giovedì 27 giugno 2013

L'Arma finale per un Paese terminale : il post di un blogger italiano

DA RISCHIO CALCOLATO 

Fare al Meglio il Nostro Minimo, L’Arma Finale per Distruggere Questo Stato

in Italia non ci sarà violenza fisica, le piazze urlanti di Brasile, Turchia, Egitto è cosa per paesi giovani, con un età media intorno ai 30 anni. Al massimo nel nostro paese potremmo assistere ad episodi di disperazione, follia o di segnali da parte della criminalità organizzata.
Ma niente di veramente serio, eversivo e pericoloso per l’incolumità fisica della nostra classe dirigente.
Neppure ci saranno oceanici e paralizzanti scioperi generali, la stragrande maggioranza dei lavoratori tiene letteralmente famiglia, e non ha più la sicurezza del posto di lavoro. Troppo difficile e costoso perdere preziose giornate di stipendio con il rischio di vedere la propria fabbrica o il proprio ufficio chiudere e spostarsi da qualche parte nel mondo.
Non ci sono ancora le condizioni per stravolgimenti politici attraverso le elezioni. L’informazione è saldamente in mano alle due principali famiglie politiche e il danno enorme provocato dalle speranze di cambiamento tradite dal Movimento 5 Stelle con un infinita teoria di inutili, sterili e stupide beghe interne ci lasciano come primo partito l’astensionismo. Di fatto a votare va in maggioranza quella parte di Italia ché ha un interesse specifico e personale a far vincere questa o quell’altra forza politica. E’ vero che rimane aperta una enorme prateria politica, ma ad oggi non esiste o non si è ancora palesato un soggetto che possa attirare abbastanza consenso da cambiare il sistema.
Cosa rimane per esprime rabbia e protesta e insieme per sopravvivere e badare al bene delle nostre famiglie?
Chi ne ha avuta la possibilità e il talento è andato via dall’Italia o sta pensando di farlo, le migliori aziende italiane non legate al territorio delocalizzano. Il caso più clamoroso è quello di Indesit, azienda che “ancora fa profitti in Italia” (ma la Camusso si rende conto delle stupidaggini che dice?) come se una società debba aspettare il dissesto o la crisi per decidere di levare le tende da questo inferno di tasse, burocrazia e di giustizia fallita. I giovani più istruiti, incoraggiati e sovvenzionati per  quanto possibile dalla propria famiglia vanno a creare ricchezza per altri paesi, e non torneranno a meno che non convenga loro e non allo Stato Italiano.
Ma ci sono migliaia di Italiani e di Aziende Italiane che per molteplici motivi, familiari, di legame con il territorio, di mancanza della preparazione necessaria o per semplici questione anagrafiche non possono o non hanno la forza per andarsene.
Cosa resta per protestare e portare questo Stato Italiano al collasso?
Fare al meglio del nostro Minimo
In Italia oggi non è il tempo per fare soldi, è il tempo di sopravvivere e preparasi alla bancarotta del paese. Ogni attività economica ha un rapporto fra rischio e rendimento atteso. In Italia in più abbiamo una pressione fiscale così asfissiante che lavorare di più, produrre di più e assumersi maggiori rischi rende come minimo temerario la ricerca del reddito.
Pensate ad un dentista che lavora 5 o addirittura sei giorni la settimana: si assume il rischio che il gran numero di clienti non lo paghi, e deve pagare al fisco una quantità di tasse enormi peraltro spesso commisurate a quanto fatturato e non a quanto effettivamente incassato. Forse potrebbe lavorare 3 o 2 giorni la settimana, selezionare solo i clienti che pagano e evitare di trovarsi indebitato e in difficoltà solo per avere cercato di produrre di più.
L’idea di lavorare a testa bassa per accumulare un bel patrimonio per il futuro, in un paese in piena repressione fiscale non funziona, è un idea sbagliata pericolosa e che porta alla rovina.
Oggi è giusto fare al meglio il nostro minimo, ridurre le attività al punto ottimale allo scopo di farla sopravvivere. L’obbiettivo deve essere la conservazione della professionalità  e degli strumenti del  mestiere. 
Per paradosso proprio ora il tempo libero non è mai costato così poco e il rischio di impresa non è mai stato così alto in Italia.
E contemporaneamente è rivoluzionario.
Lo Stato può confiscare il nostro patrimonio, può toglierci le libertà ma non può costringerci a fare del nostro meglio per produrre ricchezza.
Fare al meglio del nostro minimo significa sopravvivere e contemporaneamente condannare questo Stato alla morte per fame, portare l’Italia al cambiamento per mancanza di mezzi, per mancanza delle tasse su un reddito che non viene più prodotto e per i minori consumi.
Fare al meglio del nostro minimo significa pianificare il proprio lavoro e la vita della propria famiglia dando maggiore valore e qualità al tempo al di fuori della produzione del reddito. 
Non è facile ma è possibile, si può passare un periodo della vita in un parziale ritiro volontario che implica anche a dure rinunce se si ha un obbiettivo adeguato.
Sopravvivere e fare una piccola, silenziosa, micidiale rivoluzione, non è un obbiettivo da poco.

9 commenti:

  1. Questo articolo mi ricorda il mio periodo polacco quando lavoravo a Cracovia .Alcuni amici polacchi dichiararono candidamente : il governo fa finta di pagarci ( le paghe erano veramente ridicole ) e noi facciamo finta di lavorare .

