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Investire nella classe C

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Secondo l’IBGE, appartengono alla classe C la popolazione che ha un reddito familiare da 4 a 10 salari minimi. Nel 2011 erano la maggioranza della popolazione (105 milioni), le classi D/E 63,5 milioni (la E ha un reddito sino a 2 salari minimi). 

Il seguente articolo è tratto dal Sole24ore  in collaborazione con Ivana Moraglio 
Le manifestazioni delle ultime settimane, scatenatesi a causa dell’aumento del prezzo del trasporto pubblico e poi evolutesi in proteste contro la corruzione e per il miglioramento del sistema sanitario pubblico e dell’educazione, sono il segnale forte di una società che prende coscienza di sé e che chiede allo stato di sostenerla nella sua crescita. Ma come per tutte le mobilitazioni popolari, è ora necessario che i rappresentanti eletti al governo portino avanti queste richieste fino al Palacio do Planalto (l’ufficio presidenziale).

Negli ultimi dieci anni, infatti, il gigante sudamericano ha subito profondi cambiamenti, soprattutto sul piano sociale. Da una struttura piramidale è passato ad una romboidale, più di 30 milioni di appartenenti alle classi più povere D ed E (in Brasile si parla di classi sociali e le si chiama con le lettere dell’alfabeto), sono entrati a far parte della classe C, per la quale il soddisfacimento di bisogni quali l’alimentazione e l’abitazione non sono più la preoccupazione principale e che rappresenta oggi più del 50% della popolazione brasiliana.

Si tratta, dunque, di più di 100 milioni di persone che non solo hanno accesso a una ampia gamma di prodotti materiali, ma anche servizi alla persona quali l’educazione, la cultura e il turismo. E questa classe ha lavorato e lottato duramente sul piano sociale per emergere e ora aspira ad assicurare questo benessere raggiunto anche alle generazioni future.

Proprio per questo motivo, il Paese che, da produttore di cacao, caffè e gomma naturale, ha guadagnato l’attenzione dell’economia mondiale con petrolio, biocombistibili e l’ottava borsa valori mondiale, la BM&FBOVESPA di San Paolo, passando per una profonda industrializzazione, grazie anche a colossi stranieri, è diventato una destinazione imprescindibile per gli investitori esteri di ogni livello che, a fianco di aziende locali da sempre concentrate su altri settori, vogliono assicurarsi le parti di mercato dei nuovi consumatori.

Per capire il Brasile di oggi e cogliere le opportunità di business à utile la lettura del libro di Diego Corrado “Brasile senza maschere – Politica, economia e società fuori dai luoghi comuni” (Università Bocconi Editore, Milano 2013). La ricerca parte dalla constatazione che “l’immagine che i mass media danno del Brasile è spesso superficiale e limitata a calcio, telenovelas, musica e danza, al carnevale e poco altro”. La lettura di questo libro offre un quadro stimolante e di agile sintesi del Brasile contemporaneo a coloro che sono stanchi di luoghi comuni e “pittoresche” banalità.

Molto utile per le imprese la Brazilian official guide on investment opportunities, il documento pubblicato dal ministero dello Sviluppo, industria e commercio estero nel maggio scorso. Si tratta della prima edizione della Guida ufficiale alle opportunità d’investimento in Brasile. La pubblicazione comprende informazioni su progetti di investimento in vari settori industriali quali audiovisivo, educazione, franchising, real estate, logistica, salute, IT e turismo.

Altrettanto utile una visita al sito web di Apex Brasile, l’Agenzia brasiliana per la promozione del commercio estero e investimenti.

(Ha collaborato Ivana Moraglio)


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