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Colpo di genio del nuovo governo Monti

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Risolta l’annosa questione del crocifisso nei luoghi pubblici . Da ora in avanti non sarà più un simbolo religioso e pertanto fonte di controversia  ma il simbolo del futuro che accomuna tutti noi : un vecchio di circa 70 anni in croce .


Spiegatemi infatti come sia possibile , in un mercato del lavoro precario ed asfittico maturare durante la propria vita utile 40  o peggio ancora 42 anni di lavoro . Il vero problema non è la previdenza ma il lavoro che è finito ! 


Per lasciare il lavoro saranno necessari 42 anni di contributi per gli uomini e 41 per le donne. La convergenza tra sessi per l’età di vecchiaia a 65 anni sarà raggiunta nel 2018. A fronte della contrarietà dei sindacati, il premier ha spiegato che la concertazione è essenziale sulle misure per il mercato del lavoro che verranno prese prossimamente, ma meno per quelle in materia previdenziale.


Rivalutazione piena pensioni solo fino a 486 euro. Possibile il pareggio di bilancio già nel 2012. Dure critiche dai sindacati: “Misure colpiscono solo lavoratori e pensionati”

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17 Commenti

  1. Facciamo due conti: se uno inizia a lavorare dopo l'università (o altro corso o stage) che viene fatta fino all'età di 24 anni e se tutto va bene, abbiamo 24 più 42 = 64 anni. Se per una ragione o l'altra non abbiamo lavoro per 3 o 4 anni nell'arco della vita, allora l'età della pensione va verso i 68 anni. Ora mi domando: quale azienda tiene un operaio o tecnico che sia che abbia più di 60 anni? Certo, il mio padre ne ha 82 e lavora ancora, ma in proprio e ai suoi ritmi. Anch'io spero di lavorare fino alla fine, ma in condizioni che mi permettono di farlo sia fisica che psicologicamente. Non tutti lo potranno fare.
    La soluzione? Alla fine della vita, usare i risparmi per pagare i contributi, forse 5 o 10 anni all'INPS per avere il diritto alla pensione. Il ragionamento è da banchiere: svuotiamo le loro tasche fino alla morte. La situazione è ancora peggiore per le donne che spesso pensano alla famiglia (se esiste ancora) per diversi anni al posto del lavoro stipendiato.

  2. l'aspettativa di vita cresce costantemente e i lavori diventano sempre meno pesanti.. anzi la maggior parte dei lavori oggi sono lavori "intellettuali" o comunque del settore terziario: è chiaro che bisogna lavorare di più!!

    seguendo l'esempio sopra una persona inizia a lavorare a 24 anni, e va in pensione dopo 42 (=64).. l'aspettativa di vita oggi va oltre gli 80 anni, in italia arriva a 82 anni:

    24 + 18 = 42 anni in cui uno non lavora
    42 anni in cui uno lavora

    non mi pare sia una cosa così anormale! una persona lavora per il 50% della propria vita, che male c'è? non trovo ci sia tanto da discutere, c'è solo da rimboccarsi le macchine e smetterla di piagnucolare!

    altrimenti chi paga la pensione di chi vuole andare in pensione a 58 anni, noi giovani? io proprio non ci sto! sarò ben contento di lavorare fino a 70 anni!

  3. Riporto un appello dell'amico Massiminiano . Invito i lettori che vivono prossimi a SANTA CATARINA a fornire qualche suggerimento .

    Salve, mi chiamo Massimiliano vivo in Sardegna precisamente a Sassari. Le scrivo questa e-mail con la disperazione e lo sconforto che ormai mi accompagna da un paio di anni.
    Faccio di mestiere il fiorista ma le mie esperienze nel mondo del lavoro sono molteplici:dall'abbigliamento al pizzaiolo al produttore di fiori recisi.
    Il mio desiderio è mollare tutto e trasferirmi in Brasile precisamente nel sud a S. CATERINA. La mia voglia di cambiare completamente tutta la mia vita ricominciando da zero è fortissima e pensata da molto tempo.
    Con questa voglia accompagnata da tanto coraggio partirò per un viaggio di pelustrazione a Gennaio e vorrei chiederle se poteva darmi una mano con qualche contatto di qualsiasi ramo lavorativo la giù . Geazie in ogni caso e spero in una sua risposta.

