sabato 2 marzo 2013

Aprire una pasticceria a Curitiba

Ho ricevuto questa domanda che mi sembra essere di interesse generale e pertanto la pubblico come post oltre che come commento .
Il nostro lettore Michele abita nella stupenda  Agrigento e  di professione fa il pasticciere . Lui , come penso tutti noi italiani che viviamo in Brasile , ha notato la carenza di buoni dolci nella terra verde oro .

Non che manchi il dolce , anzi , qualche volta è addirittura eccessivo ma soprattutto monotono essendo quasi sempre un mix di latte condensato , crema di latte , ecc . L'esempio classico è quello che fa lui del " brigadeiro "

La domanda che lui si pone ed alla quale io invito a rispondere , soprattutto se  esiste qualcuno che ci abbia già provato : perchè non aprire una pasticceria italiana ? Sono certo che qualcuno lo ha già fatto e potrà dare il suo parere informato al nostro amico .

Da parte mia penso che , a parte l' indispensabile adattamento del prodotto agli ingredienti che troverà sul posto ,  il nostro amico dovrebbe tenere in conto che il gusto agli alimenti , così come l'orecchio alla musica e la capacità di "gustare" un buon libro  sono processi culturali che non si creano in pochi mesi . Pertanto la perseveranza è d'obbligo .


Ciao a tutti. Mi chiamo Michele, sono di Agrigento e mi piacerebbe trasferirmi in Brasile. Mia moglie é brasiliana quindi per il visto non ci sono problemi. La mia idea é di aprire una pasticceria a Curitiba, cittá natale di mia moglie, specializzata peró in dolci italiani.
Io sono pasticcere di professione e tutte le volte che vengo in visita al Brasile rimango sconcertato dalla bassa qualitá (spero se vorrete scusarmi della mia franchezza) dei dolci brasiliani. Inoltre mi sembra che la varietá sia abbastanza scarsa, perché nelle varie "padarie" non trovo altro che budini di latte condensato e brigadeiro, a parte qualche misera crostata.
Quindi pensavo che aprendo una piccola pasticceria vendendo quell'infinitá di dolci tipici italiani (pensate ai vari tiramisu, cannoli, zeppole e tanto altro) si possa fare qualcosa di interessante. Poi ovviamente non ho nessun problema a vendere brigadeiro, se la gente li vuole, peró penso che con un poco di diversitá, insieme alla qualitá dei nostri prodotti nazionali, possa venir fuori un business interessante.
Niente di grandioso, parliamoci chiaro. Mia moglie dice che all'inizio potrei anche fare e vendere i dolci in casa, poi se gli affari vanno bene aprire una vera pasticceria. Voi che ne dite? 
Grazie per l'attenzione.

37 commenti:

  1. non credo che possa funzionare nel breve periodo. perchè come dice il buon oliviero manca la cultura e cambiano i gusti. poi devo dire anche che io ho ospitato qui in italia una signora brasiliana amica di mia moglie professoressa di matematica che ogni volta che la sento mi ricorda sempre dei mignon di pasticceria che ha mangiato quì per dire..! e questa vale pure per la gelateria come avevo chiesto io a oliviero.credo sia meglio una pizzeria o panificio con tutti i suoi però....ciao a tutti

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    1. Non ho capito. Prima dici che non puó funzionare, peró affermi che quella signora brasiliana ti parla sempre dei pasticcini che ha mangiato in Italia... quindi le sono piaciuti (e questo non mi meraviglia). è chiaro che per avere successo serva tempo, infatti nella email scritta ad Antonio ho detto che all'inizio potrei fare questi dolci in casa, senza aprire subito una vera pasticceria. Il mio dubbio é se effettivamente ai brasiliani piaceranno i dolci italiani. Un giorno, a casa di mia suocera a Curitiba, ho fatto il Tiramisu. Mia moglie, forse perché abituata giá al gusto italiano, é quasi diventata matta per quanto era buono. Mia suocera invece, di 74 anni, ha preferito un dolce brasiliano fatto di latte condensato e maracuja (una vera schifezza, senza offendere nessuno). Quindi cosa pensare? Se dovessi proporre dei cannoli o una cassata siciliana, tanto per rimanere nella mia regione, riuscirei a venderli o no? Michele

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  2. Antonio, ti ringrazio per aver pubblicato la mia email. In effetti il dubbio é proprio questo: i dolci italiani piaceranno ai brasiliani? Come hai fatto notare i dolci brasiliani non é che siano il massimo della vita, e come ho detto mi sembra che ci sia poca diversificazione. L'unica vera pasticceria che ho visto é stata a Rio, la Confeitaria Colombo, ma nelle altre cittá la qualitá, intesa come bontá, dei vari prodotti mi sembra un po' scarsa. Penso che chi abbia in mente una classica pasticceria italiana sappia cosa voglio dire. Premetto che non mi interessa la "padaria", intesa come é qui in Brasile. L'idea é proprio solo una confeitaria. Ma sará valida come idea. Grazie ancora é ciao!

