sabato 20 luglio 2013

Agribusiness brasiliano promosso a pieni voti e presto il Brasile sarà il nuovo " granaio " del mondo





L'agribusiness brasiliano sta per ottenere il maggior raccolto agricolo della storia. A far da traino a un risultato tanto sorprendente è stato soprattutto il settore dei cereali, che per la prima volta ha raggiunto quota 185 milioni di tonnellate. Un dato su cui incide a sua volta lo strabiliante raccolto della soia, da undici anni locomotiva dell'agricoltura nazionale: la produzione della semente, quest'anno, dovrebbe sfiorare gli ottantaquattro milioni, e superare così quella statunitense.

Numeri così straordinari rafforzano l'idea che il Paese, entro i prossimi dieci anni, divenga il maggior produttore di cibo del pianeta, lasciandosi alle spalle la superpotenza a stelle e strisce. Per il Brasile, anche alla luce delle ottime notizie che giungono dal settore dell'allevamento, si apre quindi la prospettiva di affermarsi come il 'granaio' del terzo millennio: una vocazione che non soltanto fa bene al prodotto interno lordo (pil) nazionale, ma in anni di stagnazione globale finisce anche per stabilizzare l'economia mondiale.

«Il nostro agribusiness sta crescendo in modo interessante; nonostante riceva un impulso decisivo dalle elevate quotazioni delle graminacee», ha dichiarato José Garcia Gasgues, alto dirigente del Ministero dell'Agricoltura, «la produzione è molto variegata, anziché specializzarsi nelle derrate più redditizie».
Lo dimostra la circostanza che la nazione verdeoro non è soltanto la maggior produttrice globale di ben cinque dei dieci prodotti agroalimentari più commercializzati al mondo: caffè, zucchero, succo d'arancia, pollame, e appunto la soia. È anche il Paese degli enormi allevamenti e delle sconfinate mandrie, quello col più elevato numero di bovini al mondo: i 213 milioni di capi di bestiame superano l'ammontare della popolazione umana, che passa di poco i 190 milioni di unità.

Il gigante sudamericano, in buona sostanza, si sta confermando sempre più come l'Eldorado degli imprenditori agricoli, la terra promessa anche per le maggiori aziende rurali del mondo intero. E non soltanto perché possiede la più ampia fetta dell'area globale coltivabile - pari a 240 milioni di ettari - ma anche per saper sfruttare gli eccellenti indici di produttività, in una situazione mondiale molto favorevole.
Mentre, infatti, gli stock agricoli sono in calo, si assiste in questi mesi a una domanda alimentare che - trainata dalle classi medie delle nazioni emergenti, specie asiatiche - riesce a crescere a ritmi più sostenuti rispetto all'attività economica globale. E non è tutto: il Paese ospita altresì ottanta milioni di ettari di aree degradate (oggi impiegate sopratutto per il pascolo), che potrebbero essere destinate a fini agricoli, senza abbattere neppure un albero. Si tratta d'immense superfici che potrebbero essere utilizzate anche per la cosiddetta 'agricoltura sostenibile' o 'integrata', beneficiando così d'ingenti capitali pubblici. (L'agricoltura eco-compatibile è sostenuta dal Programa agricultura de baixo carbono - Abc, che è finanziato da varie entità, in primis il Banco do Brasil, nda).

Una parte degli sforzi - e degli ottimi risultati che ne sono la conseguenza - rischia tuttavia di essere vanificata dal ritardo infrastrutturale del Paese, che rende gravoso trasportare le merci nei luoghi di destinazione: sia la rete stradale sia il sistema portuale si sono rivelati del tutto insufficienti rispetto alle dimensioni di un raccolto record.


Andiamo con ordine. Entusiaste le reazioni delle autorità politiche di entrambi gli schieramenti, alla notizia che la produzione ha raggiunto livelli mai conosciuti in passato. Tra i più cauti, l'ex ministro dell'Agricoltura del Governo Lula, Roberto Rodrigues: «Questi dati positivi sono la conseguenza di prezzi ancora alti, specie per quanto riguarda la soia e il granturco, sui mercati internazionali. E tuttavia», ha esordito l'illustre esponente della lobby dei produttori agrari, «abbiamo bisogno di una strategia per non perdere questi vantaggi, e riuscire nella nostra missione, che consiste nell'aumentare la produzione per alimentare il mondo».

 A suo giudizio, il Paese negli ultimi anni ha fatto poco per colmare i propri gap - in primis quello infrastrutturale - e i nodi possono venire al pettine se le quotazioni agricole dovessero scendere. Sono apparse più orgogliose le dichiarazioni della senatrice di opposizione Kátia Abreu, anch'essa esponente della lobby dei grandi proprietari.

La presidente della Confederação da agricultura e pecuária do Brasil (Cna) - le cui fazenda sono sovente prese di mira dai movimenti sociali di sinistra - ha preferito evidenziare che l'agricoltura intensiva è oggi il segmento produttivo che più contribuisce allo sviluppo nazionale: «Da anni la terra è la responsabile dei continui surplus della bilancia commerciale, e del trenta per cento dei posti di lavoro formali», è il settore che più usa le nuove tecnologie della produzione, e più investe nella qualificazione della manodopera.
Dello stesso tenore le parole di Otaviano Canuto, vicepresidente della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (Birs): a suo giudizio, il settore agricolo non può paradossalmente essere chiamato primario, a causa della complessità dei processi produttivi che coinvolge.

Tornando ai numeri da poco resi noti, hanno sorpreso quelli riguardanti il valore delle produzioni, e i relativi incrementi rispetto allo scorso anno. Si legge che grazie al raccolto della soia saranno fatturati oltre ottantanove miliardi di real (più di trentaquattro miliardi di euro) per un aumento del 30,8 per cento sul 2013; segue quindi la produzione della canna da zucchero, che consentirà di fatturare più di quarantasei miliardi, il che rappresenta un incremento del 7,5 per cento rispetto ai dodici mesi prima.

È noto del resto che nel 2012 le esportazioni di commodity sono state decisive nell'attenuare la delusione per il risultato della bilancia commerciale, che ha fatto registrare il saldo più basso degli ultimi dieci anni (una sonora diminuzione, pari al 34,8 per cento rispetto al 2011, motivata in parte dal calo dell'export del 5,3, nda). E così non è esagerato sostenere che l'agricoltura - come sono soliti scrivere i media locali - finisce per finanziare i deficit valutari degli altri settori economici, a cominciare da quello legato ai flussi turistici.

L'eco di questi risultati ha varcato i confini nazionali, e molti esperti internazionali non hanno risparmiato lodi all'agribusiness brasiliano, considerato all'avanguardia e modello di riferimento per le regioni tropicali, in particolare di Africa e America centrale.

E giudizi positivi provengono anche da un recente rapporto sulla produttività, pubblicato dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati uniti d'America: il testo rileva come i sudamericani abbiano ottenuto questi risultati preservando buona parte della vegetazione originaria (l'otto per cento del territorio, secondo alcuni studi), e impiegando solo il ventisette per cento del suolo nazionale per produrre alimenti.

Fonte Lindro.it

1 commento:

  1. Certamente anche in Brasile le coltivazioni effettuate con sementi OGM stanno aumentando molto ogni anno da quello che si legge in giro.
    Annosesto saluta.

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