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Cipro : le banche chiudono per timore del panico

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Il governo di Cipro, nel timore che le banche dell’isola possano perdere altri miliardi a causa del panico innescato dalla decisione dell’eurozona di tassare i depositi, ha deciso che martedì prossimo gli istituti di credito resteranno chiusi per “ferie”, mentre lunedì era già prevista la chiusura per un giorno di festività.

La chiusura – come riferiscono vari siti web locali – potrebbe essere estesa anche a mercoledì dopo che già domani, lunedì, le banche resteranno chiuse in seguito alla festa religiosa del cosiddetto ‘Lunedi’ pulitò, l’equivalente ortodosso del “Mercoledì delle Ceneri”. Il governo di Nicosia, intanto, ha rinviato a domani il voto del Parlamento, previsto inizialmente per oggi, per approvare l’accordo raggiunto ieri con i ministri delle Finanze dell’eurozona che prevede, in cambio di un piano di aiuti per circa 10 miliardi di euro, un pesante prelievo sui depositi bancari.

Anche la Banca Centrale di Cipro è scesa in campo per evitare la fuga e ha dato disposizione a tutte le banche e agli istituti di credito dell’isola di bloccare i trasferimenti di denaro e i pagamenti dei loro clienti. Con una lettera inviata ieri alle banche, ha chiesto loro di bloccare “qualsiasi forma” di pagamento sui conti presenti nelle loro succursali, compresi anche i trasferimenti da conto a conto sulla stessa banca.

Nel frattempo emergono alcuni retroscena sui giorni che hanno preceduto la decisione di avviare il prelievo(del 6,5% per i depositi sotto 100 mila euro e del 9,9% per quelli superiori). Nel timore che il governo di Nicosia arrivasse ad imporre una pesante tassa, infatti, solo nell’ultima settimana centinaia di titolari di conti correnti hanno esportato dall’isola capitali per quasi 4,5 miliardi. La somma equivarrebbe a 20 miliardi dall’inizio dell’anno. Lo riferiscono vari media ciprioti sottolineando che molti dei correntisti sono personalità di governo o ad esso vicine.

In particolare, negli ambienti più vicini ai circoli politici, gira il nome del genero di un alto responsabile governativo che avrebbe portato all’estero nei giorni scorsi 12 milioni di euro. Si tratta per lo più di voci non confermate ma che danno comunque il polso della situazione qui sull’isola, dove la rabbia della gente contro le richieste avanzate a Bruxelles dai ministri delle Finanze dell’Eurozona vengono interpretate come una “punizione” nei confronti di Cipro. Ad aggiungere il danno alla beffa, sono venuti alla ribalta molti casi di cittadini greci che, nei mesi scorsi, nel timore che i loro depositi bancari fossero tassati in patria a causa della grave crisi economica che affligge il Paese, avevano trasferito il loro denaro nelle banche cipriote e che adesso se li vedranno invece decurtati qui.

Fonte  : La Repubblica 

2 Commenti

  1. NEW YORK (WSI) – Sembra che l’Ue e l’FMI abbiano deciso che la strada da seguire per stabilizzare la crisi del debito è quella di imporre una tassa “una tantum” sui risparmi e i patrimoni della gente. Una rapina senza precedenti nella regione.
    Per dire le cose come stanno e non con le parole della macchina della propaganda delle autorita’ europee a pieno regime, si tratta a tutti gli effetti di una confisca della proprietà privata dei cittadini ciprioti. Senza nemmeno un dibattito ne’ un accordo parlamentare e’ stato violato il principio secondo il quale i risparmi dei cittadini sono sacrosanti. Insomma, uno stupro economico in piena regola. Un conto in banca non va confuso con un investimento. E’ la proprieta’ a cui tutti abbiamo diritto.
    Come riporta il quotidiano tedesco Handelsblatt, le distorsioni enormi a livello di benessere tra le nazioni core e periferiche rendono al momento alcuni paesi piu’ “in grado” di “dare” rispetto ad altri. Tra questi figura l’Italia.
    Il chief economist di Commerzbank, Jörg Krämer, sottolinea che la mediana dei patrimoni italiani è pari a 164.000 euro mentre per esempio nell’economia piu’ in salute dell’Austria e’ di circa 76.000 euro.
    Questo significa che in Italia, in teoria, con un’aliquota del 15% sul patrimonio la crisi del debito potrebbe rientrare. Basti pensare che i beni netti degli italiani sono equivalenti al 173% del Pil, paragonati al 124% della Germania. Avrebbe insomma senso, secondo l’economista, “imporre in Italia una tassa sul patrimonio una tantum”.
    “Un’aliquota del 15% sugli asset finanziari sarebbe sufficiente a spingere il debito governativo sotto la soglia critica del 100% del Pil”.
    Eccolo il ‘new deal’ in salsa europea. Testare la capacita’ di sopportazione dei ciprioti (e dei russi che hanno depositi ingenti nell’isola) nel nome della messa in ordine i conti. Sempre nella speranza che lo scontento e rabbia della gente non sfoci in guerre civili.
    A prescindere dal pericolo di effetto domino, la manovra di Nicosia interessa da vicino anche gli stranieri: nessun risparmiatore sano di mente continuerà a conservare i suoi soldi in un sistema bancario all’estero che ha appena imposto un prelievo forzoso del 10% senza preavviso.
    FONTE : http://www.wallstreetitalia.com

