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La strage dei cinquantenni

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Trentadue suicidi dall’inizio dell’anno e di questi molti sono cinquantenni : spesso piccoli imprenditori , qualche volta semplici portieri a cui di colpo viene sottratto salario , casa e affetti familiari . La mattanza è appena iniziata ,questa volta però è ” andata bene ” , Luigi Martinelli voleva solo portare alla ribalta il suo dramma , che non è solo suo , strangolato da Equitalia e da un sistema disumano . Ma perchè proprio i cinquantenni ? Il motivo è abbastanza semplice : i giovani anche trentenni non sono prede ambite del fisco taglieggiatore perchè tipicamente nulla tenenti : niente lavoro , niente famiglia , niente casa . Gli anziani ed i pensionati non ne parliamo , oramai per loro solo prodotti scaduti dei discount o le verdure  invendute del mercatino rionale . Restano i dipendenti statali e i dannati cinquantenni , quelli che dopo una vita di lavoro indipendente pensavano di potersi godere una vecchiaia tranquilla . Per loro e non solo si è aperto un nuovo girone dell’inferno dantesco , si chiama Equitalia , denominazione  a doppio senso  come i nomi dei fondi privati radicati nei  paradisi fiscali : Opportunity , Cerberus , ecc .

Ha preso in ostaggio 15 dipendenti dell’Agenzia delle entrate rilasciandone 14 poco dopo e tenendone uno sotto tiro per quasi sei ore. Luigi Martinelli, 54 anni, imprenditore originario di Calcio, provincia di Bergamo, si è poi arreso al vicebrigadiere Roberto Lorini, della locale compagnia dei carabinieri, e a un militare del Gis, arrivato da Livorno. Martinelli dopo la resa è stato portato nella stazione dei carabinieri per essere interrogato. Oltre al fucile a pompa, nel suo zaino i carabinieri hanno ritrovato due pistole e munizioni.L’incubo per l’ostaggio, Carmine Mormandi, 56 anni e per i suoi colleghi è cominciato intorno alle 16 con l’irruzione del sequestratore. “Uscite tutti”, ha gridato l’uomo ai non dipendenti prima di puntare l’arma contro il soffitto ed esplodere due colpi che non hanno ferito nessuno. Sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri, che hanno circondato l’area e hanno avviato un dialogo con il sequestratore il quale ha raccontato di essere disperato per motivi economici. Per il rilascio ha posto come condizione quella di poter incontrare i giornalisti per raccontare la sua storia. Nel corso del pomeriggio, invece, aveva chiesto di raccontare la sua vicenda al premier Mario Monti.


“Sono disperato, o mi uccido o faccio una strage”, sono state le sue parole, prima che un maresciallo dei carabinieri riuscisse a convincerlo a rilasciare 14 dei 15 dipendenti. Nessuno di loro è rimasto ferito e il sequestratore ha confermato di non voler fare del male all’ostaggio. Nel tardo pomeriggio attorno all’area è aumentato il movimento delle forze dell’ordine. Per più di un’ora gli investigatori non hanno escluso di far intervenire le teste di cuoio per sbloccare la situazione. Tuttavia la mediazione dei due carabinieri ha convinto Martinelli a rilasciare il dipendente. Dopo venti minuti si è consegnato ed è stato portato via in manette.


Fonte : La Repubblica 


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5 Commenti

  1. Purtroppo è solo l'inizio ed è il passaggio successivo al suicidio….. quello di impugnare le armi e visto che non si ha nulla da perdere minacciare di ammazzare qualcuno

  2. Lecce – 4 maggio 2012 – Un manovale di 40 anni abitante a Lecce nel popolare rione San Pio, sposato e con due figli, ha tentato di impiccarsi questa sera perche' da sei mesi e' senza lavoro. Rientrato a casa, alla moglie ha detto: 'anche oggi senza un euro per dare da mangiare ai miei figli. Finisce che mi uccido'. La moglie lo ha preso sul serio, e lo ha tenuto sotto controllo. Quando l'uomo e' uscito dicendo che andava nel garage, dopo qualche minuto, assieme ad un vicino, lo ha seguito e lo ha trovato appeso ad una corda. La coppia l'ha tagliata ed in auto ha trasportato il manovale, gia' cianotico, al pronto soccorso dell'ospedale Vito Fazzi.

