni sulla opportunità di aprire una gelateria in Brasile . Rispondo con questo articolo apparso sulla Rivista Exame che tratta di un Caso di Successo di un imprenditore italiano a Sao Paulo : Edoardo Tonolli .





Quem passa pelo número 136 da Rua Oscar Freire, em São Paulo, se surpreende com o movimento. O entra e sai de gente na sorveteria Bacio di Latte é surpreendente para um negócio com um ano de vida. No comando da empresa, estão o italiano Edoardo Tonolli e o escocês Nick Johnston.

Tonolli trabalhava com finanças em Milão quando decidiu abrir um negócio. “Morei seis meses no Brasi e, assim que cheguei na Itália, a crise tinha começado. Eu já tinha a ideia de abrir alguma coisa na área alimentícia com o meu irmão. Estávamos em dúvida entre uma cafeteria e uma gelateria”, conta. A escolha foi pelo sorvete, ou melhor, “gelato”, corrige o sócio.

Com a crise que assombra a Europa – além de gastos públicos descontrolados, a Itália tem uma relação dívida/PIB de mais de 120% -, Tonolli resolveu que o melhor seria aportar no Brasil. “A crise na Europa influenciou 95% da nossa vinda ao Brasil”, conta. “Os impostos brasileiros são mais baixos do que os italianos e aqui tem menos burocracia. Para abrir um negócio lá, você leva um ano mais ou menos”, explica.

Apresentado a Tonolli por uma amiga em comum, Johnston logo se animou com a ideia de virar empreendedor no Brasil. “Eu já estava morando em São Paulo, procurando uma oportunidade e acreditando no Brasil sem saber exatamente o que iria ser. Eu encontrei o irmão do Edoardo na Suíça, ele me explicou o projeto e em um segundo eu topei”, diz. Segundo ele, a falta de sorvetes de qualidade e uma clientela grande e exigente faziam de São Paulo o local perfeito para a instalação do negócio.Depois da inauguração, em janeiro de 2011, a gelateria já ganhou prêmios importantes, como o de melhor sorvete segundo a edição 2011 de Veja Comer & Beber. Neste mesmo período, a empresa cresceu 120%. Bem mais do que os sócios esperavam. “A ideia era ter uma loja modelo na Oscar Freire para saber se o público aceitaria a nossa proposta de gelato de qualidade ao preço mais competitivo possível. No fim, foi muito mais do que imaginamos”, diz Johnston.

Crescimento

Sem revelar dados de receita e vendas ("para despistar a concorrência", brincam), os sócios começam a se planejar para crescer. “Estamos vendo como aumentar o tamanho da rede sem perder qualidade”, conta Tonolli.

Segundo eles, cada loja deve ter uma produção própria para garantir a textura e o sabor dos sorvetes. “Ele perde até 80% da cremosidade durante o transporte”, explica. Eles não revelam o investimento para abrir uma loja, mas só os custos com maquinário chegam a meio milhão de reais.
Para os próximos dois meses, a marca vai inaugurar duas lojas, uma em Moema e a outra no shopping JK Iguatemi, ambas na capital paulista. “Nós pretendemos abrir mais ou menos 20 lojas próprias nos próximos 3 anos em São Paulo”, define Tonolli.

A região dos Jardins também deve receber mais uma unidade. “Alguns shoppings do Rio já convidaram a gente para abrir uma loja, mas é melhor fazer as coisas de forma mais orgânica. Começar aqui em São Paulo e quando tiver uma estrutura boa ir para outros lugares”, explica Tonolli.A principal preocupação dos sócios hoje é manter a qualidade do negócio. Por isso, eles contam que recusam pedidos de franquias toda semana para não perder o controle da empresa. “É muito fácil abrir muitas lojas e perder o controle. Nossa ideia é fazer várias lojas concentradas em São Paulo e resolver todas as questões de logística, processos e gestão que vamos precisar. Depois, também dá para pensar em franquear”, esclarece Johnston.

Produção artesanal

Sem estratégias de marketing, a empresa cresceu no boca a boca. Os 35 sabores disponíveis são produzidos todos os dias para atender a demanda – aparentemente incessante – de consumidores.

Com preço médio de 10 reais, os clientes podem provar até três sabores por potinho. “O chocolate belga é o preferido”, conta Johnston.

Apesar da produção local, 80% da matéria-prima é importada. “Tirando o leite e o açúcar, o resto vem de fora. A base do sorvete e o maquinário são da Itália. A pera é da Argentina e o limão da Sicília. Mas o que dá para achar aqui, como algumas frutas, não vejo porque não usar”, esclarece Tonolli.

Segundo o empresário, alguns fornecedores italianos vão abrir uma planta no Brasil ou na América do Sul. “Estou contando com isso para não precisar mais importar. Elas vão trazer o produto da Itália e fazer o último nível de acabamento aqui”, conta.


