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Che fine ha fatto lo spread ? La memoria corta della rete e degli italiani .

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Lo spread scende (un po’) e la Rete non ne parla più. Si dimenticano insomma in fretta i timori per la stabilità del sistema Paese legati al costo del debito e alla solvibilità del settore pubblico: basta che il differenziale di rendimento tra titoli italiani e tedeschi scenda a livelli fisiologici (o presunti tali) per qualche tempo. E così il timore in Rete per la crisi economica e per le sue conseguenze sui nostri standard di vita cambia il suo “target”, concentrandosi su disoccupazione e sulle tasse.

In questi 100 giorni, la media giornaliera dei post dedicati alle tasse è stata di circa tre volte e mezza superiore a quella dei post che parlano di disoccupazione e di quasi nove volte superiore alla media dei post che si occupano dello spread. Complessivamente, il “traffico” delle conversazioni sui canali social (Twitter, Facebook, Blog, Forum, ecc.) ha infatti raggiunto in poco più di tre mesi nel nostro Paese oltre 440 mila menzioni sul tema dell’inasprimento fiscale, rispetto ai 140 mila post dedicati alla disoccupazione e ai “soli” 45 mila post sullo spread. Uno scenario decisamente differente rispetto a un anno fa, allorquando i dibattiti in Rete sullo spread la facevano da padrone.


 

Insomma, è la questione fiscale che oggi “trascina” e condiziona l’interesse per tutti gli aspetti della crisi economica: nel periodo esaminato, il giorno dell’aumento dell’Iva

(1° ottobre) e i giorni contigui fanno infatti registrare le punte più elevate di discussione tanto sul lavoro quanto sulla stabilità dei mercati finanziari, mentre i commenti sull’aumento delle imposte mostrano una vivacità crescente e di maggiore durata.

Anche l’andamento nel tempo della numerosità dei post conferma questo raffreddamento dell’interesse da parte della Rete per i temi più squisitamente finanziari (il trend non mostra alcuna vivacità, a parte la punta di inizio ottobre), mentre il numero dei post che trattano di tasse e lavoro fa registrare un trend crescente. Forse perché i provvedimenti fiscali tengono banco in misura crescente sui mass media; forse perché – più semplicemente – la rete parla della vita di tutti i giorni, e tasse e lavoro sono divenuti, via via, il riflesso più evidente e immediato della crisi nel nostro quotidiano.

Una curiosità: effettuando un esame di causalità empirica (una cosiddetta analisi lead lag, come la chiamano gli statistici), si scopre che il volume delle conversazioni in Rete “anticipa” di qualche giorno l’andamento effettivo dello spread. Se si considera che nei tre mesi esaminati lo spread è andato tendenzialmente declinando, si ottiene una implicita conferma della “memoria corta” della Rete: il numero dei messaggi si riduce più velocemente dello spread, mentre nel contempo si mantiene vivace l’attenzione per gli altri temi economici.

Qualcuno può ritenere che questo disinteresse per gli indicatori di allarme finanziario sia una buona notizia per l’Italia: un Paese alla fine della crisi registra un incremento di credibilità e quindi una riduzione nel costo del proprio debito. La finanza, si dice spesso, anticipa il trend dell’economia reale. Ma sono in molti a non essere così ottimisti, e a ritenere che il valore dello spread rifletta il grado di compliance del governo italiano rispetto alle prescrizioni europee più che il raggiunto livello di stabilità (e credibilità) del sistema economico. E se fosse realmente così, non ci dovremmo allora sorprendere se, al primo cenno di malumore dei nostri partner europei,  anche i termini come spread, btp e bund siano pronti a fare di nuovo capolino nelle conversazioni degli internauti. Memoria corta permettendo, ovviamente.

Fonte : “Voices from the Blogs” , l’osservatorio scientifico sui social media dell’Università Statale di Milano curato da A. Ceron, L. Curini, S. M. Iacus e G. Porro.


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3 Commenti

  1. bel articolo e mi viene da sorridere perche la memoria della gente e sempre piu corta..la situazione e solo peggiorata rispetto a quando si parlava di default nel 2011.il debito e aumentato,la disocupazione anche,il pil e sempre sotto le scarpe.adesso,ci fanno credere che la ripresa e dietro l'angolo.vorrei crederci ma non vedo nessun presuposto per questo.il spead e sceso perche la speculazione degli edge si e spostata sui mercati emergenti negli ultimi mesi ma secondo me siamo nella tipica situazione della calma prima della tempesta.
    saluti
    francis

    • Il fatto è che l'opinione pubblica viene orientata a piacimento dai media , almeno finchè la pancia è piena . Tieni presente che molti insoddisfatti della situazione sono già emigrati ed un buon 30% della popolazione lavoratrice italiana è interessata allo " status quo " ovvero alla permanenza della situazione attuale . Sono coloro che vivono di denaro pubblico .Qualcuno protesta se viene toccato ma non più di tanto .
      Secondo me non assisteremo a nessuna rivoluzione ma ad un lento spegnersi del Paese con " riduzione silenziosa alla schiavitù " dei suo abitanti .L'importanza politica/ economica della nazione si ridurrà sempre più ed anche noi emigrati ne soffriremo le conseguenze ..

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