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Alice Bianchi lavorava in Brasile in un progetto della Caritas

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Ho fatto alcune ricerche su internet sulla sfortunata giovane vittima del brutale tentativo di stupro di questa mattina a Rio de Janeiro ed ho ” scoperto ” questa straordinaria intervista ad Alice pubblicata dalla Caritas di Savona poco prima della sua partenza per il Brasile . Leggerla fa bene all’anima . Soprattutto mi ha colpito la frase che era anche il suo motto : “La nostra destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose”.Auguro ad Alice che si riprenda al più presto e bene da questa brutta avventura e sono vicino alla famiglia in questo momento buio .


ALICE PARTE PER IL BRASILE IN UN PROGETTO CARITAS
Un anno tra i ragazzi brasiliani. Perché andare lontano, con la Caritas.
 
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Alice Bianchi, giovane savonese di 23 anni, laureata in Scienze della Comunicazione a Torino, dopo l’esperienza scout nel Savona 7°, a breve partirà per il Brasile a Nova Iguaçu, Rio de Janeiro, nella missione di Don Renato Chiera, fondatore della Casa do Menor, all’interno di un progetto della Caritas di Mondovì. Farà un anno di servizio civile nazionale all’estero. Nella sua fase di preparazione, in questi giorni è presente nei nostri servizi e sta operando presso la Casa della Mondialità. Le chiediamo di parlarci della scelta di vivere un anno in Brasile all’interno di un progetto Caritas.
Come mai parti per il Brasile in un progetto della Caritas.
Come si dice, il primo amore non si scorda mai. Sono stata in Brasile nel 2008, avevo appena finito il liceo, era un anno di scelte, di cambiamento, di svolta. Sentivo il bisogno di staccarmi dalla quotidianità, dallo scorrere degli eventi per vedere le cose da un’altra prospettiva, per immergermi in una vita diversa; pensavo potesse essere utile per me mettermi in gioco in un mondo nuovo, dove i valori dominanti sono diversi dai nostri e la vita semplice la si assapora ogni giorno, perché potrebbe sparire da un momento all’ altro. In realtà non fu così, fu molto di più. Gli abbracci degli sconosciuti, i sorrisi, il calore di persone genuine che sanno accogliere a cuore aperto, la vita nella semplicità, il cielo, la terra rossa, il lavoro di coloro che dedicano tempo ed energie a costruire una vita degna per tutti. Tutto questo mi ha portato a vedere la vita con occhi diversi, a dare importanza ai dettagli, al fermarsi un secondo in più ad ascoltare uno sconosciuto. E così fui sommersa dalla Saudade brasiliana, un misto di malinconia, tristezza, e gioia dei ricordi. Avevo già pensato di fare un anno di servizio civile ed ora che sono ad un nuovo bivio della mia vita ho deciso di buttarmi in una nuova avventura, sicuramente più difficile, profonda, intensa della precedente. Non cercavo un lavoro che mi tenesse dietro una scrivania, volevo il contatto con le persone, quello vero e autentico che solo la vita quotidiana può dare, volevo rileggere la mia vita in modo nuovo, in uno scambio reciproco, e questo l’ho trovato possibile solo in un progetto Caritas, le cui parole chiave non sono aiuto ma scambio, accoglienza, attenzione, diversità.

Quali sono le tue aspettative.

Un giorno trovai questa frase su un libro, e da quel momento è diventato il mio motto, diceva: “La nostra destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose”. Da quel momento ho cercato di aprirmi a tutto ciò che mi capita intorno, e ad accogliere le differenze come i tesori più belli e inaspettati. Vedo il viaggio e lo scambio tra culture come qualcosa di enormemente arricchente, che ci apre verso nuove prospettive, che ci fa riscoprire ciò che diamo per scontato, che ci fa vedere la vita con occhi nuovi e che contribuisce e creare un nuovo noi stessi, più profondo e attento. Durante quest’anno spero di aprirmi a qualunque esperienza e incontro, di imparare dalla diversità e fare delle prospettive acquisite un nuovo modo di leggere la mia vita, spero di costruire delle solide amicizie che infrangano le barriere culturali, confrontarmi ed imparare da tutti i volontari e i viaggiatori che incrocerò sulla mia strada, e in ultimo, ma non meno importante, di trovare la mia di strada.

