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CHE COSA CAMBIA IN BRASILE SE VINCE LULA?

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Ogni tanto amo fare un poco di retrospettiva perchè conoscendo e studiando il Brasile dal 1997 e vivendoci da residente dal 2004 mi rendo conto di tante cose piccole e grandi che uno sguardo distratto al Paese non può dare .

Siamo prossimi a due grandi eventi : La Copa 2014 e le elezioni presidenziali di Ottobre 2014 . Di entrambi gli eventi si stanno occupando già i media tradizionali con le loro ” linee editoriali ” già prestabilite o peggio , quando mancano anche quelle,  seguendo la moda del momento , quella che genera maggiore audienza .

Con tanta confusione e tanto rumore sulla piazza mediatica preferisco stare zitto ed aspettare . Nel frattempo mi rivolgo al passato e mi diverto a leggere quello che , almeno per me , è stato il capolavoro assoluto del fallimento di previsioni di questo secolo : la elezione a presidente del Brasile nel 2002 di Luis Inacio da Silva detto Lula ( Il calamaro ) .
A tale scopo riporto un articolo scritto in quel periodo dal WSI , in tono non tutta la stampa finanziaria del periodo e pertanto è un articolo esemplare , con la classica intervista all’esperto  di turno .Durante l’intervista l’esperto afferma :
Il peggiore scenario sarebbe quello di una vittoria schiacciante di Lula, senza compromessi e con una decisa svolta a sinistra. Se Lula dovesse tornare a dichiarazioni estreme come quelle del passato sul debito pubblico brasiliano, la reazione degli investitori sarebbe quella di una fuga precipitosa con effetti disastrosi per il real (la valuta nazionale, ndr) e per il mercato finanziario. 

In realtà quello che è accaduto lo sappiamo tutti : Lula fu eletto presidente, si dimostrò popolare e liberista nella stessa misura , liberò il Brasile dal giogo dell’FMI che aveva da sempre condizionato la politica del paese sudamericano  ed il periodo che è seguito è stato di crescita e prosperità per tutti . Complice anche il contemporaneo sviluppo della Cina con la sua inesauribile fame di materie prime di cui il Brasile era ed ancora ricco .
L’indice della borsa brasiliano BOVESPA che da un decennio languiva sotto i 10 000 punti raggiunse nel 2008 dopo il secondo mandato di LULA i 70 000 punti ! Un record storico ineguagliato .
NESSUN ANALISTA  FINANZIARIO NEL 2002 AVEVA PREVISTO NEMMENO LONTANAMENTE QUESTO RISULTATO .



Lula ha ricevuto dall’UNESCO, nel 2008 il Premio della Pace , nel 2009 fu dichiarato L’Uomo dell’anno dalla giornale francese Le Monde ed El Pais e nel 2012 ha ricevuto il premio di Statista globale a Davos in Svizzera . Non male per un piccolo nordestino ( Lula è nato nell’interior di Pernambuco ) emigrato a Sao Paulo come tanti milioni di suoi conterranei e formatosi nelle scuole pubbliche brasiliane .  

Io non posso dimenticare quel periodo perchè , ignorando completamente il frastuono mediatico di allora che vi assicuro era ben peggiore di quello attuale sulla Copa 2014 perchè l’Argentina era appena affondata nel suo ennesimo default , investii pesantemente sui titoli brasiliani . Il risultato è che vivo qui da 10 anni ! 

Le elezioni presidenziali in Brasile tengono sulla corda non solo il popolo carioca. Ad essere preoccupati sono anche gli investitori internazionali, che dopo essersi scottati malamente con il default argentino, non sono piu’ disposti a correre rischi inutili.


Il mega-prestito da $30 miliardi da parte del Fondo Monetario Internazionale approvato ad agosto aveva riportato momentaneamente serenita’ tra chi aveva investito nel Paese. I crescenti consensi dei candidati di sinistra hanno tuttavia riportato l’incertezza tra gli investitori. Alcune passate dichiarazioni di Luis Ignacio Lula, il candidato di sinistra con le maggiori possibilita’ di vittoria, lasciano particolarmente perplessi i mercati finanziari internazionali. 

Alla luce dei risultati del primo turno delle elezioni presidenziali dello scorso weekend, dove Lula ha ridotto i concorrenti al solo Jose Serra, candidato dell’attuale governo, abbiamo chiesto a Neil Dougall, capo della ricerca economica sull’America Latina di Dresdner Kleinwort Wasserstein, un parere sul Brasile.

Wall Street Italia: Mr. Lula non e’ riuscito a vincere le elezioni al primo turno. Questa e’ una buona o cattiva notizia per gli investitori internazionali?

Neil Dougall: E’ una notizia positiva, nel senso che lascia aperta ancora una possibilita’ di vittoria per Serra, che rimane il candidato preferito dagli investitori internzionali. Tuttavia, perche’ egli abbia concrete possibilita’ di riuscire nell’intento sara’ necessario un duro lavoro di campagna elettorale e un cambiamento di linea. Inoltre, considerato l’enorme vantaggio di Lula (oltre 46%) contro Serra (appena sotto il 24%), l’effetto positivo sui mercati e’ destinato ad essere di breve durata. 

D: Come stanno scontando i mercati finanziari questa situazione di incertezza? 

R: Dopo una breve reazione positiva sul mercato di Londra lunedi’ mattina, i titoli brasiliani sono tornati a soffrire. Gli investitori internazionali sono molto scettici sulle possibilita’ di vittoria di Serra. A giudicare dai prezzi, Lula continua ad essere il candidato con le probabilita’ maggiori di diventare il prossimo presidente del Brasile.

