Home Vivere in Brasile Tempo di scelte : dalla padella alla brace !

Tempo di scelte : dalla padella alla brace !

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La situazione in Brasile è quella che tutti noi residenti conosciamo . Ho lasciato l’Italia 11 anni fa , anche se annualmente ci ritorno per visitare i parenti e fare qualche rimpatriata .
Recentemente , in seguito alla violenta crisi economica che ha colpito il Brasile e che ha determinato una crescita della violenza ed un peggioramento dei servizi ho esaminato la possibilità di un rientro strategico .
Tuttavia scopro , si fa per dire , che dopo 11 anni di assenza la situazione italiana , non solo non è migliorata ma addirittura peggiorata . In realtà la cosa non mi sorprende nemmeno un poco . Se non cambia qualcosa anche la criminalità comincerà a far sentire i suoi effetti .

Tra altri 10 anni , via via che i pensionati di oggi che alimentano la maggioranza dei cosiddetti neet  e non solo  saranno passati a miglior vita , questo bacino di tensioni potrebbe esplodere violentemente . Diventerà ancora più pericoloso vivere in case isolate senza alcun tipo di protezione . Nasceranno anche in Italia i Condomini chiusi con tanto di guardie armate all’entrata ?

Dopo quasi dieci anni di crisi, la povertà in Italia è raddoppiata: nel 2005 circa 2 milioni di persone si trovavano in povertà assoluta, ovvero il 3,3% della popolazione non era in grado di permettersi un paniere di beni considerato minimo per una vita accettabile.


Nel 2015 sfiorano i 4,6 milioni, il 7,6% dei residenti in Italia. E i nuovi poveri sono i giovani, con un triste record dell’Italia in Europa con la più alta percentuale di neet tra i 15 e 24 anni.


Sono alcuni dei dati contenuti nel nuovo Minidossier Openpolis “Poveri noi”, in collaborazione con ActionAid, che però avverte: “Il welfare italiano sembra ancora poco adatto a rispondere alle nuove forme di difficoltà economica”. Nel mezzo a questi dieci anni si trova la crisi economica con la perdita di posti di lavoro e la difficoltà a trovare un impiego da parte dei giovani, che ha rallentato la possibilità di creare nuove famiglie. L`incremento più drammatico tra 2011 e 2013: in un solo triennio i poveri assoluti sono passati dal 4,4 al 7,3% della popolazione.


Analizzando il legame tra lavoro e povertà, il dossier rivela: si trova in condizione di povertà assoluta il 19,8% delle famiglie dove la persona di riferimento è in cerca di occupazione. Ma non è solo la mancanza di lavoro a causare l`impoverimento. Anche la struttura del mercato del lavoro che si è affermata dopo la crisi può aver contribuito ad aumentare i poveri. Nelle famiglie operaie il tasso di povertà assoluta è triplicato tra 2005 e 2015, passando dal 3,9 all`11,7%. Inoltre nel corso dei 10 anni è aumentato il numero di persone che lavorano con contratti di poche ore: +28,07% chi lavora tra 11 e 25 ore a settimana, +9,06% chi lavora anche meno di 10 ore a settimana.


E i nuovi poveri sono i giovani. Nel 2005, infatti, i più poveri erano gli anziani sopra i 65 anni (4,5% circa), e comunque fino al 2011 non si registravano grosse differenze di povertà tra le varie fasce d`età. La crisi, distruggendo posti di lavoro, ha capovolto questa situazione: in un decennio il tasso di povertà assoluta è diminuito tra gli anziani (scesa al 4,1%), mentre è cresciuto nelle fasce più giovani: di oltre 3 volte tra i giovani adulti (18-34 anni) e di quasi 3 volte tra i minorenni. Tra le cause, anche l`altissima percentuale di persone che non studiano, non lavorano e non sono in formazione (i cosiddetti neet).


Nella fascia d`età tra i 15 e i 24 anni l`Italia è il paese dell`Unione europea con la più alta percentuale di neet, mentre in quella tra 15 e 29 anni è seconda dopo la Bulgaria.


Invece, la percentuale di donne in povertà assoluta è raddoppiata tra 2005 e 2015, in linea con l`andamento nell`intera popolazione. In questi anni è aumentato il divario salariale di genere (dal 5,1% del 2007 al 6,5% 2014), anche se resta più contenuto rispetto ad altri paesi. In Italia la povertà femminile spesso deriva dal mancato accesso delle donne al mercato del lavoro, soprattutto dopo la maternità. Nella classifica delle lavoratrici con un figlio siamo penultimi in Europa, seguiti solo dalla Grecia. Nel 2015 la quota di donne con un figlio che lavorano (56,7%) è inferiore alle lavoratrici con almeno tre figli in Danimarca (81,5%).