  3. Non riusciva più a trovare lavoro e gli erano arrivate bollette e cartelle esattoriali che non sapeva come pagare. Sarebbero questi i motivi che hanno spinto Giovanni Vancheri, un idraulico di 54 anni, a darsi fuoco nella sua auto. Il suicidio è avvenuto a San Cataldo, un paese della provincia di Caltanissetta.

    L'uomo aveva fatto sempre lavoretti saltuari fino a quando, anni fa, ebbe un infarto. Le condizioni di salute gli hanno impedito di continuare a lavorare. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, stamani Vancheri, sposato e padre di una ragazza, è andato nella sua casa di campagna alla periferia nord di San Cataldo, in contrada Portella Bifuto. Ha lasciato i documenti dell'auto e i soldi su un tavolo, poi si è chiuso dentro l'abitacolo e si è dato fuoco.

    Qualche ora dopo i familiari, preoccupati dal momento che da giorni l'uomo era depresso perché non lavorava, sono andati a cercarlo e hanno trovato il corpo carbonizzato all'interno della macchina.

  4. L'mprenditore parmense, Roberto Di Taranto, é intervenuto all'assemblea degli azionisti di Unicredit come piccolo azionista paventando di allungare la lista di suicidi a causa della crisi economica «se l'istituto non avvierà una trattativa per un equo indennizzo a causa di un errore di Unicredit che ha portato le sue tre società al fallimento». Ecco le sue parole shock: «Non escludo che la lista degli imprenditori recentemente suicidatisi possa allungarsi di un altro nominativo».
    Roberto Di Taranto ha riferito che due pronunce del tribunale di Parma gli hanno dato ragione e si é visto quindi costretto ad avviare una causa contro Unicredit per essere indennizzato in quanto l'istituto si é rifiutato di fare una transazione. «Ma visti i tempi della giustizia rischio di avere l'indennizzo quando non ci sarò più. Intanto la mia famiglia é sul lastrico, io ho 55 anni sono disoccupato e non ho più possibilità di trovare un lavoro come dipendente».

  5. Non si ferma nel weekend la tragica catena dei suicidi per difficoltà economiche. Dopo il piccolo imprenditore edile ritrovato impiccato in Abruzzo 1, ieri sera a Cagliari un altro imprenditore schiacciato dalle tasse e dai debiti si è ucciso sparandosi un colpo di pistola alla testa dopo un primo tentativo di suicidio sventato dal fratello.

    Tutto si è svolto poco prima delle 23, in un appartamento nella centrale via Tuveri. Ermanno Gravellino, 74 anni, di Selargius, molto noto in città, poco prima aveva cercato di uccidersi con il gas della bombola della cucina ma era stato salvato dal fratello, rincasato in quel momento, che aveva sentito l'odore diffuso nell'appartamento. Mentre il fratello apriva le finestre per purificare l'aria, Ermanno Gravellino si è spostato in un'altra stanza dove si è sparato con una pistola detenuta regolarmente.

    Nelle ultime settimane Ermanno Gravellino era depresso a causa della tasse da pagare e per i crediti non saldate alla sua società, la Edilforniture, da parte di alcune aziende del Sulcis, in particolare di Portovesme. I mancati incassi lo hanno messo sul lastrico e i debiti si sono accumulati. Finché ieri sera l'imprenditore ha deciso di farla finita. I sanitari del 118 hanno solo potuto constatarne il decesso.

    E sempre a Cagliari, nella notte, un pizzaiolo di 39 anni, in crisi depressiva per i debiti accumulati ,si è barricato nella sua attività minacciando di farla finita. L'uomo si è chiuso nel locale, nel centro storico di Cagliari, verso le 5,30. Dopo essersi procurato diversi tagli agli avambracci con un coltello da cucina, ha telefonato alla sorella annunciandole l'intenzione di volersi suicidare.

    La donna ha subito chiamato il 112 e sul posto sono intervenuti carabinieri e vigili del fuoco, che sono riusciti a entrare nella pizzeria, dove l'uomo si era barricato e urlava tutta la sua disperazione. I pompieri lo hanno colpito col getto d'acqua di un'idrante e i carabinieri lo hanno immobilizzato. Subito soccorso dal personale del 118, che lo ha medicato sul posto, il pizzaiolo è stato calmato e affidato ai parenti.

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