martedì 20 ottobre 2015

Il capro espiatorio : il pensionato all'estero .


Chi cercasse un filo logico , un raziocinio nell'articolo seguente che riporta il pensiero dell'economista e presidente dell'INPS Boeri avrebbe certamente difficoltà .

Non si capisce quale sia l'obiettivo . Da un lato si lascia intendere che esiste un preoccupante fenomeno di fuga dei pensionati all'estero e dall'altro si presenta il numero veramente ridicolo di 36 500 " evasi " nel corso di 10 anni !

Considerando quale è il valore della pensione media e quanti di questi evasi sono già passati a miglior vita nel corso di questi 10 anni non si capisce quale sia la preoccupazione .

Si parla di riduzione di consumi e di conseguenza di gettito fiscale . Ma di quali consumi si parla con le pensioni al livello di sopravvivenza ? Dimentica il sig. Boeri che quello di cui ha più bisogno un anziano è della assistenza medica e che questa non viene erogata dalla sanità italiana per il fatto che il pensionato vive all'estero .

Quanto risparmia la sanità pubblica " liberandosi " di queste " vecchie carcasse " ? Mi scusino l'enfasi  i lettori pensionati che sono in ottime condizioni fisiche . Mi congratulo con loro , ma resta il fatto che i pensionati sono generalmente anziani e gli anziani hanno più bisogno di assistenza medica e medicine dei giovani .

Infine Boeri  riconosce  che il " danno "  è ampiamente ricompensato dalle risorse generate dagli immigrati che hanno lavorato e versato in Italia senza poi godere della pensione perchè rientrati nei  paesi di origine .

Mi sorge un dubbio , ma vuoi vedere che quella del Presidente Boeri è tutta invidia ? 




Sempre più pensionati italiani decidono di emigrare e farsi pagare la pensione all’estero. Con il risultato che ogni anno “esce” dalla Penisola circa 1 miliardo di euro sotto forma di assegni etrattamenti assistenziali, mentre i consumi e il gettito fiscale diminuiscono di conseguenza. A riequilibrare i conti sono i contributi previdenziali dei quasi 200mila immigrati che hanno lavorato nel nostro Paese ma non ricevono la pensione perché sono tornati in quello di origine. A fare i conti è stato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, presentando il rapporto “World Wide Inps”. L’economista ha sottolineato che è “paradossale” che “continuiamo a pagare” prestazioni a pensionati che vivono in altri Paesi “e che magari hanno un’assistenza di base”, mentre “in Italia non ci sono strumenti contro la povertà e una rete di base proprio perché si dice non ci siano le risorse”. E ha auspicato che con i contributi di chi non ha la cittadinanza italiana venga costituito un fondo per finanziare politiche di integrazione.

Il numero dei pensionati emigrati è passato dai 2.553 del 2010 ai 5.345 nel 2014, con un aumento del 109%. Allargando lo sguardo al periodo 2003-2014, il numero sale a 36.500 persone. In tutto i trattamenti pensionistici erogati all’estero, in oltre 150 Paesi, sono 400mila all’anno per una spesa complessiva che supera il miliardo di euro. E 200 milioni, ha quantificato Boeri, se ne vanno solo per le prestazioni assistenziali, comprese eventuali integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali, “a pensionati che vivono in altri Paesi e che magari hanno un’assistenza di base: è un principio abbastanza strano” perché sono “persone che vivono e pagano le tasse altrove, riducendo il costo dell’assistenza sociale in questi Paesi mentre in Italia non abbiamo una rete di assistenza sociale di base”. In più “questo fenomeno erode la base imponibile: molti pensionati ottengono l’esenzione della tassazione diretta e non consumano in Italia, con effetti quindi anche sulla tassazione indiretta. E il fenomeno non è compensato da flussi in ingresso di pensionati Inps che rientrano, solo 24.857 dal 2003 al 2014″.
A tenere in equilibrio i conti ci pensano quei 198mila stranieri, nati prima del 1949, che hanno lavorato in Italia versando contributi per oltre 3 miliardi di euro e non ricevono prestazioni previdenziali. Negli ultimi anni gli stranieri versano mediamente contributi annui tra i 7 e gli 8 miliardi di euro annui e il 5% di questi contributi non dà luogo a prestazioni, con la conseguenza che si crea ogni anno un “tesoretto” di 375 milioni di euro. “Perché non fare un fondo per investire su politiche dell’integrazione degli immigrati attingendo a un alto ‘free riding’ sui contributi degli immigrati?”, si è chiesto Boeri.

3 commenti:

  1. gli "evasi" in Brasile pagano le imposizioni Italiane all'Italia. Tali imposizioni fiscali vengono trattenute al 100% dal sostituto di imposta INPS. Anche le addizionali regionali e comunali all'Irpef vengono trattenute al 100%. Ma cosa vuole da noi questo "teorico" messo a fare il Presidente dell'Istituto INPS? Faccia piuttosto 2 conti su quanto risparmia su di noi visto che siamo stati cancellati al 100% dall'assistenza sanitaria e che non possiamo nemmeno detrarre il 19% delle spese mediche che sosteniamo qui in Brasile. L'Italia, l'Inps & C. sono allo sbando, non c'è alcun dubbio. Sono dei dilettanti e noi stiamo pagando un prezzo alto, molto alto. Quello che mi impressiona è che i giovani in Italia non si ribellano. Chissà perchè? Dimenticavo, oltre che pagare le imposizioni in Italia poi dobbiamo fare anche la dichiarazione dei redditi in Brasile con quello che in tanti casi ne consegue.

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  2. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/21/scandalo-patronati-lettera-a-grasso-troppe-truffe-nel-business-milionario-delle-pensioni-allestero/2146769/

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    1. spero e prego che decidano di andare direttamente in Procura della Repubblica e non di costituire una Commissione Parlamentare ad hoc perchè sapendo come funzionano le cose in Italia verrebbe tutto insabbiato. Poi c'è di mezzo la Camusso che è il vero capo bastone di tutti i Sindacati tenuto conto di come sia stata abile a svignarsela per il caso Svizzera (ha evitato condanne e risarcimenti) e poi riapparire sotto altro nome del Patronato ex Inca.

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