mercoledì 31 ottobre 2012

Beconn firma accordo in esclusiva con la M3 di Sao Paulo

La Società italiana BECONN www.beconn.com che distribuisce i contenuti del digitale terrestre italiano ha firmato una partnership con la M3 Business di Sao Paulo  per la vendita in mutua esclusiva per il Brasile dei diritti del digitale terrestre italiano,.
Per qualsiasi informazione potete entrare direttamente nel sito http://www.beconn.com/uffici_commerciali_beconn_nel_mondo_televisione_italiana.php o inviare un mail a brasile@beconn.com, In caso di sottoscrizione, digitando il codice BR01, avrete vari sconti sugli abbonamenti. Lo sconto vale in qualsiasi parte del mondo vi troviate.



Per chi non la conoscesse invito i lettori a visitare il sito della M3 Business  : www.m3business.com una azienda brasiliana ma con anima genuinamente italiana , nata nel 2005 con la missione di essere  " un ponte tra i mercati emergenti e l’Unione Europea.affiancandosi alle  imprese nella delicata fase della promozione commerciale di prodotti e servizi di importazione e di esportazione "


lunedì 29 ottobre 2012

La casa sulla spiaggia a pochi minuti dal centro città

Molti amici mi scrivono richiedendo sempre la medesima cosa , una casetta indipendente vicino alla spiaggia ma non lontanissima dalla città , con intorno un terreno sufficiente per poter piantare alberi , collocare una piscina , un'area giochi per i bambini  e perchè no un piccolo orticello .

Tutto ciò in Brasile è possibile , il problema è trovarlo  ad un prezzo abbordabile e che consenta perchè no di  ottenere anche il visto permanente come investitore in modo da poter usufruire della casa quando e per quanto tempo si desidera e non solo per i tre mesi a semestre del visto turistico .

Ebbene , dopo aver tanto cercato ho trovato una occasione che sarebbe bene non lasciarsi sfuggire . Si tratta come vedrete tra poco di una casa appena ristrutturata  e ben tenuta di 200 mq , incluso il porticato , su un terreno di forma perfettamente rettangolare 20x50 mt ovvero 1000 mq , distante  100  metri dalla spiaggia . La cosa più interessante  è che la casa si trova ad appena 10 minuti in auto dal centro di Natal .





Il lotto di terreno su cui sorge la casa , come si vede dalla foto , è piano , completamente recintato con ingresso pedonale e portone automatico per le auto .  La casa a sua volta è completamente circondata da un porticato che la protegge  dal sole diretto e costituisce un elemento architettonico di piacevole effetto . Immaginate un rivestimento di mattoni crudi messi al posto giusto come valorizzerebbe ancora di più l'estetica della casa . Gli interni sono sobri ma equilibrati .





Due  camere da letto , due bagni  , sala  e cucina  grandi . Infissi tutti in legno  e soprattutto la struttura è progettata per costruire un secondo piano se si vuole .Importantissimo la casa è " escritturada " ovvero è regolarmente registrata al Cartorio , cosa rarissima in questa regione .

Passando ai costi siamo veramente al limite del ridicolo . IPTU  ( la nostra ICI + TARSU ) annuale :  R$ 190 ( 73 euro ) , consumo di energia mensile per una famiglia di tre persone ( quella che la abita attualmente ) R$ 100 ( 38 euro ) consumo acqua nullo perchè la casa è autonoma essendo dotata di due pozzi artesiani uno di 7mt ed uno di 25mt . L'acqua da bere dovete comunque comprarla a Natal ovunque abitiate e costa  R$5 ogni 20  litri .Prezzo di vendita : 80 000 euro trattabili !  

E' inutile aggiungere  che la offerta è unica e per tempo limitato .Il proprietario , un olandese che rientra in patria per lavoro , resterà qui ancora sino a fine anno . 

Ottobre 1929 : scoppia la Grande Depressione

Iniziamo la settimana ricordando una ricorrenza funesta : la Grande Depressione iniziata proprio 83 anni fa nell' Ottobre 1929 . Il Post riprende un articolo di AnticaFrontiera Blog e mi sembra estremamente istruttivo .

Il collasso dell’economia americana nell’ottobre 1929 colse del tutto impreparati gli ambienti finanziari. Le contrattazioni del 24 ottobre – il “giovedì nero” della Borsa di New York – si aprirono in modo ingannevolmente normale. Per nove anni la corsa continua al rialzo era stata il simbolo di una prosperità nazionale senza precedenti. Il presidente Herbert Hoover, nel messaggio con cui nel 1929 inaugurò la sua legislatura, aveva affermato che il trionfo definitivo sulla povertà era a portata di mano e molti americani, di cui circa un milione e mezzo aveva investito in Borsa, erano della stessa opinione. Fino al 1925 la crescita del Paese si era basata, quasi per intero, sulla massiccia espansione industriale; in seguito, lo sviluppo era stato stimolato da centinaia di migliaia di investimenti su grande e piccola scala. L’interesse (fino al 10%) corrisposto agli agenti di cambio dagli investitori per le anticipazioni sulle operazioni di Borsa aveva attirato a sua volta ulteriori investimenti. Il tutto aveva concorso alla creazione di una piramide di profitti esistenti solo sulla carta, basati sull’ipotesi di un mercato perpetuamente volto al rialzo. Ma dietro questa apparenza di prosperità non mancavano segni premonitori. L’edilizia e la produzione industriale erano in declino, le vendite di automobili diminuivano e i prezzi all’ingrosso ribassavano. Nel settembre presero a scendere anche i valori di Borsa.
La mattina del 24 le contrattazioni ebbero andamento regolare fin quando, verso le 11, gli ordini di vendita superarono di gran lunga quelli di acquisto. Subito le vendite si fecero frenetiche. I prezzi crollarono. Gli agenti di cambio erano in preda al panico. Telegrafo e telefono erano intasati dagli ordini di vendita. Una grande folla in preda all’ansia si era raccolta all’esterno della Borsa. La telescrivente non riusciva a tener dietro ai cambiamenti delle quotazioni, lasciando gli investitori, terrorizzati, all’oscuro del destino che li attendeva. Agenti di cambio con l’acqua alla gola emettevano frenetiche richieste di saldo delle anticipazioni sui contratti speculativi, richieste che non potevano essere soddisfatte se non con il fallimento di migliaia di piccoli azionisti. Le Borse di altre città chiusero i battenti, nel vano tentativo di frenare il crollo dei prezzi. Alla fine, un gruppo di potenti banchieri decise un comune intervento di sostegno, con acquisti oculati che infondessero fiducia. Alla chiusura del listino, con la cifra record di 13 milioni di azioni scambiate, il livello delle quotazioni si era assestato.
Il giorno seguente la situazione non peggiorò. Hoover invitò alla calma, affermando che “l’economia del Paese (…) ha basi solide e prospere”. Ma la settimana seguente il mercato ebbe un’altra netta caduta. Martedì 29 l’indice Dow Jones scese di 40 punti. Molti fra coloro che la settimana prima avevano comprato azioni a buon prezzo furono costretti a svendere a un corso incredibilmente basso. Furono vendute 16 milioni di azioni. Nel novembre le quotazioni continuarono a scendere, trascinando nella rovina sia i grossi investitori sia i piccoli risparmiatori.
La grande crisi non fu causata dal giovedì nero, o dall’ancor più nero martedì 29. All’apertura delle contrattazioni in quei giorni fatali, l’economia era già travagliata da una crisi profonda. Ma la frenesia di vendere pose improvvisamente termine a un decennio di radioso ottimismo, cui subentrò un chiuso pessimismo. Quasi di colpo, la spirale ascendente delle quotazioni si era tramutata in una rovinosa, rapida caduta. Il disastro economico che ne seguì si diffuse dagli Stati Uniti al mondo intero: la depressione più grave e di maggior durata mai vista fino ad allora.

La prosperità degli Anni ruggenti

Il decennio di prosperità terminato così bruscamente si può definire radioso. A guerra finita l’America si accingeva a far denaro, ottenendo risultati superiori alle speranze più rosee. Favorita da un’amministrazione repubblicana impegnata ad agevolare la crescita economica, l’industria americana proliferò: la meccanizzazione, l’elettrificazione e la diffusione delle catene di montaggio avevano portato a un incremento della produzione industriale del 64% fra il 1919 e il 1929. I salari e gli stipendi reali erano cresciuti. I profitti erano cresciuti ancor più.