Fonte : Exame 

lunedì 26 marzo 2012

Creatività ed un pizzico di follia : l'uomo ragno a Jenipabu




Chi percorre in auto il litorale nord da Natal verso le bianche dune di Jenipabu non potrà fare a meno di notare le baracche che vendono le deliziose castagne di caju infornate e nelle diverse versioni : naturale , salata o rivestita di caramello . Difficile resistere , soprattutto quando a bordo c'è un bambino ed il venditore è niente di meno che l' Uomo Ragno o come si dice in brasiliano " Homem Aranha " . Un vero e proprio super eroe della sopravvivenza fasciato nella sua tuta che non lo lascia traspirare . In pieno deserto e sotto un sole implacabile assume le posizioni che hanno reso famoso il personaggio : quando per esempio muove il polso per lanciare la sua micidiale ragnatela .

Il proprietario della baracca è Claudio Souza , un funzionario pubblico di 37 anni che nei periodi migliori arriva a fatturare R$ 500 al giorno . E'lui l'ideatore della nuova tecnica di vendita e l'uomo ragno è un suo dipendente : Josenílton Costa, de 45 anos detto Zagueiro . E' il quarto uomo ragno , meglio non chiedere che fine hanno fatto i predecessori .



La storia di Zaguerio è abbastanza singolare  : separato e padre di 8 figli è alcolizzato cronico e Claudio gli ha offerto un alloggio ed un salario minimo per consentirgli di uscire dal tunnel dell'alcol .Il problema è che senza una guida sarà ben difficile per Josenilton conseguire liberarsi del vizio . Nel frattempo la sua silouette , con la  pancetta ben visibile , così in contrasto con il personaggio hollywoodiano lo pone  in vetta al gradimento degli uomini ragno che lo hanno preceduto  come afferma soddisfatto Claudio . 

Nuova manovra per contrastare l'aumento del real

Una nuova manovra è stata annunciata da Dilma e che va nella direzione di indebolire il real allo scopo di migliorare l'export  . Questa notizia assieme alla " percezione " che in Europa la situazione si sta stabilizzando dopo il disinnesco della bomba Grecia provocherà nel medio periodo un ulteriore rafforzamento del cambio euro/real . Si riaprono così spazi interessanti per coloro che intendono investire in Brasile .







 Iniziata la guerra fiscale globale? Sembra di sì. Dopo la Gran Bretagna di David Cameron e la proposta di riforma fiscale a favore delle imprese degli Stati Uniti di Barack Obama è la volta del Brasile del presidente Dilma Rousseff che si è impegnata a ridurre le imposte sulle imprese locali così da aiutarle a investire e a competere in un mondo inondato da una massa enorme di denaro presi a prestito a buon mercato dalle banche centrali , soldi che stanno danneggiando l'economia del Brasile, e dei paesi emergenti facendo rafforzare le monete locali e diminuendo l'export. La Rousseff lo ha rivelato alla rivista Veja nel corso di una intervista

"Gli imprenditori si sono lamentati che la pressione fiscale in Brasile frena le migliori iniziative e impedisce loro di competere alla pari nella partita globale", ha detto la Rousseff. "Sono d'accordo. Dobbiamo abbassare la pressione fiscale. E abbiamo intenzione di abbassarla". Il governo brasiliano è molto preoccupato degli effetti di un real forte che è sostenuto da ingenti flussi di capitali stranieri che arrivano in Brasile in cerca di tassi di interesse interessanti e scappano appena fatto il pieno di plusvalenze senza fare investimenti duraturi. Sono i cosiddetti hot money, cioè investimenti di breve respiro .



di Vittorio Da Rold - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/23iiu

domenica 25 marzo 2012

Vivere in Brasile : le vostre storie /13


La storia che riporto in seguito è il contenuto di una e-mail realmente ricevuta a cui ho solo cambiato il nome dell'autore sostituendolo con il solito nome di fantasia : Alberto .
La storia parla di un gruppo di amici , uno impiegato da 36 anni nelle  poste sposato con una brasiliana e a cui è stato detto che non ha bisogno del visto per risiedere in Brasile ( basta essere sposati ! ) e due soci panettieri che decidono di " esportare " il pane in Brasile , il pane  "Che e' nato in italia  nel primi anni avanti cristo  dai romani   a pompei" 
Il gruppo purtroppo non ha un euro " 0 denaro nostro " ma ha intenzione di  chiedere un prestito in Brasile ad una Banca italiana .Se la cosa andrà come previsto l'intenzione è poi quella di aprire altri punti vendita  e  una scuola per insegnare l'arte della panificazione ai locali . 

La pubblicazione della e-mail è stata autorizzata dall'autore a cui spero che i lettori scriveranno dei commenti per aiutarlo a prendere una decisione ragionata . 