L`Italia spende in protezione sociale (al netto della spesa sanitaria) il 21,4% del pil, cioè sopra la media Ue pari al 19,5%.



13 Commenti

  1. uscire dal Brasile per rientrare definitivamente in Italia? Penso proprio di no. Ci sono altri luoghi nel mondo che "offrono" qualità di vita piu' decenti del Brasile e dell'Italia (per quello che resta della mia vita): Infine, ritengo che una persona o un nucleo familiare che sia riuscito a campare e crescere in Italia e a fare altrettanto in Brasile abbia anticorpi a go go per vivere in altri Paesi. Io mi faccio continuamente una domanda: "ma dopo Italia e Brasile, con una spruzzata di MArocco, sarò ancora capace di vivere in un Paese tranquillo?"……

  2. Ciao Undo

    il fatto è che sto scoprendo un " lato oscuro " del Brasile che riguarda l'apparato della giustizia ( Giudici , avvocati , ecc ) che fa veramente paura . Di solito ci si preoccupa della sicurezza , del costo della vita , della salute e così via . Aspetti importanti ma che con un pò di soldi e tanta attenzione sono affrontabili e superabili . Il " lato oscuro " cui mi riferisco è invece sconosciuto ai più e riguarda la assoluta imprevedibilità della giustizia brasiliana anche in casi apparentemente semplici . Inoltre quello che vale per i brasiliani NON vale per noi gringos che siamo una specie di "paria " della società : ricchi ,capitalisti sfruttatori e stupratori colpevoli a prescindere . Non mi riferisco ad un caso in particolare ma a diversi resoconti che ho raccolto nel tempo . Qui ci sono delle leggi che farebbero impallidire Kafka . Un amico avvocato una volta mi disse che si chiede spesso se non abbia sbagliato professione .
    In definitiva il richio che si corre a restare qui è di incappare prima o poi in un problema e di trovarsi in uno strano universo dove le leggi della fisica non sono quelle del mondo conosciuto . Se lasci andare la mela questa non cade verso il basso ma ti esplode in faccia !

  3. Buongiorno, complimenti per il blog innanzitutto.
    Scrivo qui perche'vedo che il blog e' frequentato da persone residenti in Brasile, e vorrei chiedervi un consiglio: ho soggiornato per 1 mese circa a Bahia (Salvador, Itapua) a Febbraio/Marzo 2011. Per me fu la prima (e per ora ultima..) volta in Brasile..per farla breve mi innamorai del posto, gente, cultura, musica,ecc…Purtroppo per motivi lavorativi/personali non sono piu' riuscito a tornarci…Ora, per i primi mesi del 2017 avrei finalmente la possibilita' di farlo:-) Devo pero' anche dire che le notizie che si sentono non sono per niente incoraggianti (assassini, rapimenti…anche contro stranieri/turisti ora…); ora, so bene che il Brasile non e' la Svizzera (frequentevano ogni giorno la zona di Abaete', ogni tanto mi inoltravo anche nelle favelas..non mi e' mai successo nulla), ma e' veramente cosi' peggio attualmente? Consigliate forse un'altra zona? o aspettare un po'..? Grazie in anticipo, qualsiasi reassicurazione e' ben accetta:-)

    Andrea

    • se invece di 1 solo mese trascorso in Brasile nel 2011 ed in piena estate tu fossi riuscito a fermarti dai 3 ai 6 mesi (allora si poteva) forse ti saresti accorto che già allora la situazione "sicurezza+sanità+ saneamento pubblico (fognature)+ banche+ etc……" non era di primo e ne di secondo mondo ma bensì di terzo mondo quale è tutt'ora con l'aggravante di quanto Anonimo/Lucio ti ha indicato. Fossi in te in questo momento guarderei da altre parti anche se cmq in Brasile se ti fai i fatti tuoi e assolutamente non ostenti e non ti infili in favelas a curiosare……sarebbe ancora passabile come una prigione dorata. Se però ti piace il "rischio" allora è almeno x 10 di come l'hai conosciuto nel 2011.

    • Non abito a Salvador da 6 anni ma in generale posso dire che la crisi economica deflagrada da qualche anno non ha aiutato a migliorare la situazione , anzi . Lo stesso Lucio , nel commento successivo conferma che a Salvador il tasso di omicidi è raddoppiato dal 2000 ad oggi .