L’espansione economica era basata in gran parte sull’industria automobilistica e sull’industria edile. Nel 1929 dalle catene di montaggio delle officine Ford di Detroit usciva una vettura completa ogni 17 secondi e sulle strade americane circolavano 26 milioni di automobili e autocarri, ossia un veicolo ogni 5 abitanti. L’industria automobilistica favorì la crescita di una quantità di industrie collegate; fece aumentare i consumi di petrolio, acciaio e gomma; stimolò in tutto il Paese la domanda di una rete stradale migliore. 

L’accresciuta mobilità condusse all’espansione delle comunità satelliti alle grandi metropoli, incrementando la già fiorente imprenditoria edile. Le città americane crebbero in altezza, per il sorgere di grattacieli nei centri urbani, e in estensione, per il propagarsi dei quartieri periferici.Il nuovo bisogno di impiegare il tempo libero e la diffusa elettrificazione ben si adattavano, poi, al talento dell’industria della pubblicità per far apparire come necessità i consumi di lusso. Le fabbriche riuscivano a malapena a soddisfare la domanda di beni di consumo e di forniture per la casa. Il turismo, lo spettacolo e lo sport divennero industrie con un fatturato di miliardi di dollari. Anche le più piccole città potevano tenersi aggiornate grazie alla radio, al cinema e ai dischi. Gli Americani erano presi da una nuova frenesia per il possesso di beni e dal fascino dello stato sociale che quel possesso conferiva. L’atteggiamento nazionale verso il denaro cambiava: per la prima volta nella storia degli Stati Uniti alla parsimonia si preferiva lo scialo.

Le incrinature nascoste

Eppure sotto quella brillante facciata stavano nascoste minacciose incrinature, segni precoci e inavvertiti del crollo futuro. Durante le presidenze di Warren Harding e di Calvin Coolidge (e, in parte, di Hoover), il governo aveva cercato di identificare la prosperità della nazione con quella del padronato. La tradizionale politica economica del laissez faire si basava sulla convinzione che, se il governo si fosse astenuto dall’”interferire” nell’economia, i lavoratori avrebbero condiviso i profitti acquisendo salari più elevati; grazie ai quali avrebbero, a loro volta, potuto investire in azioni e in questo modo partecipare del benessere generale. Convinzioni del genere erano allora molto diffuse. Coolidge arrivò a dichiarare che “questo è un Paese di affari e vuole un governo di affari” e il segretario al Tesoro, il miliardario Andrew Mellon, agì di conseguenza: tagliò le spese del governo federale, ridusse le tasse al padronato (perché reinvestisse i profitti in attività produttive), attenuò le leggi antimonopolistiche per consentire il consolidamento dei trust, lasciò libero il mercato azionario di lanciarsi al rialzo senza dargli una regolamentazione; infine, introdusse barriere doganali a protezione dei prodotti dell’industria americana.

Queste misure governative furono accolte con entusiasmo dagli uomini d’affari. I profitti industriali e commerciali ebbero un incremento del 62% fra il 1923 e il 1929. Ma il reddito reale medio dei lavoratori aumentò solo dell’11 %. Essendo la crescita dei salari di gran lunga inferiore a quella della produzione e dei profitti, i lavoratori non erano in grado di acquistare la sempre maggior quantità di beni prodotti. Il numero degli impianti produttivi era in eccedenza rispetto alle effettive capacità di assorbimento del mercato e la sovrapproduzione era ormai cronica. Del resto, il padronato si rifiutava di dividere i profitti con i lavoratori.

Nel 1929 il 5% della popolazione aveva un reddito pari a un terzo dell’intero prodotto nazionale. La possibilità di accumulare ricchezze enormi aveva naturalmente incoraggiato gli speculatori e le conseguenze immani della catastrofe misero a nudo la condotta fraudolenta di finanzieri al di sopra di ogni sospetto. Fra il 1929 e il 1932 saltarono circa 6.000 banche.
Un altro difetto del sistema era il mancato sviluppo di alcuni settori produttivi, che non avevano partecipato affatto alla prosperità generale: parecchie industrie di base (in particolare la carbonifera e la tessile) non avevano mai raggiunto i livelli dell’ante-guerra; qui la disoccupazione era alta e i salari paurosamente bassi. Nell’agricoltura si era registrato un forte aumento della produzione;grazie alla maggior efficienza, al progresso dei metodi di coltura, ai nuovi fertilizzanti e alla meccanizzazione, ma ne era risultata una cronica saturazione del mercato e quindi una persistente caduta dei prezzi. Fra il 1919 e il 1929 il reddito agricolo era sceso del 22 %. Innegabilmente, nonostante le fiduciose affermazioni del governo nella prosperità degli anni Venti, la mala pianta del disastro aveva già messo salde radici.

Una buona guida per tempi difficili

Quando nel 1929 Herbert Hoover entrò nella Casa Bianca, era ammirato da tutti. Ma quattro anni dopo, quando lasciò la presidenza, era, anche se in gran parte immeritatamente, uno degli uomini più vituperati d’America. Valente ingegnere, aveva accumulato col lavoro un’ingente fortuna; durante la guerra aveva abbandonato la professione privata per assumere incarichi pubblici. Noto ai suoi estimatori come il “grande ingegnere”, sembrava l’uomo più idoneo per guidare una nazione attraverso qualunque crisi. Ma il disastro che scosse il Paese appena sette mesi dopo l’inizio della sua presidenza distrusse ogni fiducia. All’improvviso, fallirono migliaia di società finanziarie e d’investimento, trascinando nella stessa sorte molti di coloro che vi si erano affidati.
L’11 dicembre 1930, a New York, crollò la potente Banca degli Stati Uniti, polverizzando i risparmi di mezzo milione di depositanti. Nel solo 1931 chiusero gli sportelli circa 2.300 banche. Gli industriali che avevano accumulato scorte invendute ridussero le perdite fermando la produzione: fra il 1930 e il 1933 ma media di 64.000 lavoratori la settimana andava a ingrossare l’esercito dei disoccupati, che nel 1933 erano circa 13 milioni. Molti fra gli occupati avevano subito drastiche riduzioni di salario. La produzione industriale era tornata ai livelli del 1916.

Questa sfilata di dati statistici può solo far intravvedere quale sia stata la sofferenza umana provocata dalla grande depressione. Molti lavoratori non riuscivano a sfamare la famiglia; per migliaia di persone l’espressione “morir di fame” non era un modo di dire. Centinaia di migliaia di uomini, donne e ragazzi senza lavoro erravano per il Paese, viaggiando clandestinamente sui treni merci e trovando ricetto nei rifugi di vagabondi.

Hoover non poteva rimanere inerte, come invece gli consigliava il padronato liberista. Cercò come prima cosa di infondere fiducia al Paese, promettendo, ancora una volta, una prosperità “appena dietro l’angolo”. Quindi, con la creazione della Reconstruction Finance Corporation, venne in aiuto delle banche in difficoltà, dei governi dei vari Stati e delle compagnie ferroviarie. Poi, attraverso il Federal Reserve Board, finanziò e incoraggiò la ripresa industriale; creò nuovi posti di lavoro incrementando i lavori pubblici; diminuì la pressione fiscale per incoraggiare i consumi privati; tentò infine di sostenere i prezzi della produzione agricola acquistando le eccedenze dei raccolti per venderli sui mercati esteri. Buona parte della legislazione del New Deal ebbe le sue origini nelle misure prese da Hoover. Ma, sebbene Hoover incoraggiasse anche il passaggio da forme private di soccorso alle sovvenzioni federali o statali, non poté spingersi fino ad autorizzare l’aiuto diretto del governo federale. Un intervento economico di proporzioni massicce da parte del governo federale era tuttavia la sola cosa da fare: nel 1931 il tasso di disoccupazione aveva raggiunto il 16% ed era ancora in aumento.

