domenica 30 settembre 2012

Traversata a nuoto a Ponta Negra

Domenica assolata oggi . Città vuota . Natalensi e turisti tutte sulle spiagge cittadine o su quelle del litorale nord e sud . A Ponta Negra un classico di questo periodo : la Travessia a nuoto .Tra un'acqua di  cocco e l'altro ho scattato qualche foto .





















Pericles canta con il figlio : Linda voz

Per gli amanti del Pagode e del grande Pericles ( da tutti i punti di vista ) integrante della  storica banda "Exaltasamba  " vi  regalo questo  bellissimo  pezzo cantato  con il figlio Lucas Morato : Linda Voz . Lo dedico a tutti i lettori del Blog in  questa assolata domenica natalense .


sabato 29 settembre 2012

Alice Bianchi lavorava in Brasile in un progetto della Caritas


Ho fatto alcune ricerche su internet sulla sfortunata giovane vittima del brutale tentativo di stupro di questa mattina a Rio de Janeiro ed ho " scoperto " questa straordinaria intervista ad Alice pubblicata dalla Caritas di Savona poco prima della sua partenza per il Brasile . Leggerla fa bene all'anima . Soprattutto mi ha colpito la frase che era anche il suo motto : "La nostra destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose".Auguro ad Alice che si riprenda al più presto e bene da questa brutta avventura e sono vicino alla famiglia in questo momento buio .


ALICE PARTE PER IL BRASILE IN UN PROGETTO CARITAS
Un anno tra i ragazzi brasiliani. Perché andare lontano, con la Caritas.
 
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Alice Bianchi, giovane savonese di 23 anni, laureata in Scienze della Comunicazione a Torino, dopo l'esperienza scout nel Savona 7°, a breve partirà per il Brasile a Nova Iguaçu, Rio de Janeiro, nella missione di Don Renato Chiera, fondatore della Casa do Menor, all'interno di un progetto della Caritas di Mondovì. Farà un anno di servizio civile nazionale all'estero. Nella sua fase di preparazione, in questi giorni è presente nei nostri servizi e sta operando presso la Casa della Mondialità. Le chiediamo di parlarci della scelta di vivere un anno in Brasile all'interno di un progetto Caritas.

Come mai parti per il Brasile in un progetto della Caritas.

Come si dice, il primo amore non si scorda mai. Sono stata in Brasile nel 2008, avevo appena finito il liceo, era un anno di scelte, di cambiamento, di svolta. Sentivo il bisogno di staccarmi dalla quotidianità, dallo scorrere degli eventi per vedere le cose da un’altra prospettiva, per immergermi in una vita diversa; pensavo potesse essere utile per me mettermi in gioco in un mondo nuovo, dove i valori dominanti sono diversi dai nostri e la vita semplice la si assapora ogni giorno, perché potrebbe sparire da un momento all’ altro. In realtà non fu così, fu molto di più. Gli abbracci degli sconosciuti, i sorrisi, il calore di persone genuine che sanno accogliere a cuore aperto, la vita nella semplicità, il cielo, la terra rossa, il lavoro di coloro che dedicano tempo ed energie a costruire una vita degna per tutti. Tutto questo mi ha portato a vedere la vita con occhi diversi, a dare importanza ai dettagli, al fermarsi un secondo in più ad ascoltare uno sconosciuto. E così fui sommersa dalla Saudade brasiliana, un misto di malinconia, tristezza, e gioia dei ricordi. Avevo già pensato di fare un anno di servizio civile ed ora che sono ad un nuovo bivio della mia vita ho deciso di buttarmi in una nuova avventura, sicuramente più difficile, profonda, intensa della precedente. Non cercavo un lavoro che mi tenesse dietro una scrivania, volevo il contatto con le persone, quello vero e autentico che solo la vita quotidiana può dare, volevo rileggere la mia vita in modo nuovo, in uno scambio reciproco, e questo l’ho trovato possibile solo in un progetto Caritas, le cui parole chiave non sono aiuto ma scambio, accoglienza, attenzione, diversità.

Quali sono le tue aspettative.

Un giorno trovai questa frase su un libro, e da quel momento è diventato il mio motto, diceva: "La nostra destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose". Da quel momento ho cercato di aprirmi a tutto ciò che mi capita intorno, e ad accogliere le differenze come i tesori più belli e inaspettati. Vedo il viaggio e lo scambio tra culture come qualcosa di enormemente arricchente, che ci apre verso nuove prospettive, che ci fa riscoprire ciò che diamo per scontato, che ci fa vedere la vita con occhi nuovi e che contribuisce e creare un nuovo noi stessi, più profondo e attento. Durante quest'anno spero di aprirmi a qualunque esperienza e incontro, di imparare dalla diversità e fare delle prospettive acquisite un nuovo modo di leggere la mia vita, spero di costruire delle solide amicizie che infrangano le barriere culturali, confrontarmi ed imparare da tutti i volontari e i viaggiatori che incrocerò sulla mia strada, e in ultimo, ma non meno importante, di trovare la mia di strada.

Cosa vai a fare. Quale sarà il tuo lavoro.

Io, insieme ad altri 3 volontari, saremo a disposizione per le numerose attività che la Casa do Menor offre: dalle case-famiglia per minori abbandonati, alle case di prima accoglienza, ai dopo-scuola nelle favelas e ai corsi professionalizzanti. Noi avremo la possibilità di sperimentarle tutte e poi scegliere le “più adatte”, per un periodo più o meno lungo. Potremo inoltre affiancare gli assistenti sociali locali nell’educazione alle famiglie e nelle campagne contro l’abbandono minorile. Credo che sia un’ottima cosa poter conoscere la realtà che ci circonda e scegliere un progetto da seguire dopo averli sperimentati tutti, specie per ragazzi come noi, che non hanno le idee molto chiare sul proprio futuro.

Non violenza, pace, cittadinanza attiva. Sono i valori che il servizio civile vuole proporre al mondo giovanile. Ma sono possibili?

L’obiettivo del Servizio Civile è dare la possibilità a ragazzi, in quanto cittadini italiani, di crescere a livello personale e professionale, di diventare persone migliori per poi essere attivi sul proprio territorio, lasciare un proprio segno, arricchire la collettività. Credo che il Servizio Civile sia davvero una delle (ormai poche) cose belle che lo Stato Italiano ci offre. Lo ritengo un ottimo modo di crescere, imparando dagli altri con umiltà, mettendosi al servizio di coloro che spesso sono invisibili, ma che hanno da insegnare, con la loro vita, più di chiunque altro. Io credo che questi valori, che ho capito essere fondamentali grazie alla mia formazione scoutistica, sono possibili solo se non si esauriscono con la fine del servizio; sta a noi mantenerli, farli emergere nella quotidianità, insegnarli a chi ci sta intorno.

Perché credi sia importante fare un’esperienza di vicinanza così lontano da casa, quando c’è molto da fare anche qui, vicino a noi?

