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Festa Junina ; storia e tradizioni brasiliane .

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Giugno è passato da un pezzo ma ho incontrato oggi sul web questo post che la nostra amica Elisa Rebughini ha scritto sulla Festa Junina e le sue tradizioni. Avendo partecipato direttamente a questa festa diverse volte nell’interior di Bahia ho trovato il testo estremamente interessante e completo . Vi invito a leggerlo .

La foto in basso è stata scattata da Elisa nella scuola frequentata dalla figlia .

La tradizione della festa Junina, festeggiamenti in onore di São João (San Giovanni), introdotta in Brasile dai gesuiti portoghesi durante la prima fase della colonizzazione, giocò un ruolo importante nel processo di integrazione fra indios, africani ed europei ed è ancora oggi molto sentita e diffusa in tutto il Brasile e soprattutto nella zona del nord-est brasiliano.


La festa Junina si prolunga per tutto il mese di giugno, ma deve il suo appellativo non al periodo dell’anno in cui si svolge, ma all’aggettivo joanina (cioè, “di João”) e si articola in tre fasi, corrispondenti ai tre santi a cui è dedicata: la trezena de Santo Antônio (dal 1º al 13 giugno), la segunda di São João (dal 22 al 24) e la ricorrenza di São Pedro apostolo (29).

La tradizione – genuinamente brasiliana – di tenere festeggiamenti durante questo mese deriva da rituali coincidenti con il solstizio d’estate nell’Europa pre-cristiana, dove venivano accesi falò in segno di ringraziamento verso gli dei. Per il raccolto ottenuto o per allontanare le forze maligne e purificare la terra.

La Quadrilha

Parte centrale e immancabile dei festeggiamenti è il ballo della Quadrilha, una danza figurata di coppia, di origine francese, derivata dalle “controdanze” inglesi e portata dalla Corona in Brasile nel XVIII secolo. 

Originariamente limitata ai saloni dell’aristocrazia, si è via via diffusa fra il popolo fino a diventare una delle espressioni più tipiche del folklore brasiliano e uno dei momenti più sentiti dai brasiliani, che vi partecipano con entusiasmo, dando origine a vere e proprie competizioni con squadre che si sfidano nell’elaborazione delle coreografie più originali e coinvolgenti.
Alle originarie musiche medievali si sono man mano sostituiti ritmi popolari brasiliani, quali forrò e baião, più vicini ai gusti del pubblico, che hanno mantenuto vivo attraverso i secoli l’interesse per la quadrilha.
Nel ballo della Quadrilha, le coppie, in numero pari, eseguono di norma venti figure, seguendo i comandi del marcador, che dirige le danze usando parole di derivazione francese e di elaborazione caipira (campagnola) come balancê, returnê, anavantu e tur.

Movimenti significativi erano e sono il túnel, dove le coppie in due file distinte uniscono le mani in alto in formando un tunnel che, a turno, attraversano. Nel caracol ci si unisce formando un cerchio che gira in senso orario e poi si scioglie, girando in senso opposto. La cobra è eseguita al grido di «Olha a Cobra!» (Attenti al serpente), seguito dal comando «é mentira!» (non è vero), quando le coppie cambiano il senso di marcia formando un biscione che striscia, rappresentativo dei pericoli della vita rurale. Questo comando può essere sostituito da «A ponte quebrou» (Il ponte si è rotto), «Olha a inflação» (Attenti all’inflazione) oppure dal nome di un politico inviso alla popolazione locale.

Casamento matuto  ( Il matrimonio contadino ) 

Al termine della sequenza della quadrilha e prima del gran ballo finale, parte integrante della festa è il casamento caipira, una sceneggiata che fa parodia di un matrimonio contadino, con tutti i personaggi, la sposa incinta, lo sposo, il sindaco, il prete, i genitori degli sposi, i padrini e gli invitati, che sfilano in corteo per le vie del paese.