La crisi si estende all’Europa 

Le conseguenze del crollo del mercato azionario degli Stati Uniti si fecero sentire assai presto in tutto il mondo. E, all’inizio della primavera del 1931, proprio quando l’economia U.S.A. dava deboli segni di ripresa, gli avvenimenti negli altri Paesi concorsero a farla regredire di nuovo.
La dipendenza dell’economia europea dal dollaro – sotto forma di prestiti, esportazioni verso l’America e (dopo la guerra) turismo – datava dagli anni della Prima Guerra mondiale. Quando scoppiò la crisi i dollari all’estero vennero fatti rientrare in America, il che fece vacillare l’intera economia dell’Europa occidentale.

I Paesi più colpiti furono Germania e Austria, la cui situazione era resa difficile dalle gravose riparazioni di guerra, dall’instabilità della moneta e dalle lotte politiche interne. Vi fu un tentativo di unione economica fra i due Paesi, in uno sforzo disperato per la sopravvivenza. Ma nel marzo 1931 la Francia pretese dalla Germania il pagamento dei debiti a breve scadenza. Il Creditanstalt, la banca viennese, tradizionale sostegno dell’economia nel­l’Europa Centrale, crollò nel maggio. Il governo tedesco, nella sua angosciata ricerca di aiuti, si rivolse infine a Washington: invano.

Dieci anni di elevate tariffe doganali americane aveva fortemente ridotto le importazioni dall’estero; questa politica protezionistica degli Stati Uniti aveva reso difficile alle nazioni europee procurarsi i dollari necessari per pagare i debiti di guerra (se ex alleate) o le riparazioni (se ex nemiche). Hoover capi la necessità di un radicale cambiamento d’indirizzo: un dissesto delle istituzioni finanziarie europee avrebbe infatti sottratto oro alle già provate banche americane. Pertanto Hoover proclamò una moratoria di un anno per il pagamento delle riparazioni. Ma era troppo tardi. Qualche settimana dopo il crollo del Creditanstalt e di altre banche di Vienna la maggior parte dei Paesi europei versava in gravi difficoltà. Nel 1932 la Germania contava circa 6 milioni di disoccupati. In Gran Bretagna, dove i disoccupati erano 3 milioni, il malcontento popolare condusse alle dimissioni del governo laburista. La Gran Bretagna aveva abbandonato nel 1931 il gold standard (ossia quel sistema per cui vi è libera convertibilità delle banconote in oro e viceversa, e vi sono altrettanto libere coniazione e commercializzazione dell’oro), una misura radicale che venne peraltro rapidamente imitata da altri 40 Paesi. Come Hoover aveva temuto, negli Stati Uniti numerose banche fallirono e l’economia del Paese ricominciò la sua marcia a ritroso.

Le misure prese dal presidente avevano fallito lo scopo. Il suo rifiuto di intraprendere un’azione più incisiva era motivato da ragioni dottrinali, ma con le questioni di principio non si dà da mangiare agli affamati. Le previsioni di Hoover di un’imminente inversione di tendenza andarono deluse e l’aiuto offerto al padronato, ma non ai lavoratori disoccupati, apparve dovuto più all’indifferenza che all’obbedienza a principi. Bersagliato dalle critiche e frustrato dal persistere della crisi, Hoover si chiuse in un risentito silenzio. La depressione era destinata a durare ancora per molti anni, sebbene fosse difficile prevederlo nel 1931-32. Gli Stati Uniti non si ripresero fin quasi alla Seconda Guerra mondiale. Nell’autunno del 1932, gli Americani elessero presidente, perché li guidasse nella lotta per la ripresa, F.D. Roosevelt.


domenica 28 ottobre 2012

Eletto il nuovo prefetto di Natal : Carlos Eduardo Alves

Carlos Eduardo è stato eletto da poche ore Prefetto di Natal . Il neo eletto non è un novizio  è stato già Prefetto della città prima della scellerata gestione di Micarla de Souza  e terminò il suo mandato con un clamoroso scandalo : 8 tonnellate di medicinale inutilizzato lasciato scadere .

Membro della potente famiglia Alves , cugino dell'attuale ministro della Previdenza Sociale : Garibaldi Alves Filho che però  in campagna elettorale ha appoggiato l'avversario di Carlos Eduardo : Hermano Moraes  , presenta in questo video  il suo programma elettorale . 


Spirale del debito pubblico : si può e si deve fermare

Il debito pubblico italiano sfiora i 2.000 miliardi. Marcia al ritmo di 100 miliardi in più all'anno

 Il 94% del debito è dello Stato, il 6% degli Enti locali. La leggenda che il debito sia dovuto all'aver vissuto sopra le nostre possibilità è falsa.
 Il debito pubblico non è cresciuto in questi anni per le troppe spese. Nel solo 2011 lo Stato ha avuto un avanzo primario di 16 miliardi, ma gli interessi, pari a 72 miliardi (nel 2012 saranno almeno 90 miliardi), hanno causato un deficit di 62 miliardi. E' una macchina infernale. Dal 1980 al 2011 le spese sono state inferiori al gettito fiscale per 484 miliardi (siamo stati quindi più che virtuosi), ma gli interessi sul debito di 2.141 miliardi, che abbiamo dovuto pagare nello stesso periodo, ci hanno impoverito. Negli ultimi vent'anni il PIL è cresciuto lentamente, mentre il debito è esploso. Il rapporto debito pubblico/PIL è aumentato dal 98,5% del 1991 al 120% del 2011.

Chi sono i possessori del nostro debito? A chi paghiamo gli interessi che distruggono il bilancio dello Stato? 


Soltanto il 15% sono famiglie, il 40% sono soggetti esteri (di cui più del 50% in Francia e in Germania), il 19% fondi e assicurazioni, il 20% banche italiane e il 6% la Banca d'Italia . Il debito pubblico è trasformato regolarmente in oggetto di speculazione dai mercati. Quando gli Stati vendono nuovi titoli per restituire quelli in scadenza, i mercati usano la speculazione al ribasso per imporre tassi di interesse più alti. La tecnica dell'usuraio. Il debito diventa quindi una opportunità per massimizzare i guadagni dei mercati a spese delle comunità nazionali. Come conseguenza si aggravano le disparità sociali. L'11% delle famiglie italiane vive in povertà e il 7,6% è a rischio , dal 2008 al giugno del 2012 le famiglie italiane hanno subito un salasso di 330 miliardi di euro .


Se i poteri finanziari usano la speculazione per aumentare i loro guadagni e obbligano i governi al pagamento degli interessi al più alto tasso possibile, il risultato è la recessione degli Stati indebitati e la loro cessione di sovranità. 

La Grecia dopo tre anni di austerità è scesa da 180 miliardi a 150 di spesa per i consumi e la disoccupazione è salita da 200.000 a quasi un milione di persone . Nel lungo termine la recessione distrugge il Paese, ma il debito non diminuisce.

Il mito della crescita che dovrebbe nel tempo ridurre il peso del debito si è dimostrata falsa.

Nel 2012 In Italia ci sarà una diminuzione del PIL intorno al 3% e per il 2013 non è atteso nessun miglioramento. La globalizzazione sposta inesorabilmente la produzione nei Paesi dove il costo del lavoro è più basso. L'ambiente e un modello di crescita infinito non sono compatibili. Ogni europeo consuma in media 16 tonnellate di materiali all'anno che corrispondono a 51 se si aggiungono detriti e rifiuti dovuti alle catene produttive. 

La spirale di debito crescente e gli interessi speculativi stanno disintegrando l'Italia insieme ad altri Stati europei. Ci sono alternative. Le stanno applicando alcuni Paesi del Sud America e l'Islanda. 


Il peso della crisi va distribuito tra creditori (in massima parte banche e istituti finanziari) e cittadini, va avviata una durissima lotta alla speculazione, valutato il congelamento degli interessi per alcuni anni, e analizzate le voci del debito per valutarne la legittimità di ognuna. Stiamo correndo contro un muro e ci dicono che non c'è alternativa. Il rischio è che si arrivi comunque al default con la svalutazione del debito e la Nazione impoverita e in ginocchio.

Consiglio gli interessati a scaricare il documento seguente : http://www.cnms.it/sites/default/files/Kit_debito_pubblico_basso.pdf  che presente il materiale a mezzo di slides chiarissime .


Il Turismo ovvero la " Cenerentola " del RN

A natureza exuberante do litoral potiguar continua sendo o carro chefe do Turismo no RN, mas a proximidade da alta estação traz à tona uma série de problemáticas que extrapolam o roteiro sol, mar e dunas. Sem um planejamento consistente para o setor, o Estado acumula saldo negativo nos últimos quatro anos: o movimento de turistas caiu de 300 mil para 200 mil visitantes por ano; a regularidade de voos charter caiu de treze para dois; e os orçamentos das secretarias Municipal e Estadual de Turismo só encolhem.

