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I nomi di persona in Brasile

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L’amico Donato , in visita in Brasile per la Maratona di Rio , dopo averci regalato la divertente cronaca della gara carioca ha scritto questo gustosissimo pezzo di costume che mi ha cortesemente permesso di pubblicare .

Forse credo d’aver finalmente capito perché qui non è d’uso festeggiare l’onomastico, sarebbe un casino: mai vista tanta varietà e fantasia nello scegliere i nomi di persona.

E’ come se i due cognomi che ogni nuovo nato riceve in eredità dai genitori non bastassero, e costoro si sbizzarriscono nello scegliere, inventare e associare come minimo due nomi di persona da anteporre ai cognomi: negli uffici pubblici chiamare qualcuno deve essere come evocare l’intera famiglia: José Ivanildo Rafaél Emerson do Nascimento: e tiè!!

Ovviamente dato il collaborazionismo cattolico in quello che è stato il colonialismo schiavista delle Americhe (“si battezzi come si deve e cioè con nomi cristiani questi negri dai nomi impronunciabili e pagani!”), i nomi di derivazione religiosa ed europea sono la maggioranza -ma non di molto: Maria, Imaculada, Pedro, Conceição, Josè, Fátima, João… sono frequenti, ma accanto a questi si trovano anche molti nomi di derivazione biblica, come Rebeca, Abel, Isaque, Eliã, Jonatan, Messia, Izecson (uno dei nomi di Kaká)…

A questi si aggiungono poi nomi di derivazione straniera, sempre più in voga, e a complicare subito le cose ecco le storpiature, dovute per lo più ad errori anagrafici e a traslitterazioni lasciate più alla fantasia che a regole peraltro inesistenti, ed ecco che Annie lo si ritrova anche come Anni, Anne; John come Jon, Jonni; Karla coesiste con Carla; Luigi con Luiggi; Djulia con Giulia, eccetera…Molti scelgono per il il figlio il cognome di personaggi famosi, per lo più nel campo dello spettacolo ma anche nello sport e politica, ed ecco che si ritrovano nomi come Monroi, Schuasseneger (Schwarzenegger), Jackson, Waxintón (Washington), Monalisa, Clay, Pelé, Kaká e adesso, ci giurerei, anche Obama.

Ma l’inventiva di questo adorabile popolo non finisce mica qui: alcuni ricevono nomi dalle provenienze più inimagginabili, come Sayonara (il saluto giapponese), Xerox (sì, proprio quella, la multinazionale delle fotocopiatrici), Ramayana (dal titolo del testo indiano)… per poi andare sui nomi inventati, come Iracema (anagramma di America)… o derivati da espressioni straniere come Letsgo… o composti, come il fantasioso Zalboeno (dai nomi di due noti giocatori di futeból, cioè calcio), o l’irriverente Avagina (da Ava Gardner e Gina Lollobrigida). O nomi che proprio non so da dove vengano, forse indigena alcuni: Thayla, Jatobá, Gleiciana, Keren, Thamiris, Nayra, Moema…

E dunque, se dovessi avere un figlio qui, come potrei chiamarlo?… beh, per ovvi motivi escluderei nomi di derivazione biblica, ed eviterei del pari nomi comuni o familiari, e anche di gente famosa – chissenefrega… Ecco, se fosse menino potrei chiamarlo Donatoson (son: figlio in inglese, figlio di Donato) e se fosse menina potrei chiamarla… Brália, sì: in omaggio ai due paesi: suona bene Brália, no?… Fantasie, come questo paese: fantastico.

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