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Nel Brasile del miracolo agricolo

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Propongo questo articolo tratto dal Sole24ore di questo mese e che si aggancia al mio precedente post su commodities e prodotti industrializzati :

CURITIBA. Sul volo San Paolo-Curitiba, vera nave Argo del Brasile di oggi, il cellulare dei passeggeri imprenditori squilla fino al monito, perentorio, delle hostess: «Da questo momento siete vivamente pregati di spegnere telefoni e dispositivi elettronici». All’atterraggio, non appena l’Airbus A330 di Tam tocca terra, subito tutti accesi: contattano le segretarie, ridefiniscono l’agenda, diramano ordini.

Sementi, trattori, ettari, camion e naturalmente… reais. Sono queste le parole che ricorrono nelle loro conversazioni. Il Brasile del miracolo agroindustriale lo si vede qui, prima ancora che gli operatori varchino la soglia del portellone dell’aereo e si infilino nel finger. Due ore dopo, lasciata la piana di Curitiba, la messa in moto di cinque gigantesche macchine agricole rompe il silenzio della campagna attorno a Ponta Grossa ma è la partenza che genera una certa inquietudine. Le mietitrebbia sono senza autista: giganteschi e avveniristici robot agricoli.

Avanti e indietro per le grandi fazendas del Paranà, campi sterminati battuti con una precisione quasi millimetrica. Uno spettacolo quasi surreale. Marcos, quarant’anni, agroimprenditore brasiliano, sorride e previene con tempismo domande irrituali. «Non si preoccupi, rientrano tutte alle base, puntuali, tra 9 ore. Nessuna si perderà, c’è il gps. Sono teleguidate a distanza da un operatore».

Il Brasile si é trasformato nella prima potenza agricola tropicale, capace di sfidare e battere il predominio dei cinque grandi esportatori di alimenti: Stati Uniti, Canada, Australia, Argentina e Unione europea.

A 30 chilometri di distanza un altro imprenditore, snocciola dati impressionanti: 1.600 ettari coltivati a soia, 1.100 a miglio e 1.000 a mais. Fazendas di dimensioni inimmaginabili in Italia. I conti sulla semina, sui raccolti, sui costi di trasporti sempre a portata di calcolatrice. Celso Macedo Kossatz ne parla con la competenza di una vita spesa in campagna. Pensare che è un ginecologo. «Ma non scriva che sono un rinnegato» un sorriso in tralice «…è che mi sono appassionato alla campagna». Il fatto è che il Brasile, di questi tempi, offre opportunità talmente redditizie da indurre alla rinuncia di professioni e posizioni consolidate.

Nell’ufficio di Kossatz, scrivania, pc a schermo piatto, e telefono, l’unica oggettistica non funzionale sono dei modelli, non di auto, di mietitrebbia. Tra queste anche la Cr9090, un bestione prodotto da New Holland che lavora 573 tonnellate in dieci ore. Un record mondiale. Non l’unico per la verità, di traguardi il Brasile ne ha tagliati tanti in questi anni. Ha bruciato tutti, Stati Uniti compresi.

Proprio quando il dibattito sul fabbisogno alimentare si faceva più vibrante il governo di Lula ha tracciato un modello di sviluppo riconosciuto come il più solido. Nel 2000 esportava 20,6 miliardi di dollari che sono diventati 64,7 nel 2009. Triplicati. Il Brasile è leader mondiale nelle esportazioni di soia (in grani, farine e olio), carne vaccina, caffè, zucchero, tabacco, etanolo e succo di frutta. Poi viene il resto: mais, cotone, cacao, frutta fresca e carne di maiale. Ma è la produzione strettamente agricola che ha inanellato risultati stupefacenti. Le superstrade del Paranà che si irradiano da Curitiba verso nord e verso ovest costeggiano per centinaia di chilometri campagne pettinate ma anche nuovi capannoni, centinaia di aziende agricole. La produzione agricola è aumentata del 79% in dieci anni, passando da 83 a 149 milioni di tonnellate, mentre l’area seminata è cresciuta solo del 28%, da 36 a 47 milioni di ettari. La crescita è stata resa possibile grazie all’utilizzazione di Ogm.

La presidenza Lula ha saputo modulare interventi diversi, nella piccola, media e grande impresa agricola: il vicepresidente commerciale di New Holland, Francesco Pallaro, spiega come sia aumentata la competitività del settore «con il rafforzamento i meccanismi di mercato e rilanciando l’agricoltura familiare. Il programma “trator solidario», introdotto nel 2008, ha concesso agevolazioni ai piccoli proprietari, prestiti per macchinari agricoli rimborsabili con il 2% di interessi, facilitazioni creditizie per gli investimenti in macchinari».

È la quadratura del cerchio di uno schema che ha soddisfatto i grandi produttori e i nuclei familiari. L’industria e le famiglie. A differenza di quanto avviene in Europa, in Brasile è decollata una vera e propria politica agraria gestita da Embrapa, la più grande agenzia agricola del mondo,che pianifica e programma interventi nazionali basati sul forza del mercato, interno e internazionale.

Al ristorante italiano “Barolo” Joao Gonçalves, un imprenditore agricolo con interessi in molte regioni brasiliane, confessa che gran parte dei suoi amici e colleghi hanno votato per Dilma Rousseff, la pasionaria che la scorsa settimana ha raccolto l’eredità politica di Lula. «È un po’ troppo di sinistra, ma pazienza. Noi siamo pragmatici, sappiamo che Dilma seguirà la politica di Lula senza neppure modificare una virgola, squadra che vince non si cambia. Vale per il Santos, (la mitica squadra di calcio di Pele’, ndr) di cui sono grande tifoso e vale per il governo di Brasilia». Un sorso di Malbec, e poi ancora: «tutti sappiamo che neppure l’avversario Josè Serra avrebbe cambiato la sostanza del modello agricolo in vigore, ma perché rischiare qualche inciampo?». L’ottimismo è diffuso, non c’è che dire. Il tavolo a fianco al nostro è occupato da 12 manager agricoli. Tema del giorno è lo sviluppo del progetto porco leve, the light pig, più carne e meno grassi.

Fonte : IlSole24ore

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