Em meio a críticas severas, e rompantes de otimismo, o Turismo segue ocupando um lugar de destaque dentro do contexto econômico estadual e, apesar disso, "não é visto como prioridade no Estado" - afirmação quase unânime entre empresários, executivos e prestadores de serviço que atuam na área e foram consultados pela TRIBUNA DO NORTE.

Principal fonte de renda e geração de empregos em Natal, e entre as três principais indústrias do Estado - ao lado da extração mineral (petróleo e sal) e fruticultura irrigada -, a situação complicada em que o Turismo se encontra reflete a falta de investimentos em infraestrutura e o despreparo para oferecer algo mais aos visitantes que desembarcam todos os dias na esquina do continente.



sabato 27 ottobre 2012

Un articolo svela possibili retroscena nel Caso Battisti


L'IPOTESI

Battisti, l'asso francese

L'arrivo del terrorista in Brasile bloccò i patti con Finmeccanica.

di Giovanna Faggionato
Tanto rumore per denaro, forse. A ripensarci ora, la tensione, il clamore, l'energia spesa attorno al caso di Cesare Battisti, l'ex membro dei Proletari armati per il comunismo, condannato all'ergastolo in Italia e riparato prima in Francia e poi in Brasile, è stata copiosa.
LA POLEMICA SULLA SOLIDARIETÀ. 
Cori di voci e fiumi di inchiostro si sono riversati sulla stampa italiana e sui media brasiliani: lo sconcerto dei parenti delle vittime, la polemica sulla solidarietà prima sottoscritta e poi negata di Roberto Saviano, il lavoro dell'ambasciata italiana, la spaccatura all'interno del governo carioca con il ministro della Giustizia schierato per la protezione e quello degli Esteri per l'estradizione.
E ancora gli appelli di decine di deputati italiani di tutto l'arco parlamentare, il botta e risposta sulle presunte pressioni della première dame francese Carla Bruni a favore di Battisti, l'intervento diretto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano con il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula e infine anche una mozione dell'Europarlamento di Strasburgo.
TRATTATIVE CON FINMECCANICA. 
Ma l'indignazione sarebbe poca, se l'ipotesi lasciata trapelare il 24 ottobre dal quotidiano La Stampa fosse confermata. E cioè se il caso dell'ex terrorista fosse stato montato per provocare uno strappo tra Roma e Brasilia e far saltare un affare quasi fatto: cioè l'accordo tra Finmeccanica, Fincantieri e il ministero della Difesa brasiliano sulla fornitura di 11 fregate militari made in Italy. A tutto vantaggio della Francia da cui Battisti era fuggito.

Il clamoroso strappo tra Roma e Brasilia

I riflettori accesi sulle commesse di Finmeccanica in Brasile (e sulle presunte tangenti sui cui indaga la procura di Napoli) hanno gettato nuova luce sui contrasti intercorsi tra una parte e l'altra dell'oceano sull'affaire Battisti. Soprattutto per la corrispondenza dei tempi. Tanto da far suggerire che le due vicende siano in qualche modo legate.
Seguendo una buona regola della stampa, il quotidiano di Torino ha consultato tre fonti sul campo. E tutte e tre hanno concordato su un punto: «Battisti si sarebbe materializzato in Brasile non appena i francesi si sono si sono visti in difficoltà su una commessa così importante».
La tempistica è, in effetti, significativa. Battisti è fuggito da Parigi nel 2004, dopo il pronunciamento del presidente della Repubblica Jacques Chirac contro la dottrina Mitterand e a favore dell'estradizione. E poco prima che una sentenza del Consiglio di Stato della Républiquelo condannasse definitivamente a scontare la pena in un carcere italiano.
SULLA SPIAGGIA DI COPACABANA.
 Ci vollero tre anni, poi, per vederlo comparire in Brasile. Proprio come il cavallo di Troia dell'Iliade, l'uomo fu trovato sulla spiaggia dorata di Copacabana nella primavera del 2007. E arrestato poco dopo. Battisti chiese di essere riconosciuto come rifugiato politico. Il ministero della Giustizia gli concesse lo status il 13 gennaio del 2009, in contrasto con il parere negativo del Comitato nazionale per i rifugiati. È allora che la tensione raggiunse i massimi. Il 18 gennaio, il Quirinale, tramite l'ambasciatore a Brasilia, fece recapitare una lettera di protesta al presidente Lula.
LA SPACCATURA ISTITUZIONALE.
 Il governo latino-americano, intanto, era spaccato. Molti esponenti dell'esecutivo e del Partido dos Trabalhadores (Pt) erano stati incarcerati sotto la dittatura o erano stati guerriglieri politici. Erano gli stessi anni in cui in Italia Battisti si dedicava alle rapine e dal Brasile i due orizzonti si confondevano facilmente.
Il viceministro alla Giustizia Luis Barreto e lo stesso ministro degli Esteri, Celso Amorim, però si schierarono pubblicamente con l'estradizione. Inoltre la decisione del guardasigilli brasiliano, Tarso Genro, fu presa prima che si fosse concluso l'esame sulla richiesta di estradizione italiana creando una situazione «legalmente inedita», come la definì il presidente della Consulta locale, Gilmar Mendes. L'alto magistrato fu costretto a chiedere il giudizio del procuratore generale: il 18 novembre il tribunale supremo negò la protezione a Battisti. E lo scontro fu nuovamente aperto.

L'affare saltato con gli italiani

In quel momento, stando alle ricostruzioni emerse dall'inchiesta su Finmeccanica, il governo italiano stava lavorando per ottenere la commessa da 5 miliardi delle fregate militari.
Proprio alla fine del 2009 Lorenzo Borgogni, responsabile delle relazioni esterne in Finmeccanica, sarebbe stato informato da Paolo Graziano, presidente dell'Unione industriali di Napoli, che il ministro Claudio Scajola era il «canale privilegiato tra Fincantieri e il governo brasiliano». Secondo Graziano, ha riferito Borgogni ai magistrati, Scajola «era molto legato al ministro (della Difesa, ndr) Jobin».
L'affare però saltò, complice forse il caso Battisti, prima che Scajola nel 2010 si dimettesse per un appartamento vista Colosseo, acquistato a sua insaputa. Pochi mesi dopo, il 31 dicembre 2010, proprio in coincidenza con la fine del suo mandato, Lula negò all'Italia l'estradizione di Battisti.
ACCORDO QUASI FATTO. 
Quello che è certo, secondo La Stampa, è che per Roma l'accordo era «praticamente cosa fatta». E ora invece bisognerà aspettare fino al 2040: l'affare «ora appare oramai quasi chiuso a vantaggio della Francia».
I negoziati tra Finmeccanica e il ministero della Difesa brasiliano, ha affermato il giornale torinese, sarebbero ripresi solo recentemente: nel giugno del 2012 l'ex direttore generale di Finmeccanica e amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, avrebbe incontrato un funzionario del dicastero di Brasilia. Prendere nota dell'interlocutore: José Genoino. Ex tesoriere del partito di maggioranza,Genoino è stato recentemente condannato per aver intascato milioni di euro di finanziamenti illeciti assieme a José Dirceu, il braccio destro di Lula.
Mercoledì, 24 Ottobre 2012
 Fonte : Lettera43.it

venerdì 26 ottobre 2012

Ritorna in Italia l'ora solare

Domenica 28 Ottobre l'Italia torna  all'ora solare . Alle 03:00  l'orologio tornerà indietro di una ora e saranno le 02:00 . A questo punto la differenza oraria con Brasilia che oggi è di 4 ore ( Indietro rispetto all'Italia ) si ridurrà a sole 3 ore . Quindi quando ad esempio in Italia sarà mezzogiorno in Brasile saranno le 9 di mattina .

Questo se non abitate nel Nordeste  del Brasile dove invece la differenza che era di 5 ore ( Il Nordeste non ha adottato l'orario de verao ) si ridurrà a 4 ore e pertanto a mezzoggiorno in Italia qui a Natal saranno le 8 di mattina .