Non si parte per aiutare gli altri, si parte perché, più di tutto, fa bene a noi stessi. Io credo che il viaggio sia una delle cose più formative della vita, ci mette in contatto con persone diverse da noi, ci aiuta a capire che da essere abbiamo tanto da imparare. Se ci fermiamo ad ascoltarle, ancora meglio se viviamo per un po’con loro, possiamo vedere la nostra vita in modo capovolto, possiamo costruire una scala di valori più vicina a noi, alle nostre esigenze, e smettere di seguire quella che qualcuno, o noi stessi, ci siamo imposti. Il Brasile mi ha aiutato a cogliere e ad apprezzare i dettagli, mi ha insegnato il valore di un sorriso, degli abbracci (lì ne ricevi tantissimi, e pian piano impari a restituirli), della semplicità, della natura, dell’essere diversi. Viaggiare è scoprire colori, sapori, odori, vite, lavori, sorrisi, mani da stringere totalmente diversi da quelle a cui siamo abituati. I ritmi di vita, il cibo, le lingue, sono tutte cose che ci fanno aprire gli occhi sul nostro mondo, che ci plasmano e che contribuiscono a creare un noi stessi come lo vogliamo, senza piegarci ad una quotidianità che spesso ci trascina nella vita per inerzia. Essere vivi è saper gioire delle cose che prima ci apparivano insignificanti,o peggio, che non sapevamo nemmeno di avere. Stando fermi nello stesso punto non si cresce; dobbiamo andare lontano e guardare la vita da un’altra prospettiva, chiederci se ne siamo felici, non aver paura di cambiare. Dobbiamo imparare ad essere aperti, perché è solo così che sapremo accogliere le differenze senza paura e leggerle come un’enorme ricchezza. Vi lascio una frase che mi fa molto pensare in questo periodo: “IN UN MONDO DI FUGGITIVI LA PERSONA CHE SEGUE LA DIREZIONE OPPOSTA SEMBRA CHE FUGGA VIA” Thomas Stern Eliot. Buon viaggio a tutti!

Alice Bianchi

Rio :volontaria italiana soffre tentativo di stupro da parte di un minore .Il suo stato è grave

Il triste episodio è avvenuto nel promeriggio di ieri . Alice Bianchi , italiana  di 24 anni lavora a Nova iguaçu nell'Educandario Padre Renato . L'aggressore , secondo le notizie apparse poco fa su un blog sarebbe un minore gerente do trafico na Favela de Antares , Santa Cruz, RJ . Casi come questo riportano in primo piano il problema della violenza nelle grandi città brasiliane . Aggressione barbara e brutale : la giovane ha tentato di difendersi ma l'aggressore l'ha colpita con una pietra alla testa e non soddisfatto avrebbe poi tentato di annegarla in una pozza d' acqua .



A italiana Alice Bianchi, de 24 anos, segue internada em estado grave, com traumatismo craniano, no Hospital Geral de Nova Iguaçu (Posse), na Baixada Fluminense, na manhã deste sábado (29). A vítima teria sofrido uma tentativa de estupro por parte um menor de idade, do Educandário Padre Renato, também em Nova Iguaçu, onde Alice trabalha prestando serviços para uma ONG.

De acordo com o hospital, Alice está na Unidade de Terapia Intensiva (UTI) da unidade. Durante a madugada, ela chegou a precisar de ajuda de aparelhos para respirar. No entanto, por volta das 8h, a paciente já respirava sozinha.

Segundo informações da sala de polícia do hospital, o menor usou da força para agarrar Alice e ela, para se defender, entrou em uma luta corporal com o rapaz. A italiana perdeu a força e o menor atirou uma pedra na cabeça dela, além de tentar afogá-la em uma poça d’água. Ele também chegou a arrancar o sutiã da vítima.

O jovem foi contido pelos outros integrantes da ONG e Alice foi encaminhada ao Hospital Geral, onde deu entrada às 16h de sexta-feira (28) com sangramento na cabeça. O menor foi conduzido à 58ª DP (Posse).


Fonte : Globo

mercoledì 26 settembre 2012

Crescono le applicazioni in Tesouro Direto

As perspectivas para a inflação têm piorado e as previsões mais recentes indicam que o IPCA deve terminar o ano em 5,35%, acima da meta de 4,5%. Para 2013, o quadro é o mesmo: a estimativa é de um IPCA de 5,50%. Essas previsões se refletem na alta consistente da inflação implícita nas NTN-Bs (Notas do Tesouro Nacional), títulos públicos que são atrelados a índices de preços. Na última segunda-feira, o papel com vencimento em 2016, o mais negociado, chegou a embutir uma inflação de 5,66% ante os 5,21% verificados no início do mês. Esse cenário também explica a procura tão elevada por esses papéis no Tesouro Direto, sistema de venda de títulos públicos à pessoa física pela internet.

Entre julho e agosto, as operações no Tesouro Direto cresceram 65% e nada menos do que 74% dos títulos comprados foram NTN-Bs (Nota do Tesouro Nacional série B), que garante a reposição da inflação pelo IPCA, além de oferecer um juro real. Outros 21% dos compradores escolheram papéis prefixados, apostando que a taxa de juro Selic ainda pode cair mais um pouco.

Para o consultor financeiro Francis Hesse, um componente histórico explica a maior procura por títulos que protegem contra a inflação.

— O brasileiro ainda tem a memória inflacionária, onde os preços subiam a cada dia. Portanto, quando vê um sinal de alta da inflação, o investidor vai buscar proteção — diz Hesse.

Com as mudanças no rendimento da caderneta de poupança e os fundos DI oferecendo um retorno menos atraente, o Tesouro Direto está fisgando investidores pequenos, com até R$ 5 mil para aplicar. As mudanças feitas recentemente pelo governo também tornaram a aplicação mais atrativa. É possível começar a aplicar a partir de R$ 30. Também ficou permitido programar uma aplicação ou uma retirada do que já está investido.

— As mudanças facilitaram muito o reinvestimento. Hoje, se a pessoa ganha um juro de R$ 30, por exemplo, ela opta por reinvestir esse capital — diz Ricardo Pinto Nogueira, diretor de operações da corretora Souza Barros.

Para incentivar o agendamento, o Tesouro também reduziu a taxa de operação (cobrada em cada compra) de 0,1% para 0,05% a partir da terceira aquisição agendada.

Para quem quer seguir este caminho pelo Tesouro Direto, é necessário abrir uma conta em uma corretora de valores. No site do programa (www.tesourodireto.gov.br) há uma lista com as corretoras que oferecem os títulos e quanto cobram de corretagem. Há corretoras, inclusive, que nem cobram a corretagem. Não há taxa de administração. A corretora dá uma senha e depois o investidor pode operar. Além dos papéis que pagam a inflação mais juro, há as Letras Financeiras do Tesouro (LFT), que acompanham a Selic, a taxa básica de juro. Como ela está em queda, eles perderam o interesse. As Letras do Tesouro Nacional (LTN) e a Notas do Tesouro Nacional série F (NTN-F) são papéis prefixados. Se a Selic cai, quem tem esse papel ganha. E as Notas do Tesouro Nacional (NTN-C), que acompanham o IGP-M, mas são difíceis de encontrar.