Buona sera  Ingegnere, sono  Alberto ( nome di fantasia ) e  abito a Treviso
sposato con una Brasiliana (in italia)   interior di Fortaleza  300km, il  casamento civile è stato registrato in ambasciata brasiliana in italia a milano   e poi  succesivamente  trascritto nel  1 scrittorio  vicino a  fortalezza: 
Il Brasile lo visita diverse volte, ed ho intenzione nel più breve tempo possibile  di   formare  una societa' illimtata (con mia moglie  e altre due persone)  in  Brasile per  avviare   assieme  un panificio  con lanscionette   e dolci.
Mia moglie  sara' l'amministratore d'azienda   per ovvi motivi di legge brasiliana   solo lei ha  la possibilità di esserlo    ha la residenza e tutti i documenti brasiliani ed io saro  socio   che mettera il capitale assieme  a  lei    100%
gli altri due soci    uno  e' un panettiere di professione con tanto di diploma    sarà socio per manodopera  e quell'altro pure per manodopera  diventera socio
1^ ) domanda come posso  fare avere a loro il permesso di soggiorno  illimatato  per  svoglimento di  lavoro  alla societa?
     
da quello che mi hanno detto  a me non serve perche sono  casato con una brasiliana ed  ho  legalizato il matrimonio in  brasile
Dopo  servono  i macchinari e l'arredamento per questo  panifico  artigianale  e  antistante la vendita    con lanscionette   credo che i migliori macchinari  per la produzione del pane  e dei dolci siano quelli italiani non comperarli nuovi ma  usati
2^) domanda      Esistono  dei prodotti italiani  li in brasile ? 

Se per caso dobbiamo comperarli in italia     per  arrivare  in brasile  in  dogana  aplicano le tasse di   importazione che  equivalgono a quello che  ho letto  anche   a 35  % del valore  degli  macchinari. E possibile  che  si possa avere  un' agevolazione  fiscale da parte del governo  Brasiliano,  si posso avere anche dei mutui a tasso agevolato  per questi macchinari ?
  
Chiedo  un 'altra domanda  noi partiamo con 0 denaro nostro   vogliamo lavorare  con il denaro della banca       ci sono banche  italiane che lavorano  li in brasile  per avere questo  prestito
anche perche'  Ingeniere noi vogliamo far conoscere  il prodotto italiano su questo territorio che non lo conosce  e  se la fortuna ci assieste di aprire altri   con insediamento e insegnamento a personale del luogo  nel fabbricare questo prodotto  del pane   Che e' nato in italia  nel primi anni avanti cristo  dai romani   a pompei 
Io lavoro alle poste italiane  ho  36 anni  di lavoro  sempre alle poste     Naturalmente ho visto qusta vista  di puntare su un panifico  e lanchionette    di prodotti italiani 
Ingeniere  Le chiedo scusa  di questa mia  noiosa  e stancabile  email   spero che Lei  abbia capito   e   nell' attesa di  una sua  cortese  e comprensibile    risposta in merito  
Le uguro  un felice  inizio di settimana   e  grazie di tutto cuore se Lei potrà rispondermi 
ps Cortsemente  se mi puo' anche indicare che documenti  necessitano per  formare il tutto grazie e chiedo del disturbo
se Lei  ha piacere e non La disturbo  mi rilascia  in risposta a questa email   il suo nr  di telefono  che   La richiamo  ben volentieri 

sabato 24 marzo 2012

Investimento immobiliare : tutto quello che volevate sapere

Interessante articolo che illustra la posizione di alcuni economisti sulla bolla immobiliare caratteristica delle grandi città brasiliane come Rio e Sao Paulo . Viene " dimostrato " che in queste condizioni l'investimento immobiliare è meno rentabile dell'investimento finanziario e che addirittura varrebbe la pena di vivere in affitto . Io non concordo con questa posizione estrema perchè ho già sperimentato la cosa e me ne sono amaramente pentito .

Naturalmente i casi presi in esame parlano di R$ 5500 /mq , ovvero investimenti di R$ 550 000 per un appartamento da 100mq che sono ben distanti dai valori che si pagano qui a Natal . E' però anche vero che gli affitti che possono essere richiesti agli inquilini non sono quelli di Rio e Sao Paulo . Insomma un articolo con luci ed ombre da leggere con attenzione e su cui meditare .

Imóveis são atualmente péssimos investimentos, e o Brasil está assistindo à formação de uma bolha imobiliária. Pelo menos é nisso que acreditam dois professores da FGV-SP. “Eu continuo achando que é uma bolha. Só não dá para saber quando ela vai estourar”, diz William Eid Júnior, coordenador do Centro de Estudos e Finanças da FGV, e que sustenta essa posição há mais de um ano. Essa também é a opinião do professor Samy Dana, da Escola de Economia: “Atualmente, o retorno que os imóveis apresentam está muito inferior ao risco”, diz. Especialistas que refutam a ideia da formação de uma bolha argumentam que a grande alta nos preços dos imóveis nos últimos anos foi, na verdade, um ajuste de preços, após anos de estagnação; argumentam também que os preços ainda têm espaço para crescer, uma vez que o valor do metro quadrado em outros países emergentes como Rússia e Índia chega a ser 3,5 vezes maior que no Brasil. Mas de abril de 2011 a janeiro de 2012, o Índice FipeZap apresentou um longo ciclo de desaceleração nas altas dos preços, que voltaram a aumentar ligeiramente em fevereiro.
Na opinião dos dois professores da FGV, os imóveis residenciais estão muito caros, principalmente nas grandes cidades como Rio e São Paulo. O retorno que eles podem dar em aluguéis, portanto, não seria satisfatório, ficando frequentemente abaixo ou igualado ao retorno da poupança ou mesmo do CDI.
Ainda que os preços dos imóveis possam, em tese, subir indefinidamente, os preços dos aluguéis esbarram na barreira da renda da população, não podendo subir acima do que as pessoas podem pagar. “Fala-se em déficit habitacional. Sim, mas só porque existe escassez de alimentos, por exemplo, não quer dizer que o preço da comida pode subir infinitamente”, compara Samy Dana.