Naturalmente per quanto riguarda i voli aerei vale l'orario di Brasila .

giovedì 25 ottobre 2012

Pietra miliare per il commercio internazionale : il Brasile adotta ufficialmente la Convenzione di Vienna

Decreto legislativo publicado hoje no Diário Oficial da União coloca o Brasil formalmente na lista dos países que adotam a Convenção das Nações Unidas sobre Contratos de Compra e Venda Internacional de Mercadorias, também conhecida por Convenção de Viena. Assinado por José Sarney (PMDB-AP), presidente do Senado, o decreto que aprova o texto da convenção foi votado no início da semana pelo Congresso Nacional brasileiro, após dois anos de tramitação, conforme informa a edição de hoje do Valor.

Para a Federação das Indústrias do Estado de São Paulo (Fiesp), “trata-se de um marco normativo que representa grande avanço para o Brasil”. A entidade explica que, ao uniformizar regras sobre contratos de comércio exterior, a convenção contribui para aumentar a previsibilidade, a transparência e a segurança jurídica nas relações comerciais internacionais. Além disso, acrescenta, “permite reduzir custos econômicos e jurídicos, colaborando para a facilitação do comércio e para a inserção internacional de empresas”.

A convenção é de 1980 e, segundo a Fiesp, até agora foi ratificada por 78 países. Somados, eles representam mais de 80% do comércio mundial, incluindo os principais parceiros comerciais do Brasil, como Estados Unidos, China, Argentina, Alemanha e Japão. Essa ampla adesão consolida “importante conjunto de práticas negociais e da jurisprudência em âmbito internacional”, diz a entidade, em nota disponível em seu sítio na internet.

(Mônica Izaguirre | Valor )

Originale idea commerciale : sconto vacanza in Brasile ai perseguitati Equitalia


Se le tasse ti perseguitano e puoi dimostrarlo carte alla mano, hai "diritto" allo sconto del cinquanta per cento sul prezzo della vacanza. O sulla fuga dall'Italia, almeno per un breve periodo.

Accade in Brasile, ma l'ideatore è un imprenditore romano. Il messaggio troneggia sulla pagina principale di un sito brasiliano che ospita prevalentemente vacanzieri provenienti dall'Italia. Sembra una trovata pubblicitaria, simile a quelle di una nota compagnia aerea che approfitta degli eventi di cronaca nazionale per pubblicizzare la presunta superiorità dei propri servizi. Invece è una provocazione. L'autore del gesto si chiama Luca Leonardi romano (e romanista!), come dichiara al telefono via skype. Nonostante sia a migliaia di chilometri la sua voce arriva cristallina.

"Leonardi, sulla pagine della sua "pousada" lagoduria.com (una sorta di agriturismo a poca distanza dal mare), c'e scritto "sconto del cinquanta per cento perseguitati da Equitalia". 

Che diavolo le è venuto in mente di scrivere una cosa simile? Sembra quasi una istigazione e una incitazione a odiare i tributi in genere".

"Innanzitutto io sono un cittadino italiano, e un imprenditore che da qualche anno ha deciso di trasferire la propria attività imprenditoriale all'estero, perché in Italia è molto difficile districarsi nella giungla delle tasse", replica deciso e prosegue "ma il mio è un gesto provocatorio, un razzo lanciato verso il cielo dei media, per attirare l'attenzione sul gravissimo stato di crisi delle piccole imprese italiane, nato dall'esperienza personale: un'azienda entra in crisi e il regime fiscale gli assesta il colpo di grazia arrivando a perseguitare le persone".
Lo incalziamo: Lei ha pendenze con il fisco?

E lui ride fragorosamente: "Assolutamente no, di nessun tipo. Non ho alcun tipo di pendenze, con l'Italia e tantomeno con il Brasile che mi ospita e mi fa vivere e lavorare. Circa tre mesi fa mi arriva la mail di un ragazzo romano, che aveva accumulato una cartella esattoriale di decine di migliaia di euro, in parte frutto di infrazioni al codice della strada conseguite con l'automobile per recarsi al posto di lavoro, il resto accumulo di interessi fino a raggiungere una somma mostruosa. Il giovane, per ignoranza, aveva ignorato lo sviluppo della vicenda fino a non poterla più gestire. Ci sarebbe voluto un piccolo mutuo per pagare il totale. Quando mi ha contattato aveva i soldi per pagare il suo volo e quello della fidanzata, ma un solo soggiorno. La sua era una fuga mentale dunque. Vista la situazione l'altro lo ha avuto gratis. Quindi è come se in due avessero pagato metà prezzo. In seguito ho ospitato alcuni imprenditori del nord-Italia che mi hanno raccontato una litania di lamentele sull'argomento. Anche loro erano in enormi difficoltà con il pagamento delle tasse, spesso per errori fatti in passato, disguidi amministrativi oppure legislazione "fumosa". Tanto da mettere in pericolo le loro aziende. Ecco, allora ho avuto l'idea di lanciare la pietra nello stagno della palude italiana".
Scusi ma non ha paura di trovare le camere affollate di "latitanti dal fisco"? Il Brasile nell'immaginario collettivo è legato all'idea, un po' semplicistica indubbiamente, del paese in cui fuggire inseguiti dalla giustizia, e ora, dopo la sua idea, dalle tasse.
"In Brasile le forze dell'ordine sono molto attente, soprattutto agli stranieri. E poi controllo personalmente che dietro a quanto le persone dichiarano ci sia un fondamento di verità. In Italia ho studiato con profitto economia e commercio, quindi conosco la materia abbastanza a fondo. Per capirci, bancarottieri ed evasori consapevoli rimangano dove sono".

Quante mail ha ricevuto fino ad oggi?

"Questa è una risposta riservata, però posso dire che hanno scritto non solo dal Belpaese. Piuttosto faccio io una domanda a voi che siete lì. Invece, quanti cittadini brasiliani pensate che "sfuggirebbero" alle tasse locali, venendo in vacanza in Italia?
Fonte : Affariitaliani.it 

Pininfarina " O brasileiro nao leva o design a serio "


Articolo unico e prezioso nella sua semplicità . La "Pininfarina" , non la piccola ditta familiare si scontra con la realtà brasiliana ed , almeno in questo primo round , ne esce sconfitta .
Emblematica è la descrizione del primo approccio dove allo " show de bola " iniziale ( come giustamente lo definisce Andrea ) seguono pentimenti e titubanze ... che equivalgono ad un innominabile per un brasiliano : no definitivo . La sequenza 100 , 10 , 1 che Pininfarina rivela nell'articolo esprime numericamente lo sgretolarsi esponenziale dell' entusiasmo iniziale . 

Ma sarà vera la conclusione del maestro del design italiano ? O forse è mancata quella necessaria umiltà di chi si avvicina alla cultura di un Paese che nel bene o nel male rappresenta il futuro delle Aziende europee ? 

Molto spesso ho ancora l'impressione che noi europei ci sentiamo come i missionari dei secoli passati che andavano nel nuovo mondo a diffondere la cultura cristiana . Certi di stare dalla parte del " giusto " , ciechi di fronte alla cultura degli indigeni imponevano ai locali usi e costumi inadatti e li impestavano con le malattie sconosciute di cui erano portatori dalla vecchia europa . 

Forse ai nuovi "missionari economici "è necessario imparare la lezione del " sincretismo " bahiano che fu la soluzione per far " digerire " la religione cattolica . Trasformare le divinità africane gli " orixas ' " in santi cristiani .






A Pininfarina, um dos mais tradicionais escritórios do design mundial, depende agora de mercados como o Brasil. Mas é difícil fazer negócios por aqui, diz seu presidente
Quando esteve no Brasil pela primeira vez, no ano passado, o italiano Paolo Pininfarina ficou empolgadíssimo. "Conversava com as pessoas e elas tinham várias ideias e os projetos iam surgindo. Voltei para a Itália com mais de cem deles". Mas dessa centena de ideias, somente dez tiveram continuidade nas conversas. E, desse total, só uma realmente se tornou projeto real, que está agora em andamento. Diante desse cenário, até a vontade do designer de abrir uma operação no Brasil, um escritório da Pininfarina em São Paulo, foi por terra. "O brasileiro não leva o design a sério. Ele acha que é lazer, que é passatempo", disse Pininfarina ao Estado.