D: Qual e’, dal punto di vista degli investitori internazionali, il migliore e il peggiore scenario possibile per il secondo turno?

R: Il migliore scenario e’ quello che prevede una vittoria di Serra senza un netto cambiamento di direzione nel programma elettorale. Se la squadra che sostiene Serra e l’attuale Presidente della banca centrale brasiliana, Arminio Fraga, potesse continuare sulla strada delle riforme gia’ cominciate, l’effetto sui mercati finanziari si vedrebbe immediatamente.



Il peggiore scenario sarebbe quello di una vittoria schiacciante di Lula, senza compromessi e con una decisa svolta a sinistra. Se Lula dovesse tornare a dichiarazioni estreme come quelle del passato sul debito pubblico brasiliano, la reazione degli investitori sarebbe quella di una fuga precipitosa con effetti disastrosi per il real (la valuta nazionale, ndr) e per il mercato finanziario. 

D: Gli investitori privati, tradizionalmente meno aggressivi rispetto agli istituzionali, sono indecisi tra il mantenere i titoli obbligazionari in portafoglio e rinunciare a prendere rischi inutili vendendoli. Cosa dovrebbero fare oggi?

R: Non esiste una risposta univoca. Molto dipende dal profilo di rischio dell’investitore. In teoria si puo’ rimanere alla finestra, a patto di essere molto attenti a cogliere gli sviluppi della tornata elettorale nei prossimi giorni. Non ci sono, infatti, solo le elezioni presidenziali. Molto dipendera’ anche da cosa succede sul fronte della distribuzione dei Governatori tra le varie regioni e sugli equilibri di potere all’interno del Congresso brasiliano. Un forte supporto per Lula sarebbe percepito come un segnale molto negativo nel breve termine, e potrebbe portare ad un sell-off sui bond brasiliani. Un altro segnale a cui prestare molta attenzione sara’ il risultato in termini di consenso elettorale dell’inizio della campagna televisiva dei prossimi giorni. Si tratta di un elemento di incertezza che potrebbe volgere a favore di Serra.

D: Il Brasile dipende ampiamente dagli aiuti del Fondo Monetario Internazionale. Si aspetta un cambiamento della politica di questa istituzione a seconda dei risultati delle elezioni?

R: Direi di no. La chiave di svolta per l’FMI sara’ il reale impegno di chiunque venga eletto presidente alla fine delle elezioni. Il prestito del Fondo al Brasile e’ legato a degli impegni che tutti i candidati si sono impegnati a rispettare. Se questo accadra’ effettivamente attraverso una politica fiscale adeguata, il Fondo Monetario Internazionale continuera’ ad aiutare il Brasile. Diversamente sarebbero tempi davvero duri per questo Paese.

D: Quali sarebbero gli effetti di una vittoria di Lula per gli altri Paesi dell’area latino-americana?

R: Non sara’ tanto la vittoria a cambiare la situazione. Questa ormai e’ gia’ abbastanza scontata. Saranno i termini entro i quali la stessa avviene. Se Lula sapra’ mandare i giusti segnali al mercato in termini di moderazione e di adesione ai parametri economici a cui il passato governo ha informato la sua azione, non ci sono forti motivi per cui si debba assistere ad un sell-off di asset brasiliani. Quindi non ci saranno effetti per gli altri Paesi dell’area. Diversamente l’effetto contagio si fara’ sentire. Il Paese dell’America Latina nelle migliori condizioni rimane comunque il Messico. La sua economia per certi versi assomiglia ormai a quella di un Paese dell’America del Nord.

D: Insomma, pur con le dovute cautele lo scenario futuro per il Brasile e’ abbastanza ottimista. Qual e’ la sua opinione?

R: Direi che si puo’ essere moderatamente ottimisti. Rimangono forti incertezze, e’ vero. Ma esiste una forte volonta’ all’interno del Paese di raggiungere una stabilita’ sul fronte macroeconomico e di migliorare le condizioni del mercato del lavoro. Nel breve termine la situazione da affrontare sara’ difficile per qualunque governo venga eletto. Nel lungo periodo, invece, a meno di un prolungamento e di un peggioramento della crisi internazionale, il Brasile ha ancora le carte in tavola per fare bene. Certo si tratta ormai di un’economia integrata con il resto del mondo. Difficile immaginare un miglioramento in Brasile se le cose dovessero peggiorare nel resto dell’economia mondiale. 


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2 Commenti

  1. Ottimo post, fa riflettere, è attuale. In molti ipotizzano scenari macabri in caso di affermazione elettorale di Grillo, io invece penso che se c'è uno che può fare qualcosa per l'Italia è proprio lui… Innanzitutto stracciando il fiscal compact e sforando il 3%. Non è questo il luogo adatto per parlare di Grillo però l'articolo fa pensare, non sempre ciò che dicono gli esperti è oro colato anche perché non sempre sono in buona fede.
    Lorenzo

  2. il giudizio di Lorenzo lo condivido appieno………"non sempre ciò che dicono gli esperti…….." e aggiungo che il pane guadagnato è piu' buono e piu' digeribile. in questo senso ha ragione il Grillo che è niente altro che un frutto/figlio dell'Italia che noi non vorremmo piu' vedere (corruzione-evasione fiscale-nepotismo-corporativismo-etc.etc.).

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