Uma olhada no site do Tesouro Nacional mostra que as NTN-Bs oferecem rentabilidade atraente. Os papéis que vencem em 2013, portanto de curto prazo, têm rentabilidade de 9,05% ao ano e 11,50% nos últimos 12 meses. As NTN-Bs com vencimento em 2035 estão pagando 24,75% no ano e 34,02% nos últimos 12 meses. E os títulos que vencem em 2045 pagam 24,93% no ano e 34,80% nos últimos 12 meses. São retornos muito superiores aos CDI, que fica próximo de 7% ao ano.

— São retornos muito atrativos — diz Ricardo Pinto, da Souza Barros.

Ele lembra que o investidor pode vender seus títulos do Tesouro Direto antes do prazo de vencimento. O próprio Tesouro recompra este papéis com um pequeno desconto de 0,04% todas as quartas-feiras. No site do Tesouro há inclusive uma taxa diária de juro para negociação das NTN-B. Nogueira alerta ainda que há incidência de Imposto de Renda na venda dos títulos, com taxa variando entre 22,5% e 15%, dependendo do prazo da aplicação.

O consultor financeiro Mauro Halfeld, da rádio CBN, alertou em um comentário sobre o tema que as NTN-Bs de prazos mais longos são papéis que oscilam no dia a dia. Portanto, quem tiver objetivos considerados de médio prazo, como a troca do carro, por exemplo, não devem aplicar em títulos com vencimento mais longo. Eles podem ser sinônimo de prejuízo se o mercado virar de uma hora para outra. Mas se o objetivo é a aposentadoria, vale a pena ficar com papéis que vencem em 20 ou 30 anos.

Fonte Globo

martedì 25 settembre 2012

Dilma apre l'assemblea ONU criticando la politica delle Banche Centrali

A presidente Dilma Rousseff criticou nesta terça-feira a política expansionista (estratégia utilizada pelas nações para fazer crescer a economia) adotada por bancos centrais de países desenvolvidos afirmando que ela afeta as economias emergentes como o Brasil.
Em discurso na Assembleia-Geral da Organização das Nações Unidas (ONU), Dilma disse que a política monetária (baixa dos juros) não deve ser a única resposta para enfrentar o aumento do desemprego. Para Dilma, é urgente a construção de um pacto pela retomada coordenada do crescimento econômico global.
Assim como na carta enviada semana passada ao representante do Comércio Internacional dos Estados Unidos, Ron Kirk, pelo ministro das Relações Exteriores, Antonio Patriota, Dilma condenou a valorização artificial da moeda americana, que afeta os países em desenvolvimento, principalmente o Brasil.
"O protecionismo deve ser combatido, pois confere maior competitividade de maneira espúria", disse ela, que abriu a Assembleia-Geral das Nações Unidas. "(Nossas medidas foram) injustamente classificadas como protecionismo." A afirmação feita em relação à acusação do governo dos Estados Unidos que o Brasil adotou medidas protecionistas para garantir mercado aos seus produtos. Ela afirmou que todas as decisões, adotadas no Brasil, são respaldadas pela Organização Mundial do Comércio (OMC). A presidente negou irregularidades ou desvios de conduta.
Para a presidente, é fundamental que os órgãos internacionais, como o G20 (países mais desenvolvidos do mundo), o Banco Mundial e o Fundo Monetário Internacional (FMI), passem a atuar no controle da guerra cambial e do estímulo do crescimento econômico. Dilma chamou esses órgãos de "mecanismos multilaterais" e alertou sobre as ameaças ao mundo atual.
"A recessão só agudiza os acontecimentos. (É necessário) um amplo pacto contra a desesperança que provoca o desemprego e a falta de oportunidades", disse a presidenta em referência às medidas de contenção adotadas por alguns países em busca de soluções para impedir o agravamento causado pela crise econômica internacional.
Dilma reiterou que as dificuldades, que citou há um ano, quando abriu a 66ª Assembleia-Geral das Nações Unidas, ainda permanecem apenas com alguns "novos contornos". "Constato a permanência de muitos problemas que nos afligia cuja solução é cada vez mais urgente", advertiu ela. "A crise econômica ganhou novos retornos, a opção por políticas ortodoxas agrava gerando reflexos em países emergentes."
Em uma crítica aos líderes políticos dos países europeus e dos Estados Unidos, a presidente disse que "as principais lideranças ainda não encontraram o caminho" para articular alternativas para a economia associadas à inclusão social. Segundo ela, essa ausência de alternativas "afeta as camadas mais vulneráveis da população" causando a fome, o desemprego e a desilusão.
"A história revela que a austeridade quando exagerada e isolada do crescimento derrota a si mesma. (No Brasil nós) aumentamos nossos investimentos em infraestrutura e combate à inflação, de inclusão social e combate à pobreza. Reduzimos a carga tributária e o custo da energia", disse Dilma, informando que mais de 40 milhões de brasileiros foram retirados da pobreza nos últimos anos.

Lo sciopero delle Banche potrebbe terminare giovedì

O Comando Nacional de Greve dos bancários considerou positiva a contraproposta oferecida nesta terça-feira pela Federação Nacional de Bancos (Fenaban). Segundo a presidenta do Sindicato dos Bancários de São Paulo, Osasco e Região, Juvandia Moreira, o comando de greve vai recomendar a aprovação do acordo nas assembleias regionais que ocorrerão nesta quarta-feira em todo o País. "Teve avanços nos pontos que a gente tinha apontado que era importante avançar", disse.

A proposta da Fenaban concede reajuste de 7,5% (2% de aumento real), elevação do piso da categoria e do vale-refeição e vale-alimentação em 8,5% (2,95% de reajuste sobre a inflação). Os bancários reivindicavam reajuste de 10,25%, o que significa 5% de aumento descontada a inflação do período. Antes da greve, iniciada no dia 18 de setembro, os bancos tinham proposto elevar os salários da categoria em 6%, o que garantiria um ganho real de 0,58%.
Em pouco mais de uma semana de greve o movimento conseguiu paralisar 9,3 mil agências em todo o País, segundo os sindicatos. Somente na região que engloba São Paulo, Osasco e mais 15 municípios, 35 mil bancários pararam suas atividades, pouco mais que 25% do total.
Caso a proposta dos banqueiros seja aprovada nas 137 assembleias que devem ocorrer nesta quarta-feira, o funcionamento dos bancos pode ser normalizado na quinta-feira.