Cosa vai a fare. Quale sarà il tuo lavoro.

Io, insieme ad altri 3 volontari, saremo a disposizione per le numerose attività che la Casa do Menor offre: dalle case-famiglia per minori abbandonati, alle case di prima accoglienza, ai dopo-scuola nelle favelas e ai corsi professionalizzanti. Noi avremo la possibilità di sperimentarle tutte e poi scegliere le “più adatte”, per un periodo più o meno lungo. Potremo inoltre affiancare gli assistenti sociali locali nell’educazione alle famiglie e nelle campagne contro l’abbandono minorile. Credo che sia un’ottima cosa poter conoscere la realtà che ci circonda e scegliere un progetto da seguire dopo averli sperimentati tutti, specie per ragazzi come noi, che non hanno le idee molto chiare sul proprio futuro.

Non violenza, pace, cittadinanza attiva. Sono i valori che il servizio civile vuole proporre al mondo giovanile. Ma sono possibili?

L’obiettivo del Servizio Civile è dare la possibilità a ragazzi, in quanto cittadini italiani, di crescere a livello personale e professionale, di diventare persone migliori per poi essere attivi sul proprio territorio, lasciare un proprio segno, arricchire la collettività. Credo che il Servizio Civile sia davvero una delle (ormai poche) cose belle che lo Stato Italiano ci offre. Lo ritengo un ottimo modo di crescere, imparando dagli altri con umiltà, mettendosi al servizio di coloro che spesso sono invisibili, ma che hanno da insegnare, con la loro vita, più di chiunque altro. Io credo che questi valori, che ho capito essere fondamentali grazie alla mia formazione scoutistica, sono possibili solo se non si esauriscono con la fine del servizio; sta a noi mantenerli, farli emergere nella quotidianità, insegnarli a chi ci sta intorno.

Perché credi sia importante fare un’esperienza di vicinanza così lontano da casa, quando c’è molto da fare anche qui, vicino a noi?

Non si parte per aiutare gli altri, si parte perché, più di tutto, fa bene a noi stessi. Io credo che il viaggio sia una delle cose più formative della vita, ci mette in contatto con persone diverse da noi, ci aiuta a capire che da essere abbiamo tanto da imparare. Se ci fermiamo ad ascoltarle, ancora meglio se viviamo per un po’con loro, possiamo vedere la nostra vita in modo capovolto, possiamo costruire una scala di valori più vicina a noi, alle nostre esigenze, e smettere di seguire quella che qualcuno, o noi stessi, ci siamo imposti. Il Brasile mi ha aiutato a cogliere e ad apprezzare i dettagli, mi ha insegnato il valore di un sorriso, degli abbracci (lì ne ricevi tantissimi, e pian piano impari a restituirli), della semplicità, della natura, dell’essere diversi. Viaggiare è scoprire colori, sapori, odori, vite, lavori, sorrisi, mani da stringere totalmente diversi da quelle a cui siamo abituati. I ritmi di vita, il cibo, le lingue, sono tutte cose che ci fanno aprire gli occhi sul nostro mondo, che ci plasmano e che contribuiscono a creare un noi stessi come lo vogliamo, senza piegarci ad una quotidianità che spesso ci trascina nella vita per inerzia. Essere vivi è saper gioire delle cose che prima ci apparivano insignificanti,o peggio, che non sapevamo nemmeno di avere. Stando fermi nello stesso punto non si cresce; dobbiamo andare lontano e guardare la vita da un’altra prospettiva, chiederci se ne siamo felici, non aver paura di cambiare. Dobbiamo imparare ad essere aperti, perché è solo così che sapremo accogliere le differenze senza paura e leggerle come un’enorme ricchezza. Vi lascio una frase che mi fa molto pensare in questo periodo: “IN UN MONDO DI FUGGITIVI LA PERSONA CHE SEGUE LA DIREZIONE OPPOSTA SEMBRA CHE FUGGA VIA” Thomas Stern Eliot. Buon viaggio a tutti!

Alice Bianchi
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