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Wall Street Italia : la farsa degli Stress Test

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L’ articolo che segue , estratto dal Wall Street Italia , muove una critica ragionata e motivata agli Stress Test eseguiti in questi giorni: buona lettura . Ringrazio Marco per la segnalazione .
WALL STREET ITALIA e’ costretta suo malgrado a fare la parte del “bad guy”, cioe’ il cattivo della situazione: siamo quelli, nel mondo dell’informazione economica, a non capacitarci di come i media continuino a manipolare la verita’, senza limiti alla decenza. 

Il tema e’ lo stress test bancari, visti con un occhio internazionale e non local. Ovunque oggi vedrete dichiarazioni entusiastiche sulle 5 banche italiane promosse, titoloni compiaciuti sulle parole del non-ancora governatore e attualmente direttore generale di Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, il quale dopo lo stress test dice “confermata la loro solidità”, riguardo a Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi e Banco Popolare. 

Perche’ noi di WSI, invece, parliamo di farsa? Non e’ un titolo un po’ forzato, scandalistico, demagogico e populista, basato magari su impressioni e non su dati di fatto? No, esattamente il contrario. Ecco perche’. Il punto chiave degli stress test decisi dagli organi di regolamentazione dell’Unione Europea sulla solidita’ delle 91 banche prese in esame in zona euro, e’ questo: lo scenario di possibili shock sistemici prevede una perdita forzata nel bilancio degli istituti pari al 25% calcolata sui bond del governo della Grecia in portafoglio. Ma diciamo la verita’: e’ uno scenario troppo soft. Il fatto e’ che il mercato finanziario – come al solito – viaggia in grande anticipo rispetto alle trame di potere elaborate da governi, politici e lobby bancarie (gli speculatori lavorano per noi cittadini mentre la gente, non sapendo, li demonizza); infatti i mercati hanno gia’ affossato da un bel po’ di tempo il prezzo del bond greco a 10 anni al punto che oggi quel titolo quota 52 centesimi di euro, e non 75 centesimi come prevede il peggior scenario possibile delineato dallo stress test. 

Altro esempio di palese manipolazione ai danni di cittadini e investitori europei, ai soli fini di fornire al pubblico un quadro edulcorato e “non allarmante” rispetto a quello invece a volte drammatico e sempre turbolento in cui vive il capitalismo in Europa: le autorita’ monetarie Ue NON hanno incluso negli stress test la possibilita’ che uno dei paesi membri dell’area euro faccia default. Un’analisi dei CDS (credit default swaps) indica invece una probabilita’ dell’87% che tale ipotesi si verifichi, come e’ intuibile, per la Grecia. E non solo lo dicono i i prezzi dei CDS (di cui i soliti puristi e finto-moralisti chiedono l’abolizione); il bond a 10 anni della Grecia quota gia’ un tasso da default, con il rendimento oltre il 30%, peggio del peggior junk (monnezza) in circolazione.

Dal nostro punto di vista, conoscendo il sentiment e i meccanismi dei grandi mercati finanziari internazionali, possiamo dire che nelle capitali del denaro che si rispettano (New York, Londra, Honk Kong, Singapore) la possibilita’ che Atene in un prossimo futuro non sia effettivamente in grado ripagare i suoi debiti (e nemmeno i tassi sui medesimi) e’ una assoluta certezza

Bene, comunque, che le banche italiane insieme ad altri 88 istituti di credito europei abbiano passato gli stress test,. Peccato siano farlocchi! Soprattutto perche’ non v’e’ contenuto alcun dato veritiero sull’esposizione effettiva degli istituti di credito Ue ai titoli di stato dei paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) in difficolta’. Vi diamo un’altra riprova che inficia la validita’ dei test: sempre in caso di shock sistemico simulato, essi prevedono una perdita forzata del 22.3% sui bond a 10 anni del Portogallo. Ma anche in questo caso il mercato e’ molto piu’ avanti e trasparente nelle sue valutazioni. Infatti, i titoli di stato di Lisbona gli investitori li scambiano gia’ ad na quotazione piu’ che dimezzata rispetto a quella teorica “peggiore”, e cioe’ 54 centesimi per euro. Chiaro il meccanismo?

Le banche piu’ indebitate hanno dunque quasi tutte superato l’esamuccio tanto sbandierato, e il motivo e’ evidente: gli organi bancari Ue non hanno considerato condizioni veramente “stressate” ma solo scenari “abbastanza normali”, e certo non quelli di estrema turbolenza come e’ invece altamente probabile che possa capitare in un prossimo futuro, date le premesse .

Fonte Wall Street Italia

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