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  3. Un mio amico ha aperto una cioccolateria a Curitiba, ma tanti casini... tra la burocrazia, la manodopera tutta di persone che ti lavorano 6 mesi e poi si licenziano per prendere l'assegno di disoccupazione (e un nuovo lavoro in nero), ecc ecc, ha finito per cedere l'attivitá.
    Poi i Brasiliani sono abituati a dolci stucchevoli 100% zucchero, e il concetto di "bello perché originale italiano" ha il suo limite nel concetto di "originale italiano" che hanno qui, che non sempre ci azzecca. Figurati che all'italianissima panificadora Marcolini, plurivincitrice di concorsi su dove mangiare bene, ho chiesto un affogato al caffé (stava nel menú) e mi hanno portato una tazza da cappuccino con una palla di gelato galleggiando in un litro di cafezinho... Un affogato al caffé caxxo!!! Difficile?
    Insomma... se hai ottimi contatti per fare marketing, vai piú sul sicuro. Se punti sulla qualitá di quello che fai, purtroppo qui non conta molto.

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  4. Ciao abito a Sao Paulo e io dico che puo funzionare. Guarda questa pasticceria che è qua:
    http://www.dulca.com.br/
    Ciao e buona fortuna
    Michele

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  5. Ciao anche io avrei la stessa idea se ti va di scambiarci qualche opinione la mia mail e devid.bender@libero.it io mi chiamo Davide vivo a Milano per adesso, ma mi trasferiro a San Paolo..

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  6. Abito in italia da circa 15 anni e scusate se vi dico che dai commenti tra noi brasiliani i dolcini non ci attirano sono bellissimi ma poi hanno più o meno lo stesso gusto, cambia poco dalla crema pasticcera alla chantilly o la crema al cioccolato tutto questo con o senza rum. Io personalmente subito gli ho trovato monotoni... col tempo mi ci sono abituata e ora le mangio più spesso ma non gli scambierei per i nostri dolcissimi brigadeiro, casadinho e quindim. Sai magari abbinare la pasticceria alla gelateria in una zona commerciale di quartiere nobile con prodotti molto cremosi e decorati come certe gelaterie
    moderne potrebbe secondo me avere più possibilità di successo.
    JAC(Turim)

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    1. la mia compagna che è di Rio ed abita in Italia da 8 anni a casa spesso cucina i dolci tipici Brasiliani, ma non ha dubbi, gli ho appena chiesto quali preferisce, mi ha riposto cosi: vuoi scherzare i dolci Italiani sono molto meglio! :-) !
      Roberto

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  7. Ciao a tutti. Dai commenti che leggo mi sembra di capire una cosa che mi rende un po' triste, ma che in parte già immaginavo: non vale la pena fare prodotti di qualità in Brasile. Non voglio offendere nessuno, ognuno ha i suoi gusti e ognuno è libero di pensare quello che vuole. Però dall'ultimo commento di JAC si capisce bene com'è l'andamento in Brasile. Dire che è migliore il brigadeiro, una vera porcheria fatta con margarina e latte condensato, o il quindim, fatto con un monte di uova e zucchero (e l'immancabile cocco), rende bene l'idea dei gusti del brasiliano medio. Affermare che i dolci italiani, con l'infinità delle sue offerte, sono monotoni, dimostra lo scarso "palatar" (mi sembra che si dica così) di certa gente. Penso che l'anonimo di Curitiba abbia ragione. Sono andato una volta in una gelateria a San Paolo, non ricordo il nome, ma era bellissima, con tanta gente e un menú molto vasto. E, cosa importante, c'era un'insegna enorme che diceva O VERDADEIRO GELATO ITALIANO. Ricordo che ho pagato qualcosa come 20 reais per una coppa di affogato al cioccolato con panna, ma penso che se compravo un cornetto Algida sarebbe stato più buono. Penso che i brasiliani non sappiano cosa voglia dire esattamente qualità dei cibi. Mi sembra, ma potrei sbagliarmi, che guardano più alla quantità che alla qualità, quindi per loro fare una Saint Honoré con la crema pasticcera o con la marmellata di fragole, è uguale. Antonio ha ragione nel dire che dovrei adattare i miei prodotti al gusto dei brasiliani, ma in questo caso che senso ha aprire una pasticceria italiana? Se vuoi mangiare un brigadeiro vai in una qualunque padaria e ne trovi a volontà. L'idea era di fare qualcosa di diverso, qualcosa che in Brasile non esiste. Ma in questo caso mi sembrerebbe, senza voler far polemica e scusandomi per il triste abbinamento, di dare perle ai porci. Michele

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  8. Caro Michele il concetto di piccolo imprenditore, piccola pasticceria aperta al pubblico, è quasi inimmaginabile poiché il potere d'acquisto non consente alla classe media di sorbirsi un buon dolce che anche in italia è caro. Poi ci sono le spese di sicureza del locale e devi disporre di un'area parcheggio e perciò tutto deve essere in grande stile, chic, poiché è quello che vendi a parte il dolce che nessuno ne capisce niente. Io se fossi in te venderei delivery.