  2. UNA LUCE NEL BUIO:
    NICOSIA (WSI) – Il parlamento di Cipro, con 36 voti contrari e 19 astensioni, ha bocciato l'introduzione di un prelievo forzoso sui depositi bancari, una misura chiesta dai partner dell'Eurozona e del Fondo Monetario Internazionale per dare il via al piano di salvataggio di circa 17 miliardi di euro.
    La Bce prende atto della decisione del parlamento di Cipro e resta in contatto con gli altri partner della Troika (Bce-Ue-Fmi,NdR). Ribadisce l'impegno a fornire tutta la liquidita' necessaria nell'ambito delle attuali regole, cosi' la nota dell'Eurotower. Il comunicato arriva dopo il voto del parlamento di Cipro che ha bocciato il prelievo forzoso sui depositi bancari. Una misura richiesta dai partner dell'Eurozona e dal Fondo Monetario Internazionale come condizione per attivare il salvataggio del sistema bancario del paese.

    Il succo di questo voto è che per la prima volta un paese si è rifiutato di mettere in pratica un piano richiesto dall'UE (la quale ora cerca di disconoscerne la paternità, attribuendola al solo Anastasiades). Il che significa che i vari Tsipras, Grillo, Berlusconi, Moya etc. potranno invocare un precedente in cui un piano UE è stato rifiutato, o almeno rinegoziato (stanotte molta gente a Nicosia, Strasburgo e Berlino non va a letto).
    Il che è di per sè clamoroso. Fino ad adesso la UE aveva sempre ottenuto quello che voleva. Ora questo evento rischia di essere come la battaglia di Ajn Jalut per i Mongoli (1265), l'assedio di Malta per gli Ottomani (1566) o la Battaglia aerea d'Inghilterra per i nazisti. Oppure, ricorrendo ad esempi più politici, la sconfitta sul divorzio per la DC (1974) o il primo arretramento dei comunisti alle elezioni (1979). Una prima battuta d'arresto.

    Che ne presagisce altre…
    Gli aiuti servono per salvare un paese che paga la crisi del proprio sistema bancario, gravido di sofferenze verso la Grecia. Il prelievo forzoso doveva servire come contributo (5,8 miliardi) del paese alle spese del piano, ma le manifestazioni popolari contro questa misura, considerata un salvataggio delle banche, non a carico degli azionisti, ma dei clienti, ha indotto il parlamento alla marcia indietro. Il presidente cipriota Nicos Anastasiades ha invitato i partiti al dialogo, mentre le banche restano chiuse per evitare una nuova massiccia fuga di capitali dall'isola.
    Si dovra' tornare al negoziato, non solo tra i partiti ciprioti, ma anche con gli altri partner dell'Eurozona, l'Eurogruppo e' convocato per venerdi'. Sembra di assistere al ''deja vu'' del famoso Psi fatto sulla Grecia, quando i detentori di titoli di Stato ellenici furono chiamati, anche in modo forzoso, a condividere le perdite, innescando un calo di fiducia sui titoli di Stato dei paesi dell'Eurozona, divenuti all'improvviso suscettibili di ristrutturazione forzosa. Nel caso di Cipro si e' optato per un prelievo forzoso sui depositi bancari che, oltre a favorire la fuga di capitali dall'isola, innesca un calo nella fiducia dei depositanti, che diventano oggetto di una ristrutturazione delle loro disponibilita' liquide. Per ora l'Eurogruppo si e' limitato a dire che il prelievo forzoso rimarra un ''caso unico'', ma lo stesso spartito era stato suonato per la Grecia.
    I mercati finanziari oggi hann penalizzato i paesi periferici dell'Eurozona con significative flessioni per le borse di Milano (-1,5%) e Madrid (-2,2%) ed inevitabile aumento dello spread. Per i trader, Italia e Spagna hanno ancora le maggiori probabilita' di entrare in stress finanziario, soprattutto se la recessione dovesse approfondirsi. In calo anche l'euro, sceso fino a sotto 1,29 sul dollaro, sui minimi da fine novembre.

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