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La caravella portoghese

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Ieri mattina stavo passeggiando lungo la spiaggia della Redinha , zona Nord di Natal quando mi sono imbattuto in questo strano animale spiaggiato .

Sembrava una specie di medusa ma dalla struttura decisamente singolare infatti al posto del classico ombrello possedeva un sacco gelatinoso di forma ovale tipo la testa di ” alien ” , quello del film .
 Ho fatto diverse foto ed un breve filmato che mostra più in dettaglio che uno dei tentacoli era straordinariamente lungo , sicuramente oltre il metro .

Tornato a casa ho effettuato una rapida ricerca tramite  internet ed ho scoperto di essermi imbattuto nella temibile ” caravella portoghese ” . Per rendersi conto della pericolosità dell'” alien ” in questione riporto quanto estratto da un sito di biologia marina .

La caravella portoghese , nome scientifico  Physalia physalis,  è un aggregato di 4 organismi, reciprocamente dipendenti per la sopravvivenza. Compie tutto il suo ciclo vitale nelle acque dell’Oceano Atlantico.


È costituita da un sacco dotato di galleggiabilità, lungo circa 15 cm., costituita da un organismo pneumatoforo. Ad essa si attaccano i tentacoli lunghi fino a 30 metri e fortemente urticanti ,individui dattilozoidi, incaricati di ricercare e catturare il nutrimento e dirigerlo verso gli individui gastrozoidi. Della riproduzione si occupano invece gli individui gonozoidi


La parte emersa è di colore azzurro violacea, a volte tendente al fucsia. Ha proprietà aerodinamiche che apparentemente sono modificabili tramite contrazioni muscolari della cresta. Galleggia sospinta dal vento ad un’angolazione dipendente dalla curvatura della parte emersa e dalla resistenza della parte sommersa.
Ha piu di 10 tipi di veleni diversi sui suoi “tentacoli”. Ogni veleno ha un suo colore, e non si conoscono ancora antidoti efficaci.

Physalia gonfiandosi, è sospinta dal vento e può procedere alla velocità di 4 nodi, 120 metri al minuto, 10 Km al giorno. E solitamente non procede nella stessa direzione del vento, anzi può navigare di bolina come le barche a vela e spingersi controvento. Finchè non si appiglia a qualche algha che inevitabilmente ne rallenterà la velocità. Ma accade di rado, Physalia infatti ha adottato un accorgimento evolutivo per far fronte alla forza di Coriolis (la forza che devia qualsiasi corpo in movimento verso destra nell’emisfero nord, e verso sinistra nell’emisfero sud) .


 La Physalia che naviga nell’emisfero nord gonfia l’ammasso gelatinoso maggiormente a destra (e può modulare ossia “decidere” quanto gonfiarsi) e in tal modo compensa in parte le forze che tendono a spingere qualsiasi corpo galleggiante verso destra, anzi permette all’intera colonia di cambiar direzione. In tal modo la probabilità di incrociare grandi ammassi algali è inferiore. Un grandissimo esempio della teoria dell’evoluzione che premia “il più adatto”! Ovviamente nell’emisfero sud la caravella gonfia maggiormente la sua porzione sinistra. Il gas che utilizza è secreto da cellule differenziate ed è costituito da azoto, ossigeno e argon, e può essere espulso attraverso un orifizio con sfintere dall’estremità della pneumatofora.

Il Veleno della Physalia
Il veleno è costituito da un mix di 9-10 peptidi termolabili, gia inattivi a 55°C, caratterizzati da una debole attività necrotizzante e antigenica, ma da potenti attività cardiorossiche e neuromiotossiche (il veleno ha attività emolitica e altera le membrane cellulari causando flussi anomali dello ione calcio), che possono essere mortali.La tossina isolata è stata chiamata ipnotossina (ofisalitossina) per le sue proprietà ipnotiche, e determina quella che viene chiamata “sindrome fisalica”.

In seguito ad una puntura il dolore è lancinante e può causare una sincope riflessa (perdita grave di coscienza). Sulla zona colpita si forma quasi subito un eritema che poi si ricopre di bolle, mentre su tutto il corpo si formano successivamente pomfi prurigginosi. Segue ansia, angoscia, vomito, lipotimia (presincope o svenimento) e sensazione di morte imminente .

 Nei casi lievi le lesioni si risolvono con esiti cicariziali che possono perdurare mesi (se sono interessati gli occhi subentrano congiuntiviti e danni gravi), mentre ansia, vomito (a volte coliche) si risolvono in due – tre giorni. Nei casi gravi le lesioni possono trasformarsi in piaghe profonde e purulente. Mentre nel sangue (famoso il caso di un sommozzatore di Miami colpito al volto, durante una ascensione notturna da 9 metri di profondità e senza torcia) permangono per anni anticorpi IgG anti-physalia.

 Questo fatto ha permesso di stabilire alcune regole: mai risalire di notte senza torcia e con mani e volto non protetti in zone pericolose: mai divincolarsi, l’effetto presunto di liberarsi dai tentacoli è nefasto e controproducente. Tra le misure immediate, i vari trial clinic suggeriscono di immergere in acqua a 45°C la parte colpita per 20 minuti. Utile anche l’utilizzo di formalina al 10% per inattivare le cnidocisti.

COSA NON SI DEVE FARE
Da evitare, in seguito ad una puntura, le seguenti operazioni:

bendaggio, va evitato perchè incrementa la quantità di veleno che viene iniettata.
il lavaggio con soluzioni alcoliche, con dopobarba e con altre lozioni tipo la lozione di suntan
il lavaggio con Vineger (soluzione 3 – 10 % di acido acetico acquoso) messa in vendita per alleviare il dolore da punture da meduse del genere Chironex, poiché per le punture da meduse del genere Physalia e Sthomolopus provoca l’effetto opposto.
i pescatori suggeriscono ancora di urinare sulla parte colpita, poiché l’urina conterrebbe ammoniaca. In realtà, a volte il “rimedio” funziona perchè la stessa urina risulta calda (circa 37 °C) e non perchè contiene ammoniaca (escluse patologie gravi del fegato, normalmente l’urina non contiene ammoniaca).

Troppo spesso si consiglia di utlizzare aceto, questo vale per alcune specie ma non per P. physalis e per P. noctiluca.




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