Mesmo desiludido, ele voltou ao País, na semana passada. "Precisamos conhecer melhor como funcionam as coisas por aqui porque o Brasil é importante para nós." A Pininfarina tem 82 anos de história no design, principalmente no campo automobilístico. É da empresa italiana o desenho de vários sucessos da Alfa Romeo, Ferrari, Fiat, General Motors, Lancia e Maserati. Mesmo com toda essa tradição, a Pininfarina não escapou da crise na Europa. A empresa - que foi além do design e chegou a ter três fábricas de automóveis de luxo e 3 mil funcionários - acumulou 600 milhões (R$ 1,5 bilhão) em dívidas. Sob o comando de Paolo Pininfarina desde 2008, a companhia passa por uma reestruturação. A dívida foi renegociada no início do ano e será paga até 2018. As vendas, porém, ainda não se recuperaram. De 670 milhões há cinco anos, caíram para 53,8 milhões em 2011, número 73,6% inferior que o de 2010, de 204,41 milhões. A saída, mesmo que complicada, segundo Pininfarina, é investir em mercados como o Brasil.

A indústria automobilística está em crise e a Pininfarina tem uma grande
dependência desse setor, não é?

Sim, 90% de nossas vendas vêm da indústria de transportes, carros, barcos. A parte de mobiliário vinha crescendo bastante e já chegou a 10% do negócio. Mas a crise atingiu também o setor de móveis. Se ninguém compra casa nova, também não compra mobília. A saída, então, é procurar novos mercados, fora da Europa e Estados Unidos, como a Ásia, a Índia e o Brasil.

Diante dessa constatação, por que vocês desistiram de abrir escritório aqui?
Porque o brasileiro não leva o design a sério. Não leva as ideias a sério também. Parece que fazer negócio é lazer, um passatempo. Quando vim para cá no ano passado, todo mundo ficava muito empolgado com a Pininfarina. Todos tinham ideias, projetos. Fiquei deslumbrado. Mas quando voltei à Itália, apenas uns dez desses projetos tiveram continuidade e só um vingou. Conclusão? Perdi muito do meu tempo.



Qual dos projetos vingou?
Não posso falar o que é. O cliente é uma empresa que tem atuação tanto aqui quanto na Europa. E lá nós já temos uma parceria boa com essa empresa. O projeto é algo que era para acontecer só em São Paulo, mas que agora irá para outros Estados também. Estamos estudando para onde ir.

O sr. parece ter ficado ressentido com o ambiente de negócios no Brasil...

Sim... Ontem (terça-feira, 16), por exemplo, tive uma reunião das 10h às 16h com uma empresa que quer fazer alguns produtos em parceria com a Pininfarina. A cada minuto que discutíamos, surgia uma nova possibilidade, uma nova ideia. O risco é não dar foco ao assunto. Aí volto para Itália com um monte de ilusões. As pessoas precisam ser mais realistas. Mas o Brasil é extraordinário e não vamos deixar o País de lado. O crescimento que vemos por aqui é alucinante. Um iate que desenhamos para uma empresa europeia vende, lá na Europa, quatro por ano. Aqui se vende mais de 40.

Como a Pininfarina fará, então, para atuar no País?

Precisamos conhecer melhor como funcionam as coisas por aqui. Por isso digo que não é o momento para abrir um escritório da Pininfarina no País. Talvez reforcemos o de Miami, para que atenda todas as Américas. Ou talvez possamos dividir os custos de uma representação de empresas de Turim (sede da Pininfarina, na Itália) no País, para não pesar no orçamento. Mas não sei ainda qual a melhor maneira de estar mais presente no Brasil. Só sei que precisamos estar aqui para aproveitar o crescimento do País.

Por aqui, a classe que mais cresce é a C, que compra produtos de massa. Mas a Pininfarina é mais voltada para o luxo. Existe alguma intenção de ir para o consumo de massa?

Não tenho nada contra o consumo de massa, mas o problema para nós é a logística. Para atuar nesse mercado, é preciso produzir aqui, caso contrário fica muito caro. Por isso, nossa estratégia é continuar mais no segmento de luxo, que também tem crescido absurdamente no Brasil.

Como estão os negócios entre a Pininfarina e as montadoras hoje?
Hoje, vamos ainda bem com as montadoras porque nosso maior negócio é com as companhias alemãs. A Alemanha é 30% de nossas vendas. Só a Volkswagen tem, nesse momento, mais de 100 modelos em desenvolvimento. Não são todos irão para o mercado. E também não participamos de todos, mas de grande parte. Outro grande projeto nosso é o do carro elétrico, com a Bolloré, em Paris.

Como anda esse projeto?

Vai bem. Não sabemos ainda quando poderemos lançar o carro, porque o desafio é o preço. A crise também atrapalhou um pouco. Mas chegou a dar inspiração em alguns momentos. Por exemplo: a empresa de pintura automobilística da região faliu e não pudemos pintar o carro, que foi batizado de Bluecar. Mas aí percebemos que ele não precisaria ser pintado. Com isso, economizamos tinta, tempo e mão de obra. E foi muito melhor para o ambiente. O carro. além de tudo, ficou magnífico na cor natural do aço.


Fonte : Estadao 

martedì 23 ottobre 2012

E dopo i " bamboccioni " arrivano gli " schizzinosi "

Ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto ciò?  Cornuti e mazziati  o come dicono i brasiliani " ninguem merece " . Guardate questo infelice discorso del ministro Fornero che si è già assicurata un posto nella "storia " per  dichiarazioni analoghe .

lunedì 22 ottobre 2012

Visto per trasferimento di reddito pensionistico

Questo post copia integralmente il contenuto del sito del Consolato Brasiliano di Roma in tema di visto per trasferimento di reddito pensionistico . Lo pubblico solo perchè molti amici pensionati continuano a chiedere informazioni su questo tipo di visto nonostante sia stato spesso indicato nei commenti il link al sito del Consolato .



















Trasferimento di reddito pensionistico
(Nuove regole in vigore a partire dal 23 agosto 2011)
Possono richiedere questa tipologia di visto i pensionati che ricevono un reddito pensionistico pari o superiore a R$ 6.000,00 (seimila reais) mensili . Tale importo consente di richiedere un visto permanente per il dichiarante ed altri due familiari a carico (coniuge e/o figli minorenni).

Documenti necessari da presentare all'autorità consolare per la richiesta del visto:

  • Passaporto con validità minima di 6 (sei) mesi e 2 (due) pagine libere;
  • Copia conforme all'originale delle pagine del passaporto, ove sono riportati i seguenti dati: identificazione del titolare, autorità rilasciante, data di emissione e di scadenza (vedi punto 3);
  • 1 (un) modulo online di richiesta di visto compilato e firmato dall’interessato;Attenzione: Nel caso in cui si verifichi un errore con il certificato di protezione del sito, scegliere l’opzione “Continuare” per accedere alla pagina desiderata, tale sito è completamente sicuro.
  • 1 (una) fotografia formato tessera frontale, recente, con fondo bianco, a colori, che consenta di visualizzare il volto per intero;
  • documentazione che attesti un reddito pensionistico mensile pari o superiore a R$ 6.000,00 (seimila reais) mensili, indicati anche in valore netto mensile o annuale in moneta europea corrente. Ad esempio, uno dei seguenti documenti: 
    • CUD dell’anno precedente, firmato dal dirigente della sede e legalizzato presso l'Ufficio Territoriale del Governo - ex Prefettura competente;
    • Modulo Obis M per l'anno in corso, firmato dal dirigente della sede e legalizzato presso l'Ufficio Territoriale del Governo - ex Prefettura competente;
    • comunicazione di accredito della pensione, firmato dal dirigente della sede e legalizzato presso l’Ufficio Territoriale del Governo - ex Prefettura competente;
    • attestato bancario, firmato dal direttore della banca e legalizzato presso l'Ufficio legalizzazioni per l'estero della Camera di Commercio competente;
  • estratto dell’atto di nascita comprensivo di paternità e maternità (legalizzato presso l’Ufficio Territoriale del Governo - ex Prefettura competente);
  • Storico di Residenza, che la attesti nella giurisdizione di questo Ufficio Consolare da almeno 1 anno (legalizzato presso l’Ufficio Territoriale del Governo - ex Prefettura competente);
  • certificato Generale del Casellario Giudiziale ove risulti "NULLA", con data di emissione inferiore ai 3 (tre) mesi (legalizzato presso l’Ufficio legalizzazioni della Procura della Repubblica, con firma del Procuratore o Sostituto Procuratore);
  • certificato dei Carichi Pendenti ovi risulti "NULLA", con data di emissione inferiore ai 3 (tre) mesi (legalizzato presso l’Ufficio legalizzazioni della Procura della Repubblica, con firma del Procuratore o Sostituto Procuratore);
  • Dichiarazione che determini l'assenza di restrizioni per il trasferimento dell’ importo pensionistico in Brasile, firmata dal direttore dell’istituto bancario e legalizzata presso l'Ufficio legalizzazioni per l'estero della Camera di Commercio competente. La suddetta dichiarazione può essere richiesta presso il Consolato Generale del Brasile a Roma, direttamente in lingua portoghese e sottoscritta dall’autorità consolare. Il costo di tale documento è pari a € 15,00 (quindici euro).