Lo sciopero è poi effettivamente terminato e la situazione sta tornando lentamente alla normalità ( Nota del 30 Settembre 2012 ) 

Fiat Brasile : record di produzione e vendite in Agosto


Del confronto tra gli stabilimenti Fiat europei si è già scritto: la fabbrica gioiello polacca di Tychy con i suoi circa 6mila addetti nel 2011 ha prodotto da sola quasi 468mila vetture, ossia poco meno delle 472mila vetture sfornate da cinque impianti italiani con oltre 24mila operai (per l’anno scorso sono da calcolare anche le ultime 37mila auto assemblate a Termini Imerese prima della chiusura).
Ma è in Brasile, dove Fiat è market leader come in Italia, che i numeri del confronto si fanno incredibili: nell’impianto di Betim – nella regione di Belo Horizonte – Fiat l’anno scorso ha prodotto 745mila veicoli (quasi il 60% più che in Italia) con 15.374 dipendenti diretti (il 62,5% in meno che in Italia) più 8.200 dell’indotto, per un totale di 23.500 addetti complessivi.
Nell’agosto scorso Fiat ha incassato, contemporaneamente, il record storico di produzione e vendite in Brasile, con oltre 98mila immatricolazioni: in un solo mese più di un terzo di quanto venduto in Italia in due quadrimestri. Nel nostro Paese ad agosto Fiat ha consegnato 16.699 vetture (-20,59%), mentre da gennaio le immatricolazioni sono state 290.840 (-20,2%). Impari anche le stime sul mercato nel 2012: quello italiano quest’anno è destinato probabilmente a restare intorno a 1,37 milioni di auto, mentre in Brasile ci si avvicinerà a 4 milioni (+11,5%).
In Brasile la domanda record si deve alle misure governative di stimolo all’economia, con i consumi che corrono grazie al calo del costo del denaro e alla maggior offerta di finanziamento. Fondamentale anche la riduzione dell’incidenza di imposte federali sui prodotti industrializzati strategici per il Brasile (per i veicoli lo “sconto” è stato applicato da maggio ad agosto). Stimoli economici al mercato auto, insomma, che in Italia sono scomparsi.
Ma anche se ci allarghiamo all’Europa il confronto col Brasile, come sottolinea Gian Primo Quagliano di Promotor, è perso in partenza: nel Vecchio Continente nei primi sei mesi dell’anno le immatricolazioni sono calate di quasi mezzo milione di unità, con una flessione del 6,3%, mentre in Brasile sono aumentate del 18,7%.
Con il mese scorso il mercato dell’auto italiano ha ormai messo in fila nove flessioni consecutive a due cifre. Agosto si è infatti chiuso con 56.447 immatricolazioni e una contrazione del 20,23%. Volumi che secondo Jacques Bousquet, presidente dell’Unrae, riportano il mercato indietro di cinquant’anni. Ma con prospettive assai meno brillanti.

Giudice ordina l'arresto del presidente di Google Brasile

La giustizia brasiliana ha ordinato l'arresto del presidente di Google Brasile per non avere ritirato dal web alcuni video che diffamavano un candidato alle elezioni municipali di ottobre. Lo ha reso noto il tribunale dello Stato del Mato Grosso.
La giustizia di questo Stato ha precisato che il responsabile di Google, Fabio Josè Silvia Coelho, ha commesso un delitto di "disobbedienza" non ritirando dal sito Youtube i video che contenevano "calunnie, ingiurie e diffamazioni" contro il candidato del Comune di Campo Grande, capitale dello Stato. In pratica, il giudice ha
ritenuto Silva Coelho responsabile di non aver ottemperato ad una ordinanza del 17 settembre scorso del tribunale elettorale che imponeva la rimozione da YouTube di due video in cui si sostiene che un candidato alla prefettura di Campo Grande, Alcides Bernal, avrebbe costretto la fidanzata ad abortire.
Il giudice ha anche disposto l'oscuramento dei video in tutto lo stato del Mato Grosso do Sul.
L'ordine di arresto è stato già trasmesso alla polizia federale per essere eseguito, hanno reso noto le fonti giudiziarie.
In una nota, Google Brasile si difende dalle accuse sostenendo che "Google ha già presentato ricorso contro la decisione di rimuovere i due video in quanto, essendo una piattaforma, Google non è responsabile dei contenuti postati sul sito".


Fonte : La Repubblica

Grandi progetti immobiliari per il Rio Grande do Norte


Sempre più il Rio Grande do Norte è nella lista degli Stati con progetti immobiliari di grande respiro . Dopo la notizia della Disney che dovrebbe sorgere a Touros a pochi passi dal nostro condominio orizzontale di ville paradisiache , arriva questa altra anticipazione direttamente dal convegno Scenari Immobiliari tenutosi a Santa Margherita Ligure .
Un progetto misto di hotel  e residenze nella zona di Pitangui - Jacuma supportato dal Governo do Rio Grande do Norte e dalle municipalità locali .
Al convegno organizzato a Santa Margherita Ligure da Scenari immobiliari su presente e futuro del real estate anche il Brasile e’ arrivato in cerca di investitori.
Il Paese sudamericano, esempio di un’economia che in pochi anni ha cambiato le sue sorti per diventare una delle Nazioni emergenti piu’ promettenti – nonostante le ultime cautela sulla crescita del Pil per il 2012 (l’Fmi non piu’ tardi di luglio ha tagliato le stime di crescita del Pil per il 2012 dal 3% al 2,5% mentre le ha riviste al rialzo per il 2013 al 4,5%) -, è anche una meta riconosciuta a livello internazionale per investimenti turistici e immobiliari.
Non solo quindi i “nouveau riches” brasiliani stanno diventando nelle mete di lusso europee e mondiali acquirenti di rilievo, a Londra ma anche in Italia, ma la comunità di acquirenti internazionali di case in genere di lusso cerca investimenti nel Paese, basta vedere i valori al metro quadrato raggiunti dal mattone nelle principali città brasiliane.
Basti pensare che la capitale finanziaria San Paolo registra valori al mq anche oltre i 6.500 euro, mentre a Rio de Janeiro appartamenti in costruzione sulla celebre spiaggia di Ipanema costano anche 14mila euro al metro.
A Santa Margherita Ligure è arrivato a presentarsi un progetto misto, hotel e residenze, che vedrà la luce nella regione di Natal. L’obiettivo del progetto è edificare, con i criteri attuali del rispetto dell’ambiente e dello Sviluppo ecosostenibile, un’area di 2.500 ettari direttamente sul mare.
L’area è quella di Vista Mar Pitangui-Jacuma, dove il master plan prevede la realizzazione di hotel, resort e ostelli, ma anche condomini con vista mare, scuole e università, per fornire alla popolazione servizi in cambio del rapido sviluppo, esercizi commerciali di vario livello.
Tutte opere per le quali sono già arrivati i primi permessi. Il progetto è supportato dalle istituzioni, in primis il Governo dello Stato di Rio Grande do Norte e delle municipalità direttamente interessate.
I punti di forza del progetto, dicono i proponenti, sono le licenze ambientali gia’ approvate, la facilità delle negoziazioni visto che l’area è di un unico proprietario, usi e prescrizione urbanistiche approvate.
Vedremo se gli investitori italiani, fermi in un mercato ingessato come il nostro oggi, sono pronti a varcare l’oceano.

lunedì 24 settembre 2012

Itaù " blinda " Redecard e la tira dalla Borsa Valori

O Itaú Unibanco assumiu o controle da empresa de meios de pagamento Redecard em uma oferta nesta segunda-feira, protegendo uma importante fonte de receitas no maior banco privado do Brasil do impacto das taxas de juros mais baixas e desaceleração no crescimento do crédito. Os acionistas minoritários, que detinham 49,9% da Redecard, venderam quase 299 milhões de ações na oferta, informou a BM&F Bovespa em um comunicado. O Itaú irá pagar R$ 10,46 bilhões, tornando a transação a maior compra feita no Brasil neste ano.
A compra da Redecard irá ajudar a impulsionar um segmento que responde por 7% do lucro anual do Itaú e é uma importante fonte de receitas de serviços. Além de ser capaz de oferecer serviços bancários e serviços integrados de processamento de cartão para os varejistas, o Itaú vai usar a Redecard para obter participação de mercado de concorrentes em um setor de 400 bilhões de dólares, segundo analistas.
"O acordo faz sentido para ambos - para o modelo Itaú de negócios e para a posição competitiva da Redecard", disse Francisco Kops, analista da JSafra Corretora.
O Itaú tinha planejado tirar a Redecard da bolsa se a compra fosse bem sucedida. A aquisição deixa a Cielo, a maior empresa de meios de pagamento do Brasil, como a única empresa do setor listada no Brasil.