Ele explica que, quando o valor do imóvel e o valor dos aluguéis se distanciam demais significa que o imóvel está caro como investimento. Por meio dos dados do Índice FipeZap, o professor mostra que a alta dos aluguéis não vem acompanhando a alta do preço dos imóveis, o que está tornando a taxa de retorno do investimento cada vez menos atrativa. Desde janeiro de 2008, o preço de venda dos imóveis no Brasil elevou-se 129,5%, enquanto que os aluguéis tiveram alta de apenas 68,4%. A perda do aluguel frente aos preços foi, portanto, de 61,1%.

“Imóvel é um péssimo investimento agora. Nitidamente o preço está lá em cima. Comprar um imóvel para investir agora equivaleria a comprar na alta”, diz William Eid. A conta do aluguel é a seguinte: para um investimento em um imóvel residencial ser mais rentável que a poupança, o retorno deve ser maior que o 0,5% ao mês mais TR que a caderneta paga. Lembrando que o rendimento com aluguel é somado à renda tributável do investidor e que a caderneta de poupança é isenta de IR. “Para um imóvel residencial, considerando o risco, o retorno teria que ser de, no mínimo, 0,7% ou 0,8% ao mês”, diz Eid.

Ou seja, o aluguel pago mensalmente deve corresponder a 0,7% ou 0,8% do valor do imóvel. Segundo o Índice FipeZap, o preço médio do metro quadrado de um apartamento de dois quartos em São Paulo foi de cerca de 5.500 reais em fevereiro, mais ou menos o mesmo que a média nacional. Isso significa que, naquele mês, um imóvel desse tipo com 100 metros quadrados custava 550.000 reais. Seu aluguel deverá, portanto, sair por 3.850 reais no mínimo para ser rentável. Isso sem contar outros gastos que os locatários geralmente têm e que não vão para o bolso do proprietário, como IPTU e taxa de condomínio.“Os valores cobrados não chegam a ser tão altos. Ninguém aguenta pagar aluguel nesses níveis. O aluguel de um imóvel de 100 metros quadrados costuma variar entre 2.000 e 3.000 reais”, diz William Eid. De acordo com o Censo 2010, a renda mensal média de um brasileiro em idade economicamente ativa é de cerca de 1.200 reais – 2.400 reais, portanto, para um casal; entre os 10% mais ricos, essa renda sobe para pouco mais de 5.000 reais por pessoa ativa. Segundo a Pesquisa Mensal de Emprego do IBGE, a média de rendimento entre as pessoas ocupadas da Região Metropolitana de São Paulo em janeiro e fevereiro foi de algo em torno de 1.800 reais mensais, ou 3.600 reais para um casal.O Índice FipeZap mostra que os preços dos aluguéis ainda vêm apresentando alta, e as taxas de vacância continuam baixas nos grandes centros, o que em tese permitiria um aumento ainda maior no valor dos aluguéis. Mas como isso depende da capacidade de pagamento dos inquilinos, se em algum momento ela for insatisfatória, os aluguéis não poderão mais se elevar, puxando os preços dos imóveis para baixo.

Caminhos para o investidor

O professor Samy Dana lembra que quem investe em imóveis costuma argumentar que se os ganhos não vêm pelo aluguel, virão pela valorização do bem em si. Na opinião dele, porém, esse é o lado mais arriscado do investimento em imóveis, contrastando com a ilusão de segurança que os brasileiros geralmente têm ao saber que estão aplicando o dinheiro em um ativo físico. “Esse pensamento da valorização é o pensamento da bolha, em que as pessoas sempre pensam que o ativo pode valorizar mais, mesmo após uma alta estrondosa”, diz Dana.

O professor desaconselha completamente o investimento em imóveis no atual momento. Ele exemplifica da seguinte forma: se o investidor compra um imóvel de 1.000.000 de reais – o que nos patamares de hoje não necessariamente é um imóvel de alto padrão – e o aluga por 5.000 reais mensais, seu retorno é de 0,5% ao mês. “É o mesmo retorno da poupança, mas com muito mais risco”, observa.

Ambos os professores, que possuem imóveis próprios, acreditam que o momento pode ser bom para o investidor vender. Samy Dana, por exemplo, diz ter apenas um imóvel, que é sua residência, e que mesmo assim “perde dinheiro”. “Financeiramente, era melhor eu vender e pagar aluguel. Só não fiz isso ainda porque é um processo trabalhoso”, comenta. Para quem quiser colocar um plano em prática, ele recomenda investir o dinheiro resultante da venda no Tesouro Direto. “Com o retorno do investimento é possível alugar um imóvel até melhor que o que foi vendido”, diz o professor.