  4. Ma ben pochi lavoreranno fino ad oltre 65 anni! Credo che ci si preoccupi per nulla!
    Dopo questa manovra si mettranno ad un tavolo e finalmente modificheranno l' art. 18 e cosi'saremo licenziati prima di arrivare alla veneranda eta'!

  5. Ciao Antonio, Daghy.
    A me interessava contattare Claudio Fernando e sua moglie. Le sue lettere risalgono il 15 settembre 2010 19:59 e 21 settembre 2010 18:35.
    Vorrei scambiare idee con lui riguardo il tipo di lavoro (lavoro a turni) qui in Italia. Argomento che interessa a me e mio marito. Avresti possibilità di metterci in contatto?
    Grazie infinite.
    Daghy

  6. X un ventenne

    a parte che non è affatto vero che le attività siano sempre più intellettuali , sarà forse vero per chi non ha ancora girato il mondo e visto come si producono i beni che consumiamo quotidianamemte . il fatto è che quello che si sta evidenziando è che nessuna Azienda ti assume dopo i 50 anni ( e forse anche prima ) e pertanto prima o poi ti ritrovi senza lavoro e condannato ad emigrare o elemosinare fino all'età della pensione . Mi rendo conto che questo ad un ventenne può apparire lontano o poco importante . Pertanto più che un problema di previdenza è un problema di mancanza di lavoro . Se ci fosse lavoro per tutti non staremmo qui a scannarci. I politici stanno puntando il dito su un falso problema perchè hanno fallito la loro missione di governo e devono giustificarsi .Non fatevi ingannare .

  7. inizio con l'ultima frase che hai detto tu: non fatevi ingannare!

    tu stesso hai detto "più che un problema di previdenza è un problema di mancanza di lavoro" e questo è un altro discorso.. per quanto riguarda le pensioni penso non ci sia nulla da eccepire: i soldi sono meno, si vive di più ed è dunque lampante che si debba lavorare di più!

    pochi piagnucolii e rimboccarsi le maniche.

  8. X un ventenne,
    a me sembra che parti da assiomi errati (qui sta l'inganno di cui parla Antonio).
    1) i soldi sono meno perchè si sperperano per altri scopi, tipo quelli militari o le ruberie delle varie caste. Quindi secondo te è giusto eliminare pensioni, scuola e sanità (e molto altro) pur di continuare a mandare, ad esempio, migliaia di soldati in giro per il mondo a combattere le guerre egemoniche degli altri?
    2) si vive di più solo ai fini statistici perchè la scienza e la medicina hanno fatto progressi. Mia madre è arrivata a 80 anni solo perchè la chirurgia moderna gli ha concesso di sopravvivere a 7 interventi chirurgici salvavita. Le tecniche moderne riescono spesso a salvare persone colpite da infarto. Anni fa per certe cose si moriva e basta. Non per questo si è ancora e più abili al lavoro a 67/70 anni rispetto a prima.
    I settantenni sui posti di lavoro saranno per lo più "pesi" per le aziende e posti di lavoro in meno per i giovani;
    3) il mondo non ha solo bisogno di lavoratori "intellettuali". Esistono (e sempre esisteranno) anche i manovali, le commesse e gli spazzini. Prova ad immaginarti a 70 anni in mezzo alla strada a spazzare se ci riesci!

    Io ho scelto il lavoro dipendente alla tua età (20 anni) perchè mi avevano detto che sarei potuto andare in pensione a 55 anni di età (35 anni di contributi) volendo. Ora, nel mezzo del cammin di mia vita, mi vengono a dire che dovrò lavorare almeno fino a 65 (più verosimilmente 70), ossia minimo 45 anni obbligatoriamente!
    Forse se me lo avessero detto prima avrei fatto scelte iniziali diverse, non credi?
    E tutto questo per continuare a foraggiare le abbuffate dei potenti papponi che ancora una volta non sono state minimamente intaccate?
    Ma per favore! Comincia a lavorare sodo anche tu e tra 20 anni me lo saprai ridire.