    Qui a Fortaleza un Calabrese vende due palline di gelato veramente buono a R$ 9,50. Io le faccio tanti auguri per il suo lavoro e per quello che ha investito poiché l'attrezzattura e i mobili credo siano tutta roba italiana, ma ne ho visti tanti di questi film con un brutto finale

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    1. Caro Flavio, per le spese del locale al momento non mi preoccupo molto. Se avessi i soldi partirei in grande stile come tu hai scritto, ma all'inizio potrei affittare una piccola "loja" in qualche avenida e vedere poi cosa succede. I macchinari e l'arredamento penso che sia meglio comprarli in loco, anche perché non é che mi occorra tanto. Sui prezzi ti do ragione, anche in Italia sono cari, ma mi sono informato, a Curitiba una torta con panna viene venduta a 27/28 reais al chilo. Come prezzo mi sembra di starci dentro. Quindi il problema non é sapere COME fare o DOVE fare una pasticceria, ma sapere se i dolci italiani saranno apprezzati in Brasile. Io sono rimasto quasi scioccato con il commento di JAC. Secondo lui, i pasticcini nella foto che Antonio ha collocato, sono tutti uguali e monotoni. Non capisco come si possa affermare una cosa del genere. E la paura é che, se la maggior parte dei brasiliani la pensano come lui, sono già fottuto in partenza! Grazie e ciao. Michele

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  9. guarda mia moglie e brasiliana e per i dolci italiani impazzisce cosi come la zia che abita in italia da 30 anni. Anch'io ad eccezzione del brigadeiro (lo trovo troppo nauseante sul lungo termine)ne mangio uno e finisce li, sono rimasto affascinato da alcuni dolci brasiliani, in particolare mi piace il beijinho e tanto!!!( sembrano i raffaello della ferrero) penso che ovviamente essendo un imprenditore e dovendo vendere un prodotto... ovviamente non andrai li a imporre il tuo pensiero di dolce ma vedrai pian piano cosa va e cosa non va, nessuno ha la ricetta perfetta per aprire una pasticceria in brasile, seconda cosa a mio pensiero è essere creativi il mio maestro pasticcere alla prima lezione ci ha detto '' ragazzi vi insegno le basi della pasticceria classica ma sappiate che faremo molto quella moderna! che io pratico nella mia pasticceria perche non si puo fare la stessa cosa per 100 anni!! e la morte della creatività!, io vi insegno che ingredienti si usano e come si comportano, e voi giocherete a fare il piccolo chimico inventate inventate inventate'' ora se la pasticceria italiana pura non piace al brasiliano (cosa da dimostrare ancora, visto che per adesso abbiamo 2 opinioni a favore contro 1)ovviamente non gli faccio la crema pasticcera con la bacca di vaniglia ma con la pasta, insomma l'alta qualità non è richiesta (perche non la sanno distinguere, bisognerebbe fare un lavoro di sensibilizzazione e conoscenza del prodotto) non ce bisogno di offrirla.
    DAVIDE

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    1. Bravo Davide

      mi pare che mettendo assieme pareri ed esperienze stiamo dando un contributo concreto al nostro amico e non solo a lui .
      Un concetto mi pare fondamentale : non imporre agli altri il proprio pensiero . Questo è tipico della nostra cultura cattolica , ci sentiamo ovunque missionari che devono evangelizzare le popolazioni native . E lo dico avendo un fratello prete !

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    2. Caro Davide, ti ringrazio della tua risposta. A questo punto, analizzando i commenti degli altri lettori di questo blog, penso di essere arrivato a una conclusione: come dici tu, e come penso anche io, non vale la pena fare prodotti di alta qualità in Brasile. Non me ne vogliano i miei amici e parenti brasiliani, ma penso che noi italiani abbiamo una "sensibilità" maggiore in ambito gastronomico, quindi noi riusciamo a sentire la differenza tra un prodotto e un altro, e ci scandalizziamo se, per esempio, qualcuno usa il Parmigiano sulla Carbonara invece del pecorino romano. Quindi penso che sia giusto produrre ottimi prodotti, ma senza entrare troppo nello specifico o nello sofisticato.

      Nello stesso tempo però penso che la pasticceria italiana possa piacere ai brasiliani.

      Dite quello che volete, ma la cucina italiana è apprezzata in tutto il mondo, e in Brasile non mancano certo ristoranti italiani, gelaterie, pizzerie o altro.

      Quindi penso che potrebbe essere una buona idea per chi, come me, ama fare i dolci (e mangiarli!). Inoltre, come ho detto all'inizio, nessuno mi vieta di vendere anche prodotti brasiliani, tipo il beijinho che tu ai citato o altri che la gente ama. Il problema, come in tutte le nuove attività, è sapere quanto potrà piacere questa nuova iniziativa. Ma nessuno potrà dare questa risposta, perché dipende da molti fattori. In ogni caso penso che valga la pena tentare, senza ovviamente spendere troppi capitali (anche perché non ne ho) e producendo i vari dolci in casa. Ingredienti di qualità si trovano facilmente, serve solo un buon forno e tanta voglia di fare, e questa, grazie a Dio, non mi manca.