Contudo, para Dana, a compra de um imóvel próprio não deve ser encarada como investimento, mas sim como a realização de um sonho de consumo legítimo. “Isso passa também pela questão emocional. Se o sonho da pessoa é ter uma casa própria, tudo bem”, diz. Outra possibilidade para o investidor, diz William Eid, é manter o imóvel alugado com um bom inquilino, caso ele esteja localizado em uma região onde a valorização ainda não foi tão gigantesca, e onde ainda se podem esperar melhoramentos urbanos que justifiquem altas futuras nos aluguéis.

Fonte : Exame

Tombini : il Brasile crescerà ancora nei prossimi due anni


Il presidente del Banco Centrale Alexandre  Antonio Tombini ci fornisce alcune anticipazioni sulla crescita economica brasiliana dei prossimi due anni ." Il ritmo di attività economica aumenterà nel corso dell'anno e di quello prossimo, ovvero avremo una maggiore crescita nel 2012 rispetto al 2011 e nel 2013 , probabilmente , ancora più che nel 2012 ."
Lo so che questo scatenerà la solita domanda : cosa succederà dopo ? Ebbene tra due anni , molto probabilmente , avremo visto la fine o quanto meno l'attenuazione della crisi in Europa . Questo dovrebbe ridare vigore alle esportazioni brasiliane e , assieme ad un riduzione del valore del real anche ad un aumento degli investimenti stranieri . In caso contrario vedremo lo scoppio della bolla debito in Europa e saremo tutti ricoperti di "merda " .




O presidente do Banco Central (BC), Alexandre Tombini, disse hoje (23), em São Paulo, que o país vai crescer de forma mais intensa nos próximos dois anos. Um crescimento sustentado, segundo ele, pela demanda interna, por estoques industriais e pelo que chamou de "processo de flexibilização das condições macroeconômicas". “O ritmo da atividade econômica irá se acelerar ao longo deste ano e ao longo do próximo ano, ou seja, teremos mais crescimento em 2012 do que tivemos em 2011 e, em 2013, possivelmente, mais do que teremos este ano”, disse Tombini.

Quanto à economia mundial, Tombini prevê crescimento menor este ano, “permanecendo em patamares relativamente baixos em comparação à história de evolução do PIB [Produto Interno Bruto] mundial”.

Tombini voltou a assegurar que a inflação brasileira está convergindo para o centro da meta estabelecida pelo Banco Central, de 4,5% no acumulado do ano. Para reforçar a previsão, Tombini lembrou que a meta de inflação foi cumprida, em 2011, pelo oitavo ano consecutivo. “Em relação ao sistema de metas, vemos que tem sido importante e bem sucedido para fazer com que a inflação oscile ao redor da meta”, disse.

Tombini participou em São Paulo do lançamento da ampliação do Sistema de Informações de Crédito (SCR), que fornece informações mais detalhadas sobre operações de crédito, como renda das pessoas físicas e faturamento das pessoas jurídicas. Até o momento, o sistema identificava, de forma facultativa, todos os clientes com operações totais iguais ou superiores a R$ 1 mil. A partir de 30 de abril, essa identificação vai ser obrigatória.

De acordo com o presidente do BC, com a ampliação do SCR, será possível identificar 96% das operações de crédito. “É uma cobertura que poucos países têm, se é que algum país tem esse tipo de cobertura de suas informações de crédito”, disse Tombini


Fonte : Exame 

venerdì 23 marzo 2012

Aprire una impresa in Brasile ... per un brasiliano

Pubblico questo articolo tratto dalla stampa locale dove sono riportati i tempi medi ed i costi medi di apertura di una impresa per un brasiliano .










Muita gente sonha em deixar de ser empregado e abrir o seu próprio negócio. Mas para isso é necessário bastante estudo de mercado e público, além de preparo e planejamento tanto organizacional quanto financeiro. O capital inicial já deve incluir as taxas e despesas obrigatórias para abertura de uma empresa.

Segundo o Sescon/RN (Sindicato das empresas de Serviços Contábeis do Rio Grande do Norte), o valor gasto para abrir uma empresa varia de acordo com o ramo de atuação e com o porte, mas a média fica em R$ 1.700,00. É importante ficar atento em todas as exigências para não ter problemas futuros. A falha em um documento ou o esquecimento de uma taxa pode acarretar multas e até a proibição do exercício das atividades.
Fora o custo, existe toda a burocracia incluindo os documentos e formulários que devem ser entregues para os órgãos responsáveis. Para o brasileiro ficar com uma empresa completamente regularizada e pronta para funcionar leva aproximadamente 120 dias, de acordo com a atividade desempenhada, o equivalente a quase quatro meses. Isso significa quase o dobro do tempo gasto em outros países da América Latina.

"Apesar dos custos e do prazo, o números de empresas abertas vem aumentando, e esse cenário não é diferente no RN. Vale ressaltar que o empreendedor deve procurar um profissional competente para cuidar de todos os processos, assim não corre o risco de prolongar ainda mais o prazo para iniciar suas atividades", alerta João Antonio Matias, presidente do Sescon/RN.