Documenti necessari per la richiesta del visto dei familiari a carico del pensionato, da presentare all'autorità consolare:

  • Passaporto con validità minima di 6 (sei) mesi e 2 (due) pagine libere;
  • Copia conforme all'originale delle pagine del passaporto, ove sono riportati i seguenti dati: identificazione del titolare, autorità rilasciante, data di emissione e di scadenza (vedi punto 3);
  • 1 (un) modulo online di richiesta di visto compilato e firmato dall’interessato;Attenzione: Nel caso in cui si verifichi un errore con il certificato di protezione del sito, scegliere l’opzione “Continuare” per accedere alla pagina desiderata, tale sito è completamente sicuro.
  • 1 (una) fotografia formato tessera frontale, recente, con fondo bianco, a colori, che consenta di visualizzare il volto per intero;
  • certificato di Matrimonio, nel caso di richiesta di visto da parte del coniuge, oppure Estratto dell'Atto di Nascita comprensivo di paternità e maternità, in caso di figli (legalizzati presso l’Ufficio Territoriale del Governo - ex Prefettura competente);
  • Storico di Residenza, che la attesti nella giurisdizione di questo Ufficio Consolare da almeno 1 anno (legalizzato presso l’Ufficio Territoriale del Governo - ex Prefettura competente);
  • certificato Generale del Casellario Giudiziale ove risulti "NULLA", con data di emissione inferiore ai 3 (tre) mesi (legalizzato presso l’Ufficio legalizzazioni della Procura della Repubblica, con firma del Procuratore o Sostituto Procuratore);
  • certificato dei Carichi Pendenti ovi risulti "NULLA", con data di emissione inferiore ai 3 (tre) mesi (legalizzato presso l’Ufficio legalizzazioni della Procura della Repubblica, con firma del Procuratore o Sostituto Procuratore);
La documentazione sarà inviata in Brasile per la valutazione della richiesta e responso di concessione del visto.Solamente in seguito al riscontro dell’autorizzazione, comunicato a questo Ufficio, il richiedente sarà tenuto a comparire presso il Consolato con il passaporto originale per il ritiro del visto.
Attenzione: 1) Tutti i documenti in lingua italiana dovranno essere presentati congiuntamente alla traduzione GIURATA in lingua portoghese (eseguita da tradutore iscritto all'Albo dei Consulenti Tecnici del Giudice presso un Tribunale Italiano) ed a una fotocopia semplice dell'originale e della traduzione.
2) Tutti i documenti rilasciati e legalizzati dalle autorità italiane dovranno essere successivamente legalizzati dal Consolato Generale. Il costo della legalizzazione di ogni documento è pari a € 20,00 (venti euro).
3) Le copie conformi all'originale potranno essere effettuate presso questo Ufficio Consolare con la presentazione del documento in originale e mediante il pagamento di € 15,00 (quindici euro) a pagina se il documento è in lingua straniera, oppure € 10,00 (dieci euro) se in lingua nazionale; altresì, possono essere rilasciati dai "Cartórios" in Brasile.
Costo del visto: € 200,00 (duecento euro). Il visto è gratuito per i cittadini italiani.

Tempi di rilascio del visto: circa due mesi per la consultazione in Brasile. Di norma, dieci giorni a partire dalla data di arrivo dell’autorizzazione e consegna del passaporto originale.

Importante:
1) Qualora i familiari a carico del richiedente siano più di due, l'interessato dovrà trasferire l'importo di pari o superiore a R$ 1.000,00 (mile reais) mensili per ciascun familiare eccedente ai due previsti
2) Nel caso in cui il reddito pensionistico non raggiunga l'importo prestabilito, è possibile allegare documenti attestanti altri redditi (opportunamente legalizzati come sopraindicato).



sabato 20 ottobre 2012

Il prefetto di Napoli nuovo difensore della legalità ...?

Benchè lontano dai miei luoghi di origine non posso non rivoltarmi a leggere e vedere il filmato in cui il  " signor prefetto "di Napoli umilia il rappresentante di un comitato dei cittadini di quella sventurata città : il prete anti camorra don  Maurizio Patriciello

Guardate il video e giudicate voi stessi  Di seguito sono riportate  le reazioni indignate del noto matematico Odifreddi  e quelle di Saviano che ancora più concretamente chiede le dimissioni del prefetto o le scuse a don Patriciello .

ODIFREDDI 

Ho appena visto un video in cui un sedicente “signor” Andrea De Martino, che in realtà è soltanto un maleducato “signorotto” d’altri tempi, ha interrotto con urla e strepiti una dichiarazione di don Maurizio Patricello, un prete anticamorra che pacatamente stava parlando di rifiuti tossici. Evidentemente sentendosi tirato in campo per l’argomento, il novello don Rodrigo ha inveito contro l’attonito sacerdote, che ha faticato un po’ a capire quale fosse stato il suo sgarro.

Il gravissimo reato in cui era incorso, è poi stato spiegato, era di aver chiamato il prefetto di Caserta “signora”, invece che “signor prefetto”. E per buona misura, il signor De Martino ha precisato urlando che chiamare “signora” un prefetto offendeva non soltanto colei alla quale il sacerdote si riferiva, ma anche lui. Perché sì, apparentemente questo energumeno è pure lui un prefetto, di Napoli per la precisione, e pretende rispetto! E non gli viene in mente che già chiamarlo anche solo “signore” sarebbe un’esagerazione, visto il suo stile tutt’altro che signorile!

In una successiva dichiarazione il malcapitato funzionario pubblico ha ribadito che la sua maleducazione era un “doveroso” richiamo al rispetto “delle istituzioni”. Secondo lui, sullo stesso piano delle lezioni di legalità che si fanno ai giovani. E ha aggiunto che “certe cose bisogna viverle, per capirle”. Ma in questo, almeno, il signor De Martino ha ragione. Perché bisogna vedere e sentire le registrazioni del suo comportamento, per capire che quei modi sono più consoni a un bulletto di periferia che a un prefetto di una grande città. E che effettivamente non fanno onore alle istituzioni, e nemmeno a lui.

SAVIANO
"Il prefetto di Napoli Andrea De Martino si scusi con don Maurizio Patriciello o bisognerà chiedere le sue dimissioni immediate". "Da anni don Maurizio è presidio di legalità e umanità in terre difficilissime. Don Maurizio - conclude Saviano - è lo Stato in quel territorio".

Ultima casa della orla di Copacabana sarà demolita

Sarà demolita l'ultima casa della Orla di Copacabana che si affaccia direttamente su Avenida Atlantica a Rio de Janeiro . Costruita prima del 1938 è stata venduta a R$ 23 milioni . La proprietaria Zilda Azambuja Canavarro Pereira è morta lo scorso maggio alla veneranda  età di 101 anni . Al suo posto sorgerà un "predio" commerciale ... che pena ! 


Já tramita no Conselho Municipal de Proteção do Patrimônio Cultural um processo de consulta sobre a demolição da famosa casa de pedra da Avenida Atlântica, em Copacabana. Segundo o Instituto Rio Patrimônio da Humanidade, embora a construção não seja tombada, o caso precisa passar pelo conselho porque é o que determina a lei para todos os imóveis da cidade erguidos antes de 1938. Espremida entre prédios de Copacabana, a casa, a última da Atlântica, deve dar lugar a um prédio comercial e está sendo negociada por R$ 23 milhões, conforme informou na sexta-feira o jornalista Ancelmo Gois em sua coluna no GLOBO.

