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Ridurre “la complessità” prima che sia troppo tardi

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Sono perfettamente in sintonia con questo articolo di Giulietto Chiesa che richiama in parte il concetto di Downshifting  di cui ho parlato in passato su questo blog .
Lui , più italianamente parla di ” decrescita ” come unica via di salvezza dalla crisi epocale che sta per travolgere noi ma soprattutto i nostri figli . E non posso non pensare allo sguardo meravigliato che fanno i miei amici quando gli racconto che mi preparo il pane in casa che non uso pelati ma solo pomodori freschi e la purea di patate la faccio con le patate !

Ho visto, e sperimentato di persona, cosa può produrre una, tutto sommato banale, nevicata, in un tutto sommato ancora (per poco), paese industriale “avanzato”. Al di là dei soliti lai dei mass media, che lasciano il tempo che trovano, mi sono trovato a riflettere, in un treno ad alta velocità fermo in mezzo alla neve, sulla fragilità delle nostre società. Riflessione stimolata da un articolo sul Fatto, di quel giorno, a firma Massimo Fini, che a sua volta rifletteva su un elemento correlato: la perdita progressiva della nostra manualità umana.

Non siamo più capaci di fare niente con le nostre mani. Non siamo più capaci di praticare l’agricoltura. Il pollice è diventato dominante, quanto a trepestare sui tasti del cellulare, ma la mano non riceve più dal cervello ordini sensati che non siano quelli di usare coltello e forchetta.
Ho pensato che le nostre società sono diventate così complesse e costose, che se dovessimo essere costretti, da qualche imprevisto, a rinunciare collettivamente all’energia elettrica per più di tre giorni le nostre società cadrebbero nel panico e i morti si conterebbero non più a decine ma a centinaia di migliaia.

Complesse e costose. Abbiamo scelto l’alta velocità (lasciamo pure perdere la Val di Susa, dove la scelta è talmente insensata che non varrebbe nemmeno più la pena di parlarne se non fosse che il governo ha militarizzato, per farla, trenta comuni) senza nemmeno renderci conto che, più veloci andiamo, più quelle stesse macchine (e tutto il complicatissimo e costoso meccanismo che le fa muovere)  diventano fragili come il vetro. Treni e scambi e rotaie, che potrebbero benissimo funzionare in condizioni di velocità tradizionali, diventano improvvisamente inabili a fronteggiare situazioni di emergenza, con il risultato che, invece di andare più veloci, restiamo fermi.

Il tutto di fronte alla prospettiva, serissima, che proprio ciò aumenta la probabilità di accadere nell’arco breve delle nostre vite. La crisi energetica, che facciamo tutti finta di non vedere, è appena dietro l’angolo. Le implicazioni che comporterà – sottolineo: nell’arco della vita nostra e dei nostri figli – saranno gigantesche.

Ma noi continuiamo a andare avanti, come dei dementi senza destino, a costruire complessità, facendo terra bruciata dietro le nostre spalle. Cioè facendo terra bruciata davanti al futuro dei nostri figli. Quando parli di “decrescita” sorgono rabbiose le urla degli sviluppisti a tutti i costi. E il governo dei tecnici, che ci sgoverna come il precedente governo dei puttanieri e dei ladri, ci promette ancora “crescita”.

Prima ancora di dire a Mario Monti che è un bugiardo, perché promette una crescita che non ci sarà, gli darei dell’irresponsabile. Gli direi: caro Monti, lei ci sta minacciando, con la sua crescita. Non la vogliamo la sua crescita. Vorremmo re-imparare a fare crescere i pomodori e le patate, perché sta venendo il tempo in cui non le troveremo più nel negozio sotto casa.

Fonte : Il fatto quotidiano 

7 Commenti

  1. Bell'articolo, in effetti in base alla teoria del "picco di Hubbert" dovremmo aver gia' estratto o quasi, piu' della meta' delle risorse petrolifere esistenti, ne risulta un lento esaurirsi delle riserve stesse, non compensabili da forme di estrazione piu' onerose e complicate quali per esempio le sabbie bituminose.tempo fa lessi un libro molto interessante di Jeremy Rifkin "La civilta' dell'idrogeno", dove l'autore analizzava la teoria di Hubbert concordando con essa, ed estendendo le previsioni di esaurimento energetico anche alle risorse quali gas ed uranio. Il risultato era uno scenario catastrofico di possibile guerra totale per il dominio e lo sfruttamento degli ultimi paesi in grado di fornire l'oro nero. Puo' sembrare una prospettiva catastro-complottistica ma devo dire che il libro spaventa e deve far riflettere, soprattutto pensando al nostro immediato futuro ed a quello della prossima generazione. Certo che le varie esportazioni di democrazia degli ultimi decenni fanno davvero pensare ad una volonta' di controllare zone strategiche per quanto riguarda lo produzione energetica. La soluzione che veniva proposta era l'idrogeno, unica fonte di energia che sarebbe in grado di garantire la sopravvivenza di una societa' evoluta e famelica di "carburante". Logicamente essendo l'idrogeno una fonte di energia secondaria (prima deve essere scisso) bisognerebbe muoversi adesso, per tempo, in quanto le risorse petrolifere gia' scoperte e quelle "stimabili" non dovrebbero, a questi ritmi di consumo, garantire piu' di 40 anni. La soluzione secondo Rifkin sarebbe quella di cominciare a costruire adesso milioni di impianti fotovoltaici, gli unici in grado nel futuro di produrre energia sufficiente per scindere l'idrogeno. Un mio prof universitario mi disse una frase che mi fece rabbrividire. "Gianni, a meta' del prossimo secolo (cioe' il XXI) sara' ricco chi avra' un campo da coltivare con un pozzo d'acqua, l'unico grande problrma e' che lo dovra' difendere con la spingarda) Saluti…

  2. concordo pienamente con te gianni, inoltre sono sempre molto contento di leggere articoli del fatto che ultimamente seguo meno essendo in brasile. In Italia spesso parlavo ad amici proprio di questo problema, ma non tutti sanno chi è hubbert ecc ecc… spiegando che in futuro h20 e terra propria varranno più di un lavoro in centro o un attico vista Parma … molti ridevano e anche grassamente direi … senza pensare che un giorno le città passeranno dall'essere agglomerati urbani produttivi ad un ammasso di cemento inerte incapace di dare da mangiare a tutti. Quel giorno si riderà meno … purtroppo. andrè

  3. Ti ringrazio ed aggiungo che anche per questo il Brasile puo' rappresentare una opportunita' di sopravvivenza. Ricco di risorse anche energetiche forse in futuro dovra' difendere le proprie frontiere con le armi. Spero proprio che Hubbert si sbagli altrimenti la catastrofe sara' apocalittica. Chi diceva che saremmo tornati alla clava……?

  4. Concordo pienamente con l'articolo di Giulietto Chiesa….. ma perchè non riacquistare la manualità anche per andare a prendere a sberle tutti i politici (da destra a sinistra) che ci hanno portato sull'orlo del baratro?

    • Ciao Paulo

      eccellente saggio di 9 paginette che vale la pena di leggere . Non si può non condividerlo . Come ingegnere progettista che nel suo lavoro ha sempre perseguito la semplicità vorrei aggiungere un concetto molto semplice : quando si progetta un qualsiasi dispositivo costituito da più parti queste possono sempre rompersi o guastarsi . L'unico pezzo che non si guasterà mai è quello che non c'è . Quindi la riduzione del numero di parti è sempre la strada maestra per la riduzione della complessità intesa nel senso di generatrice di caos . Ma leggetevi il saggio suggerito da Paulo che è molto più semplice 🙂

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