La Classe C spinge il consumo delle famiglie nel 2011

Date una occhiata ai diagrammi in basso per favore : io sono arrivato in Brasile nel  2005 ed oggi nel 2010 guardate come si è modificata la composizione delle classi sociali ! Sono solo 5 anni ed il mutamento coinvolge 200 milioni di brasiliani , una popolazione 4 volte quella italiana !   Sono mutamenti epocali che stanno avvenendo sotto i nostri occhi , è la storia che passa e che studieranno le prossime generazioni . La storia di un Paese che veniva definito  " il paese del futuro " nel senso di grande  potenziale inespresso e che in pochi anni è diventato  "il futuro " per  milioni di  esseri umani . 



A renda média mensal das famílias brasileiras cresceu de R$ 1.557 para R$ 1.618 entre 2010 e 2011, segundo a Pesquisa Observador Brasil 2012, divulgada nesta quinta-feira (22) pela Cetelem BGN. De acordo com o levantamento, apenas a Classe C mostrou alta na renda na comparação entre os dois anos, passando de R$ 1.338 para R$ 1.557. Nas classes A/B e D/E, houve recuo na renda familiar mensal.

Com a elevação na renda familiar, a renda disponível (total da renda da família menos os gastos) da Classe C também mostrou crescimento no período, de quase 50%, puxando o consumo do país em 2011. Mobilidade social

Segundo a pesquisa, a mobilidade social no país continuou em alta no ano passado, com protagonismo da classe C. Segundo o levantamento, a faixa de renda foi a que mais recebeu integrantes, enquanto a classe DE diminuiu no ano passado.

A pesquisa mostra que classe C recebeu 2,7 milhões de brasileiros da classe DE em 2011. Hoje são 103,054 milhões de brasileiros nessa faixa. Esse número representa 54% da população do país, um crescimento de 20 pontos percentuais em relação a 2005, ano do primeiro levantamento, quando eram 34%.

Em 2011, a classe AB recebeu 230 mil pessoas vindas da classe C. "Tivemos grande migração social no Brasil. Esperamos que isso continue a acontecer", diz Marcos Etchegoyen, diretor presidente da Cetelem BGN."Não há dúvida que vimos uma migração gigantesca nos últimos sete anos, são cerca de 64 milhões que mudaram de faixa de renda. A pesquisa consolida a mudança que verificamos no ano passado, quanto ao formato da pirâmide das classes sociais no país, que passou de triângulo para losângo, devido ao crescimento da classe C", diz Marcos Etchegoyen, diretor presidente da Cetelem BGN.


Otimismo

O estudo mostra que o brasileiro está otimista em relação ao futuro da economia. Metade dos entrevistados acredita que o Brasil terá uma situação melhor este ano do que foi a de 2011.

A pesquisa também perguntou sobre as expectativas em relação à crise. A maior faixa dos respondentes, 42%, acreditam que a crise vai chegar ao bolso dos brasileiros. É na classe AB em que está a maior faixa dos que acham que a crise afetará pouco o consumo, 28%.

A pesquisa é realizada por meio de 1.500 entrevistas a brasileiros com mais de 15 anos, feitas em 70 cidades e 9 regiões metropolitanas do país. É o sétimo ano seguido em que a pesquisa é realizada pela Cetelem BGN e Ipsos Public Affaris.

Gastos
O aluguel subiu 14% de 2010 para 2011, segundo a pesquisa, de R$ 299 para R$ 341. As prestações da casa aumentaram 23%, de R$ 367 para R$ 451. O gasto com empregada doméstica também subiu: de R$ 232 para R$ 330. A despesa com esse serviço foi maior que com convênio médico, de acordo com o estudo. Os valores foram semelhantes nas classes AB e DE, R$ 367 na mais alta e R$ 300 na mais baixa.


Internet
O consumo na internet subiu de 16% para 23% do mercado de compras nos sete anos da pesquisa, entre 2007 e 2011. "É importante destacar que antes, o preço era o fator mais importante para definir a compra, hoje é a comodidade. Isso mostra que, após resolver algumas necessidades básicas da população, outras se colocam", diz Etchegoyen.

Os sites de compras coletivas estão mais presentes na vida dos brasileiros, de acordo com a pesquisa. Em 2010, 14% haviam comprado por meio dessas plataformas. No ano passado, 39% estavam na mesma situação.

Fonte : O Globo

giovedì 22 marzo 2012

Il Brasile a caccia di cervelli

Articolo di Federico Rampini apparso ieri su Repubblica  da leggere  come al solito con le dovute cautele altrimenti si rischia di innescare una corsa all'oro degli sciocchi . L'intenzione di Dilma non è affatto quella di incentivare la immigrazione dei giovani laureati europei altrimenti farebbe delle leggi per favorirla ma quella di colmare , con laureati brasiliani , la presunta carenza   di cervelli . Per coloro che vogliono comunque provarci allego l'elenco delle Aziende italiane con interessi in Brasile                     :
http://aretusa.ice.it/SchemaSite/images/UserImageDir/132/EN/Empresas%20Italianas.pdf



Nei prossimi otto anni il Brasile avrà bisogno di un milione e centomila ingegneri, più del doppio di quanti riesce a formarne nelle sue università. La presidente Dilma Rousseff ha appena lanciato un programma speciale, Scienze senza Frontiere, per finanziare gli studi post-laurea all'estero di centomila giovani brasiliani, ma non basta a colmare il "deficit di cervelli".


