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“Itavar “

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Per coloro che non hanno ancora  letto  questa intervista sulla pagina Facebook di Vivereinbrasile la ripropongo sulle pagine del Blog .
E’ con grande piacere che pubblico questa intervista allo scrittore ed amico Vincenzo Russo , ingegnere con la passione della scrittura  anche lui amante del Brasile dove vive con la famiglia a Belo Horizonte .


L’occasione è la pubblicazione del suo ultimo lavoro , un romanzo fantasy , dal titolo ” Itavar ” un neologismo nato dalla fusione della parola Italia con Avatar . Neologismi che spesso ” escono ” dalla penna di Vincenzo come ” Plastocchio ” la storia di un Pinocchio moderno fatto appunto di Plastica anzichè del tradizionale legno di Pino .


Con l’occasione annuncio che l’instancabile Vincenzo ha già in fase finale di correzione un altro racconto stile saggio che ho avuto l’onore di leggere  in anteprima . Si tratta di un’opera dove la cruda esperienza di un disoccupato cinquantenne che cerca il suo posto nel mercato del lavoro diventa l’occasione per descrivere i terribili stravolgimenti sociali che hanno caratterizzato l’Europa ed in particolare l’Italia negli ultimi anni . 


Il disoccupato cinquantenne è lo stesso Vincenzo che descrive in particolare la sua ricerca , a volte angosciosa , ma sempre ispirata all’ottimismo . 



Nel mondo del lavoro lo avevano soprannominato “l’artista” o “l’ingegnere atipico”, e così Vincenzo Russo, dopo avere pubblicato sei libri, comincia a fare i primi passi nel panorama editoriale italiano. Il suo ultimo lavoro è il romanzo fantasy “Itavar. Il paese dei vivi morenti. Il sogno di Andrea” (Bibliotheka Edizioni), un libro che non passa inosservato grazie a un tema narrativo molto commovente: un bambino, Andrea, entra in coma mentre era a scuola una mattina, e si risveglia su una sedia a rotelle. Da quel giorno inizia un lungo viaggio per riacquistare le sue capacità motorie. I genitori si stringono intorno a lui e dedicano tutto il loro tempo per aiutarlo a guarire. Il suo desiderio combatte contro la difficile realtà che non esistono cure certe, ma solo la speranza. Il sogno di Andrea accompagna il lettore pagina dopo pagina a vivere una storia fantastica fino a un finale che emoziona di fronte alla scelta di conquistare una falsa gloria o rifiutare l’inganno. Un fantasy allegorico che cerchiamo di scoprire insieme all’autore.

Vincenzo Russo, lei scrive un libro che ha un titolo che fa pensare a un’allegoria. Com’è nata l’idea?

E’ vero per la prima parte. Il titolo “Itavar. Il paese dei vivi morenti” è la parte fantastica del libro e ricorda il titolo di due film che spetta al lettore scoprire. Il sottotitolo, invece, “Il sogno di Andrea” è la parte vera del libro, poiché è ispirato a una storia vera che ho letto sull’omonimo sito. Fantasia e realtà sono sempre stati ingredienti base dei miei libri. Scrivere un libro è tempo rubato agli impegni e quando lo vedo pubblicato, penso che non sia stato tempo sprecato per vivere l’illusione di diventare famoso, ma una prova evidente che quello che ho scritto sia, in fondo, qualcosa di valido.

In che modo si diventa scrittore?

Ho iniziato a scrivere poesie fino a quando ho trovato lo spunto per il mio primo libro autobiografico che è stato l’inizio del distacco da una vita che mi è sembrata destinata a cambiare percorso familiare e logistico. Occorre scrivere una storia che possa interessare gli altri il che non è facile. Si è sempre convinti che quello che si scrive la prima volta possa essere un successo ma quando un aspirante scrittore si rende conto che la scrittura ha regole che vanno oltre la fantasia, allora deve trovare il modo di interpretarle al meglio se vuole entrare nel cuore della gente. Poi occorre leggere, ispirarsi a chi è maestro della scrittura. Io personalmente ho sempre prediletto leggere libri di saggistica. I libri di Moravia, Norberto Bobbio, Terzani, dello stesso Rampini mi hanno insegnato tanto. Spesso fantasticavo di diventare uno “scrittore” ma dovevo ancora apprendere i primi fondamentali di questo mestiere. Lo scrittore osserva, legge, viaggia, ha degli ideali per cui si batte, s’isola e raccoglie tutte le sue idee che diventano narrazione giorno dopo giorno con un filo logico che è un suo dono naturale. Con il tempo e l’esperienza, le idee sullo sviluppo di una storia vengono fuori mentre si scrive. La trama di ogni singolo capitolo si costituisce da sé, come per magia.