Fonte : Terra 

Balena morta si arena sulla Praia di Santa Rita

La praia di Santa Rita si trova lungo il litorale Nord di Natal . La balena  della famiglia Jubarte sarà sotterrata questo pomeriggio a cura dalla Prefettura di Extremoz . L'animale era già morto da una settimana quando si è arenato ed era privo della coda e della testa . Possibili cause della morte lo scontro con l'elica di una imbarcazione o una malattia .

















A baleia jubarte fêmea, de nove metros de comprimento e aproximadamente sete toneladas, foi encontrada morta na noite de sábado. O animal já estava em estágio intermediário de decomposição e sem a cabeça e a cauda. Biólogos que observaram a baleia não têm a confirmação sobre o que causou a morte do animal.
"Como ela já estava morta há a aproximadamente uma semana, já estava em decomposição, não sabemos se a cabeça e o rabo foram arrancadas por uma hélice, por exemplo", explicou a bióloga Zélia Brito, do Instituto Chico Mendes de Biodiversidade (ICM Bio), autarquia federal ligada ao Ministério do Meio Ambiente.
A necessidade de enterrar a baleia é, segundo a bióloga, para evitar possível transmissão de doenças durante a decomposição. Por não saber o motivo da morte, que pode ser alguma doença até desconhecida pelos estudiosos, há a necessidade de se enterrar a baleia. De acordo com Zélia Brito, após o enterro, não haverá riscos de contaminação.
"Ela será enterrada na praia, próximo ao local onde está encalhada, mas fora da linha de maré. Será um buraco profundo, por isso a necessidade de um trator. Enterrando assim, não há riscos" garantiu, explicando que a ação vai ocorrer à tarde para que seja realizada durante a maré baixa.
Pedaços do tecido da baleia foram coletados pelo biólogos para que seja realizada a análise laboratorial, que visa descobrir se a baleia morreu devido a alguma doença. As amostras serão estudadas no Rio de Janeiro.
"Nesse período do ano, há várias baleias na nossa costa, que vêm se reproduzir nessa região. Há baleias saudáveis e baleias doentes, e como há um número maior do que o normal, crescem também as chances de que os animais sejam atingidos por embarcações. Vamos analisar o material e tentar descobrir a causa (da
morte)", explicou.

Fonte : Tribuna da Tarde

domenica 23 settembre 2012

Lo Spiegel boccia la " troika "

L'Eurozona è chiamata a rifare i conti della sua crisi. Di questo si dice convinto il settimanale tedesco Spiegel nel numero in edicola domani, che citando il "risultato preliminare" di un rapporto messo a punto dalla Troika (Ue-Bce-Fmi), mette a fuoco un bilancio greco ben peggiore di quanto si creda e la dotazione dell'Esm, il cosiddetto fondo salva-Stati, potenziato perché Italia e Spagna non sarebbero fuori pericolo.

Scrive lo Spiegel che il buco nei conti ellenici sarebbe quasi raddoppiato rispetto alla stima precedente, passando a 20 miliardi di euro. Il premier greco Antonio Samaras, prosegue il settimanale, avrebbe chiesto "più volte" ai creditori pubblici della Grecia di rinunciare al rimborso di una parte delle loro richieste. In questo scenario, la Grecia avrebbe bisogno di nuovi aiuti per 20 miliardi di euro. "Che la Grecia possa colmare il deficit di finanziamento da sola  sembra improbabile", aggiunge lo Spiegel, sottolineando inoltre che il premier greco ha rinnovato la richiesta di Atene di una proroga di due anni per risanare i conti pubblici. 

Se il buco greco raddoppia, l'Eurozona deve tenersi pronta anche ad andare in soccorso di economie ancor più ingombranti, come quella italiana e spagnola. Per questo, le risorse a disposizione del futuro Meccanismo europeo di stabilità (ESM), il fondo di salvataggio permanente della zona euro, potrebbero essere aumentate a 2.000 miliardi di euro, contro i 500 miliardi previsti. Lo scrive ancora Der Spiegel spiegando che i paesi dell' Eurozona preparerebbero tale sostanzioso aumento per sostenere eventuali richieste di aiuto di grandi Paesi come l'Italia e la Spagna. In questo caso, il settimanale tedesco non cita fonti, ma riferisce dell'opposizione della Finlandia a tale progetto.


Fonte La Repubblica 

sabato 22 settembre 2012

L'Italia ha perso la sua competitività

Lungo articolo  che fotografa la situazione attuale  spiegando come siamo arrivati a questo punto e fa una semplice e tragica previsione . Dedicato a coloro che ancora credono alle favole a lieto fine .

Guest post by Gaolin: che cosa ci attende?