Il piano Scienze senza Frontiere la dice lunga su quanto questo Brasile sia sicuro di sé. La Rousseff non teme che quei giovani connazionali possano rimanere all'estero: dove troverebbero le opportunità che gli fornisce il loro paese? Se ne sono accorti anche i giovani europei. Per i nostri neolaureati dei Politecnici di Milano Torino e Genova, le città di Rio de Janeiro e San Paolo tornano a essere la terra promessa, proprio come ai tempi dei loro bisnonni. Il flusso di questa emigrazione alla rovescia, dall'eurozona ex-ricca verso il gigante dell'America latina, sta diventando massiccio. È un'emigrazione qualificata, e tra i primi a trarne beneficio sono i giovani laureati spagnoli e portoghesi; non a caso, due dei paesi stremati dalla recessione dell'eurozona. Dalla Spagna in particolare fuggono gli architetti: formati nell'epoca del boom immobiliare iberico, troppi di loro sono disoccupati o lavorano gratis negli studi professionali che li sfruttano in un precariato senza sbocchi. Il Brasile offre molto di più.

Tra i Mondiali di calcio del 2014, le Olimpiadi del 2016, nonché le imponenti scoperte di giacimenti petroliferi offshore, le grandi opere infrastrutturali sono in costante aumento. Per gli esperti di trivellazioni petrolifere sottomarine, o di costruzioni stradali, o di centrali elettriche, è una Bengodi dove c'è posto per tutti. La potenza emergente del Sud dovrà investire in infrastrutture 500 miliardi di dollari solo in questo biennio: è più del doppio dell'intero Pil del Portogallo. E non a caso dal Portogallo l'emigrazione qualificata ha assunto le dimensioni di un esodo di massa: sono già partiti in centomila, dall'inizio della crisi. La Spagna censisce 55.600 uscite verso l'emigrazione in soli nove mesi. Il Brasile non si accontenta di essere il magnete dell'immigrazione di talenti dall'emisfero settentrionale, sta anche facendo rientrare i propri emigrati. Ancora due anni fa il totale dei brasiliani residenti all'estero raggiungeva tre milioni; oggi si stima che quasi la metà siano tornati. Per forza: con un mercato del lavoro che "tira" come quello attuale, una segretaria bilingue che parli perfettamente portoghese e inglese può guadagnare quello che fino a dieci anni fa era lo stipendio del suo capo.


La "febbre del Brasile" non sembra avere risentito finora del rallentamento della crescita economica. Eppure il gigante sudamericano ha frenato bruscamente la sua corsa. Nel 2010 la crescita del Pil era stata del 7,5% collocando la performance brasiliana subito dietro Cina e India. L'anno scorso il ritmo della crescita si è ridotto a poco più di un terzo: +2,7% è stato l'aumento del Pil nel 2011, un risultato decente se fosse accaduto negli Stati Uniti e addirittura fantastico per l'Europa, ma mediocre per un'economia emergente. A provocare la frenata sono stati gli effetti collaterali del boom: troppo "denaro caldo" dall'estero, tanto che il Banco Itaù in Borsa ha superato la capitalizzazione cumulata di due colossi di Wall Street come Goldman Sachs e Morgan Stanley. Gli investimenti speculativi hanno fatto sopravvalutare la moneta e così hanno penalizzato le esportazioni industriali. 



Il Brasile, contrariamente agli stereotipi più diffusi, non vive solo di export agricolo e di materie prime, ha un settore manifatturiero importante, che non può reggere a lungo una moneta troppo cara. Dall'inizio dell'anno Dilma Rousseff ha reagito con una robusta dose di protezionismo, e una politica monetaria volta a indebolire il real. Le previsioni ora indicano una leggera ripresa e molti economisti stimano che la crescita del 2012 sarà del 3,5%.
Le difficoltà degli ultimi mesi non hanno ancora raffreddato il mercato del lavoro, dove il tasso di disoccupazione al 4,7% resta meno della metà di quello europeo. La presidente Rousseff ha dovuto incaricare una task force di varare corsie preferenziali per i rilasci di visti di lavoro agli stranieri qualificati.