      Nella tua domanda non specifichi se ritorni a Salvador come turista o come residente .Invito coloro che hanno esperienza più fresca della mia ad intervenire . Comunque un dato può essere significativo : di tutti gli italiani che conoscevo all'epoca solo 3 sono ancora a Salvador , gli altri o sono tornati in Italia o si sono trasferiti altrove . Sicuramente per il lavoro non è la scelta più adatta.

    • mah… quelli che si sono trasferiti altrove, a fortaleza, l'hanno fatto perchè lì l'accesso alle fimmine dice che è ancora agevole e non troppo caro, mentre a salvador la situazione è tragica.
      poi però a fortaleza l'indice di omicidi è doppio che a salvador, vivono asserragliati a iracema e se mettono il muso fuori rischiano grosso.
      lucio.

    • Andrea conosco Itapuà dal 2003 e la frequento stabilmente dal 2006 (la famiglia di mia moglie vive da sempre na baixa do dendè). Tralasciando i dati statistici generali posso assicurarti che la specifica zona cui ti riferisci è molto migliorata rispetto al 2011 anche grazie alla buona reforma urbanistica dell'attuale prefeitura che ha comportato un miglioramento anche delle strutture commerciali. Se nel 2011 frequentavi la lagoa de Abaetè e la favela sai che la zona non è delle più raccomandabili ma da allora sicuramente non è peggiorata, anzi. Se devi fare il turista per un po' di giorni vai tranquillo, altro discorso ovviamente se devi trasferirti per viverci perché entrano in ballo mille altri fattori.

    • andrea,
      io non ti consiglio nulla perchè non so nulla di te (gusti, età, classe sociale, cosa cerchi… tutte cose che cambiano la percezione).
      inoltre noi che viviamo in brasile abbiamo una particolarità, siamo tutti espertissimi in una scienza, la brasiliologia, ahah!
      peccato che però spesso la vediamo diversamente uno dall'altro!
      aggiungo solo che sarai piacevolmente sorpreso dai cambiamenti in città se sei GAY :))
      c'è un bel sito che riporta le statistiche a salvador negli ultimi 3 anni di vari tipi di reati, quartiere per quartiere.
      itapua è storicamente uno dei quartieri più pericolosi.
      nel 2014 ha avuto 162 omicidi.
      nel 2015 ne ha avuti 128.
      nei primi 3 mesi del 2016 ne ha avuti 26.
      il trend è in calo come nel resto della città dal 2009, come ho già scritto. e questo nonostante la crisi economica.

      http://www.ssp.ba.gov.br/modules/conteudo/conteudo.php?conteudo=72

      lucio.

    • Grazie per le risposte, andrei come turista…Non sono un tipo da villaggio turistico/prigione dorata, parlando un po' di portoghese mi piace "mischiarmi" alla gente locale (anche se da loro sarei visto sempre come uno straniero…). In passato ci avevo pensato di provare a viverci in pianta piu' stabile, ma non e' facile..specialmente se non si dispone di capitale da investire, e lavorare come dipendente non mi sembra ci siano grande prospettive…almeno a Bahia. Lavoro nel settore informatico…forse a San Paolo ci sarebbero piu' opportunita'…ma la mia sensazione e' che il Brasile sia un posto fantastico per le vacanze ma viverci e' tutta un'altra cosa (come l'Italia del resto…infatti non ci vivo piu'..!)

  4. in realtà l'indice di omicidi in BRASILE è stabile da 10 anni. quello che è successo è una migrazione della violenza da rio e sao paulo (che oggi hanno indici ai minimi storici) verso nord. prima sono stati colpiti gli stati da espirito santo a pernambuco (2005-2010); negli ultimi 5 anni questi stati hanno visto una corposa diminuzione, mentre il fenomeno s'è scatenato dal paraiba al maranhao.
    a salvador l'indice era 20 nel 2000, passato a 60 nel 2009, ora sceso a 40.
    lucio.

