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Munnezza

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C’è stato un tempo in cui i cittadini , soprattutto i giovani , avevano i coglioni . Se passerà questa ulteriore riforma delle pensioni che cancella il sacrificio di tanti lavoratori che hanno riscattato i loro anni di laurea e servito la Patria svolgendo il servizio militare obbligatorio ( e molti , compreso il sottoscritto hanno dovuto rinunciare ad un anno di retribuzione perchè già lavoravano ) allora potrete gridare in coro :

Un anno di vita militare “buttato al vento”. Abbiamo servito la patria e “adesso ci ripagano così”. Per il nostro governo “lo studio e l’università sono solo tempo sprecato”. E’ un gioco di specchi. Non appena si diffonde la notizia che gli anni dell’università e del servizio militare non potranno più essere conteggiati 1per calcolare l’età pensionabile, in rete scatta l’indignazione dei cittadini. In migliaia criticano con durezza l’ultima scelta dell’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. “Mi state rubando quattro anni di riscatto di studi universitari e un anno di servizio militare mentre i vostri privilegi restano gli stessi”. 

“La giustizia di Arcore e di via Bellerio è dunque la seguente – commenta il segretario del Pd, Pierluigi Bersani – non si può rompere il patto con gli evasori fiscali e gli esportatori illeciti di capitali, ma lo si può rompere con chi è stato tanto fesso da servire il Paese facendo il militare o da studiare e poi riscattare di tasca propria la laurea. Dopo il patto di Arcore, i conti della manovra del governo tornano ancora di meno e le ingiustizie pesano ancora di più”. 

La rabbia è diffusa. Per un governo “che protegge sempre e comunque gli interessi dei più ricchi”. Che scarica il “costo della manovra finanziaria sui più deboli, su chi ha fatto enormi sacrifici per studiare e assolvere ai doveri nei confronti del Paese”. Facebook e i social network diventano veicolo di una protesta che mette insieme migliaia di cittadini. Nel mirino, finiscono tutti i privilegi non scalfiti dalle misure della manovra di Ferragosto. L’amarezza emerge da numerosi commenti. Tra gli altri: “Vivevo in Inghilterra, dovetti abbandonare tutto per fare il militare e adesso non me lo conteranno nemmeno”. E ancora: “Che fine faranno quei diciotto milioni spesi per riscattare la mia laurea?”.

Sotto accusa la scarsa lungimiranza del governo, che “compie scelte incredibili solo perché ha negato per tre anni l’esistenza della crisi”. C’è chi scrive: “Attaccarsi al riscatto della laurea e del servizio militare, non mi sembrano proprio grandi pensieri… Ma perché non intervenire sui grandi patrimoni?”. Non manca chi scatena la polemica politica, puntando il dito contro gli elettori del centrodestra: “Chi devo ringraziare per aver dato il voto a chi oggi vuole togliermi l’anno di servizio militare – oltretutto obbligatorio – ai fini pensionistici?”. 

E la classe politica diventa destinataria della maggior parte delle critiche. “Perché io devo aspettare sempre di più per andare in pensione e a un parlamentare bastano cinque anni, e anche meno, per poter percepire un vitalizio d’oro?”. E poi: “Come al solito loro non pagano: non hanno nemmeno la forza di fare quello che avevano promesso: le province non saranno più abolite”. C’è chi entra nel merito della questione, portando alla luce iniquità e ingiustizie: “Faccio presente che il servizio militare fino agli anni 80, durava 18 mesi. Io andrò in pensione un anno e mezzo più tardi dei miei colleghi che non hanno fatto il militare”. 

C’è chi approfitta per sottolineare l’importanza dello sciopero generale dichiarato dalla Cgil per il 6 settembre. “Tra una settimana tutti in piazza, per difendere tutto quello che ci stanno rubando, giorno dopo giorno”. E un duro attacco arriva da Cgil-Medici, che denuncia come l’esclusione degli anni di università dal conteggio dell’anzianità per la pensione “determinerà proprio nei confronti dei medici il maggior taglio che oscilla tra i dieci e i dodici anni, considerando che ai sei anni per la laurea vanno aggiunti dai quattro ai sei anni per la specializzazione”. E si annunciano pesanti ripercussioni anche sugli insegnanti: la riforma, infatti, costringerà 350 mila docenti di scuola media e superiore ad andare in pensione a 65 anni, anziché prima.

E il caso diventa politico. Con numerosi elettori del centrodestra che non condividono le scelte del governo. In prima fila i leghisti. Che affidano i loro commenti alla pagina Facebook di Radio Padania. “E’ un giorno triste per la Lega Nord, è una vergogna: abbiamo barattato i contributi universitari e militari di tanti poveri giovani per
togliere una piccola, ridicola e miserevole tassetta agli amici di Berlusconi”. E tanti i messaggi per criticare la mancanza di coerenza del Carroccio: “E le pensioni che non dovevano essere toccate altrimenti saltava il governo?”. Stesso canovaccio sulla pagina del Governo Berlusconi: “Ho sempre votato per Silvio, ma non lo voteró mai più. E il 6 si sciopera”.

3 Commenti

  1. "Ma è possibile che dopo cio che è successo nell'area mediterranea solo noi italiani stiamo inermi a fronte di così tanto disprezzo della ns esistenza e del futuro dei ns. figli. Quanto si è disposti ancora a sopportare.

    Io ero presente nel 68 allora era meno peggio di oggi e rimpiango quella voglia di ribellione che serpeggiava in tutti i ragazzi di allora e nella classe operaia. Classe operaia che oggi è quella classe di impiegati che si crede superiore a coloro che andavano e vanno ancora in fabbrica o agli estracomunitari che vengono sfruttati.

    Ma ricordatevi gli estracomunitari sanno di esserlo noi pensiamo di non esserlo e questo il ns. grande errore e la ns schiavitù che non vogliamo vedere. Ricordatevi di De Andrè: anche se vi credete assolti siete per sempre coinvolti. Usciamo in strada"

    Mi associo al commento di questo lettore di Repubblica

  2. Ciao Anto … anche io mi associo ed è solo questo il motivo per il quale me ne vò 🙂 stanco ormai di un paese di pecore a partire dai miei colleghi che parlano male dei titolari poi una volta davanti loro si fanno belli ..leccano il culo sperando in un miglior trattamento …siamo diventati un paese di leccaculo…. insicuri… invidiosi…pronti a tutto per avere un tozzo di pane in più del vicino … come dico sempre …la lotta dei poveri. Ci lamentiamo di un governo che altro non è che la copia di quello che siamo diventati .. se il governo avesse uno specchio ci potremmo riflettere ..purtroppo…
    Andrè
    ps. Andrè come il grande De Andrè da te menzionato… ciao Anto

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