Um vigia responsável pela segurança do imóvel disse que a residência já teria sido comprada. Há duas semanas, segundo vizinhos, foi feita a retirada dos móveis. A casa tem dois andares e ocupa uma área de 850 metros quadrados, próximo à esquina com a Rua Santa Clara. De estilo eclético, pertencia a Zilda Azambuja Canavarro Pereira, que morreu em maio, aos 101 anos.
A Secretaria municipal de Urbanismo, segundo o secretário Sérgio Dias, ainda não recebeu qualquer pedido de demolição ou consulta para a construção de um novo prédio no local. Parentes de Zilda não foram encontrados para comentar o assunto.

Fonte : O Globo

SELIC : ultimo ribasso !

Molti amici investitori ricorderanno che nell'Agosto dello scorso anno la SELIC  era a 12,5% . A partire da allora è iniziato un processo di riduzione del tasso di interesse che a colpi di 0.5 %  ha portato come ben sappiamo , dopo dieci diminuzioni successive , al 7,25 % di pochi giorni fa . 
Il grafico in basso mostra l'andamento della SELIC degli ultimi 7 anni sino alla penultima correzione del 29 Agosto 2012 



Giovedì scorso è stato reso pubblico il contenuto della ultima riunione  del COPOM dal quale si evince che questa volta la decisione non è stata unanime , degli 8 membri solo 5 hanno votato a favore della riduzione . Ma l'indicazione più interessante del documento è l'affermazione che questo è " l'ultimo ritocco al ribasso della  SELIC " 

martedì 16 ottobre 2012

Dal 21 Ottobre il Brasile applica l' "horario de verao "

Dalla prossima domenica 21 Ottobre le lancette degli orologi di mezzo Brasile saranno spostate in avanti di una ora  per l' applicazione  dell'ora legale o " horario de verao " come si dice qui , che terminerà il 17 Febbraio 2013 . Per chi si trova in Italia la differenza di orario si ridurrà da 5 a 4 ore . 

Il cambiamento di orario non riguarderà il Brasile intero , l'orario infatti resterà immutato al  nordeste e buon parte del nord del Brasile . Rispetto allo scorso anno è uscito dal gruppo lo Stato di Bahia ed è entrato lo Stato del Tocantins  .

Naturalmente aerei , banche , posta , ecc seguiranno  l'orario ufficiale di Brasilia . Pertanto qui al Nordeste accadrà che , ad esempio , le Banche che aprivano alle 10 e chiudevano alle 16 apriranno alle 9 e chiuderanno alle 15 . Lo so , da un po'  il capogiro ma dopo un poco ci si abitua .


In Brasile si stimano 25 000 morti all'anno per alimenti contaminati

Ai primi posti : uova crude o mal cotte , alimenti misti e carne rossa che rappresentano il 51% dei casi . Attenzione agli alimenti venduti senza alcuna precauzione igienica sulle spiagge , evitiamo di trasformare una giornata di relax in un incubo . 

integrante da Comissão Nacional de Saúde Pública Veterinária Marcelo Jostmeier Vallandro ressaltou há pouco que as doenças transmitidas por alimentos são responsáveis por 1,8 milhão mortes por ano no mundo. No Brasil, estima-se uma média de mais de 25 mil óbitos anuais em decorrência de alimentos.

Ainda conforme o especialista, o País gastou, entre 1999 a 2004, R$ 280 milhões com internações hospitalares devido a problemas decorrentes de alimentos contaminados. Dados Ministério da Saúde utilizados por Vallandro mostram que a maioria das contaminações alimentares decorrem de produtos de origem animal.

De 3.874 casos com origem conhecidas, analisados entre 1999 e 2004 pelo ministério, 874 foram causados por ovos crus ou mal cozidos, 666 por alimentos mistos e 450 por carnes vermelhas. Isso equivale a 51,7% das ocorrências. Diante dessas evidências, Vallandro explicou que "sem que haja um controle de toda a cadeia produtiva de alimentos haverá impactos na saúde pública com certeza".

Marcelo Vallandro participa do seminário "Os sistemas de controle dos alimentos de origem animal: bases para a saúde pública e o agronegócio do Brasil"


Fonte : Tribuna do Norte 

ANEEL regolamenta la Generazione Distribuita


Un ulteriore post dedicato al Fotovoltaico in Brasile . Si tratta di un articolo datato Aprile 2012 ma che è importante perchè in quella data l'ANEEL , l'Ente Nazionale per l'Energia Elettrica ha approvato una risoluzione normativa che regola il processo per cui un consumatore di energia elettrica possa contemporaneamente essere anche un fornitore di energia , aprendo difatti il mercato della Micro e Mini Generazione Distribuita . 

Interessante il concetto di  "credito di energia " che rende i sistemi fotovoltaici ancora più vantaggiosi . Durante il giorno l'energia prodotta in eccesso può essere ceduta alla rete che la contabilizza a credito per l'utente . Pertanto , di notte quando i sistemi solari non funzionano , l'energia che viene eventualmente prelevata dalla rete può essere scaricata semplicemente dal credito accumulato . 
A Aneel – Agência Nacional de Energia Elétrica – aprovou na última terça-feira (17 de Abril de 2012) uma nova Resolução Normativa, criando a regulamentação necessária para que os consumidores de energia elétrica possam ser também geradores de energia.
Inicia-se assim, a era da Micro e Mini Geração Distribuída no Brasil. Aos consumidores de eletricidade é permitido gerar parte ou todo o potencial elétrico que consomem, utilizando geradores que trabalham junto com a rede de distribuição, em regime de troca de energia.
Foi estipulado o tipo e a potência máxima dos geradores, que podem ser hidráulicos (micro hidrelétricas), eólicos (micro aerogeradores) e solares (fotovoltaicos). A potência máxima é de acordo à classificação do sistema de geração: para Micro Geração os geradores terão potência de até 100 kWp (quilowatts pico); para Mini Geração serão os sistemas com potência superior a 100 kWp, mas inferior a 1 MWp (megawatt pico – 1.000 quilowatts). Acima de 1MWp já se classifica como usina, a exemplo da primeira usina fotovoltaica do Brasil: a MPX Tauá, do grupo EBX que pertence ao empresário Eike Batista.
A tecnologia que mais se aplica à Micro e Mini Geração Distribuída é, claro, a Energia Solar Fotovoltaica. A disponibilidade da radiação solar é muito maior, em todas as regiões, que a disponibilidade de ventos com boa velocidade, ou de rios que possam ser represados. Desta forma teremos um grande crescimento no mercado de Micro e Mini Geração no país, principalmente nas grandes cidades, aproveitando as áreas dos telhados, até então ociosas.
Os sistemas fotovoltaicos só geram eletricidade durante as horas de sol; o maior consumo residencial acontece depois das horas de sol. A regulamentação vem justamente resolver esse problema. Durante o período de geração, os Sistemas Fotovoltaicos Conectados à Rede injetam potencial elétrico na rede de distribuição (fazendo o “relógio de luz” girar ao contrário), criando “créditos energéticos” que podem ser ‘resgatados’ nos períodos de pouca ou nenhuma insolação (inclusive à noite).
O sistema de “troca de energia” entre consumidor e distribuidora de eletricidade não prevê a compra de energia; mas sim o armazenamento dos créditos energéticos, por um período de até 3 anos. Ou seja, o foco da regulamentação não é a criação de micro usinas de venda de energia elétrica (como aconteceu em vários países, principalmente na Europa), mas a possibilidade do consumidor ser também gerador da sua própria energia (como acontece nos Estados Unidos). Ainda assim, devida à altíssima disponibilidade solar, algumas localidades (vários estados inteiros inclusive) no Brasil se beneficiarão financeiramente de Sistemas Fotovoltaicos Conectados à Rede, por conta dos valores da energia elétrica praticado pelas distribuidoras locais (devido, principalmente, às dificuldades de levar a sua rede em tais localidades).
Esta regulamentação é uma grande conquista do Brasil, que caminha para a eficiência energética, modernização da sua matriz energética e, principalmente, preocupação com os grandes impactos ambientais causados pela geração de eletricidade em larga escala.