Perché Itavar è il paese dei vivi morenti?

Non ho difficoltà ad ammettere che Itavar rappresenti l’Italia di oggi, un paese nel quale la rassegnazione ha occupato il posto della vitalità e dell’ingegno. Negli ultimi mesi, prima di ripartire per il Brasile, Paese nel quale risiedo in questo periodo, sono stato tra Formia, Torino e Massa e ho avuto la sensazione che la gente viva un sentimento di malinconia, una paura per l’incertezza che sta mettendo in dubbio tutto quello che l’Italia è riuscita a costruirsi negli ultimi decenni. Nel disperato tentativo di risolvere un mio problema ho vissuto anch’io questo sentimento che non avevo mai provato prima. Sono stato sempre una persona ottimista e ho sempre pensato che la vita sia una continua evoluzione. Nell’ultimo anno, invece, sono stato costretto a pensare all’Italia come a un Paese che è stato sommerso da una palude economica soggetta a continui peggioramenti e dalla quale è quasi impossibile riemergere. Vivere in Italia oggi sembra volere significare di accettare che non c’è niente più da fare. Non c’è più speranza.

Allora Vincenzo Russo è diventato un pessimista?

Non ho alcuna difficoltà a rispondere con un “no” deciso a questa domanda. Tutt’altro. Il “Sogno di Andrea” è, in fondo, la speranza che le cose possano un giorno mutare. Certo che è dura, ma se ognuno di noi si battesse per quello che sogna, come fa Andrea nel racconto, avrebbe la possibilità di vedere diventare certezza una propria speranza.

Il titolo fa riferimento a un personaggio, Andrea, che sembra un sognatore con la testa fra le nuvole. è così?

No, al contrario, Andrea è un bambino nato con la testa già da adulto. Il suo dramma lo leggiamo in questo breve tratto: “L’uomo: – Era pieno inverno e quell’anno il freddo si fece sentire più degli ultimi. Erano circa le 8:40 del mattino, e Andrea era a scuola, seduto al suo posto. Non era il solito Andrea. Diventò pallido e, improvvisamente, si sentì male e cadde a terra”.
A dieci anni si ritrova a vivere su una sedia a rotelle. La sua vita, i suoi movimenti, le sue parole diventano immaginari. Lui, però, non si arrende e combatte affinché diventino realtà.

La sua è una scrittura fluida e scorrevole, che sa condurre il lettore da un capitolo all’altro attraverso un aforisma. Si è ispirato a dei modelli?

No. Parto dall’idea che l’aforisma debba introdurre il tema del capitolo. Una frase di un personaggio famoso sa dare un importante impatto a un tema che lo scrittore intende trattare. è importante trovare quello giusto, altrimenti si rischia di cadere nella banalità o nell’equivoco.

Qual è il messaggio che dobbiamo trarne da un fantasy che sembra volere raccontare una storia triste?

La storia, escludendo la parte dell’evento doloroso del dramma di come un bambino pieno di vita possa diventare disabile all’improvviso, è un racconto emozionante nel quale la natura attraverso una quercia, un cane e gli animali del bosco cercano di dare aiuto e conforto ad Andrea. Il messaggio che il libro vuole dare è quello di non avere paura difronte al disagio. Occorre prima lottare duramente se si vuole che vincere la propria battaglia a tutti i costi possa diventare qualcosa che può accadere. Dipende tutto da noi, dalla forza e dalla determinazione che dobbiamo cercare di esprimere al massimo.

Sbagliamo o Andrea le somiglia?