      Grazie a tutti voi per i consigli che mi state dando. Michele

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    3. ciao Michele.la pasticceria non è minha area,ma conosco i gusti dei brasiliani,ti consiglio di fare tesoro del post di Jac, non prendere come campione la confeiteria Colombo,è un posto di nicchia(per i parametri esteri),come puoi trovarne a Londra o a Madrid e in altre metropoli per una fascia di clientela ben determinata;devi adeguarti e produrre uniformandoti ai palati dei locali,specialmente se ti rivolgi alla classe media,altrimenti non lavori,anche se sei un ottimo pasticcere...

      "Dite quello che volete, ma la cucina italiana è apprezzata in tutto il mondo, e in Brasile non mancano certo ristoranti italiani, gelaterie, pizzerie o altro".Posso condividere ,ma è opinabile:i ristoranti italiani in giro per il mondo propongono piatti italiani ma preparati ad hoc per i palati dei nativi,i ristoranti autenticamente italiani,la gran parte, sono quelli carissimi ed esclusivi...Mio fratello ha un ristorante nel Dorset ed è ,inoltre, uno scrittore gastronomico:afferma,ad esempio che i dolci inglesi siano di gran lunga migliori degli italiani...invece i miei dolci preferiti in assoluto sono il rocambole ed il bolo de rolo...i gusti sono relativi,ma se devi aprire un' attività a Curitiba ed investirci dei soldi punta tutto sui loro prodotti,altrimenti ti complichi la vita,poi puoi provare a proporre qualcosa di tipico italiano,se vuoi ma come un' integrazione ai tuoi prodotti.
      Auguri e buon faturamento!

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    4. Concordo pienamente con l'approccio suggerito : puntare inizialmente tutto sui prodotti locali per poi integrare l'offerta con prodotti tipici italiani in modo graduale .

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  10. Michele 2 suggerimenti emersi mi sembrano utili:
    non cercare di imporre a tutti i costi il proprio prodotto pur facendo un prodotto italiano di qualità.
    Iniziare con il delivery, magari proprio presso i numerosi ristoranti italiani esistenti.

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  11. Salve Michele,sono ancora l' anonimo delle 21.o4,dimenticavo che sarà opportuno per te aggiungere il salato (pasteis e salgados),sempre per quel discorso di giusto approccio ai gusti della clientela,non mi riferisco solo al paladar,ma anche alle abitudini:avrai notato che pochissime sono le unità che vendono esclusivamente dolce(solo alcune lojas rivolte alla classe A,ma propio poche)...poi una buona percentuale del tuo fatturato,quando inizieranno a conoscerti,verrà dai kit festa (torta+salgados),quindi il salato è ineludibile per il tuo progetto;secondo me è ok anche il delivery.Potrai poi,se vuoi,proporre anche la pasticceria italiana gradualmente,ma,riguardo al salato, lascia perdere tranci di pizza,focacce e similaria...il salato deve essere salgados,pasteis e tutto ciò che rientra nel kit festa(in questo caso formato mignon).
    Rinnovo gli auguri al tuo business.

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    1. Caro anonimo, hai detto una cosa sacrosanta e che io mi ero dimenticato di citare: penso che in Brasile i dolci non sono molto richiesti come in Italia. In Brasile va più il "salgado" che il dolce. Io per esempio al mattino faccio colazione con un caffè e un croissant, mentre in Brasile il 99% prendono un caffellatte con un panino spalmato di margarina o, meglio ancora, una coixina o altro salgado. Ho visto brasiliani comprare un budino o una torta, ma MAI comprare un chilo di pasticcini, nemmeno per un compleanno. E se capita di prendere un caffè o un te a casa di qualcuno, è facile trovare formaggio, prosciutto ma niente di biscotti. Quindi forse fare una pasticceria in Brasile può essere interessante, ma non sarà mai come in Italia. E sinceramente l'idea di fare una padaria non mi alletta molto. La mia idea era di fare qualcosa di diverso. Quindi non so, a questo punto penso che sia meglio pensare ancora bene cosa fare. Michele

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  12. Tutti voi avete detto delle cose importanti, e che in parte concordo, ma quest'idea di fare solo quello che i brasiliani vogliono non mi sembra molto giusta. Secondo voi, siccome ai brasiliani non piacciono, come in questo caso, i dolci italiani, dovremmo solo fare e vendere dolci brasiliani. Ma perché fare un prodotto di nicchia é cosí sbagliato per voi? Allora in questo caso non possiamo aprire una gioielliera Bulgari o vendere vestiti di Armani o auto della Ferrari (sto esagerando giusto per fare degli esempi). Il gelato o i dolci italiani sono cari per il brasiliano medio? E qual'é il problema? Vorrá dire che venderó solo a chi potrá permetterselo. Invece di avere 100 clienti ne avró 50 o 10, ma in ogni caso riusciró a vendere i miei prodotti e fare quello che mi piace, differenziandomi con gli altri. É chiaro che non potró aprire una boutique di Valentino in un piccolo paesino del interior, ma come nel caso di Michele, penso che aprire una pasticceria a Curitiba, cittá grande e piena di italiani, penso che possa rendere abbastanza bene. Ci vuole tempo, questo é chiaro, e sicuramente non potrá costruirsi una mega-villa o comprare una Mercedes, ma in ogni caso penso che potrá vivere decentemente pur facendo cose che non tutti i brasiliani andranno ad apprezzare.

