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Dal Brasile una lezione di civiltà e tolleranza

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L’episodio di razzismo nei confronti di Dani Alves, con i tifosi del Villareal che gli hanno lanciato una banana che lui ha raccolto e mangiato, trova ampio risalto anche in Brasile. Con la semplicità di un gesto, Dani Alves ha risposto ai tifosi del Villarreal, autori di ‘cori razzisti’ che simulavano il verso di una scimmia, nel corso della sfida che il Barcellona ha vinto 3-2 contro i sottomarini gialli. Al 31′ della ripresa della sfida di Liga, con i padroni di casa in vantaggio 2-1, l’esterno del Barcellona, impegnato a battere un calcio d’angolo, vede dagli spalti arrivare una banana diretta verso di lui. Alves, vittima del “lancio” razzista, si piega, raccoglie la banana, la sbuccia e ne mangia un pezzo, calciando poi il pallone come niente fosse.

La stampa carioca riporta l’episodio e i vari commenti dei tanti calciatori che in queste ore hanno solidarizzato con l’esterno del Barcellona. Il portale Globoesporte, uno dei più importanti del paese, ha addirittura lanciato un manifesto dal titolo ‘Siamo tutti Dani Alves’. 

Nell’articolo si legge che il Brasile tra 45 giorni ospiterà la Coppa del Mondo e qui “nessuno è o deve essere bianco, nero o giallo. Abbiamo o dovremmo essere tutti dello stesso colore” perchè “l’intolleranza ci danneggia più della corruzione”.

 “Oggi tutti siamo scuri di pelle, con gli occhi luminosi e i capelli ricci” proprio come Dani Alves scrive ancora Globoesporte. “Quella banana è il Brasile che viaggia traverso il tempo e lo spazio. Quell’ironia nel gesto di mangiare il frutto è come un ballerino che balla la samba o un giocatore che dribbla”.

Il gesto di Dani Alves è stato sottolineato con grande entusiasmo dal suo compagno di squadra e connazionale Neymar, che in passato è stato vittima di gesti razzisti. Sul suo profilo Instagram, l’attaccante ha pubblicato un selfie in cui si ritrae con in braccio suo figlio mentre sbuccia una banana. Lo stesso Alves ha poi dichiarato a un sito spagnolo: “Sono in Spagna da undici anni, non è cambiato nulla. Non ci rimane che ridere di questi ritardati”.

IL PADRE SCHERZA: ”COLTIVERO’ BANANE” – 

L’ironia è una prerogativa della famiglia di Daniel Alves, tanto che il padre Doming, 64 anni, di professione agricoltore, ha detto che comincerà a coltivare banane. “Le banane non piacciono solo alle scimmie”, ha ironizzato.
“Coltivo mango, cocco, melone, mele e maracuja ma ho deciso di coltivare anche banane”, ha detto Domingo Alves, secondo il quale “i preconcetti sono difficili a morire, anche nel mondo del calcio”. Sulla vicenda è intervenuta anche la madre del calciatore baiano, Lucia Ribeiro.”Ho insegnato a Daniel a non reagire alle critiche e agli insulti. Se reagisci, aumentano, se non reagisci, finiscono, gli ho sempre detto. Quando ho visto la scena della banana in campo, ho pensato: mio dio, ancora si ricorda di quello che gli ho insegnato”.

VILLARREAL RADIA IL TIFOSO –

Il Villarreal intanto ha individuato il tifoso che ha lanciato la banana. Al responsabile del gesto, rende noto il club dal proprio sito, è stato ritirato l’abbonamento e verrà vietato per sempre l’ingresso allo stadio El Madrigal. Il tifoso, si legge, è stato individuato grazie all’azione degli addetti alla sicurezza e alla collaborazione di altri supporters.

Fonte : La Repubblica

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12 Commenti

  1. Osservando il video si nota la tranquillità con cui Daniele Alves ha reagito al gesto . Con naturalezza , come se stessa a casa sua, ha sbucciato la frutta e l'ha mangiata dimostrando una serenità interiore poco comune in noi europei . Vorrei a questo proposito ricordare che in Italia si è fatto di peggio all'epoca del ministro Kyenge e nessuna campagna mediatica è mai partita a suo favore .

  2. Bravo Daniel Alves, ma il Brasile non mi sembra proprio il paese esempio in materia di preconcetto, anzi è un paese classista e razzista.

    I neri o negri per esempio possono accedere a concorsi pubblici in percentuale massima del 20% (da poco tempo prima era 10% se non sbaglio) e nei luoghi frequentati da negri ci sono pochissimi bianchi e viceversa.

    I ricchi si sentono di un altro pianeta rispetto ai poveri e non ci vogliono avere nulla a che fare, figuriamoci poi se negri o del nordeste.

    Le campagne mediatiche politicizzate e studiate a tavolino non meritano nemmeno commenti, in quanto a propaganda della
    peggiore specie il Brasile ha pochi rivali, soprattutto in epoca di mondiali.

    Francesco

  3. Um calciatore professionista , strapagato e osannato,ha il dovere di reagire com calma a provocazioni di ogni tipo.
    Ma parlare che dal Brasile vengano lezioni di civilta' e tolleranza mi sembra um poco esagerato.
    Il razzismo e' sedimentato nella societa' brasiliana,nascosto per benino dalla ipocrisia .

  4. Ottoaprile,mi sembra che tu ti stia confondendo um poco.
    Io non ho fatto distinguo tra il giocatore e il paese di provenienza.
    Ho ossservato che il Brasile non puo' dare lezioni di tolleranza e di civilta'.
    E non le puo' dare giustamente perche' da' solo risalto ,con i suoi media,ad una reazione,peraltro piu' che normale (dovrebbe essere) di um suo giocatore,all'estero.
    L'ipocrisia e' qui,dare risalto ad um comportamento corretto,all'estero,e nascondere quello che succede in pátria.
    Ma quanti tifosi si ammazzano tra loro,in Brasile,tu lo sai?
    Nessuno lo sa ,o almeno lo dice.
    Um anno fa in una partitella ,mi pare nel nord este,in unlitigio,l'arbitro há ammazzato um giocatore a coltellate,e súbito dopo e' stato fatto a pezzi,letteralmente (il tutto debitamente ripreso dai cellulari di quelli che non partecipavano aello squartamento)
    E tu l'hai vista uma campagna contro lo squartamento di giocatori o arbitri?
    Quello che voglio dire ,al di la dell'iperbole dell'episodio raccapricciante e' che e' facile attribuire a tutto il Brasile un comportamento virtuoso di um professionista strapagato,mentre e' um pochino meno facile guardare in faccia la realta' interna.
    Perche' l'episodio di Alves dovrebbe essere uma lesione di civilta' e tolleranza e invece quella macelleria brasiliana e' solo cronaca nera?
    Chi e' che fa' i distinguo?.

  5. Ognuno crede a quello che vuole .
    Che Alves sapesse o meno dela campagna pronta (com le magliette gia' stampate e pronte per essere vendute) non toglie nulla alla mia iniziale affermazione.
    E che il Brasile non puo' dare lezioni di civilta' e tolleranza per il gesto,architettato o meno di um giocatore all'estero.
    Mentre qui in Brasile ogni partita e' teatro di qualsiasi cosa.,anche di ripetuti insulti razzisti,fatti da brasiliani a brasiliani.
    Quinfdi il fumo ,negli occhi,e' próprio questa campagna pubblicitaria.

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