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L’uva del Pernambuco va di traverso al San Raffaele

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Articolo tra il comico ed il grottesco se non ci fosse in mezzo il fallimento di una potente ed autorevole istituzione medica : il San Raffaele di Milano .

Siamo alle solite .Spero che prima o poi vengano  alla luce verità e responsabilità  di questo pasticciaccio : l’uva forse serviva a produrre vino da messa ?

 Maledetta fu l’uva senza semi brasiliana. Hai voglia a curare malati, gestire i laboratori di ricerca medica tra i più avanzati d’Italia. A volte, don Luigi Verzè lo sa benissimo, il diavolo sta nei dettagli. E bastano un paio di misteriosi e originali investimenti all’estero (assieme alla zavorra di un miliardo di debiti) per mettere in ginocchio anche una realtà-modello come il San Raffaele.

Il bilancio 2010 della Fondazione Monte Tabor parla chiaro: il core business della salute tira ancora, anche se meno di una volta, e ha garantito lo scorso anno 8 milioni di utile operativo. La vera palla al piede  –  oltre agli oneri finanziari  –  sono le oscure diversificazioni del sacerdote veronese oltre frontiera: in primis la voragine del Pernambuco, migliaia di ettari di vigne e mangheti nel cuore del Brasile, controllati (chissà perché) dalla Fondazione e costati in poco più di dodici mesi all’impero del manager di Dio almeno 10 milioni di perdite. Più dei soldi messi in cassaforte grazie al lavoro dei suoi 700 medici, peraltro già bruciati da altri 10,9 milioni persi dalla Assion Aircraft & Yachting, la controllata neozelandese proprietaria del Challenger Ci 604, il jet privato di don Verzè.

Il buco nero sudamericano è spuntato un po’ a sorpresa a maggio dello scorso anno. Quando il sacerdote veronese ha riunito i suoi fedelissimi in via Olgettina per annunciare una variazione nell’organigramma del gruppo: la nascita della Vds Holding, società di diritto italiano destinata a inglobare i cinque grandi latifondi del Pernambuco controllati assieme alla famiglia veneziana dei Garziera. Una mossa necessaria per ottenere un finanziamento da 2,3 milioni dal ministero dello Sviluppo economico del governo Berlusconi (all’epoca di Claudio Scajola). Il San Raffaele ha ereditato così dalla sera alla mattina il 10% dell’uva senza semi da export brasiliana, 74 mila reais di mango e qualche tonnellata di concimi organici. Assieme, però, a più di 5 milioni di perdite nel 2010, altri 2,3 milioni a inizio 2011 (dati Deloitte) da sommare a una svalutazione da 1,1 milioni e a 3,5 milioni di crediti a rischio.

Peccato. Perché anche in Brasile, come in Italia, don Verzè è stato un misto di genio e sregolatezza. Se in Pernambuco si è aperta la voragine dell’uva senza semi, infatti, il patrimonio della sua Fondazione è stato invece puntellato nel 2010 dall’ospedale San Raffaele di Bahia, rivalutato per 57 milioni grazie a una perizia che l’ha valutato ben 94 milioni.


Su questo balletto un po’ opaco di cifre (tra cui la spada di Damocle del maxi-indebitamento) ha aperto un dossier la Procura di Milano che tra l’altro, dopo l’apertura del fascicolo per il tragico suicidio di Mario Cal, può ora anche chiedere il fallimento del gruppo. I cavalieri bianchi disposti al salvataggio, del resto, sembrano per il momento un po’ zoppi. Le banche sono pronte a garantire 150 milioni di liquidità ma in cambio di una procedura di concordato preventivo.

Il nuovo cda espressione della Santa sede sembra restio a seguire questa strada. Resta però il problema di trovare i mezzi freschi necessari per garantire l’operatività. Servono 20-30 milioni per arrivare a fine agosto e quasi 400, dicono gli advisor, per mettere in sicurezza l’intera galassia e tranquillizzare i creditori che hanno già fatto partire diversi decreti ingiuntivi. Giovanni Maria Flick, membro del cda designato dal Vaticano sarà oggi o domani in Procura a chiedere più tempo ai pm per consentire al nuovo vertice (in cui entrerà probabilmente Enrico Bondi) di mettere a punto un piano definitivo di salvataggio.


Fonte : La Repubblica

4 Commenti

  1. Nonostante tutto spero che non si arriverà alla chiusura dell'efficiente anche se costosissima struttura del San Raffaele di Salvador dove molti italiani residenti si rivolgono alla bisogna sfruttando anche una vantaggiosa convenzione stipulata con Casa d'Italia la quale garantisce buoni sconti sulle visite ed esami. Il vero problema si pone in caso di emergenza sanitaria. Un mio amico italiano in maggio ha avuto una improvvisa emorragia gastrica ed i 5 giorni di cure, peraltro ottime, che sono stati necessari per risolvere il problema al San Raffaele gli sono costati la bellezza di R$21.500,00!
    Da ridere le specifiche causali inserite in fattura per giustificare un valore totale così spropositato.
    Lo spauracchio del dover eventualmente affrontare spese elevatissime in caso di emergenza sanitaria a Salvador (si può arrivare facilmente a diverse decine di migliaia di euro di spesa in caso di interventi chirurgici rilevanti) costituisce elemento di viva apprensione per molti connazionali residenti, specie se in età non più giovane.
    L'alternativa sembra quella di doversi affidare al SUS ma con quali risultati?
    Qualche lettore del blog è in grado di suggerire alternative?
    Marcofalco

  2. Ciao Marco

    credo che lo sfortunato amico di Salvador non avesse comunque un Plano de Saude altrimenti non avrebbe speso quei soldi .

    Qualora il Plano non includa il San Raffaele il mio consiglio è l'assicurazione internazionale Nomad valida da due gg ad un anno e che rimborsa tutte le spese mediche sostenute incluso i medicinali : basta clikkare sulla icona sotto al titolo Il Vostro Plano de Saude nella Home Page del Blog .

    Buona salute a tutti

  3. Caro Antonio,
    lo sfortunato amico di Salvador è un giovanotto di 76 anni e nessun plano de saude lo accetterebbe più, dati anche i suoi trascorsi clinici e data l'età.
    Lui ha un'ottima copertura assicurativa italiana (credo casdic) che però applica dei massimali per prestazione. Il problema sorge perchè il San Raffaele mette in fattura i singoli aghi e cerotti usati e, ad esempio, se uno stesso medico passa a trovarti 4 volte nell'arco della giornata per chiederti come stai, lo stesso cobra 4 visite peraltro inspiegabilmente applicando tariffe diverse dai 130 ai 300 real. Se mentre ti trovi in rianimazione passa un infermiere e ti chiede se vuoi fare della ginnastica e tu rifiuti, ti vengono comunque addebitati in fattura R$400 per il fisioterapista. E' ovvio che una fattura complessiva di 3 pagine con un'infinità di varie e disparate voci non viene accettata per il pagamento dalle compagnie italiane.
    E guarda che non ti dimettono se non paghi tutto prima di uscire.
    In un'altra occasione, sempre lo stesso sfortunato amico, si è sottoposto ad un intervento programmato alla lingua sempre al San Raffaele. Concordando delle fatture separate per l'equipe medica che ha operato e con la clinica per la degenza è riuscito ad ottenere un rimborso dalla compagnia italiana.
    Il problema insomma è presente unicamente in caso di emergenza sanitaria dove tu, sdraiato su una barella, non hai tempo e modo di concordare il da farsi e sei alla mercè di un'autentica macchina stritolasoldi imprevedibile.
    Saluti
    Marcofalco

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