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In diretta dalla Maratona di Rio de Janeiro

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Ogni anno nel mese di Luglio si tiene a Rio la Maratona , una corsa di 42 chilometri che si snoda lungo il litorale della Cidade Maravilhosa , da Barra da Tijuca a Botafogo passando per la splendida praia di Copacabana .
Anche quest’anno l’amico Donato ha partecipato alla manifestazione e mi ha inviato questo divertente reportage sulla sua esperienza .

Proprio vero che ogni maratona è una storia a sé, si sa soltanto che sono 42195 metri da correrre, ma tutto il resto è sempre un’incognita. A cominciare dal tassista che mi ha portato in zona partenza e che non sapeva dove si trovava il Pontal do Tim Maia (è un grande cantante, okay, ma adesso non me ne frega una mazza però), ed è toccato a me indicare a lui la direzione (certo che però non deve essere facile fare il tassista in una città di 1256 Kmq, grande quanto mezza Valle d’Aosta…).


Fortuna che poi a un semaforo abbiamo acchiappato un altro tassista un po’ più esperto. Insomma arrivo là 15′ prima della partenza, nemmeno il tempo di consegnare la borsa e già mi ritrovo a correre in mezzo a più di 3000 runners.

Clima più fresco dell’anno scorso ma sempre molto umido e col suolo bagnato, in più un vento bello forte e rompicoglioni. Memore delle difficoltà del 2009 parto con un prudente 5’40”. Al terzo Km avverto un strano senso di calore alle gambe: no!… dimenticato di togliere il bermuda… ok, mi fermo, lo tolgo e lo getto via – e menomale che sotto avevo già indossato i pantaloncini, sennò in mutande mi toccava correre.


Mi porto lentamente sui 5’30” e vorrei aumentare, ma comincio ad avvertire un certo mal di pancia: speriamo bene. Il litorale di Barra da Tijuca è alla mia destra, e quasi nessuno da quelle parti, a parte noi runner e gli elicotteri che ci hanno accompagnato per i primi chilometri.

Niente: il mal di pancia aumenta, al 15mo comincio a pensare di fare uno stop fisiologico, ma provo a resistere, vediamo che succede. E succede che dopo un po’ provo a scorreggiare: Cristo Redentore! NOO!!… (non era propriamente una scorreggia…), e adesso?… Adesso c’è gente, siamo verso il finale di Barra e nemmeno mi posso fermare. Deve essere stato quell’aipim fritto di ieri mattina… “O senhor tá gostando?”… Al signore piace?… Sim, é uma delícia!… una delizia cara e amara, sticazzi!


Vabbé, stringi i denti, Donato, anzi le chiappe e vai!

Arrivano le due temibili salite, e devo dire fortunatamente, questa volta: il mal di pancia e il senso di disagio passano in secondo piano e riesco persino a mantenere il ritmo. Adesso mi sento meglio, strano ma vero: sudato, sporco e arrancando sulla salita, qualcosa si è mosso – a parte la pancia… Supero un bel po’ di gente e finalmente si comincia a scendere verso Ipanema, coi bambini della favela Rocinha che mi danno il cinque. Nel tunnel di São João la musica e le sfere luminose che la Compagnia di Elettricità Light aveva preparato erano fantastici, per non dire della splendida vista sul litorale a destra, e delle cascatelle dell’abbondante pioggia notturna a sinistra giù per la roccia.

Siamo al 35mo: Copacabana, il quartiere dove sono albergato, il quartiere dove secondo me finisce Rio de Janeiro, perché giá Ipanema è differente, São Conrado e Barra da Tijuca sono vuoti, solo residenze e supermarket e alberghi: niente favelas, niente popolo genuinamente carioca, niente movimento nelle strade a parte i locali notturni e i bagnanti. A me piace Copacabana, perché è popolare, si sentono tutti gli odori e le puzze della città. Bene: altra energia che mi sprona, e così mi porto sui 5’10”. Il mal di pancia ritorna, devo solo stringere i denti e farmi questi ultimi chilometri, non posso crollare adesso.

Termina Copacabana e siamo a Botafogo: alla mia destra il Pão di Açucar sfila fino a scomparire, ed ecco poco dopo l’arrivo: sprint finale fra la gente che applaude e via!!… 3:53′, tempo abbastanza buono per me: vendicato così il 4:22′ dello scorso anno, colpa di una mezza influenza.

Ma prima di prendere la medaglia… dov’è il bagno??? O senhor, cioè io, sta cercando un bagnooo!!


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