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    1. Sai quanto tempo e quanti soldi hanno speso i vari Bulgari o Ferrari o Valentino per imporre il loro marchio?

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    2. Mi dispiace, ma continuo a non essere d'accordo sulla tua idea. Valentino e Bulgari li ho solo presi in esempio per definire un prodotto che poche persone possono comprare. Ma prendiamo ad esempio la pizza, giusto per rimanere coi comuni mortali. Chi vive in Brasile sa per esperienza che la pizza brasiliana non ha niente a che vedere con quella italiana. Eppure sono convinto che un bravo pizzaiolo, se facesse qui in Brasile una VERA pizza come si fa in Italia, riuscirebbe a vendere bene. Non tanto come una pizzeria locale, perché i gusti e le abitudini sono difficili da cambiare, ma in ogni caso alla fine del mese riuscirebbe a portarsi a casa la sua pagnotta. Guadagnerá certamente meno del suo collega che vende la pizza al catupiry, ma sicuramente venderá ugualmente facendo una pizza come Dio comanda. Quante volte ho sentito dire qui in Brasile "quel pane che ho mangiato in Italia com'era buono", e quante volte anche noi in Italia abbiamo detto "quel ristorante é carissimo ma si mangia da Dio!". E questo cosa vuol dire, che quel ristorante fallisce? No. Avrá certamente meno clienti della "Trattoria da Pino", ma continuerá ad avere successo. Oppure significa che se fai una pizza con una pasta degna di tale nome, non quella porcheria sottilissima mezza cruda e senza bordo, non la venderai mai? A qualcuno non piacerá (esperienza diretta), ma a altri si. Quindi in questo caso non si tratta di essere dei missionari in terra straniera, ma saper valorizzare il proprio prodotto e venderlo a chi piace. Da come parlate sembra che l'unico scopo di fare qualcosa in proprio sia di diventare ricco. Io non la penso cosí. La cosa migliore é fare quello che piace senza avere perdite. Poi, come ho detto prima, se non posso comprarmi una Mercedes, non é un problema. Ma evidentemente non tutti la pensiamo allo stesso modo.

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    3. Ciao Anonimo

      non confondere pasticceria e gelateria con pizzeria . La pizzeria , a differenza delle prime due appartiene alla cultura brasiliana anche se con una accezione diversa . Nessun italiano infatti andrebbe in pizzeria ed ordinerebbe una pizza in quattro , in Brasile questo accade .Non ho il tempo adesso di entrare nelle spiegazioni di questo comportamento ma vivendo qui da 10 anni tra i brasiliani con moglie e figli brasiliani perso di aver appreso qualcosa .

      Michele ha chiesto un parere sul fatto se i brasiliani apprezzino o meno la pasticceria italiana perchè sta per fare un investimento e tutti stanno dando un contributo . L'approccio "da missionario" che stai proponendo è proprio da suicidio economico .Non me ne volere ma se ci credi perchè non lo fai tu ? Poi ci dici come è andata !

      Infine nessuno di noi sogna la Mercedes ( non saremmo qui ) , ci basta non prendere il pullman che in Brasile è un poco scomodo .

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    4. xMichele
      Già lì fa caldo e quindi l'apporto ipercalorico è poco richiesto, andar a imporre il "lusso" della pasticceria italiana in un mondo tutto diverso a partire dal clima, sarebbe da suicida. Sicuramente hanno ragione gli altri utenti insieme all'amministratore. Aprire inizialmente con dei prodotti locali, inserendo man mano i propri prodotti (italiano) e se va va, se no... c'era da aspettarselo.
      È giusto non imporre a casa altrui i propri gusti...per non chiamarli in seguito: porci...

      Hai mai pensato alla Scandinavia?!

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    5. parole sacrosante comunque michele tu sai fare un lavoro che adeguandoti ai gusti e proponendone di nuovi potresti farcela ricorda uno su mille c'è la fà ciao stefano.

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    6. É un suicidio economico proporre una cosa diversa dagli altri? Allora tutti i nuovi imprenditori sono costretti a fallire. Solo nel quartiere dove abito ci sono 6 padarie, piú 5 supermercati che vendono, piú o meno, le stesse cose della padaria. Quindi per quale motivo dovrei proporre la stessa cosa che vendono gli altri? Perché una persona dovrebbe venire a comprare da me invece da andare al mercatino conosciuto da anni? Per i miei prodotti migliori? Se sono uguali agli altri non ci saranno molte differenze di qualitá. Per il prezzo? Un budino qui lo pago 6 reais. Se dovessi farlo io e venderlo non potrei farlo pagare molto di meno, a costo di perdere i soldi. Pensa al kebab che esiste in Italia. Chi pensava che un semplice panino pieno di carne potesse piacere agli italiani? Invece hanno avuto molto successo. Quindi avere nuove idee e proporre cose nuove non é un suicidio come tu dici, basta fare le cose con testa. Michele non si é mai rifiutato di fare anche dolci brasiliani nella sua pasticceria. La sua idea, se ho capito bene, é proprio quella di dare una novitá al brasiliano medio, e penso che sia una buona cosa. Rimanere con le idee vecchie di un secolo non si arriva a niente. Ci vuole coraggio e determinazione, e questo Michele mi sembra che ce l'abbia. Per quanto riguarda il mio lavoro, ti posso dire che lavoro in un negozio di computer come tecnico. Ma nello stesso tempo sto facendo un corso presso la SEBRAE proprio di imprenditore e penso di fare qualche corso di cucina al SENAI, proprio perché come Michele amo cucinare e mi piace la buona tavola. E stai tranquillo che se un giorno avró il mio bel ristorantino, non sará certo una churrasquaria o un ristorante "a chilo". Quelli li lascio fare ai brasiliani, che lo sanno fare bene. Io di sicuro faró qualcosa un poco differente, e sarai il primo a sapere di come andrá (anche se per ora é solo un sogno).

