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Il costo della vita … in Italia !

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Costa cara la vita agli italiani, quasi 2.500 euro al mese. Si tratta di un valore medio, in cui è vero che confluiscono sia le persone sole con più di 65 anni che vivono con 1500 euro sia le famiglie con più di tre figli che raggiungono l’apice di 3.229 euro, oppure gli imprenditori e i liberi professionisti con oltre 3.500 euro di spesa e i generci “in altra condizione professionale” (come definisce l’Istat chi non ha un vero e proprio lavoro) con 1.900 euro. Ma è certamente un valore elevato e di fatto viene da chiedersi come riesca a sopravvivere chi percepisca stipendi o pensioni minime, anche di fronte al continuo aumento dei prezzi.

Secondo le rilevazioni dell’Istat, nel 2011 la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.488 euro in crescita dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Sono tre le voci che pesano più di tutte: i generi alimentari, i trasporti e l’affitto, inteso anche come fitto figurativo ovvero quello che le famiglie spenderebbero se la casa in cui vivono non fosse loro. Per mangiare e bere si spendono 477 euro, 10 euro in più dello scorso anno, 719 euro per la casa (696 nel 2010) e 354 euro per muoversi, ben 24 euro al mese in più rispetto all’anno passato.

Per compensare questi aggravi, il buon padre di famiglia ha deciso di tagliare su abbigliamento e calzature (da 142 a 134 euro), elettrodomestici e arredamento (132 a 128 euro) e tempo libero (da 107 a 105 euro), ma, forse anche per aiutare i propri nervi e la propria salute, non ha rinunciato alle sigarette (spesa stabile a 21 euro) e alle spese mediche (salite da 91 a 92 euro). Che i prezzi poi crescano è confermato dall’inflazione (+2,8%), un dato che incide sull’aumento dei generi alimentari. In particolare, le famiglie hanno aumentato la spesa per carne, quella per latte, formaggi e uova e quella per zucchero, caffè e altro. Ma aumentare la spesa non significa comprare di più, perché pur spendendo in media 10 euro in più al mese rispetto allo scorso anno, ben il 35% delle famiglie ha dichiarato all’Istat di aver diminuito la quantità e o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto all’anno precedente: tra di esse, il 65% dichiara di aver ridotto solo la quantità, mentre nel 13,3% dei casi diminuisce anche la qualità.

Non è un caso che continui a crescere la percentuale delle famiglie che si recano all’hard discount per riempire il carrello, soprattutto nel Mezzogiorno. La maggior parte delle famiglie effettua la spesa alimentare al supermercato (67,5%), ma nel 2011 al Sud il 13% delle massaie ha preferito andare al discount contro il 11,2% dell’anno prima. Eppure vivere in Lombardia o in Veneto costa in media 3.033 o 2.903 euro contro i 1.637 euro che servono in Sicilia.

L’evoluzione dei consumi degli italiani è stata al centro anche di uno studio della Coldiretti. Secondo l’associazione dei coltivatori, la crisi ha tagliato i consumi e ha cambiato il menù degli italiani, più pasta (+3%) e meno bistecche (-6%), con una flessione media dei consumi alimentari in quantità stimata pari all’1,5%. E’ quanto emerge nel rapporto “La crisi cambia la spesa e le vacanze degli italiani”, illustrato dal presidente Sergio Marini sulla base dei dati relativi ai primi cinque mesi del 2012 elaborati da Coop Italia per l’Assemblea Nazionale della Coldiretti, in occasione della divulgazione dei dati Istat sui consumi delle famiglie. Ad essere ridotti in quantità – sottolinea la Coldiretti – sono anche gli acquisti di pesce (-3%) e ortofrutta (-3%), mentre salgono quelli di pane (+3%) e leggermente di carne di pollo (+1%). Se ben il 43% degli italiani ha ridotto rispetto al passato la frequenza dei negozi tradizionali, una percentuale del 29% ha invece aumentato quella nei discount, mentre il 57% ha mantenuto stabili i propri acquisti nei supermercati secondo l’indagine Coldiretti.

La crisi fa riscoprire la colazione casalinga di una volta, con il ritorno alla tazza di latte (+2%) accompagnata da biscotti (+3%) e fette biscottate (+5%) ma fa anche rinunciare ‘ai di più’ come le caramelle in borsa (-6%) e il liquorino dopo pasto (-3%). Ad essere ridotti in quantità sono anche gli aperitivi (-4%), le bibite (-7%) e i dessert (-10%). Si afferma anche la riscoperta del ‘fai da te’ casalingo con il ritorno al pane, pasta, conserve, confetture e yogurt fatti in casa.


Fonte : La Repubblica 

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