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Essere il coniuge a seguito all’estero : un interessante punto di vista :

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Ho tratto questo articolo dall’ultima newsletter  del blog Italiansinfuga del mio amico Aldo Mencaraglia . L’articolo , scritto da Silvia Masin , evidenzia le difficoltà a cui può andare incontro una coppia che emigri all’estero con particolare evidenza per  i problemi di inserimento del coniuge a seguito . Per coniuge a seguito si intende quello dei due che ” subisce ” il trasferimento . 
Per molti l’espatrio sembra essere ormai la sola soluzione per un miglior futuro, ma prima di partire bisogna valutare diverse opzioni tra le quali una molto importante: il coniuge.
Il coniuge “seguitore” sarà colui che avrà più tempo per seguire le pratiche burocratiche e amministrative, colui che si dovrà dedicare ai figli, alle spese e alla casa.
Colui che se si sentirà più solo durante le lunghe ore del giorno.
Colui che avrà più problemi con la lingua locale.
Colui che per delle giornate non parlerà con nessuno.
E allo stesso tempo sarà colui che dovrà accogliere con un sorriso il coniuge lavoratore, stanco, e ascoltare tutto ciò che gli è successo durante l’eccitante e problematica giornata di lavoro.
Siete pronti per questo?
Vi state sicuramente dicendo, ma mica un coniuge seguitore é obbligato a starsene a casa?
Potrà lavorare pure lui!
Certo, ma non sempre e non subito.
Siete una donna? In certi Paesi le donne non possono lavorare.
Andate in negli Stati Uniti? Avete il visto giusto che vi permette di lavorare? I vostri diplomi sono riconosciuti?
Andate in Danimarca? Sapete parlare il Danese?
Certo tutto può succedere, soprattutto quando ci si sposta in Europa e che ci sono meno barriere amministrative.
Esistono anche coniugi seguitori che trovano un lavoro sul posto anche prima di traslocare!
Ma la tendenza é quella di passare qualche mese/anno a casa…
Cosa succede ai coniugi che si ritrovano a casa?
Innanzitutto tutto dipende dalla personalità di ognuno e dei progetti che si hanno.
Vedo spesso molte gravidanze, probabilmente il momento giusto per molte donne che dovendo mettere tra parentesi la carriera ne approfittano per allargare la famiglia.
Si vede gente che si lancia nelle proprie passioni che a volte si sviluppano in veri e propri lavori (fotografi, pittori, coach sportivi etc).
Altri che lanciano una nuova attività commerciale.
E a volte si vedono coniugi depressivi che perdono tutta stima di sè con un sentimento di sentirsi insignificanti nella società.
Questo incrocio tra lo stress della professione all’estero e lo stress dell’insoddisfazione familiale spiega spesso l’alto tasso di divorzi della gente in espatrio.
In espatrio si vive la cosiddetta curva ad ”U”.
All’inizio tutto é nuovo ed eccitante, poi si incominciano a vedere tutti i punti negativi trovandosi in basso della curva, per poi infine risalire la curva integrandosi nel nuovo mondo.
Questa curva dura circa 6/12 mesi e quelli a sentirne di più gli effetti sono proprio i coniugi a casa.
Come evitare questa curva? Impossibile, tocca a tutti.
Nuovi espatriati o anche quelli già esperti in più permanenze all’estero, vivono questo periodo.
Sicuramente in modo diverso visto che con l’esperienza si sa già cosa aspettarsi, ma non la si può di certo evitare.
Meglio sapere che esiste per viverla meglio.
Come fare per vivere meglio questi periodi di vuoto e come meglio affrontare tutti questi cambiamenti?
Essere attivi!
  • Iscriversi a clubs che rispondono ai nostri hobby e alle nostre passioni.
  • Tornare a studiare (se il sistema scolastico e la situazione economica lo permettono).
  • Imparare la lingua locale anche quando l’inglese potrebbe bastare.
  • Fare del volontariato
  • Crearsi un nuovo network.
Restare in casa ci farà restare ancora più soli e più lontani dalla cultura locale e non ci troverà di certo un lavoro.
Spesso, proprio come in Italia, un lavoro lo si trova proprio tramite conoscenze e con raccomandazioni.
Quindi siate attivi soprattutto quando vi sentite giù.
Anche se consiglio sempre di evitare i contatti con gli altri italiani, in caso di bisogno avvicinatevi pure a loro, possono aiutarvi a capire meglio quello che state vivendo perché anche loro lo hanno vissuto.
Per chi vuole lavorare bisogna smettere di pensare alla carriera sotto il solito modello.
Bisogna reinventarsi, seguire le opportunità.
In questo periodo svilupperete sicuramente nuove competenze che dovranno essere valorizzate in corso dell’espatrio, ma soprattutto nel caso di un rientro in patria.
Bisogna sempre pensare all’espatrio come a una cosa positiva e che ogni membro della famiglia debba trarne dei benefici.
Se il coniuge non si sente messo in secondo piano, ma gestisce il suo destino, la permanenza e l’esperienza di per se’ sarà un successo!
Personalmente, appena arrivata negli Stati Uniti ho avuto il coraggio di spedire alla mailing list dei genitori dei compagni di classe di mio figlio una presentazione di noi e la voglia di fare conoscenza.
Tra le varie persone che mi hanno risposto positivamente, una mi ha perfino messo in relazione con la ditta con la quale lavoro ancora dando lezioni di Italiano e Francese.
Mi sono iscritta a degli incontri tra genitori per meglio conoscere la psicologia dei bambini e a un book club.
Frequento un centro sportivo che mi permette di praticare sport e di fare anche nuove amicizie.
Seguo dei corsi d’inglese all’Università per raggiungere un “excellent writing level” spesso richiesto nei posti di lavoro che m’interessano.
Faccio volontariato nella scuola di mio figlio, mi occupo di un progetto di sviluppo sull’immigrazione nella città, animo dei workshop per i coniugi in espatrio che vogliono continuare una carriera e partecipo al comitato di sviluppo del Museo Contemporaneo.
Visto che non mi sembra abbastanza, ho intrapreso anche una carriera “portatile” perché non so quanto tempo la mia permanenza negli US durerà.
In questo modo se dovessi traslocare avrei già un progetto in tasca.
Sto scrivendo un libro (in francese)…non so quando e se sarà mai pubblicato, ma mi permette di darmi delle nuove sfide.
Per tutto ciò sono (sotto)pagata solo per le lezioni di lingua.
Sono sempre alla ricerca di un lavoro relativo alle mie competenze. Questa mancanza a volte mi fa soffrire, mi sento comunque appagata nel mio quotidiano e convinta che tutta la mia attività un giorno all’altro porterà i suoi frutti e/o come minimo mi avrà fatto evolvere personalmente!

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