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    7. Caro Nick, mi da l'impressione che tu non conosca il Brasile. Parli di clima come se qui in Sicilia facesse freddo. Hai idea del sole che c'è ad Agrigento in estate? E hai idea del clima di Curitiba o del sud del Brasile? Penso proprio di no. Lo stesso vale quando parli di calorie. Forse tu non sai quanto mangiano i brasiliani. Penso che tu non sia mai andato con loro in qualche ristorante o a casa di qualcuno e vedere i piatti che portano a tavola, senza considerare i litri di cocacola o altre bibite che bevono al posto dell'acqua. Quindi non venire qui a fare il saputello parlando di cose che non conosci. E per quanto riguarda la Scandinavia, ti dirò che non c'avevo mai pensato, forse perché non mi attira come posto. Amo il mio paese e vorrei vivere qui per sempre, ma da come stanno andando le cose penso che dovrò pensare a una alternativa, e fra tutte, forse anche perché mia moglie è brasiliana, la miglior scelta è proprio il Brasile. Ma tutto è ancora da vedere. Michele

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  13. Io vivo a Blumenau, in Santa Catarina. Qui ci sono due pasticcerie di origini tedesche dove puoi trovare strudel o una Sacher, peró non mancano dolci fatti col cocco, ananas o maracuja. Quindi questo cosa vuol dire? Che puoi vendere prodotti diversi da quelli che trovi sul mercato, ma in ogni caso devi sempre avere quello che la gente chiede. Immaginiamo il contrario, immaginiamo che un brasiliano voglia aprire una pasticceria in Italia. Farebbe successo se vendesse solo brigadeiro o budini al latte condensato? Certamente no. Dovrebbe offrire alla sua clientela anche prodotti che piacciono agli italiani. Se invece aprisse una churrascheria farebbe buoni affari? In questo caso penso di si, perché la carne cucinata qui é buonissima, e anche noi italiani amiamo mangiare la carte allo spiedo. L'unica cosa é che il nostro fortunato churrasqueiro dovrebbe prestare molta attenzione alla pasta, offrendola sempre e variando il condimento.

    Quindi io penso che aprire una pasticceria italiana a Curitiba, ma anche in un'altra cittá, potrebbe essere una buona idea. L'importare é offrire anche prodotti che ai brasiliani piacciono. Volete forse dirmi che, una volta assaggiato un cannolo siciliano o un babá al rum il cliente dopo non torna? State tranquilli che col tempo la voce gira e anche i brasiliani impareranno ad apprezzare i dolci italiani. L"unico mio dubbio é quello descritto da Michele, cioé che qui in Brasile i dolci non vanno molto, preferiscono un salgadinho. Quindi se uno vuole diventare ricco é meglio aprire una lanchonete che una pasticceria, ma questo non toglie che si possano fare buoni affari anche vendendo dolci.

    Inoltre, sempre riguardo a Michele, io conosco piú di una persona che prepara dolci (e salgadinhos!) in casa, per poi venderli alle feste di compleanno o altre celebrazioni. Quindi torno a dire che l'idea di Michele mi sembra proponibile, visto che lui per primo ha detto che farebbe questo.

    E, non me ne volere ottoaprile, ma penso che in questo caso non si tratti di fare i "missionari" come tu hai detto. Su questo fatto concordo con anonimo. Offrire un prodotto nuovo puó essere un buon motivo per creare qualcosa di solido, basta solo stare attenti ai gusti dei vari clienti.

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    1. Ciao Anonimo

      Vivi a Blumenau e le particcerie fanno lo strudel ed i dolci tedeschi.Io aggiungo che a Blumenau festeggiano l'Oktoberfest e che Blumenau è stata fondata dai tedeschi ! Non è quindi siglificativo che vendano , oltre ai prodotti brasiliani , anche quelli tedeschi .A Blumenau non c'è bisogno di missionari sono già tutti " convertiti " :))

      Michele vuole fare una pasticceria italiana a Curitiba che NON è affatto una città fondata da italiani ed è estremamente cosmopolita .Il Brasile è grande è le realtà cambiano da regione a regione . Se Michele avesse detto che intendeva aprire una pasticceria a Sao Paulo probabilmente non saremmo neanche qui a discutere , lo avrebbe fatto e basta.