    NON esiste nessun reale problema pensioni in Italia, questo è quello che hanno voluto farci credere con la propaganda demagogica per continuare ad assicurarsi le loro ruberie e clientele su altri fronti, finanziari e non.
    Ti stanno scippando il futuro. Ti aspetta una (per tua fortuna ancora lontana) vecchiaia fatta di malattia e miseria. Riflettici meglio. Questa è l'ennesima manovra depressiva e demagogica del 2011. Continuando così, anche eliminando tutte le pensioni, l'Italia non ha futuro.
    abraço
    Marco

  9. Caro ventenne,fortunatamente tu ancora non hai la rabbia che molta gente prova.Lavori tanti anni e la tua situazione non fa altro che peggiorare,il tuo stipendio non ti permette più di arrivare a fine mese,ma tu dici sono fortunato ho un lavoro,poi un giorno la tua ditta decide che non ha più bisogno di te e semplicemente ti licenzia,ti danno una elemosina per un anno dopo che tu hai versato 20 anni di contributi,poi con un colpo di fortuna riesci a trovare un lavoro ma chiaro solo 3 mesi, forse ancora 3 e poi ancora 3 ma poi basta,non ci sono piu le ditte che assumono persone a contratto indeterminasto.Arrivi alla pensione??ahahahahahah e li arriva veramente il colpo di grazia…Tutto questo per spiegarti che da parte mia almeno,non è questione di calcoli matematici ,campi 82 anni ne lavori la metà…quello che da rabbia sono le ingiustizie sociali,il disinteresse che si ha nei confronti dei lavoratori onesti,si sa che gli unici in Italia che pagano le tasse sono i dipendenti e quindi continuano a fregare le stesse persone,credimi ci sono un milione di modi di trovare i soldi per uscire da questa crisi,ma colpire i deboli è ben piu facile che colpire i poteri.

  10. Sostengo con tutte le mie forze quanto ha detto Marco e babazazz…
    Non hanno nemmeno valutato le tipologie di lavoro considerati insalubri (lavori a turni principalmente negli ospedali dove quotidianamente sei a contatto con la sofferenza, la malattia, la morte, a rischio di denunce perchè con la crisi in cui si vive negli ultimi anni, i pazienti e parenti non fanno altro che cercare ogni minima scusa per inoltrare denunce contro operatori ecc). Con questa tipologia di lavoro quando arrivi a 20 anni sei nel bel mezzo di una crisi depressiva…Perciò con tutte le mie forze voglio andarmene da questo lavoro, se voglio campare per altri anni in salute (ne ho 51).
    Scusate lo sfogo.
    Daghy

  11. beato è colui che può cominciare a lavorare a 24 anni: pensa che quelli della ns. generazione che han cominciato a 10 anni ed ora alla soglia della pensione gli dicono che per l'ennesima crisi dovrà aspettare i 62 anni o forse i 65 oppura i 67 ma dimmi! se muori prima è meglio! nel ramo genealogico della mia famiglia il più vecchio non è riuscito a compiere i 65 anni: non ho più parole ma una cosa la voglio dire a quelli che dicono che l'aspettativa di vita si allunga; l'unica cosa che si allunga nella vita c'è l'ho avevo sotto la cintola, fino a qualche tempo fà. ps. non fatevi prendere per i fondelli, ve lo dice uno che si è stufato di aver creduto di andare in pensione a 59 anni

  12. La convergenza a 66 anni è a partire dal 2018. Quindi, in Italia, a partire dal 2018 NESSUNO andrà più in pensione se non ha compiuto almeno i 66 anni di età + ulteriori aggravi previsti dalla rivedibilità triennale automatica dell'età pensionabile in base all'aspettativa di vita.
    In pratica, possiamo dire tutti addio alla sudata pensione. I soldi dello Stato servono per garantire le passività delle banche private non per le pensioni.
    Marco