  5. caro Ottoaprile, dal 2009 collaboro come free lance a chiamata con uno studio legale che ha uffici in rj e sp. mi chiamano di quando in quando per analizzare e produrre un "rating" di aziende PMI Italiane che decidono di sbarcare in Brasile e chiedono aiuto allo studio. quindi, anche se in parte, so di cosa stai parlando e non ti posso che dare ragione. noi qui residenti in Brasile ed anche le PMI italiane che vogliono investire dobbiamo dimostrare tutto e di piu' di tutto. nessuna dichiarazione di responsabilità viene accettata se non comprovata da superdocumentazione. ai brasiliani non viene minimamente chiesto quanto viene chiesto a noi. se poi tocchiamo i soldi: "apriti o cielo". lo studio fa anche recupero dei crediti per aziende italiane che lavorano qui e se il credito che hanno è verso un'altra azienda italiana (nell'alimentare è frequente) il credito viene da subito dichiarato "inesigibile" così che il povero cristo ha delle spese pazzesche perchè deve andare direttamente in tribunale a tariffe spaventose. questo è solo un esempio. quindi: in Brasile siamo colpevoli a prescindere ed in Italia siamo evasori a prescindere……siamo messi male molto male qui e là. la ed il trattamento cambia un poco se in Brasile fai domanda di naturalizzazione ma è solo personale non puoi farla all'azienda che rappresenti. per darti una informazione che magari ti potrebbe aiutare a riflettere…..tieni conto che in Brasile operano moltissimi Avvocati sopratutto civilisti e tributaristi che si sono laureati fuori dal Brasile per specializzarsi in internazionalizzazione dei diritti e dei tributi. Questi si sono laureati o negli Usa o in Europa (Inghilterra ed Italia). In Italia hanno frequentato il biennio o triennio di specializzazione nell'Università di Bologna che è tra le migliori per questa specializzazione. ecco, se hai bisogno di avere un sostegno serio (o almeno semiserio e non pregiudizievole) ti potrei indicare avvocati che hanno fatto questo percorso (Bologna), conoscono il codice civile Italiano e quello Brasiliano e parlano un Italiano perfetto. In conclusione: colpevoli a prescindere qui in Brasile e evasori a prescindere in Italia. Quale sia il trattamento peggiore non te lo so dire. Forse ci sentiamo piu' sicuri in Italia perchè ne conosciamo la cultura ma agli effetti pratici non cambia nulla, anzi fa piu' male essere maltrattati in Patria. Suslsum cordae!

  6. Linda Laura Sabbatini sulla Stampa sta pubblicando da qualche tempo una serie di approfondimenti sulla crisi in Italia e su chi ha colpito di più. Nella puntata di oggi si parla dei minori in povertà assoluta, che nel 2005 erano meno del 4% del totale, in dieci anni sono arrivati a essere l’11%; i giovani – tra i 18 e i 34 anni – sono passati dal 4% al 10%. Gli anziani invece sono rimasti stabili al 4%. I minori in povertà assoluta sono più di un milione, e altrettanti sono i giovani, mentre gli anziani sono 538 mila.

    La crisi ha messo in difficoltà i bambini del Nord e quelli del Sud. Figli di madri separate o divorziate, bambini con uno o più fratelli, in famiglie numerose, soprattutto nel Sud, e in famiglie straniere, soprattutto nel Nord, bambini in famiglie operaie, in tutte le zone del Paese, che sperimentano una condizione di disagio che potrebbe seriamente compromettere il loro sviluppo:

    Essere poveri da piccoli significa avere più difficoltà a cogliere le opportunità di crescita sociale, significa cumulare ritardi faticosamente recuperabili in tempi brevi. La povertà infantile di oggi si trasforma con maggiori probabilità nella povertà giovane e adulta di domani, nella povertà che permane nel tempo. Vivere una condizione di deprivazione materiale compromette anche le fondamentali relazioni sociali. Nel nostro Paese il 2,9% dei ragazzi con meno di 16 anni vive in famiglie che non possono permettersi due paia di scarpe per bambino e l’8,5% abiti nuovi; il 7% non può permettersi di festeggiare il suo compleanno con amici o di invitare amici per giocare o mangiare insieme.

    Il 7,7% non compra libri extrascolastici per la sua età, il 10,5% non partecipa a gite scolastiche o eventi organizzati dalla scuola a pagamento, l’11% non dispone di uno spazio adeguato per studiare. Quasi un minore su tre è a rischio povertà ed esclusione sociale. Sono dati che l’Istat raccoglie tutti gli anni e che parlano da soli, evidenziando le difficoltà dei bambini. Per tutta risposta il nostro Paese destina a famiglia e minori una quota di spesa sociale pari a poco più della metà della media europea (5,4% contro 8,5%), all’esclusione sociale e housing una quota pari appena allo 0,9% (contro una media europea del 4%). Dobbiamo essere coscienti che non investire equivale a disinvestire.
    Fonte: NextQuotidiano

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