Fino poche settimane fa, sui media sussidiati e allineati la parola competitività non faceva parte degli argomenti su cui si discuteva. Pare invece che da qualche settimana l’argomento sia diventato centrale.
Alleluia, finalmente, … era ora, anche se un po’ troppo tardi. Non nascondo ai lettori di I&M il mio disagio a dover sempre dare, riguardo l’economia reale s’intende, un quadro del mio paese a tinte fosche.
Non riesco però a intravedere nell’attuale situazione uscite da quel tunnel in cui, al momento dell’ingresso nessuno aveva detto che eravamo entrati. Non riesco neppure ad avere visioni ottimistiche sul nostro futuro, grazie ai provvedimenti di questo governo che, a onor del vero in campo internazionale ci ha ridato una certa considerazione e un po’ di credibilità, morale almeno.
Peccato solo che questa credibilità ci costerà più cara del non averla.
In un mio post precedente, che ha riguardato La competitività economica della Germania , ho un po’ esaltato le virtù di questo paese. Chi ha avuto modo di leggerlo avrà pure fatto qualche confronto con il nostro, con particolare riguardo alla nostra classe dirigente.. Se ci concentriamo poi sulla nostra classe politica, messa a confronto con quella tedesca, veramente ne usciamo impietosamente e vergognosamente distrutti.
Eppure come paese non saremmo proprio ancora così mal messi se solo avessimo la capacità di spostare il focus dei dibattiti politici-economici, che imperversano ormai dappertutto, dal problema del debito e dello spread a quello della crescita ma soprattutto a quello della competitività.
Nei giorni del recente Meeting di Comunione e Liberazione, il nostro ministro per lo sviluppo Passera, nel suo intervento, ha affermato che l’Italia deve riacquistare competitività. Fra me e me ho pensato, Deo Gratias forse questa è la volta buona che si comincia ad affrontare questo tema.
Da allora, in un crescendo rossiniano, pare che la competitività, confusa spesso con la parola crescita, sia diventato un tema centrale, al punto che il nostro premier MONTI addirittura ha detto che questa è più importante dello spread. Ma va!
Ma come! Dopo un anno in cui tutte le ansie erano rivolte all’andamento dello SPREAD, adesso si viene a dire che si cambia il motivo delle ansie?
E già!
Ormai quasi tutti, perfino gli uffici di statistica che ci mettono almeno 12 mesi per cominciare a capire cosa veramente sta succedendo, si stanno rendendo conto che il sistema manifatturiero-industriale italiano è al collasso in molti settori.
E che si fa?
Si tenta di avviare un caotico dibattito su cosa e come fare per aumentare la produttività del lavoro, per ridare competitività al paese ITALIA, affinchè possa poi riprendere la crescita, positiva si intende, perché nell’altro senso ormai non abbiamo niente da imparare da nessuno.
Tutti, soprattutto, si affanneranno ad addossare ad altri le colpe di questa situazione in cui siamo precipitati, con i politici di professione in testa che potranno alla fine scaricare le loro responsabilità sul governo tecnico che oggi sta sapientemente, a loro dire, dirigendo il nostro paese.
Tutti avranno le loro ricette e le loro recriminazioni da fare sul non fatto prima di oggi ma, da quello che ho finora capito, quasi tutti si ostinano a non volere ammettere esplicitamente una realtà evidente come il re nudo della famosa fiaba di Hans Christian Andersen.
L’unione europea e in particolare la moneta unica, per come è stata progettata e poi portata avanti in questo decorso decennio, è ormai da considerare un totale fallimento, una colossale fregatura, specie per l’Italia. Prima lo si ammetterà meglio sarà. Altro che irreversibilità dell’EURO.
Siccome questa è un’affermazione piuttosto forte e generalmente poco condivisa in questo momento, cercherò di argomentarla tentando contemporaneamente di dare il mio apporto al dibattito sulla competitività dell’ITALIA, tema di questo post.

La COMPETITIVITA’

Per competitività di un paese si può intendere quell’insieme di costi diretti e indiretti che fanno sì che un prodotto o servizio fabbricato o reso in quel paese sia più o meno competitivo nel mercato globalizzato. Ovviamente, affinchè un prodotto o servizio sia competitivo non conta solo il prezzo puro e semplice ma anche il livello di qualità più o meno effettiva in ogni aspetto, la garanzia sottostante, l’attrazione che suscita, il fattore estetico, il marchio, il paese dove viene prodotto e altri fattori meno determinanti.
La globalizzazione dei mercati, favorita dal diffondersi delle informazioni e dal bassi costi del trasporto delle merci, specie via mare, ha permesso a paesi un tempo emarginati e di scarso peso nell’economia mondiale di avere l’opportunità di guadagnare in breve tempo una buona parte del tempo perduto, assumendo un ruolo di primissimo piano, passando da quello di paesi sottosviluppati a quello di emergenti, per arrivare al ruolo di paesi emersi in grado di distruggere le economie reali di quei paesi che ancora oggi non riescono a rendersi conto di cosa è già capitato e soprattutto capiterà loro se continueranno a ignorare che il
fattore “EXCHANGE RATE” è decisivo più di qualunque altro nel determinare la competitività di una nazione.
I cinesi lo sanno benissimo e anche altri lo hanno imparato bene.
I paesi dell’occidente sviluppato, alcuni dei quali ex opulenti, altri in via di rapido impoverimento, sono talmente concentrati sullo stato di salute dei loro sistemi finanziari, in situazione di default più o meno conclamato, che nel loro insieme non se ne rendono conto. Eppure oggi constatiamo che il know-how occidentale, attraverso la delocalizzazione produttiva, è stato dato, ovvero trasferito, a gratis a paesi che, per la loro dimensione e per le caratteristiche dei popoli che vi risiedono, avrebbero in breve tempo ribaltato completamente i rapporti di forza nello scacchiere economico mondiale.

Uno su tutti: la CINA.

Di questo paese in occidente si percepisce poco quali siano le enormi potenzialità ancora non espresse o abbastanza sviluppate.
Eppure l’immane dimensione demografica di questo paese, costituita da oltre 1.300.000.000 individui, dovrebbe inquietare non poco.
La straordinaria operosità di questo popolo, la sua capacità di porsi nuovi ambiziosi obiettivi come nazione, la sua consapevolezza di poter diventare in breve la nazione N° 1 al mondo, non dovrebbero essere fattori praticamente ignorati o sottovalutati dai nostri capi occidentali. Addirittura ogni tanto sorgono voci preoccupate se questo paese non cresce abbastanza, magari a causa del rallentamento dell’export, dovuto al calo dei consumi nei paesi occidentali. Pochissimi afferrano che, alla fine, la competitività cinese altro non è stato ed è tutt’ora il frutto di una tenace quotidiana opera dimantenimento di un rapporto di cambio fra CNY e USD a un valore che nulla ha a che vedere con il potere di acquisto in loco delle 2 valute. Il governo cinese lo ha fatto in varie forme, un tempo comprando a go-go bond americani, oggi per lo più acquistando all’estero asset vari, beni durevoli e commodities di vario genere, fino a esserne strapiena oltre ogni necessità.
Ciò ha provocato in questo ultimo ventennio un imponente trasferimento di produzioni manifatturiere dai paesi occidentali verso la Cina e il progressivo impoverimento del tessuto industriale di intere nazioni i cui effetti appena adesso cominciano a manifestarsi crudamente con il calo del benessere dei popoli occidentali. All’inizio della Globalizzazione tutti in occidente abbiamo goduto, stando belli e zitti a lasciare che nei paesi low-cost si lavorasse come forsennati per noi, in condizioni spesso di vera e propria schiavitù. Adesso invece la Globalizzazione Selvaggia sta entrando in una nuova fase e si sta ritorcendo contro di NOI.
Questo processo non sarà arrestato o invertito tanto facilmente come qualcuno può pensare, tantomeno con bombe o atti di forza. Potentissime forze e lafinanza globalizzata, con i suoi micidiali meccanismi, stanno facendo di tutto, più o meno consapevolmente, per far sì che il fenomeno non si arresti e sembra ci stiano riuscendo alla grande, fino all’epilogo finale che vedrà il tracollo dell’intero sistema economico occidentale, finanza compresa.
Ma veniamo alla perdita di competitività del Sistema ITALIA
Molti, specie fra gli imprenditori, ricordano bene i tempi in cui le fiere italiane, al contrario di oggi, erano molto frequentate da operatori economici stranieri, i tempi in cui andare in giro per il mondo in nome di qualche azienda italiana dava tante soddisfazioni. Raramente uno tornava a mani vuote. Quasi sempre nuovi orizzonti di sviluppo si aprivano per le aziende più intraprendenti che, nel tempo, sono magari diventate leader in qualche mercato. Nessuno minimamente si sognava di andare a cercare risparmi nei costi delocalizzando lavorazioni o produzioni. L’Italia era un paese competitivo che dava filo da torcere a tutti, tedeschi compresi.
Oggi non è più così per la stragrande maggioranza delle imprese italiane, allocate solo entro i confini nazionali e inserite in settori economici più o meno globalizzati. Pensare di fare dall’Italia concorrenza ad imprese operanti in altri paesi è sempre più un’impresa titanica, il più delle volte perdente in partenza.