Lo spirito di Andrea di affrontare la vita mi somiglia moltissimo. Quando ho visto una sua foto da bambino mi ha commosso. è indubbio che i personaggi dei libri degli scrittori abbiano dentro un po’ di loro. Andrea come personaggio letterario è fatto apposta per assomigliare a me. Sono anch’io impegnato in una lotta per ottenere quello che mi sembrava naturale avere. La dignità.

Che libro sta leggendo ora?

Ho appena finito di leggere la versione portoghese de “I miei martedì col professore. La lezione più grande: la vita, la morte, l’amore” di Albom Mitch. è l’ultima lezione sul senso della vita di un professore universitario che sta per morire a un suo vecchio allievo. Devo ammettere che sto dando molta più importanza a tali valori che, spesso, ignoriamo poiché siamo attratti da altri che, apparentemente, sembrano più appetibili.

Ci convinca in qualche riga del perché un lettore dovrebbe leggere “Itavar”. Il paese dei vivi morenti”.

Il racconto di Andrea potrebbe essere la storia di chiunque sia impegnato a combattere per raggiungere la propria felicità, realizzare i propri sogni. Parla di emozioni. Parla del desiderio di diventare campioni nella vita perché si è convinti di potercela fare. Parla di un sogno che diventa una realtà fantastica che il protagonista può vivere grazie alla tecnologia. Il finale è una comprensibile sorpresa.Credo di avere detto già abbastanza.

Pensa che potrebbe piacere?

Ne sono più che certo. Sono partito a scrivere ispirandomi a un libro bellissimo che ho letto in una sola notte.

Qual è il suo sogno.

Vorrei che la Walt Disney girasse un film di animazione da titolo “Andrea’s Dream”, ispirandosi al mio libro. Sarebbe fantastico.


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5 Commenti

  1. ho letto un precedente libro scritto a 4 mani da Vincenzo Russo (stesso autore di Itavar) insieme ad Antonio Oteri….sinceramente non mi è piaciuto perchè il linguaggio impiegato nello scrivere trasudava di eccessivo personalismo e di profonda vanità. Il Russo insieme all'Oteri sono Italiani che vivono in Brasile per fare i loro affari e ciò lo fanno molto bene. beati loro.

    • Ciao Undo

      credo che Russo e Oteri , a parte l'esperienza comune del libro abbiano poco altro in comune . Premetto che non conosco personalmente Antonio Oteri , comunque ho trovato questa sua intervista rilasciata nel 2009 su Italiansinfuga . Leggi l'intervista e soprattutto i commenti .

  2. Ciao Ottoaprile,
    conosco bene Antonio Oteri e, in verità, molto meno il Russo …… ma "chi si somiglia si piglia". Rilasciare una intervista si pesano sempre le parole e si sta molto attenti a catturare sia l'interesse che la complicità del lettore. Vivere nella vita reale è una altra storia, con tutti i suoi pro e contro. Infine, dal 2009 ne è passata di acqua sotto i ponti brasiliani e non solo.

    • Ciao undo

      mi accorgo di non avere inserito il link all'intervista : http://www.italiansinfuga.com/2009/10/17/come-trovare-lavoro-in-brasile-consigli-da-chi-lha-fatto/ è quindi potresti non averla letta ma soprattutto non aver letto i commenti che in parte concordano con il tuo giudizio . Ne riporto qualcuno :

      Ma che schifo questa intervista!! Sposarsi con una brasiliana per andare in Brasile! Se l'avesse detto con questo candore una ragazza dell'Est che sogna di venire in Italia chissĂ quanti le avrebbero dato dell'arrivista per non dire peggio. Qui quasi nessuno ha commentato.
      Che schifo…

      Ho letto solo oggi questa intervista e trovo sconcertanti queste affermazioni. Ok che hai fatto la Bocconi, ma progettare e pianificare persino il tuo matrimonio con una brasiliana solo per poter fare affari è decisamente scandaloso. Poi ammetterlo così candidamente. Boh? E tra l'altro soltanto un utente ha commentato su questo fatto. Mah..

      E poi diciamocelo una volta per tutte, pubblicizzarsi su un sito come questo offendo le proprie prestazioni nella sezione commenti non soltanto è ridicolo ma anche estremamente poco professionale. Mi dispiace se sono un po' dura ma dovete capire che il lavoro su internet non si cerca così!!

      Grazie per la gentile attenzione.

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