  13. Siamo sommersi da dati truccati utilizzati per giustificare un «prelievo» ai danni dei lavoratori dipendenti.
    Qualche conto sulla spesa pensionistica ci rivela che, a parità di regole statistiche, la spesa italiana è del tutto in linea con la media europea, anzi, è in attivo! Anche l'età pensionabile effettiva è da noi quasi «tedesca» Difficile far fronte alla marea montante degli opinionisti che ripetono tutti la stessa frase: «bisogna intervenire sulle pensioni, spendiamo troppo e usciamo dal lavoro troppo presto».
    L'Inps si alimenta coi soldi cui rinunciamo per avere un assegno quando smetteremo di lavorare. Detta altrimenti: i soldi dell'Inps sono i nostri e nessuno dovrebbe poterci mettere le mani sopra.
    Ma è vero che «i conti della spesa previdenziale sono insostenibili»? Se si fanno i conti all'italiana sembra di sì. Infatti qui si calcola la spesa al lordo senza conteggiare le ritenute fiscali sull'assegno pensionistico. Negli altri paesi europei questi calcoli li fanno sul netto; quindi sembra che Francia, Germania, ecc, spendano meno. Infatti, secondo i dati 2009, il saldo tra entrate contributive e prestazioni pensionistiche nette risulta dare un avanzo di 27,6 miliardi di euro. I lavoratori versano più di quel che lo Stato da ai vecchietti. Se si calcola il lordo come «spesa pensionistica in rapporto al Pil», invece, c'è un passivo del 2,5%. È questo (guarda un pò) il calcolo preferito dai fustigatori di pensionati.
    Cos'altro impedisce di avere conti dell'Inps almeno in pareggio? Beh, ad esempio l'Inps deve erogare il Tfr del pubblico impiego e anche coprire quello dei lavoratori delle aziende private che falliscono senza pagare. Ma il Tfr è un «prestito forzoso» dei lavoratori verso l'azienda, soldi nostri anche questi che normalmente non andrebbero conteggiati dall'Inps. Comunque sia si gonfiano impropriamente le perdite di conti altrimenti in utile. Ma ci sono anche altre voci a squilibrare i conti come i prepensionamenti. Aziende in crisi si liberano di lavoratori maturi e li accollano allo Stato. Ma si parla sempre di aumento dell'età pensionabile. Non vi sembra una contraddizione palese oltre che un costo improprio per l'Inps? Per non parlare di tutta l'assistenza (handicap, non autosufficienti, ecc).

  14. È vero che «andiamo in pensione troppo presto»? Se guardiamo l'attuale età di pensionamento teorica (60 anni per le donne, 65 per gli uomini; 61 e 66 con le «finestre mobili» inventate da Tremonti) no. In Germania hanno i 65 anni, in Francia i 62. Ci viene detto a questo punto: «sì, ma solo qui c'è la possibilità di andare in pensione con 40 anni di anzianità, quindi prima dei 65».
    FALSO. Per gli uomini in Italia l'età media di pensionamento è di 61,1 anni. In Francia è 59,1 anni e nella competitiva Germania 61,8. Siamo lì, nevvero? E se età pensionabile teorica ed età effettiva non corrispondono evidentemente ci deve essere qualche forma di «anzianità» anche lì. La toglieranno? Vedremo, forse. Ma al momento la situazione è questa quindi perché diffondere dati falsi? Per convincerci che «spendiamo troppo in pensioni»? Qui dobbiamo dividere il ragionamento in due parti. Sul piano economico la produttività di un lavoratore anziano (tranne che nei ruoli decisionali o «professionalmente elevati») è più bassa di quella di un giovane e i giovani sono molto disoccupati. Gli anziani muoiono sul lavoro più spesso (il 20% sono ultra-65enni) e le aziende non li vogliono tenere e li pre-pensionano. Logica economica vorrebbe che venisse quanto meno mantenuta, non aumentata, l'età pensionabile. Perché facendo il contrario si abbassa la produttività, si deprimono i consumi e si estende una dinamica di crisi.
    In secondo luogo c'è la questione principale.
    I conti dell'Inps sono in attivo (eliminate le «anomalie statistiche» e le uscite improprie), lo Stato non spende nulla di più di quanto non incassi con i contributi previdenziali e ha già programmato di dare sempre meno alle future generazioni. Una nuova riforma delle pensioni aumenterebbe ulteriormente l'attivo. Per farne cosa? Non è nemmeno interessante. L'unica cosa certa, dal punto di vista «proprietario» è che così facendo si metterenno le mani su soldi nostri. Di lavoratori. Insomma di poveri. Una «patrimoniale» all'incontrario.
    Francesco Piccioni

