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L’Argentina rischia un nuovo crack

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L’Argentina ha deciso una brusca svalutazione del peso, la valuta nazionale, che ha riportato sui mercati i timori di una nuova crisi finanziaria nel Paese dell’America del Sud. Il calo di oltre il 15% accusato dalla valuta argentina ha costretto la Banca centrale a ritornare sul mercato per vendere dollari, limitando cosi’ il ribasso a fine seduta, comunque la perdita piu’ ampia per il peso su base giornaliera dalla pesante svalutazione del 2002.

Il premier Jorge Capitanich, ha annunciato l’allentamento delle restrizioni in vigore da oltre due anni sugli acquisti di valuta estera, e cioe’ di dollari, da parte dei privati.

Un brusco cambiamento di rotta dopo che dall’ottobre 2011 l’amministrazione della presidente Cristina Kirchner aveva ‘razionato’ con parsimonia la quantita’ di dollari a disposizione di privati e imprese nel tentativo di proteggere le riserve internazionali del Paese.

Il Fondo monetario internazionale sarebbe «felice» di aiutare l’Argentina, che si trova ad affrontare una forte svalutazione della sua moneta. In ogni caso, non si sono relazioni ufficiali tra Fmi e le autorità di Buenos Aires. Lo ha dichiarato Zhu Min, direttore aggiunto del Fondo, parlando al Forum di Davos. Il Fmi sarebbe «più che felice di aiutare» l’Argentina, «ma come voi sapete non abbiamo relazioni ufficiali dal 2004», ha detto Zhu Min, aggiungendo che il Fondo «sorveglia molto attentamente» la situazione.


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3 Commenti

  1. Questo evento potrebbe destabilizzare l'area ed accelerare il processo di fuga di capitali anche dai Paesi virtuosi con conseguenze sul cambio delle relative monete . La situazione va attentamente monitorata .

  2. Il Sole24Ore scrive a proposito della Argentina

    Per la fragile economia argentina sembrano essere tornati i giorni bui della crisi che portò al default del 2001. Giovedì scorso il peso ha perso il 17% rispetto al dollaro, toccando quota 8,24: si tratta del crollo più pesante degli ultimi 12 anni. La Banca centrale non è intervenuta per preservare uno stock di riserve in valuta estera sempre più ridotto: siamo al di sotto dei 30 miliardi di dollari, in un anno la Banca centrale ha bruciato un quarto delle sue riserve in valuta estera. Il tasso di inflazione è superiore al 25% mentre secondo le cifre ufficiali, messe in dubbio dallo stesso Fondo monetario internazionale, è pari a circa la metà. Il governo ha deciso di allentare da oggi i controlli sui cambi (si sono rivelati controproducenti, alimentando il mercato nero) e ha ripristinato gli acquisti in dollari per conti di risparmio e viaggio all'estero. In queste ore arriverà la risposta: c'è il timore che la liberalizzazione possa accelerare la svalutazione del peso e assottigliare ulteriormente le riserve in dollari della Banca centrale. La speranza del Governo è di riavvicinare i due tassi di cambio: quello ufficilel, intorno a 8 pesos per dollaro, e quello del mercato nero, che in questi giorni viaggia tra gli 11 e i 13 pesos per un dollaro

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