Ma perché si è arrivati a questo punto?

Gli italiani sono diventati scemi? Hanno perso la loro inventiva o la loro fantasia che li aveva resi famosi nel mondo? Hanno perso il coraggio di fare impresa e di prendersi i rischi insiti negli investimenti? Vero è che la generazione degli imprenditori rampanti, ora 60enni o di più, non è stata adeguatamente sostituita da una nuova, altrettanto disposta a fare i sacrifici delle precedenti, che hanno fatto il miracolo economico italiano ma ciò non spiega, se non in minima parte, il tragico declino che l’economia reale italiana sta vivendo in un crescendo quasi rossiniano in questi ultimi tempi.
Il fatto è che in un paese per fare impresa, che prospera con le proprie gambe e non sussidiata, è necessario che ci sia un contesto ad essa favorevole. Questo contesto può essere più o meno favorevole in funzione della classe dirigente che in qualche modo è riuscita a imporsi in un paese e di conseguenza poi a favorire una o l’altra classe sociale e, all’interno di queste, una parte piuttosto che un’altra.
Il mondo delle imprese e in generale l’economia reale, basata sulla produzione di beni, in Italia ha goduto di tante attenzioni fino a circa 15-20 anni fa. Da parecchi anni ciò non è più vero. Siccome in queste strutture di solito si è impegnati dalla mattina alla sera, si è costantemente sotto il peso dei problemi che arrivano da ogni dove (clienti, fornitori, maestranze, disguidi tecnici, ecc), insomma si lavora sul serio, vi è stata una costante disaffezione verso questo mondo e un contemporaneo sempre maggior interesse verso attività meno impegnative del lavorare in fabbrica, come potrebbe essere un impiego statale o assimilabile, o verso professioni che, a parità di impegno e capacità, danno soddisfazioni economiche molto maggiori.
Insomma lavorare con impegno e produrre piace sempre meno e sempre più sono coloro che preferiscono lasciare ad altri l’onere di tirare la carretta per tutti, specie se il tirare la carretta rende meno che a guardare chi la tira. Se poi questi guardoni diventano la maggioranza ecco che si crea tutto un sistema in cui si legifera per favorire i poco o nulla facenti, si creano strutture che poco servono alla comunità ma molto agli interessi di caste e clientele che con sempre maggiore avidità sottraggono risorse a chi lavora e produce.
Non è il caso però di andare avanti con questi discorsi perché quasi tutti gli italiani sono molto ferrati su questi argomenti. Piuttosto è il caso di considerare l’effetto perverso sull’economia reale che tali comportamenti e azioni hanno sulla competitività di un paese. Non servirebbe ribadirlo ma tutti sanno che:
se i parassiti, magari per effetto di leggi, sottraggono sempre più risorse a chi lavora e produce,
se le leggi in vigore creano sempre più difficoltà e costi alle imprese,
se la corruzione e il malaffare estendono sempre di più le loro maglie sull’economia che produce,
se non vi è una politica del governo della nazione che favorisce chi crea ricchezza vera ma il contrario
se come governo della nazione si assumono vincoli e si stipulano patti senza valutare bene quali saranno le conseguenze nel tempo,
la competitività di un paese, se c’era prima, viene con il tempo persa.
Una volta che questa competitività viene persa ce ne vuole poi per riconquistarla. Attuare comportamenti e politiche che seguano percorsi inversi a quelli sopra descritti e che ci hanno fatto perdere la nostra competitività, è un’impresa impossibile nel nostro paese in tempi ragionevolmente brevi, come sarebbe necessario. Eeeh già, le altre nazioni non stanno certo a guardare che l’Italia con comodo provveda a rinnovarsi seguendo percorsi nuovi e virtuosi, di cui magari non è neppure capace. In qualsiasi nazione, perfino in Cina, si parla in modo quasi ossessivo che il paese deve fare ogni sforzo per innovarsi, per aumentare la propria competitività.
Per fare ciò si pianificano interventi, si investono capitali enormi perché disponibili, mentre da noi si parla, si parla ma quando si arriva a come e dove trovare i soldi si scopre la dura verità: soldi non ce ne sono.
Con il vincolo del pareggio di bilancio, mamma stato più che a dare deve pensare a come sottrarre ancora più soldi a chi lavora. Chi, per sua fortuna o bravura, di soldi ne ha non è disponibile a perderli facendo investimenti in Italia. Addirittura chi li ha a suo tempo fatti se ne va via o chiude perché non ce la fa più. E allora?

CONCLUSIONE

Più che dibattere senza costrutto e accusarsi tutti l’un l’altro per ciò che non è stato fatto negli anni o decenni trascorsi e a proporre improbabili ricette a favore di qualche sparuta categoria o peggio ancora clientela, bisogna amaramente ma consapevolmente ammettere che l’ITALIA ha fallito nel suo proposito di diventare un paese virtuoso. come ci era stato prospettato al momento dell’entrata nell’EURO.
Purtroppo l’ITALIA, a questo punto e con la classe politica e dirigente che si ritrova, non ce la può fare più a competere all’interno di un sistema economico finanziario con regole tedesche. Insomma l’ITALIA dovrebbe pensare a come poter uscire dall’EURO con i minori danni possibili per sé e per gli altri, se vuole avere una ragionevole speranza di uscire dal lunghissimo tunnel in cui è entrata e riprendere, dopo un breve calvario, la strada della crescita. L’alternativa, nella situazione attuale, è quella che abbiamo iniziato a sperimentare, ovvero:
Declino inarrestabile del sistema produttivo manifatturiero italiano
Aumento della disoccupazione e crescita del paese da sognare per lungo tempo
Impoverimento continuo delle famiglie, della classe media e poi anche degli altri
Collasso del welfare attuale perché insostenibile
GAOLIN

venerdì 21 settembre 2012

Marchionne a Passera : in Brasile il Governo aiuta le imprese

Marchionne però dimentica che l'Italia ha già dato a suo tempo in termini di aiuti alle imprese , specialmente la FIAT . Oggi il Brasile si trova proprio in quella fase ma tra qualche anno le cose cambieranno anche lì . Il problema è capire se alla lunga conviene legarsi ad imprese "private" che per stare sul mercato hanno bisogno di aiuti dal Governo .
Ma il capitalismo non dovrebbe basarsi sulla libera concorrenza ? 


