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Omaggio ad un grande della mia generazione : Steve Jobs

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La biografia scritta da Walter Isaacson ha il sapore di una romantica retrospettiva moderna. Romantica perché gli ingredienti ci sono tutti: un ragazzo abbandonato dai genitori naturali, dei sogni molto grandi e tutto il mondo a disposizione per realizzarli. Moderna perché c’è di mezzo finanza, marketing, droga, microcircuiti e tutto quanto il mondo moderno ha saputo produrre di buono e di cattivo.
Fortemente voluta dallo stesso Jobs in previsione della sua prematura scomparsa, questa biografia è un racconto, il racconto di una vita. Già recente autore delle biografie di Einstein e Franklin, Isaacson aveva chiesto a Jobs, scherzando, se non si sentisse il naturale successore di questi personaggi.
A questa domanda non si conosce risposta, ma non importa. E a dire la verità non importa neanche che Jobs fosse il fondatore della Apple, l’uomo che ha rivoluzionato le telecomunicazioni, i computer. Quando nel mondo, in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi epoca umana nasce qualcuno come lui, allora non importa il campo in cui fiorirà la sua eccellenza, o cosa il suo genio renderà migliore dopo aver toccato. Si tratta di ispirazione, è l’ispirazione che rende speciale il gesto. Come la decisione giovanile di lasciare l’università o il suo modo di andare al lavoro: con i sandali ai piedi, pieno di convinzioni new age e di filosofie orientali, che influenzarono così fortemente la sua vita da portarlo a viaggiare in India alla ricerca di guru e santoni. E poi ci sono i difficili rapporti umani, il suo bisogno di controllo, lo scontro contro un altro colosso dell’innovazione, Bill Gates, splendidamente narrato in un frizzante capitolo della biografia dedicato all’inevitabile incompatibilità di due giganti che si contendono una terra troppo piccola. E i lati oscuri di cui tanto si parla, i demoni, quelli non hanno importanza, perdono naturalmente valore. Troverebbero dimensione e sostanza se quella di cui stiamo scrivendo fosse la biografia di un santo e William Isaacson fosse un vecchio agiografo. E invece no, Jobs non c’entra con Piazza San Pietro ma con Cupertino e Isaacson non è un martirologo ma l’ex editor del Time. Uomini che raccontano storie di uomini. E quando si parla di esseri umani, i lati oscuri sono a dir poco sottointesi.
Per questo, quando prenderete tra le mani questo libro, dovrete ricordare che si tratta di una storia. E come tale è stata scritta, come una storia. Dentro ci sono i sogni, le paure, la vita di un uomo che ha reso fatidico ogni suo gesto. Dentro ci sono anche le sue parole, i pensieri, le interviste, la malinconia che nasce dalla consapevolezza dei limiti umani e della malattia. Per il resto è tutta un’avventura, una guerra. E bisogna avere il coraggio di combattere ogni giorno senza la paralizzante paura di uscirne sconfitti, solo in questo modo si ottiene la libertà, bisogna sentire la vibrante necessità di compiere le proprie scelte: bianco o nero, buio o luce, fate voi. Avere potere perfetto sulla propria vita equivale e vivere una vita eterna. E la storia, ancora una volta, lo conferma.

Alessandro Oliviero 

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3 Commenti

  1. x Vuvuzela do demonio

    hai perso una occasione per tacere e fare bella figura .Alessandro Oliviero è l'autore della recensione che ho pubblicato e lo sai perchè lo so ? E' mio figlio ed è accanto a me in questo momento a sbellicarsi dalle risate .Se continuerai a seguirmi pubblicherò anche la sua recensione su Stephen King . Buona lettura .

  2. Ciao Antonio,
    mi dispiace che in questi giorni ci siano così tante polemiche sul tuo blog….ma come sai siamo in tanti ad apprezzare il tuo lavoro! Buona permanenza anche a tuo figlio e complimenti per i suoi articoli!
    Grazie sempre e a presto

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