      Spero che Michele possa comunque trarre una sua conclusione da questi commenti .

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  14. Salve Michele,sono l' anonimo delle 21.04 e 15.22,
    "Inoltre, sempre riguardo a Michele, io conosco piú di una persona che prepara dolci (e salgadinhos!) in casa, per poi venderli alle feste di compleanno o altre celebrazioni. Quindi torno a dire che l'idea di Michele mi sembra proponibile, visto che lui per primo ha detto che farebbe questo."
    Si,questo è ok,sob encomenda si può lavorare bene e tutto in nero,se tua moglie e i parenti hanno una buona rete di relazioni e conoscenze nel quartiere ci puoi lavorare bene,senza aprire nessuna società;non è una cosa strampalata come potrebbe apparire,in Brasile è comune,ci sono famiglie che ci vivono benissimo...ovvio che il prodotto lo decide chi fà l' ordinazione,non li proponi tu(in questo caso a maggior ragione prodotti locali)... più che altro ti ordineranno il kit festa di cui scrissi sopra,senti tua moglie che ti spiega bene lo schema...
    "Se Michele avesse detto che intendeva aprire una pasticceria a Sao Paulo probabilmente non saremmo neanche qui a discutere , lo avrebbe fatto e basta."
    anche se la location fosse stata S. Paulo,scusami 8 aprile ma è la mia opinione, in realtà ti avrei detto le stesse cose di sopra...anzi avresti dovuto investire "paccate" di soldi per aprire nei quartieri dove potresti avere un ritorno(ipotetico,perchè a Sao Paulo è dura),ho citato la confeitaria Colombo di Rio,locali simili li trovi anche a S. Paulo,ma sono "storici",non usarli come parametro...
    Valuta la soluzione dell' encomenda, potresti lavorare come dipendente(così ti perfezioni sempre meglio nei prodotti locali) e nello stesso tempo,con un buon lavoro di marketing dei tuoi familiari,inizi con l' encomenda .
    OK stacco,ho letto il tuo post,mi sei sembrato un volenteroso e ti ho dato i miei consigli(condivisibili o meno) da imprenditore e da uno che ha vissuto molti anni in brasile,a milano si dice "ofelè fà el to mesté" cioè il pasticcere deve fare il pasticcere:se apri un business devi crederci fino in fondo e conoscere il ramo,meglio ancora se ci hai lavorato prima da dipendente,ho visto molti italiani emigrare qua inventandosi imprenditore dall' oggi al domani per poi dire che in Brasile non si può lavorare,falso.Organizzati,impara perchè non sei a casa tua,lavora senza delegare,ed i risultati arriveranno.
    Saluti

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  15. Ciao a tutti. Sono Michele e vorrei prima di tutto ringraziare tutti quelli che hanno contribuito con i loro commenti e consigli a rendermi le idee più chiare. Premetto che non ho ancora deciso cosa fare, sono una persona riflessiva e prudente, quindi prima di prendere una decisione come questa preferisco pensarci molto bene. Ma, e spero che mi scuserete, non sono molto d'accordo su quanto avete detto. La maggior parte di voi mi ha consigliato di non aprire una pasticceria italiana, perché i brasiliani hanno una cultura diversa sul cibo e sui dolci. Hanno gusti diversi, diverse necessita e altre idee. Concordo pienamente su questo. Anche se non ci vivo conosco abbastanza bene i brasiliani, e so che un progetto come il mio potrebbe significare un fallimento. Ma quello che voi, giustamente, proponete é una forma di sopravvivenza: "fai quello che la gente vuole cosi non muori di fame". È un consiglio molto valido, ma io non voglio "sopravvivere" in Brasile, voglio fare una cosa che mi piace. Non cerco un successo economico, anche se può sembrare lo scopo finale (e sicuramente sarà ben accetto). Io qui in Italia, grazie a Dio, ho un lavoro, una casa e una famiglia. Lo scopo era di venire in Brasile e creare qualcosa di mio, qualcosa di diverso, che nessuno ancora ha fatto. Lo scopo è anche di valorizzare i prodotti e le qualità della nostra Italia, della professionalità e serietà di noi italiani, far vedere che anche in questo nostro paese sempre più disastrato esistono cose buone e che vale la pena conoscere e divulgare. Perdonatemi, ma io non ho nessuna voglia di venire in Brasile per fare le cose che fanno tutti. Non voglio aprire una padaria e vendere salgadinhos e brigadeiro. Chi vuole comprare queste cose ha un'infinità di posti dove trovarli. Non sto scartando questa ipotesi, come ho detto ci sto ancora pensando, però di sicuro è una cosa che non mi piacerebbe fare, allora per tanto così rimango in Italia. A San Paolo, non ricordo il nome, c'é una pasticceria che vende solo "eclair", dei dolci francesi simili a dei bignè allungati. Li non trovate salgadinhos o budini di latte condensato, ma solo questi bignè. Se ricordo bene costano 5/6 reais cadauno, quindi non è certamente un prodotto economico, eppure vende. Quindi fare qualcosa di caratteristico, di particolare e di caro non significa necessariamente che sei destinato a fallire. Ho letto l'articolo di ottoaprile sul fare business coi ricchi. Io lo trovo interessante e rispecchia una realtà che esiste in ogni paese, quindi perché dire a priori che se vuoi avere successo non puoi fare prodotti d'elite? Come ho detto a Curitiba una torta viene venduta a circa 28 reais al chilo, e ho fatto i conti, riesco a fare dolci italiani a questo prezzo, avendo ovviamente un margine di lucro. Il gelato in Brasile è carissimo. Una coppetta con una pallina al cioccolato l'ho pagata 6 reais, e il gelato faceva anche schifo (secondo i canoni italiani), eppure esistono numerose gelateria in Brasile. Stanno tutte fallendo? Certamente no. Quindi il prezzo o il gusto qui hanno poco a che vedere. Se fai un prodotto di qualità penso che puoi avere successo, sia in Brasile che in un altro posto. Quest'idea di fare solo prodotti locali io la trovo un po' deprimente. Ma come, io divento matto a imparare una professione, cerco di migliorare giorno per giorno, cerco di dare ai clienti la migliore qualità, e poi devo dimenticare quello che ho imparato e fare cose che io non mangerei mai? Se ritenessi il mio lavoro solo una forma per trarre guadagno, allora tutto bene. Ma visto che ci metto passione e amore per quello che faccio, visto che credo in quello che faccio, allora penso che sarebbe una grande perdita morale e professionale fare una cosa come da voi suggerita. Torno a dire, grazie tantissimo per l'aiuto e la comprensione. Vi assicuro che mi avete aiutato moltissimo a togliermi alcuni dubbi, ma amo il mio lavoro, vorrei solo che lo amassero anche gli altri.