Dopo le dichiarazioni di ieri del ministro dello Sviluppo Passera da San Paolo, arriva oggi la risposta di Sergio Marchionne. "Sono felice che il ministro Passera si sia reso conto dei grandi risultati della Fiat in quel Paese - ha detto l'ad. Certamente non gli sarà sfuggito che il Governo brasiliano sia particolarmente attento alle problematiche dell'industria automobilistica. Sono sicuro che il Ministro sappia che le case automobilistiche che vanno a produrre in Brasile possono accedere a finanziamenti e agevolazioni fiscali."

"In particolare - afferma Marchionne - Per lo stabilimento nello stato di Pernambuco, in corso di costruzione, la Fiat riceverà finanziamenti fino all'85% su un investimento complessivo di 2,3 miliardi di euro. A questi si aggiungeranno benefici di natura fiscale, quando sarà avviata la produzione di automobili, per un periodo minimo di 5 anni".

Per la Fiat, sottolinea l'amministratore delegato, "l'ultima operazione del genere in Italia si è verificata all'inizio degli anni novanta per lo stabilimento di Melfi".
"Sappiamo bene - conclude Marchionne - che, considerando l'attuale quadro normativo europeo, simili condizioni di finanziamento non siano ottenibili nell'ambito dell'Unione europea".

La risposta di Marchionne arriva in seguito alla richiesta di Passera di avere aggiornamenti concreti sui piani dell'azienda: "La Fiat aveva espresso dei progetti di investimento importanti e mi auguro che su questo, sabato, avremo delle risposte". Il ministro dello Sviluppo Economico, aveva dichiarato anche che "il mercato brasiliano, per le sue regole, è abbastanza chiuso rispetto al resto del mondo, e qui Fiat ha espresso una leadership riconosciuta. L'Italia è un altro mercato molto importante, ma è anche molto più di un mercato. La lunga storia di Fiat in Brasile dimostra che quando si lavora con determinazione nel seguire lo sviluppo di un Paese, nei momenti facili come in quelli difficili, si possono raggiungere ottimi risultati".

A Marchionne che dice "di volere sopravvivere alla tempesta con l'aiuto di quella parte dell'azienda che va bene in America del Nord e del Sud" Passera aveva replicato: "Non sta scritto da nessuna parte che in Europa non si può guadagnare costruendo automobili, tanto è vero che si contano diversi casi positivi e di successo. Sono certo che Fiat abbia la volontà di produrre con successo anche in Italia e in Europa".

Catricalà sull'incontro di domani si è espresso con prudenza: "Speriamo sia un incontro utile, bisogna chiarirsi e parlarsi. E' necessario che i problemi vengano esposti con chiarezza e sincerità, bisogna che qualcuno si impegni ad ascoltare e a risolvere i problemi nei limiti del possibile". Poi ha concluso, dicendo: "Aspettiamo l'incontro, il Governo si caratterizza per una certa sobrietà soprattutto quella degli annunci, e anche a me non piace fare anticipazioni,sono tuttavia cautamente ottimista"

Fonte : La Repubblica 

Mantega accusa la FED di scatenare una guerra delle valute


Il ministro delle Finanze del Brasile, Guido Mantega, accusa la Federal Reserve degli Stati Uniti di "protezionismo", sostenendo come il nuovo programma Quantitative Easing rischi di scatenare una vera e propria guerra nel mercato valutario, con conseguenze destabilizzanti per l’intera economia globale.

"Si deve capire che ci saranno delle conseguenze", ha detto Mantega al Financial Times. Il programma QE3 della Fed "avrà dei benefici minimi per gli Stati Uniti, visto che non si tratta di un problema di liquidità".

Piuttosto, la nuova mossa monetaria accomodante sta portando a un deprezzamento del dollaro, ed è mirata a favorire le esportazioni. La decisione intrapresa in settimana dalla Banca centrale del Giappone, di incrementare il programma di acquisti di asset, sarebbe un chiaro segnale delle crescenti tensioni a livello globale, sostiene Mantega: "si tratta di una guerra nel valutario".

"Se un dollaro debole dovesse portare a una crescente concorrenza nel commercio, allora anche il Brasile sarà obbligato ad adottare misure per frenare l’apprezzamento del real". La divisa brasiliana scambiava a R$ 2,02 nella giornata di ieri, debole rispetto a R$ 1,52 del luglio 2011

Fonte : Wall Street Italia 

Trasparenza , la lezione del Brasile


E’ straordinariamente istruttivo ma, al tempo stesso, sconfortante leggere il disegno di legge che l’On. Pedro Novais ha presentato lo scorso 14 giugno 2012 alla Camera dei Deputati del Parlamento Brasiliano. La proposta ha ad oggetto l’accesso online da parte dei cittadini brasiliani a tutte le Sentenze dei Giudici, di ogni ordine e grado.
Se anche ci si fermasse qui, la distanza tra cultura della trasparenza in Brasile e quella nel nostro Paese sarebbe abissale. In Italia resta impossibile, persino per un professionista del diritto, procurarsi una qualsiasi sentenza senza passare per le costose banche dati degli editori privati che, peraltro, non hanno e non pubblicano la totalità delle decisioni dei nostri giudici ma solo una minima parte di esse.
Il punto, tuttavia, è un altro. 
I cittadini brasiliani possono, già da tempo, accedere online – semplicemente collegandosi al sito di un qualsiasi Tribunale – a qualsiasi sentenza, in pochi click. Ciò di cui ora si preoccupa l’On. Novais con il suo disegno di legge è che il rapido processo di digitalizzazione del sistema giustizianell’ambito del quale è stato realizzato un portale unico per l’accesso a tutte le decisioni di tutti i tribunali brasiliani [n.d.r. in Brasile già lo chiamano “google do Judiciario”], prevedendo l’utilizzo della firma digitale, possa restringere la reale possibilità dei cittadini di esercitare il loro diritto di accesso e, dunque, diminuire la trasparenza del pianeta giustizia.
La considerazione – se letta da questa parte dell’oceano – ha, quasi, dell’incredibile. La cultura della trasparenza e dell’informatizzazione della pubblica amministrazione in Brasile è qualche era gelogica avanti alla nostra e mentre noi non riusciamo neppure a garantire ai cittadini il diritto di accedere ad una sentenza via internet – non importa come – il Parlamento brasiliano già pensa alle possibili ricadute negative di un’eccessiva informatizzazione non alla portata di tutti i cittadini.
E in Italia? Qualcuno si è posto il problema? Ci vuole così tanto a consentire a tutti i cittadini di accedere a tutte le sentenze con le quali i giudici amministrano la giustizia nel nostro Paese? Si tratta, per dirla con le parole, del deputato brasiliano autore del disegno di legge di un irrinunciabileprocesso di democratizzazione dell’accesso all’informazione.
Inutile farsi scudo – come spesso avviene da queste parti – dell’alibi della privacy: la legge già prevede che la parte di un processo, qualora via abbia interesse, può chiedere al giudice di disporre il mascheramento, in sede di pubblicazione della sentenza, del proprio nome e cognome.
Non abbiamo alibi ma solo tanto da imparare, ammesso che vi sia la volontà di imparare.
Fonte : Il Fatto Quotidiano