La rappresentazione caricaturale prevede l’immancabile fuga dello sposo, il pianto della sposa e le minacce da parte dei genitori, del prete e del sindaco. La recita fa ampio uso di un linguaggio tra lo scurrile e il satirico e culmina in sermoni improntati alla critica sociale. Dopodiché, si tiene il grande ballo finale attorno al faló, la fogueira de São Pedro, una grande catasta di legna che arde, a forma di piramide.

Cibi e bavande tipici della festa Junina
I cibi e le bevande tipiche delle feste junina sono particolarmente rappresentativi della cultura gastronomica del Brasile popolare. Si tratta, in massima parte, di specialità stagionali, che vengono cucinate solo in questo periodo.

La pamonha è, in assoluto, il simbolo culinario di São João, amata da tutti i brasiliani. Dolce o salata, è un delizioso impasto di consistenza morbida, fatto con mais grattugiato e latte di cocco, messo a bollire all’interno delle foglie stesse del granoturco, cucite a mo’ di contenitore e legate da un filo. Quando questo sacchetto di spighe ingiallisce, la pamonha è pronta.

Popolare è anche la canjica o cural, una crema, quasi un budino di mais con l’aggiunta di cannella. Piace molto la già citata variante nazionale del cuzcuz, spesso servito con gamberetti.

La diversitá regionale aggiunge varianti ai piatti citati e ne crea di diversi. Nel sud-est è comune il frango cheio, pollo ripieno farcito di farofa, farina con pancetta tostata e mais.

Deliziosi i bolinhos, le polpette soprattuto di carne e il leitão à pururuca, maialino da latte cotto al forno, tipico del Minas Gerais. L’appellativo “pururuca” gli deriva dalle caratteristiche bolle che appaiano sulla sua pelle, dopo la doratura ad alta temperatura.

La buchada de bode invece, specie di trippa fatta con gli intestini della capra maschio, è un piatto per stomaci forti, che nel nordest abbondano.

Come dessert, si mangia il doce de abóbora, dolce di zucca, quello di cidra, di cedro e il pane de cará, fatto con la farina di cará, un tipo di patata. A volte, per renderlo ancora più invitante, lo si cosparge di scaglie di cocco.

Il pé-de-moleque (letteramente “piede di bimbo”) è il tipico croccante brasiliano. Il suo buffo nome deriva dal colore, simile a quello del piedino scalzo di un bimbo che scorrazza felice sul pavimento di casa.

Molto consumati sono i bolos, le torte di vario tipo. Ad esempio di pinhão, milho, fubá, batata doce. Peculiari del nord-est sono i dolci a base di jenipapo, un frutto dalla polpa succulenta e dall’aroma penetrante, la mandioca em calda, manioca sciroppata e la cocada. A base di rosso d’uovo, zucchero, latte di cocco e cocco grattuggiato, la cocada si presenta grossolanamente sferica, sottile e solida. Queimada o branca, cioè bruciata (nel senso di scura) o bianca, viene venduta anche d’estate, sulle spiagge.

Le bevande tipiche della Festa Junina sono quelle caratteristiche del periodo invernale e hanno come base comune la cachaça, la conosciutissima acquavite brasiliana. Servite calde, sono generalmente ad alta gradazione alcolica.
Ad esempio il quentão, un punch a base di limone verde, zenzero, chiodi di garofano e zucchero, oppure il roxo forte, con caffè e la cabreúva, simile allo zabaione italiano ma con cachaça al posto del vino Marsala.

Molto bevuti i liquori di anice, di chiodi di garofano e di cannella. Nel sud del Brasile, da São Paulo a Porto Alegre, il retaggio italiano ha introdotto varianti all’utilizzo della pinga, provocando la grande diffusione del vin brulé o vinho quente. Il distillato di canna, in questo caso, viene logicamente sostituito dal vino rosso.

Elisa Rebughini
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