La missione è affidata all'economista Ricardo Paes de Barros, presso la Segreteria Affari Strategici della presidenza. "Il Brasile oggi è un'oasi di prosperità rispetto alla recessione europea, molti talenti vogliono venire, c'è interesse presso la manodopera qualificata, e abbiamo già concesso permessi al ritmo di 51.353 in nove mesi, un aumento del 32% rispetto all'anno precedente", spiega l'economista. I primi destinatari di queste Green Card brasiliane, permessi di residenza per chi si trasferisce a lavorare nei mestieri di punta, sono proprio i laureati europei. Dalla Spagna e dal Portogallo gli arrivi stanno crescendo del 45% all'anno: evidentemente non importa che il Brasile rallenti, perché i paesi più deboli dell'eurozona in confronto stanno in condizioni molto peggiori. Alcune multinazionali brasiliane, per velocizzare le procedure sui visti in ingresso, hanno perfino aperto degli uffici di reclutamento a Madrid e Lisbona, vanno ad assumere i giovani professionisti direttamente nei luoghi d'origine.
Questa "fuga verso i mari del Sud" provoca curiosità e scatena commenti da una parte e dall'altra dell'Atlantico. Spagna e Portogallo vivono per la prima volta da molti secoli una situazione di questo tipo, in cui le ex-colonie diventano il porto d'approdo per chi fugge dalla mancanza di speranze nel proprio paese. I brasiliani osservano con un misto di curiosità, divertimento e rivincita. Matias Spektor, studioso della Fondazione Getulio Vargas (uno dei più autorevoli think tank brasiliani) ha notato una curiosa analogia con il passato del suo paese: "Quando sono stato a New York, e ho visto il movimento Occupy Wall Street a Zuccotti Park, mi è parso di rivivere la stessa indignazione per le diseguaglianze crescenti, la stessa diffidenza verso le oligarchie, che noi respiravamo in Brasile negli anni Ottanta".


Profumo di anni Ottanta alla rovescia. Allora infatti quando si parlava di "default", bancarotte sovrane, o spread sui bond, i paesi sull'orlo del crac erano quelli dell'America latina. Era a Brasilia che arrivavano i tecnocrati del Fondo monetario internazionale, per imporre quell'austerity che oggi viene somministrata ad Atene, Roma e Madrid. Il debito pubblico brasiliano oggi gode di una solidità evidente: nel corso del 2011 il costo dei "credit default swaps", i titoli derivati che fungono da contratti assicurativi in caso di bancarotta, è sceso per i bond brasiliani al di sotto di quelli emessi dal Tesoro degli Stati Uniti.

L'arrivo di una massa crescente di giovani talenti, professionisti o neolaureati, dall'Europa al Brasile, è un rovesciamento dei flussi migratori in direzione Nord-Sud. Eppure non è una novità storica assoluta. Il Brasile in realtà ha avuto delle politiche d'incentivo all'immigrazione anche in epoche molto lontane della sua storia. Nel 1888 con l'abolizione della schiavitù partì un vasto programma per incoraggiare l'immigrazione dall'Europa. All'epoca, come ricorda il sociologo Sebastiao Nascimento dell'università di Campinas, uno degli obiettivi era quello di "riequilibrare la composizione etnica aumentando il peso della componente bianca nella popolazione". Oggi l'obiettivo della socialdemocratica Rousseff è ben diverso. Non interessa che i giovani italiani, spagnoli o portoghesi siano bianchi, ma che abbiano le lauree giuste e le competenze di cui il Brasile è affamato nella corsa verso la sua modernizzazione. 



Fonte  : Repubblica , Federico Rampin

mercoledì 21 marzo 2012

Tesori del Rio Grande do Norte



A pochi chilometri da Natal , immersa nel verde della campagna , sorge questa chiesetta costruita nel 1904 come appare da una placca sbiadita posta sul frontone . La strada lungo la quale sorge è quella conosciuta come Roteiro dos engenhos della cittadina di Cearàmirim . Il percorso ci riporta indietro nel tempo ad oltre un secolo fa quando la zona era tutta puntellata da chaminè di mattoni rossi altissimi che corrispondevano ad altrettante fabbriche ( engenho ) per la lavorazione della canna da zucchero . La produzione principale era costituita da distillato ( cachaca ) e rapadura ( una sorta di torrone ottenuto bollendo e facendo poi asciugare in forme di legno il liquido ottenuto dalla spremitura della canna ).

Oggi la strada è un pezzo di archeologia industriale del secolo scorso : dei vari engenhos solo uno è ancora in funzione anche se attualmente è in attesa di ristrutturazione dell'area della distilleria .

Ho svolto un primo sopralluogo in zona e scattato numerose foto . Il luogo è magico e come ho scoperto dopo una breve ricerca tra i bloggers della cittadina è anche ricca di storie affascinanti tra le quali spicca quella di una giovane donna inglese Emma Thompson  Nata nel 1854 e sposata con Marcello Barroca , figlio del proprietario dell'ingenho Verde Nasce conosciuta durante il suo periodo di studi in Inghilterra .
Il 7 Febbraio 1881 , nel dare alla luce sua figlia , Emma Thompson di soli 27 anni ,muore per complicazioni del parto . Il marito , che non può seppellirla nel locale cimitero a causa della religione anglicana di Emma , decide di costruirle un tumulo sulla cima della collinetta dove la coppia si recava a fine giornata a godere la vista del tramonto 

.Li sorge ancora oggi il Tumulo di Emma , semidistrutto dalle intemperie e dalla avidità degli uomini che violarono il tumulo alla ricerca di un presunto tesoro che , secondo la leggenda , il fantasma stesso della donna chiedeva di recuperare .

La figlia di Emma , chiamata anch'essa Emma , alla età di 17 anni  si sposò con lo zio vedovo Apolônio Victor de Oliveira Barroca.
 ed ebbe 4 figli . Attualmente l'ingenho Verde Nasce e così il Tumulo di Emma non sono più di proprietà della famiglia Barroca.