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  16. buona sera sono Michele (un altro Michele..) . Tre domande al michele pasticciere :1) Quanto tempo continuativo hai vissuto in Brasile e dove? 2) tu conosci bene il portoghese vero? quanto da 1 a 10? 3) Tu sei pasticciere e lavori facendo cosa li ad agrigento? a) altro b) da dipendente pasticciere c) da titolare di una pasticceria.
    Rispondendo a queste 3 semplici domande fornirai ai nostri amici piu "scafati" tutto cio che serve per il consiglio che cerchi.

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  17. Ciao Miki. Rispondo subito alle tue domande:

    1) Sono sposato con mia moglie (brasiliana) da 8 anni, e ogni anno veniamo in Brasile a passare le ferie. Purtroppo per questioni di lavoro posso rimanere solo un mese all'anno.

    2) Conosco il portoghese, ma è di un livello base. Non mi sono perfezionato moltissimo. Però quando vado in Brasile non ho problema nel farmi capire.

    3) Io lavoro in una pasticceria come pasticcere, ma il negozio non è mio, sono un semplice dipendente. Da qui l'idea (folle) di aprire una MIA pasticceria in Brasile invece che in Italia.

    Penso che possa essere stato di aiuto. Ciao!
    Michele

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    1. Sicuramente sarai un ottimo pasticciere ma...secondo la mia opinione non sei sufficientemente "brasilianizzato" per aprire ora una tua attivita...passa 2 anni in brasile senza rischiare nulla,fai indagini di mercato e impara bene la lingua, e poi avrai sicuramente piu dati per fare il grande salto di divenire imprenditore in terra straniera...obs quando verro' ad agrigento in vacanza ti vengo a trovare ehh!!fammi sapere dove trovarti!!

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  18. Una notizia che forse può essere interessante in questa discussione, per dimostrare che a volte fare qualcosa di diverso e di qualità può essere un successo:

    http://migre.me/dLqhd

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    1. Ciao Anonimo

      scusami Anonimo , non so se vivi in Brasile ma queste torte ( bolo ) sono estremamente tradizionali non sono "qualcosa di diverso" . A casa mia va forte quella di fubà ovviamente fatta in casa . Non è pasticceria è quasi padaria .

      Qui a Natal diverse loje producono questo tipo di bolo e tutte vendono anche perchè i prezzi sono estremamente popolari .E' anche possibile comprare mezzo bolo di un gusto e mezzo di un altro , insomma molto simile alla panetteria .

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  19. un saluto agli amici del blog, vorrei inserirmi nella discussione e dire la mia.Innanzitutto mi permetto sommessamente di dire a Michele che quando si decide di aprire una attività economica lo si fà per guadagnarsi da vivere ( altro discorso è diventere ricchi)e non per hobby, le 2 domande principali a cui bisogna darsi una risposta sono 1) cosa produrre\vendere 2) a chi vendere? Nello specifico i dolci che vendi devono piacere ai tuoi, spero moltissimi, clienti e non a te!Detto questo non vuol dire che non puoi fare ottimi dolci italiani e venderli, ma ti suggerirei di riservare uno spazio dedicato ai dolci italiani e quindi col tempo saranno apprezzati anche dai palati brasiliani, a tutto vantaggio della rendibilità della pasticceria e con soddisfazione personale per il lavoro svolto.Grazie per l'attenzione e ti faccio i migliori auguri nel caso decidessi di fare il gran passo.

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