  15. L'aspettativa di vita non e' un dato certo e'una dato che ha delle sue precise e chiare delimitazioni e sono la qualità della vita vedi servizi sanitari ricerca ec..la qualità del lavoro sicurezza compatibilità caratteriale ecc..la qualità dell'ambiente.
    Pertanto se una determinata classe di nascita vive cento anni non e dimostrabile che anche la seguente lo faccia senza contare l'aspetto genetico ma se comeer esempio e'accaduto possono arrivare nuove e sconosciute malattie vedi AIDS che hanno e mietono vittime soprattutto giovani ci vorrebbe una risposta veloce e pronta che non c'è da parte sanitaria così come non e provata la sostenibilità di lavoro per anziani di 60/65 anni che compiono
    Avori non usuranti ma comunque impegnativi da un punto di vista fisico poi viene l'ambiente e lo stile di vita e logico presupporre che chi vive in paesi a mare o a monte abbia uno stile di vita buono a differenza di chi vive in certe citta
    Pertanto alla luce dei recenti studi può dire che per ogni anno di vita in aumento sia ragionevole lavorare almeno 4mesi in piu ovvero un terzo della speranza di vita questo non lo dico io ma chi ha stidiato il fenomeno
    Pertanto la riforma introdotta era necessaria ma non ha tenuto conto del fenomeno vero ma solo di quello di dover far cassa per assicurare alle generazioni future la pensione
    In quanto quella versata dai lavoratori che oggi sarebbero dovuti andare in pensione se la sono già mangiata altri loro compresi per i quali questi limiti non sono applicabili infatti alloro servono solo 5 anni di governo e a volterra meno.

  16. Caro anomino, la riforma introdotta a dicembre, dopo tutte le altre "porcate pensionistiche" da Dini in poi, è un ulteriore vero e proprio atto di sciacallaggio perpetrato da quel vero e proprio delinquente, in quanto sicario al soldo della finanza e delle mafie, di nome Mario Monti. Non c'è mai stata alcuna necessità di alzare ulteriormente l'età pensionabile e se si doveva fare cassa non era con le pensioni. Prima ci sono ben altre spese statali da tagliare in Italia, a cominciare con l'abolizione di un inutile e costoso esercito ad esempio.
    Il fatto poi di aver abolito de quo le pensioni di anzianità, ossia la soglia dei 40 anni di contributi per poter andare in pensione, è una lapalissiana ingiustizia sul piano legale, sociale, generazionale, logico, umano e di qualsiasi principio di minima giustizia. Non si capisce infatti perchè chi inizia a lavorare a 18 anni, magari in miniera, debba andare in pensione a 70 anni come chi comincia a lavorare a 35 anni di età, magari come manager perchè raccomandato e/o magari perchè figlio di papà e pure di mamma.
    Tra l'altro l'equiparazione dell'età pensionabile obbligatoriamente uguale per tutti, a prescindere dai contributi versati, è anche palesemente un atto illiberale e illiberista.
    Il tutto è stato fatto da un ricco farabutto mai votato da nessuno, nominato da un presidente della res-pubblica reazionario, senza interpellare i rappresentanti dei lavoratori interessati.
    Ma in Italia nessuno reclama, nessuno critica, tantomeno la stampa, e chi prova a farlo viene manganellato.
    E c'è ancora chi si illude di vivere in una democrazia!
    Altro che paese di Pulcinella! E poi ci meravigliamo se ci prendono per i fondelli in giro per il mondo a ogni piè sospinto. Un paese che è costretto a rifiutare le Olimpiadi perchè incapace di gestirle come un'opportunità per creare infrastrutture. A nessuno interessa più creare nulla in Italia.
    Marco

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