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Un articolo svela possibili retroscena nel Caso Battisti

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L’IPOTESI

Battisti, l’asso francese

L’arrivo del terrorista in Brasile bloccò i patti con Finmeccanica.

di Giovanna Faggionato
Tanto rumore per denaro, forse. A ripensarci ora, la tensione, il clamore, l’energia spesa attorno al caso di Cesare Battisti, l’ex membro dei Proletari armati per il comunismo, condannato all’ergastolo in Italia e riparato prima in Francia e poi in Brasile, è stata copiosa.
LA POLEMICA SULLA SOLIDARIETÀ. 
Cori di voci e fiumi di inchiostro si sono riversati sulla stampa italiana e sui media brasiliani: lo sconcerto dei parenti delle vittime, la polemica sulla solidarietà prima sottoscritta e poi negata di Roberto Saviano, il lavoro dell’ambasciata italiana, la spaccatura all’interno del governo carioca con il ministro della Giustizia schierato per la protezione e quello degli Esteri per l’estradizione.
E ancora gli appelli di decine di deputati italiani di tutto l’arco parlamentare, il botta e risposta sulle presunte pressioni della première dame francese Carla Bruni a favore di Battisti, l’intervento diretto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano con il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula e infine anche una mozione dell’Europarlamento di Strasburgo.
TRATTATIVE CON FINMECCANICA. 
Ma l’indignazione sarebbe poca, se l’ipotesi lasciata trapelare il 24 ottobre dal quotidiano La Stampa fosse confermata. E cioè se il caso dell’ex terrorista fosse stato montato per provocare uno strappo tra Roma e Brasilia e far saltare un affare quasi fatto: cioè l’accordo tra Finmeccanica, Fincantieri e il ministero della Difesa brasiliano sulla fornitura di 11 fregate militari made in Italy. A tutto vantaggio della Francia da cui Battisti era fuggito.

Il clamoroso strappo tra Roma e Brasilia

I riflettori accesi sulle commesse di Finmeccanica in Brasile (e sulle presunte tangenti sui cui indaga la procura di Napoli) hanno gettato nuova luce sui contrasti intercorsi tra una parte e l’altra dell’oceano sull’affaire Battisti. Soprattutto per la corrispondenza dei tempi. Tanto da far suggerire che le due vicende siano in qualche modo legate.
Seguendo una buona regola della stampa, il quotidiano di Torino ha consultato tre fonti sul campo. E tutte e tre hanno concordato su un punto: «Battisti si sarebbe materializzato in Brasile non appena i francesi si sono si sono visti in difficoltà su una commessa così importante».
La tempistica è, in effetti, significativa. Battisti è fuggito da Parigi nel 2004, dopo il pronunciamento del presidente della Repubblica Jacques Chirac contro la dottrina Mitterand e a favore dell’estradizione. E poco prima che una sentenza del Consiglio di Stato della Républiquelo condannasse definitivamente a scontare la pena in un carcere italiano.
SULLA SPIAGGIA DI COPACABANA.
 Ci vollero tre anni, poi, per vederlo comparire in Brasile. Proprio come il cavallo di Troia dell’Iliade, l’uomo fu trovato sulla spiaggia dorata di Copacabana nella primavera del 2007. E arrestato poco dopo. Battisti chiese di essere riconosciuto come rifugiato politico. Il ministero della Giustizia gli concesse lo status il 13 gennaio del 2009, in contrasto con il parere negativo del Comitato nazionale per i rifugiati. È allora che la tensione raggiunse i massimi. Il 18 gennaio, il Quirinale, tramite l’ambasciatore a Brasilia, fece recapitare una lettera di protesta al presidente Lula.
LA SPACCATURA ISTITUZIONALE.
 Il governo latino-americano, intanto, era spaccato. Molti esponenti dell’esecutivo e del Partido dos Trabalhadores (Pt) erano stati incarcerati sotto la dittatura o erano stati guerriglieri politici. Erano gli stessi anni in cui in Italia Battisti si dedicava alle rapine e dal Brasile i due orizzonti si confondevano facilmente.
Il viceministro alla Giustizia Luis Barreto e lo stesso ministro degli Esteri, Celso Amorim, però si schierarono pubblicamente con l’estradizione. Inoltre la decisione del guardasigilli brasiliano, Tarso Genro, fu presa prima che si fosse concluso l’esame sulla richiesta di estradizione italiana creando una situazione «legalmente inedita», come la definì il presidente della Consulta locale, Gilmar Mendes. L’alto magistrato fu costretto a chiedere il giudizio del procuratore generale: il 18 novembre il tribunale supremo negò la protezione a Battisti. E lo scontro fu nuovamente aperto.

L’affare saltato con gli italiani

In quel momento, stando alle ricostruzioni emerse dall’inchiesta su Finmeccanica, il governo italiano stava lavorando per ottenere la commessa da 5 miliardi delle fregate militari.
Proprio alla fine del 2009 Lorenzo Borgogni, responsabile delle relazioni esterne in Finmeccanica, sarebbe stato informato da Paolo Graziano, presidente dell’Unione industriali di Napoli, che il ministro Claudio Scajola era il «canale privilegiato tra Fincantieri e il governo brasiliano». Secondo Graziano, ha riferito Borgogni ai magistrati, Scajola «era molto legato al ministro (della Difesa, ndr) Jobin».
L’affare però saltò, complice forse il caso Battisti, prima che Scajola nel 2010 si dimettesse per un appartamento vista Colosseo, acquistato a sua insaputa. Pochi mesi dopo, il 31 dicembre 2010, proprio in coincidenza con la fine del suo mandato, Lula negò all’Italia l’estradizione di Battisti.
ACCORDO QUASI FATTO. 
Quello che è certo, secondo La Stampa, è che per Roma l’accordo era «praticamente cosa fatta». E ora invece bisognerà aspettare fino al 2040: l’affare «ora appare oramai quasi chiuso a vantaggio della Francia».
I negoziati tra Finmeccanica e il ministero della Difesa brasiliano, ha affermato il giornale torinese, sarebbero ripresi solo recentemente: nel giugno del 2012 l’ex direttore generale di Finmeccanica e amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, avrebbe incontrato un funzionario del dicastero di Brasilia. Prendere nota dell’interlocutore: José Genoino. Ex tesoriere del partito di maggioranza,Genoino è stato recentemente condannato per aver intascato milioni di euro di finanziamenti illeciti assieme a José Dirceu, il braccio destro di Lula.
Mercoledì, 24 Ottobre 2012
 Fonte : Lettera43.it
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1 commento

  1. Be', in qualsiasicaso l'atteggiamento del governo Lula e' stato incomprensibilmente irrispettoso nei confronti dei trattati internazionali, della legalita' rispetto ai codici brasiliani, dello status di Stato democratico italiano, e della giustizia in senso lato, quindi finmeccanica o no, non e' stata una bell'esempio di coerenza e trasparenza.

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