    Tutti sanno come è andata a finire . Oggi però , anche grazie al fatto di non aver adottato l'euro la Polonia è uno degli stati europei che cresce di più .

    RispondiElimina
  2. non so chi abbia scritto questo articolo pero lo potrei definire un bel"minestrone" di cose vere e di opinioni dello scrittore.insomma,un bel discorso da terz repubblica che si lamenta ma non da nessuna soluzione.
    saluti

    RispondiElimina
  3. Anch'io non coindivido. Non mi sembra una soluzione sensata.

    RispondiElimina
  4. ...un appunto..ultimamente questo blog riporta quasi solo notizie della crisi o/e situazione politica in italia..o cmq aggiornamenti o riaggiornamenti..come se ci fosse ulteriore bisogno di conoscere la situazione attuale(vi ricordo cmq che anche il resto dell'europa ha i suoi pensieri)..sinceramente visto la denominazione del blog,mi pare un po' troppo''tediosa'' la cosa. mi spiego meglio..in modo da non innescare polemiche o quant'altro: chi vive gia' in brasile..piu' di tanto la situazione in italia non tocca in maniera tangibile(ovviam. a livello''patriottico''o morale disturba..)..e per chi invece abita in italia,penso non serva..vi assicuro che ogni giorno sentiamo i vari telegiornali. non penso che chi ha intenzioni di trasferirsi si debba convincere ulteriormente leggendo le notizie qua'..chi vuole farlo ha gia' le sue motivazioni consolidate e ponderate visto il passo che vuole o vorrebbe fare. io personalmente quando entro nel blog lo faccio per tenermi aggiornato SUL brasile nelle sue varie sfaccettature..il resto lo conosco in ''prima linea''da qui. lungi da me essere polemico,ovviamente riconosco che tutto fa informazione..ma ricordiamoci che stiamo leggendo''vivere in brasile''..non vivere in italia.. un saluto e cmq sempre i complimenti per il blog. marco b.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il punto di vista di uno "straniero" sull'Italia è per me interessante e comunque notizie sul Brasile ce ne sono tante. La valutazione dell'Italia per invogliare la gente a espatriare credo sia una cosa corretta e non ipocrita. Il premier spagnolo Rajoy ha fatto accordi con la Germania per inviarvi degli apprendisti, non ha detto -rimanete in Italia- come dicono i politici locali senza fare nulla, tantomeno senza spiegare il perchè. Saluti Alberto

      Elimina
  5. Ciao Marco

    non mi sembra affatto di aver dedicato tanti articoli alla crisi italiana : basta analizzare questo mese di Giugno , su 31 post solo 3 ne parlano . E allora da dove viene questo senso di " disturbo patriottico " che ti spinge a scrivere questo commento ? Grazie ancora per i complimenti e saluti .

    RispondiElimina
  6. ..nessun disturbo patriottico... ho voluto esprimere un concetto estremizzando,se tolgo il''riporta quasi solo notizie della crisi''..il mio appunto ha una sua piu' corretta interpretazione.. saluti antonio. marco b.

    RispondiElimina
  7. Questo figlio di papà di rischio calcolato offre solamente un ottimo esempi di ragionamento giustificativo: non sapendo fare niente lo fa al meglio delle due incapacità, e si autogiustifica con qualche fine "politico".
    La triste verità è che, in vece, la crisi in italia c'è anche perchè ormai al 90% chiunque abbia un qualcosa non se l'è guadagnato, gli è arrivato dalla famiglia.
    E non sanno fare un cazzo.
    Quindi investono e ci perdono pesantemente come questo qui di rischio calcolato ( parco buoi che hanno comprato l'oro quando stava collassando, che si aspettavano mille volte il tracollo delle borse, non ne hanno azzeccata una...), dopo di che si auto giustificano "politicamente".

    RispondiElimina
  8. io ho fatto proprio così...
    ero un artigiano edile,avevo un'impresa in cui lavoravo da solo,non mi mancavano clienti,mi pagavano tutti,ma quando a fronte di un fatturato di 40'000 euro lo stato mi ha lasciato con 7000 (settemila) euro ho deciso di chiudere,
    sono "fortunato"ad avere un paio di appartamenti in affitto
    (fortunato perche' negli anni ho fatto sacrifici e me li sono costruiti) e vivo con quelli.
    parlavo sempre con tutti di scendere in piazza e protestare,ma tutti mi davano del pazzo e dicevano che non serviva a niente....
    .beh questa e' la mia protesta,
    io 33'000 mila euro di tasse l'anno non li pago piu'!!!
    io non so' a chi li ho tolti,
    che siano 60 pensionati con la pensione minima
    (dov'erano quando lo stato ha deciso di svuotare l'inps?)
    io lavoravo,pagavo le tasse...con che prospettiva?
    chi la paghera' la mia pensione?
    o che sia il politico di turno che guadagna 30'000 euro al mese...
    lavorare per dare i miei soldi a dei politici ladri e corrotti (non e' un'offesa vero? li sto definendo ancora bene) non mi va' proprio
    o che siano un branco di fannulloni che vivono sulle spalle di chi lavora,poco importa,
    AMO l'ITALIA,ma non mi riconosco e non vado fiero della classe politica corrotta
    non vado fiero di giovani che vedono solo diritti e niente doveri
    non vado fiero dei furbetti che sanno solo aprofittarsi degli altri..
    questa non e' la mia italia
    una volta bastava una stretta di mano...e valeva più di un contratto firmato
    io la mia protesta la sto' facendo....

    RispondiElimina

Lasciate qui un vostro commento