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Lula cancella la visita in Italia di fine Giugno

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L’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha cancellato il suo viaggio a Roma, programmato per fine giugno. Decisione presa in conseguenza della estradizione in Italia, negata dalla Suprema Corte Federale brasiliana 1, dell’ex terrorista rosso Cesare Battisti.

Lula teme il rischio di dover affrontare contestazioni una volta a Roma. Della rinuncia al viaggio in Italia scrive il quotidiano brasiliano Folha de Sao Paulo. In Italia, l’ex presidente del Brasile avrebbe dovuto partecipare a un seminario sull’agricoltura e spingere sulla candidatura del suo ex ministro per la Sicurezza alimentare, Josè Graziano, alla direzione generale della Fao.
Proprio per le polemiche italiane sul caso Battisti, spiega il quotidiano paulista, la presenza di Lula a Roma “potrebbe diventare un ostacolo alla vittoria di Graziano nella successione al senegalese Jacques Diouf”. Una sfida, quella alla guida del World Food Program delle Nazioni Unite, in cui è l’ex ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, l’avversario più forte del candidato brasiliano.

Qualche ora prima, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, rilasciava al programma Le storie – diario italiano di Radiotre dichiarazioni che, forse, hanno rafforzato in modo decisivo le perplessità di Lula sul suo viaggio in Italia. Nel caso Battisti, aveva affermato il titolare della Farnesina, “chi ha sbagliato è solo ed

esclusivamente l’ex presidente del Brasile. Ha fatto un gravissimo errore”. Nel dicembre 2010, Lula concesse a Battisti lo status di rifugiato politico e, nell’ultimo giorno del suo mandato presidenziale, scelse di non concedere l’estradizione in Italia di Battisti, condannato all’ergastolo in contumacia dalla giustizia italiana per quattro omicidi commessi negli anni Settanta.

“Se noi dobbiamo stare da una parte – aveva spiegato Frattini su Radiotre – in questi casi dobbiamo essere, senza se e senza ma, da una parte sola, cioè dalla parte della necessità di garantire che Battisti venga in galera in Italia. E allora, che si dica che non è il governo brasiliano che ha sbagliato, come invece ha sbagliato gravemente, ma c’è qualcosa da rimproverare al governo italiano, questo è assolutamente clamoroso”.

Quindi sbaglia, secondo Frattini, anche chi accusa il premier Silvio Berlusconi di negligenza o di aver dato il “cattivo esempio” ai brasiliani con la sua battaglia contro la magistratura italiana. “In questo caso (Berlusconi) non c’entra assolutamente niente – aveva ribadito il ministro degli Esteri – anzi, mi sorprende che si faccia questo accostamento”. Sulla sentenza dell’alta corte brasiliana l’Italia ha annunciato il ricorso al Tribunale Internazionale dell’Aja dove, aveva concluso Frattini, “bisognerà portare argomenti giuridici chiari. Uno di questi è la chiara violazione di un trattato internazionale come è il trattato di estradizione tra i due Paesi”.


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